Testimoniare. Mirano, 12/'44
Il 27 gennaio si celebra la giornata della memoria. In quella data, nel 1945, l'Armata Rossa ha aperto i cancelli di Auschwitz, mentre gli Americani erano occupati sul fronte occidentale, così come del resto gli Inglesi (è di pochi giorni prima, 6 gennaio 1945, la famosa lettera in cui Churchill, su richiesta di Eisenhower, implora Stalin di intervenire alla controffensiva tedesca sulle Ardenne). Ora, il motivo per cui ad Auschwitz si riserba tanto interesse è da giustificare. Era l'unico campo di concentramento? Chiaramente no, quindi perché Auschwitz? Il che vale a dire: la data del 27 gennaio è stata istituita da chi (e quando)? È stata l'ONU a decidere questa data, nel 2005: e per quale motivo?
A seguito dell'incontro con Bruno Tonolo, abbiamo riflettuto su queste poche, semplici ma non banali, anzi forse anche agoniche, domande, e la discussione sorta in classe è stata quindi portata "ai margini": chi ha raccolto capelli e scarpe che sono ora esposti al museo del campo di concentramento? O, più in là ancora, perché, dopo la sconfitta del nemico comune, si è avuta una guerra, quella fredda, tra le due potenze vincitrici del conflitto? Non si poteva, banalmente, stare in pace? Di nuovo, la guerra fredda era il terrore nucleare, quello stesso nucleare di cui oggi non si sente mai parlare, nei TG, se non tra il 6 e il 9 agosto – perché questo, se alla base della NATO, organizzazione mestatrice scaturita di contro all'URSS, ci sta, ancora oggi, la cosiddetta deterrenza nucleare?
Alcuni interrogativi hanno avuto risposta, altri no. L'importanza del commemorare, seriamente e in maniera intellettualmente onesta, il 27 gennaio ci è apparsa tuttavia non solo evidente ma anche, e soprattutto, visti i tempi, urgenti: qualcosa da non rinchiudere in un'unica giornata ma da far trafelare nella quotidianità, la quale è ancora non esente da gradi più o meno acuti di razzismo, matrice dell'ideologia nazista e mai realmente estinto.