Nell'ambito del progetto "Viriditas", abbiamo avuto l'onore di collaborare con il Professor Raggi, il quale ci ha guidati a riflettere sulla biodiversità delle piante, rappresentata da specie erbacee coltivate.
La biodiversità è ciò che è vivo nella terra. E’ la varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme e nei rispettivi ecosistemi.
Insieme al Professore, in particolare ci siamo occupati di ortaggi e piate officinali. Lui ci ha regalato vari tipi di semi da mettere a coltura:
✓ Ortaggi
✓ Leguminose
✓ Cereali
✓ Oleaginose
Con le piantine che sono nate stiamo realizzando un orto e un giardino dei quali ci occupiamo regolarmente.
Nel giardino abbiamo piantato anche fiori e piccoli arbusti le cui caratteristiche le cui proprietà sono illustrate nel nostro erbario online, che troverete proprio all'interno del Fuoriclasse n.13. Buona lettura!
Arianna Valerii, Azzurra Menna, Elisa Shatulaj, Viola Ciaccasassi - 1E
Attualmente si sta assistendo ad una nuova attenzione per la moda per i nostri amici a quattro zampe.
Stanno arrivando da grandi aziende di moda, come per esempio Armani e Dolce & Gabbana:
-collari
-guinzagli
-sacchetti igienici
-ciotole
-cappottini waterproof
Questi vestiti sono stati creati anche perché più il cane è piccolo e meno sottopelo ha, quindi soffrirà più il freddo.
Ultimamente le coppie al posto di avere figli adottano cani e li trattano come bambini ed è anche per questo motivo che la moda si sta diffondendo.
I colori più usati per questi vestiti, adesso, sono il rosso, il blu e infine il giallo.
Questi cappottini vengono utilizzati soprattutto per i cani a pelo rado, ai cuccioli, ai cani anziani e ai cani di piccola statura.
Azzurra Chiabolotti, Raissa Nicolle Hamza, Aya Ben Hamdani classe 1^C
Lo spreco alimentare nel nostro Paese costa circa 15 miliardi di euro all'anno, per la precisione, nelle case degli italiani vengono gettati nella pattumiera alimenti per circa 6 miliardi di euro all'anno, a cui si aggiungono 9 miliardi di euro dello spreco di filiera, dai campi alle case. Infatti, occorre considerare che per produrre questo cibo sprecato, si sono utilizzati 140 miliardi di litri di acqua, che finiscono così nei rifiuti. In Italia secondo i dati dell'Osservatorio Waste Watcher, nonostante una maggior attenzione agli sprechi alimentari, gettiamo individualmente poco meno di mezzo chilo di cibo a testa ogni settimana, circa 25 kg in un anno, con in testa frutta e verdura fresca, latte, yogurt, pane.
Eppure oltre 2,6 milioni di italiani faticano a nutrirsi regolarmente a causa dell’aumento dei prezzi e dei rincari delle bollette e il 9,4% della popolazione versa in condizione di povertà. A livello mondiale il valore economico del cibo sprecato si aggira intorno a 1.000 miliardi di dollari all'anno, ma sale all'incirca a 2.600 miliardi di dollari se si considerano alcuni dei costi nascosti legati all'acqua e all'impatto ambientale. Lo spreco alimentare è responsabile del 20% del consumo di acqua dolce e di fertilizzanti e del 30% dell'uso globale dei terreni agricoli. Sappiamo tutti che la sicurezza alimentare non è garantita per tutti al mondo, quindi se si riducessero le perdite o gli sprechi alimentari si potrebbe garantire più cibo per tutti e aumentare la sostenibilità dei nostri sistemi di produzione. Il 5 febbraio si festeggia la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Questa ricorrenza è stata istituita, per promuovere comportamenti concreti utili al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030, in particolare il 12.3: «ridurre lo spreco alimentare entro il 2030». Diventa centrale la sostenibilità alimentare: il 35% degli intervistati ha aumentato il consumo di legumi e derivati vegetali a scapito della carne e delle proteine animali, mentre il 29% ha aumentato l’acquisto di prodotti a chilometro zero. Si mangia meno fuori casa per risparmiare: per 1 italiano su 3 diminuiscono drasticamente le colazioni e pranzi fuori e per 4 italiani su 10 anche la cena al ristorante. Gli italiani tagliano gli sprechi anche come risposta all’inflazione, sono attenti alla qualità di quello che si porta in tavola e a non sacrificare la cura della propria salute. Sono invece più disponibili a tagliare i consumi per ridurre le bollette dell’energia elettrica e del gas, o per le spese di abbigliamento. Le offerte speciali sugli alimenti sono tali solo se consumati in tempo! Il «prendi due e paghi uno» e altre offerte di questo tipo, inducono all'acquisto di prodotti non necessari, spostando lo spreco dal negozio alle nostre case. Impariamo a leggere sempre la data di scadenza indicata sul cibo, essa indica il periodo entro il quale il prodotto deve essere consumato e di solito si trova sui cibi deperibili come la carne refrigerata, i latticini e i piatti pronti. Per evitare gli sprechi, questi alimenti, in genere a scadenza breve, dovrebbero essere acquistati quando necessario e nelle quantità adeguate, senza farne scorta. Occorre, però, sottolineare la differenza tra le definizioni «da consumare entro» e «preferibilmente entro», riportate sulle date di scadenza di un alimento: la seconda non è restrittiva come la prima, alimenti come fagioli secchi, lenticchie e pasta possono essere consumati in modo sicuro, anche se la loro qualità potrebbe diminuire. Non sprecare non è così complicato! È indispensabile una svolta ecologica a tavola per aiutare il Pianeta e la nostra salute. Basta seguire poche regole proposte dalla FAO per i consumatori,
1) Controllare regolarmente cosa c'è nel frigorifero e nelle dispense e consumare i cibi prossimi alla scadenza.
2) Quando si acquistano nuove provviste di alimenti freschi, cambiare la posizione in frigorifero o in dispensa, così da avere a portata di mano quelli che sono più prossimi alla scadenza.
3) A tavola servire piccole porzioni e eventualmente servirne una seconda, piuttosto che buttare via il cibo in eccesso nei nostri piatti.
4) Se appare della muffa, alcuni alimenti sono ancora «recuperabili»:
dai formaggi duri, dalle carni stagionate, dalla frutta e verdura basta rimuovere la muffa.
5) Chiedete in giro, amici o colleghi potrebbero utilizzare ciò che noi non mangiamo, magari per i loro animali domestici.
6) Controllate se esistono banche del cibo nella vostra zona che accettano donazioni e le distribuiscono alle persone bisognose.
7) Riutilizzare gli avanzi quando possibile: sul web si trovano tante ricette per il riciclo.
Per finire tutti gli alimenti che non possono essere salvati, il compostaggio è un processo naturale che li rende biodegradabili per mezzo dell'azione dei microrganismi, trasformandoli in un materiale scuro, terroso ricco di sostanze nutritive per il suolo.
A.Sorni, M. Monsignori, A. Baruffa, M. Cicoria, L.Mariani, G.M.Gardi della 2A
Una specie a rischio, o in via di estinzione, può
essere animale o vegetale. A causa
dell'urbanizzazione il suo habitat è stato
danneggiato e quindi non può più vivere lì.
Il fenomeno naturale dell'estinzione è un
fenomeno biologico molto lento, non impoverisce
la varietà degli organismi viventi se in un
ecosistema equilibrato.
Negli ultimi 150 anni, a partire dalla Rivoluzione
industriale, molte specie sono scomparse e altre
rischiano l'estinzione per colpa dell'uomo. Infatti il
numero di specie estinte questi anni è molto
aumentata.
Il panda rosso, negli ultimi 50 anni
questa specie è diminuita di molto e ora lo
possiamo trovare nelle foreste montuose di Cina,
India, Nepal, Bhutan e Myanmar.
Questo è l’Aye-aye ed è a rischio e lo possiamo
trovare nel Madagascar.
La balenottera azzurra ed è a rischio e
vive nell'Oceano Atlantico e nell'Oceano Pacifico
settentrionale.
Gli scienziati ritengono che se si estinguessero gli
animali si estinguerà anche l'essere umano.
Secondo i dati della Unione Internazionale per la
Conservazione della Natura un quarto delle specie
di mammiferi, un ottavo di quelle degli uccelli, il
25% dei rettili, il 20% degli anfibi e il 30% dei pesci
sono a rischio di estinzione.
I paesi dove ci sono più uccelli e mammiferi
minacciati sono la Cina, il Brasile, l’India e il Perù.
Gli artropodi, i molluschi e altri gruppi di
invertebrati sono meno a rischio.
Gli anfibi soffrono molto i danni all'ambiente.
Secondo le Nazioni Unite ai Gorilla, Oranghi,
Scimpanzé e Bonobo mancherebbero pochi
decenni prima dell'estinzione totale.
Questa è l'Orchidea Dracula ed è a rischio e si
trova in Colombia, in Ecuador e in Perù.
Questa è la palma del Cile ed è a rischio e si trova
in Sud America e nel Cile.
I paesi al mondo con la più grande biodiversità
hanno un gran numero di specie vegetali
minacciate. In media i paesi hanno l’11% di specie
di flora a rischio, ma alcuni hanno livelli molto più
alti. Alcuni paesi con un alto pericolo sono
Sant'Elena, Madagascar e Mauritius.
Una delle specie di piante più minacciate sono gli
alberi, infatti nel mondo il 30% delle 58497 specie
di alberi sono a rischio, quindi una specie su tre è
in pericolo.
Malak Karim e Arianna Becchetti 1^B
Il fenomeno delle piogge acide è legato al problema dell'inquinamento atmosferico, in quanto si tratta di precipitazioni, sotto forma di pioggia, neve e grandine ricche di molecole acide, derivanti dall’inquinamento atmosferico. Il termine fu coniato nella metà dell’Ottocento dal chimico scozzese Robert Angus Smith, che dimostrò la relazione esistente tra le piogge acide e l’inquinamento atmosferico. Occorre però giungere agli anni Cinquanta, affinché il fenomeno venisse studiato dagli scienziati e capire che questo fenomeno, purtroppo, non è un problema solo delle città industrializzate. L’atmosfera è un sistema dinamico ecco perché sono state trovate tracce di inquinanti nel ghiaccio della regione Artica a bassa densità di popolazione. Il fenomeno della formazione della pioggia acida è legato all'emissione di alcuni gas: diossido di zolfo, ossido di azoto e anidride carbonica. Questi gas, prodotti dalla combustione del petrolio e dei suoi derivanti si uniscono con l'acqua, formando nubi contenenti goccioline acide, che successivamente cadono sulla terra sotto forma di precipitazioni.
Il verificarsi delle piogge acide provoca conseguenze devastanti negli ecosistemi acquatici, in particolare alle uova della fauna, che non riescono così a schiudersi; anche il suolo subisce gravi danni, in quanto acidificandosi si impoverisce delle sostanze nutritive, necessarie alle piante per i loro processi vegetativi, logicamente una vegetazione indebolita è più facilmente soggetta a malattie e parassiti. Queste piante e questi pesci entrano poi nella catena alimentare dell’uomo compromettendo la sua salute. Infatti, nell’uomo possono manifestarsi patologie circolatorie, problemi respiratori e addirittura cancro ai polmoni.
Il problema delle piogge acide può essere limitato dal minor impiego dei combustili fossili, da parte delle industrie e dei singoli individui, ad esempio riducendo l’uso delle auto private preferendo i mezzi pubblici o la bicicletta, in generale si dovrebbe potenziare l’uso delle fonti alternative.
A cura di Lobbiani Greta, Mariani Luca e Monsignori Matteo 2A
Disegni di Romani Maddalena 2A
La stella cometa è uno dei simboli indiscussi del Natale: simbolo di speranza perché viene posizionata sulla capanna dove è nato Gesù bambino; infatti, i re magi furono guidati da essa per raggiungere Gesù bambino. E' un simbolo di luce perché viene posizionata in cima all’albero di Natale come fosse un faro nella notte. In astronomia le comete sono dei corpi celesti formate da un nucleo solido costituito da metalli ed anidride carbonica congelati, che gli conferiscono l’aspetto di palle di neve sporche. La chioma si forma quando passano nelle vicinanze del Sole, il nucleo si scioglie e forma la chioma anche detta coda. Alcuni studiosi suppongono che si trattasse della cometa di Halley la stessa che, nel 1301 Giotto dipinse nell’ affresco contenuto nella cappella degli Scrovegni a Padova "La Natività" con una stella dotata di coda. Anche il Pietro Vannucci detto il Perugino nella sua opera: “L’adorazione dei Magi” custodita nella Galleria dell’Umbria a Perugia ha dipinto una cometa. La maggior parte degli studiosi ritiene che la “stella” che guidò i re magi non fosse un singolo corpo celeste, ma la congiunzione di corpi celesti: Giove, Luna, Marte e Saturno. In conclusione, possiamo affermare che la stella Cometa è un simbolo natalizio che regala forti emozioni come la poesia di Gianni Rodari: “La Cometa”
Sono la Cometa
di Natale.
Ardo nel firmamento;
illumino i presepi;
riposo sulle punte degli abeti;
prometto pace alla Terra
e doni ai bimbi buoni.
Ma voi mi fate certe confusioni!
Perché, con tutta la vostra scienza,
non avete ancora scoperto
che di bimbi cattivi non ce n’è?
Arianna Placido, Cecilia Sgromo 1^A
Giotto Perugino: