Donne e Africa
Dopo essere state introdotte a una situazione in genere poco nota, qual è la condizione della donna in Africa, e ritenuta a torto “lontana”, mentre non sono poche tali donne oggi in Italia, abbiamo partecipato a una conferenza a distanza organizzata dall’Associazio-ne Migranti della Venezia Orientale il 15 dicembre 2020. In classe, abbiamo sviluppato visivamente impressioni, pensieri e inquietudini sugli argomenti che più hanno sentite coinvolte ognuna di noi: dal tema dell'infibulazione al linguaggio dei capelli, passando per il tema della razza e del razzismo, la guerra e il patriarcato. Infine, si è discorso a partire dalle esperienze visive di ognuna, ritrovando in esse un sentire comune che ci ha portate alla necessità di non partire più dalla resistenza per comprendere il potere ma da quest'ultimo per comprendere la consistenza e la veridicità della resistenza.
«Che le rivoluzioni falliscano, che finiscano male, non ha mai fermato la gente, non ha mai impedito che la gente diventasse rivoluzionaria.»
(Gilles Deleuze)
Africa e Donne
La necessità di invertire i termini non è banale ed è anzi politicamente carica a seguito del percorso svolto. Se, infatti, il progetto era partito avendo di mira la donna nel contesto africano, alla conclusione di esso ci siamo ritrovate a discutere diversamente, in un ottica che, anziché andare dal particolare al generale, parte da quest'ultimo per intendere il particolare, ora altrimenti illuminato: se il sopruso, contestualizzato, appariva allora come cardine del discorso, è ora invece l'acconciatura, l'abbiglia-mento, la possibilità cioè che inerisce un corpo vivo di esprimersi, a lasciare dapprima afasiche, quindi entusiaste, perché è a partire da una forma di resistenza che - a nostro modo di vedere - è possibile comprendere meglio tanto il potere quanto una linea di fuga da esso, l'insensatezza di esso ovvero la consistenza e la veridicità di ciò al suo fascino resiste.