INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA PATRIZIA STOPPACCI
Qualche settimana fa la nostra Scuola ha ospitato la Professoressa Patrizia Stoppacci che insegna Letteratura latina medievale e umanistica all’Università degli Studi di Perugia. La Professoressa ha tenuto per noi un’interessante lezione su Ildegarda di Bingen ed è stata così gentile da rispondere ad alcune nostre domande.
Questa è l’intervista che le abbiamo fatto. Per correttezza vi comunichiamo che non riportiamo le parole testuali della Professoressa, ma una rielaborazione degli appunti che abbiamo preso mentre lei rispondeva.
Buongiorno Professoressa, può spiegarci cosa si intenda per letteratura latina medievale e in cosa si differenzi dalla letteratura italiana?
Buongiorno ragazzi, mi fa piacere rispondere alle vostre domande, ma prima penso sia necessaria una breve premessa: il Medioevo è un periodo storico molto lungo, va dal VI al XV secolo. Spesso è considerato un periodo buio, di barbarie, ma in realtà è un’epoca di luci e ombre, come tutte le altre. Chi si occupa di Medioevo sa bene che si è trattato di un periodo molto prezioso non solo per la conservazione della cultura classica e religiosa, ma anche per le novità che ha prodotto.
La principale differenza fra la letteratura latina medievale e quella italiana è la lingua. Per quanto riguarda i generi e i temi affrontati dagli autori, invece, le somiglianze sono notevoli. Per esempio, nella letteratura latina medievale sono frequenti i racconti di viaggi nell'aldilà. Ne sono conservati almeno cento. Si trattava quindi di un genere già consolidato quando Dante Alighieri scrisse la sua straordinaria Commedia, che è un vero capolavoro della letteratura italiana.
Del resto i pilastri della letteratura italiana del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) scrivono opere importanti sia in latino sia in italiano. Fino all’XI secolo le opere di letteratura, le leggi e la liturgia ancora solo in latino, fra il XII e il XIII secolo nasceranno le letterature nazionali.
In generale il Medioevo è un'epoca piena di racconti fantastici che potrebbero piacere molto agli appassionati di fantasy.
Secondo voi quanti sono gli autori della letteratura latina medievale?
Un grande studioso, Claudio Leonardi, ha curato un repertorio dedicato agli autori e ai testi latini medievali, nel quale si possono contare 16.000 scrittori noti e 5.000 opere anonime. Tra tutti gli autori e le autrici di questo repertorio solo 150 sono donne.
Come vivevano le donne nel Medioevo?
Le donne nel Medioevo si sposavano verso i 15 anni e a 25 anni avevano già 8/10 figli. Allora la mortalità infantile era altissima e anche per questo si mettevano al mondo molti figli. Purtroppo capitava spesso che le donne morissero di parto. La vita media era di 35 anni.
Le donne aristocratiche in genere studiavano e sapevano il latino perché magari erano destinate a sposare un duca, un conte, un principe o un re. Altre entravano in convento.
Il convento era un luogo sicuro, dove vivere ritirate con cibo tutti i giorni e un tetto per ripararsi. Le famiglie (ricche o povere) consideravano il monastero e il convento un ottimo modo per dare un futuro sereno alle figlie minori. Nei monasteri inoltre le donne potevano imparare a leggere, a scrivere e a recitare le preghiere, sempre tutto in lingua latina.
Chi era Ildegarda di Bingen?
Ildegarda è una donna che ha lasciato un segno profondo nella storia.
Se fate una ricerca su Internet, vi accorgerete che i siti in cui si parla di Ildegarda sono migliaia…
Ildegarda di Bingen (1098-1178) proveniva da una famiglia aristocratica, lei era l'ultima di 10 figli! Entrò in convento a 8/9 anni nel monastero di S. Disibodo.
Visse quasi ottant´anni, per il Medioevo un’esistenza lunghissima… Era teologa, scienziata (prima dell'invenzione della scienza!), musicista, profetessa e medico.
Aveva una salute cagionevole, trascorreva lunghi periodi a letto. Nonostante le fragilità di salute, era una donna molto forte e potente. Ebbe scambi epistolari, fra gli altri, con l’Imperatore Federico I. Frequenti furono i suoi contatti con Bernardo di Chiaravalle e con il Papa. In occasione dei suoi viaggi pastorali, fu autorizzata a fare discorsi pubblici all’interno di chiese importanti. All'età di 40 anni diventò magistra di un monastero e ne fondò altri due, come quello di Rupertsberg sul Reno.
Fin da bambina iniziò ad avere delle visioni. Per il suo carisma profetico era chiamata Sibilla del Reno. È stata proclamata santa e dottore della Chiesa nel 2012 (17 settembre). I dottori della Chiesa sono persone che hanno con i loro studi e il loro lavoro rafforzato la dottrina della Chiesa. In tutto sono 37. fra di loro si ricordano anche S. Agostino e S. Tommaso; pochissime le donne.
La fortuna di Ildegarda è stata tale che nel 2009 è uscito un film di M. Von Trotta che racconta la sua vita, si tratta di “Vision” disponibile solo in tedesco.
Quali altre donne sono importanti nella letteratura latina medievale?
Vi racconto qualcosa solo sulle sei più famose:
Dhuoda visse in età carolingia, nella Marca di Spagna, e scrisse il LIBER MANUALIS un libro di consigli per il figlio, portato lontano da lei dal padre. Il libro somiglia a un trattato di pedagogia.
Rosvita (tedesca) scrisse opere in poesia, vite di santi, poemi epici e dialoghi drammatici.
Trotula de Ruggero (XI secolo) visse a Salerno in epoca longobarda. A Salerno c'era un'importante scuola medica, lei sposò un medico. Studiò medicina e scrisse un trattato di ginecologia. Si interessò alla salute della donna lungo l'arco di tutta la vita. Non insegnò alla Scuola Medica perché le donne non potevano farlo nel Medioevo, ma tenne lezioni per le sue allieve.
Ildegarda di Bingen ha scritto più opere di tutte le altre e parleremo approfonditamente della sua produzione e del suo pensiero entrando nel vivo della lezione.
Eloisa (Francia, 1092-1164): considerata una delle donne più erudite e colte del suo tempo, ebbe una relazione con il famoso pensatore e filosofo Pietro Abelardo, splendide sono le lettere che i due si scambiarono. Eloisa diventò badessa.
Chiara di Assisi: ha combattuto tutta la vita per i suoi ideali. Lei voleva che la sua Regola (vivere in povertà assoluta come S. Francesco) fosse accettata dal Papa. Per me è stato un onore aver curato l'edizione critica dei suoi testi.
Professoressa, grazie per avere soddisfatto le nostre curiosità e per averci permesso di conoscere in profondità una donna di grande spessore come Ildegarda di Bingen.
Giulia Sciarpetti (1^D) e Sara Paciotti (1^E)
Articolo di Filippo Paffi 1^A
IL GIORNO DELLA MEMORIA è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 GENNAIO di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Durante la seconda guerra mondiale , gli ebrei non petavano più fare niente, nessuna attività, perché Hitler aveva emanato le Leggi Razziali Naziste per la purezza della razza ariana .
I soldati entravano nelle case degli ebrei e li portarono via dentro dei carri merci sporchi, bui ed erano costretti a restare in piedi per tutto il tragitto. Arrivati nei campi di concentramento, gli ebrei venivano separati dai loro bambini e costretti ad effettuare lavori forzati. Molti vennero spogliati e portati nelle camere a gas oppure nei forni crematori, dove venivano uccisi.
I bambini di circa 9/10 anni venivano portati all’interno di una struttura , dove c’era una signora che gli dava da mangiare una volta al giorno . Di questo ne parla il cartone animato “La stella di Andra e Tati”, la storia di due sorelle ebree ( Fam. Bucci) nel campo di concentramento di Auschwitz .
In questo campo i bambini erano molto tristi e molti esprimevano il desiderio di voler rivedere la propria mamma, ma venivano ingannati perchè in realtà erano sottoposti a degli esperimenti medici atroci.
Quando il 27 Gennaio del 1945 arrivarono i soldati Russi ad Auschwitz , i sopravvissuti vennero liberati e per tanti di loro iniziò una nuova vita senza non poche difficoltà, perché, chi era rimasto orfano di tutti i familiari veniva trasferito in diversi orfanotrofi.
La storia delle sorelle Bucci si concluse con il ricongiungimento ai propri familiari, mentre ad un'altra italiana, alla senatrice Liliana Segre non era rimasto più nessuno familiare.
Diversamente si concluse la storia di Rita Levi Montalcini, una famosa scienziata, che venne protetta con la sua famiglia da persone coraggiose , le quali rischiavano la vita nel nascondere gli ebrei.
Abbiamo quindi capito che oggi noi bambini e ragazzi siamo molto fortunati, ma bisogna conservare la memoria del passato affinché queste atrocità non si ripetano in futuro .
Filippo Paffi I^A
Roberto Ingrosso I^C
Per poter entrare nel castello si deve attraversare il ponte levatoio, calato dalle guardie, si oltrepassa il fossato e di fronte si trova la grande porta d’ingresso difesa da una pesante saracinesca di legno o di ferro. Esternamente c’è la prima cerchia di mura e solo dopo aver superato il fossato e le porte del secondo anello, fortificato con torri e merli, si può raggiungere il cortile del castello. Per incontrare il signore, si deve superare il terzo anello di mura, quello che protegge il maschio, ossia il nucleo difensivo del castello. Qui abitano il padrone di casa, la sua famiglia e il resto della corte.
La vita dei nostri coetanei medioevali era difficile e impegnativa, anche loro come noi, dovevano studiare! Fino a sei anni con la mamma, poi con un maestro, che li puniva o frustava ad ogni loro sbaglio. Dopo le lezioni si dovevano esercitare a combattere: le guerre erano frequenti durante il Medioevo e anche i più giovani dovevano imparare a tirare con l’arco, andare a cavallo e usare la spada. La loro giornata era molto impegnativa, quindi avevano poco tempo per giocare. I genitori avevano una vita completamente diversa l’uno dall’altro. Le madri erano molto indaffarate: cucivano, tessevano e in genere passavano la giornata in compagnia di altre dame, nella propria camera, con il letto a baldacchino. Il signore, invece, stava ore nella sala principale del castello ad amministrare la giustizia, a prendere decisioni e a ricevere ospiti e messaggeri. La stanza era ampia, però molto buia e fredda. L’elettricità non esisteva e tutti gli ambienti erano illuminati solo dalle candele e riscaldati unicamente dal fuoco del camino. Nel tempo libero il castellano si allenava con le armi o andava a caccia nei boschi vicini, di sua proprietà.
C’erano i banchetti: la tavola veniva imbandita e il pasto durava ore, accompagnato da canti e danze, spettacoli di mimi, attori e giullari. Durante i banchetti i bambini non potevano partecipare. Nel Medioevo si sono susseguite molte epidemie, dovute anche alla scarsa igiene.
Francesco Bovini 1^B
- Che cos’è ? Auschwitz era un campo di concentramento
- Dove si trova? Auschwitz si trovava nella città di Oswiecim, tra la Germania e la Polonia, nell'Alta Slesia Orientale.
- Cosa c’è scritto sulla porta d’ entrata ? All’entrata di Auschwitz c’è una scritta che dice “Arbeit macht frei”, ovvero: "Il lavoro rende liberi".
- A cosa è servito Auschwitz ? Il campo di concentramento di Auschwitz è stato un vasto complesso di campi di concentramento e di sterminio situato nelle vicinanze della cittadina polacca di Oświęcim. Durante la seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1944, vi furono sterminati più di un milione di prigionieri, in gran parte ebrei.
- Ci sono delle canzoni dedicate ad Auschwitz ? Si, ad esempio c’è “Gam Gam” un canto Ebraico che cantavano i bambini. Oppure “Auschwitz” di Francesco Guccini
Testo di “Gam gam” Ennio Morricone:
- La la la lala La la la lala La la la lala Lala lala la la Gam gam gam ki elekh Be be ge tzalmavet Lo lo lo ira ra' Ki atta' imadi' Gam gam gam ki elekh Be be ge tzalmavet Lo lo lo ira ra' Ki atta' imadi' Shivtekha Umishantecha HemaHema inaktamuni' Shivtekha Umishantecha He Hema inaktamuni' Gam gam gam ki elekh Be be ge tzalmavet Lo lo lo ira ra' Ki atta' imadi' Gam gam gam ki elekh Be be ge tzalmavet Lo lo lo ira ra' Ki atta' imadi' Shivtekha Umishantecha Hema Hema inaktamuni' Shivtekha Umishantecha Hema Hema inaktamuni'.
Traduzione in Italiano:
- “ Gam Gam ” è una canzone che riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23, “Il Signore è il mio pastore“. Una lunga tradizione attribuisce la paternità del salmo a Re Davide, in quanto anche nella Bibbia si afferma che egli stesso, da giovane, sia stato un pastore.
Testo di Francesco Guccini: Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)
Son morto con altri cento
Son morto ch'ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento
(E adesso sono nel vento)
Ad Auschwitz c'era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d'inverno
E adesso sono nel vento
(E adesso sono nel vento)
Ad Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano: non riesco ancora
A sorridere qui nel vento
(A sorridere qui nel vento)
Io chiedo come può l'uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento
(In polvere qui nel vento)
E ancora tuona il cannone
E ancora non è contenta
Di sangue la bestia umana
E ancora ci porta il vento
(E ancora ci porta il vento)
Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
(E il vento si poserà)
Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
(E il vento si poserà)
E il vento si poserà
Francesca Fiorucci 2^C
UN PO’ DI STORIA
La peste del ‘600 si è sviluppata a Milano intorno al 1628 fino al 1630. La malattia ha provocato molte vittime, infatti la popolazione di Milano si è dimezzata. Dopo alcuni anni si è diffusa in tutta Italia, specialmente a Napoli.
È arrivata in Italia a causa dei Lanzichenecchi (l’esercito imperiale) che scendevano in Italia per combattere nella guerra del Monferrato.
A Milano c’è stata la prima vittima di peste. Tutta la sua famiglia è stata portata nel Lazzaretto grazie ai monatti che li trasportavano. Le porte della città furono chiuse e per entrare bisognava avere un “passaporto di salute”, come il nostro Green pass.
Le persone cercano un capro espiatorio e incolpano gli “untori”, gli emarginati della società. Si credeva che infettassero apposta le panchine per diffondere il morbo.
Tutti noi, pur non avendo avuto fortunatamente esperienza di questa malattia, possiamo vagamente comprendere rifacendosi all’epidemia di Covid-19 di qualche anno fa, quando le persone che contraevano il virus si ammalavano e morivano in gran numero.
I PROMESSI SPOSI.
Il romanzo storico dei Promessi Sposi è stato scritto da Alessandro Manzoni nell’800, ma è ambientato nel ‘600 a Milano durante il periodo di peste. Con I Promessi Sposi si parla di una finzione letteraria, infatti lo scrittore finge di trovare un manoscritto del ‘600 che parla della peste e lo usa per poter criticare il governo inefficiente degli austriaci.
I protagonisti del poema sono Renzo e Lucia, i due promessi sposi.
La madre di Cecilia.
La madre di Cecilia è una delle storie più belle ed emozionanti dell’intero poema. Parla di una madre che porta la figlia Cecilia morta ad un monatto che la avrebbe messa nella fossa comune, insieme a tutte le altre vittime. Cecilia ha un bellissimo vestitino bianco tutto ricamato, la sua testa è appoggiata sull’omero della madre e ha una mano penzolante, simbolo di morte. Il monatto, che di solito è scorbutico, prova compassione per Cecilia e segue precisamente le indicazioni che la madre gli da: non buttare il corpo nella fossa, ma ponerlo con cautela e non strappare il vestito da lei cucito.
La madre carica delicatamente la figlia sul carro pieno di morti e dice al monatto di ripassare quella sera a prendere anche lei e l’altra figlia che osserva dalla finestra (perché hanno la peste anche loro). Caricato il corpo la madre dice a Cecilia di pregare per lei e la guarda fino a che il carro non se ne va.
Ecco il passo scritto da Manzoni:
“Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna […]
Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però di insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, ‘no!’, disse: ’non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro; prendete’.
Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: ‘promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così’. Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: ‘addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri’. Poi voltatasi di nuovo al monatto, ‘voi’ disse, ‘passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola’.
Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato.
‘Oh Signore!’, esclamò Renzo: ’esauditela! tiratela a voi, lei e la sua creaturina: hanno patito abbastanza! hanno patito abbastanza!’”
Edoardo Faffa, Edoardo Fiorucci e Francesca Fiorucci, 2^C
Sono trascorsi 20 anni da quando in Italia è stata istituita una celebrazione per salvaguardare la memoria di ciò che è stato, della nostra storia e dei suoi innumerevoli lati oscuri: i martiri delle foibe.
È una tragedia consumata ai danni degli Italiani durante l’esodo degli abitanti istriani, fiumani e dalmati durante la seconda guerra mondiale voluta da Tito.
L’esodo istriano o giuliano dalmata è una emigrazione violenta e forzata di tutti quei cittadini Italiani che vivevano nel Friuli orientali, in Istria e in Dalmazia, zone che per motivi politici l’Italia ha perduto e sono passati sotto il dominio di Tito ( Tito, Josip Broz, un militare e politico della ex Jugoslavia, partigiano che ha aderito all’ideale comunista e si è messo contro le potenze dell'Asse Italia Germania e Giappone).
Il trattato di Parigi stabilì la perdita della cittadinanza per tutti i cittadini italiani che abitavano nei territori ceduti alla ex Jugoslavia.
In questo modo da un giorno all’altro tutti gli italiano che abitavano in questi territori sono stati cacciati dai seguaci di Tito (i titini).
Hanno dovuto lasciare le proprie case e i propri beni per fuggire dalla prepotenza di Tito e si sono rifugiati in Italia, accolti secondo alcuni molto male, in campi profughi e alloggi di fortuna.
Altri invece non ce l'hanno fatta e quando hanno osato ribellarsi ai Titini sono stati torturati e gettati vivi nelle foibe, da cui l’espressione “martiri delle foibe”. Le foibe sono delle fosse profonde di origine naturale, una sorta di inghiottitoio, un pozzo che contiene in fondo dell’acqua; sono tipiche della regione carsica che troviamo nel Friuli Venezia Giulia, della Slovenia e della Croazia e della regione dell'Istria.
La parola Foiba nasce da un'espressione dialettale del Friuli Venezia Giulia che significa fossa. Le vittime gettate nelle foibe dette infoibate venivano legate per le caviglie l’una all'altra, così che bastava sparare un colpo al primo della fila per trascinare nella fossa tutti gli altri a lui legati attraverso il barbaro sistema del filo di ferro che univa una vittima all’altra attraverso questo filo di ferro che era legato alle caviglie delle vittime.
Ancora oggi è una pagina di storia poco nota, ma di una tale crudeltà che non può essere dimenticata.
Giulio Maria Gardi, Luca Mariani Carletti e Matteo Monsignori classe 2^A
LA SHOAH
La SHOAH indica lo sterminio del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale.
Il 27 gennaio viene celebrato il giorno della memoria poiché in quel giorno del 1945 le truppe dell’armata Rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz mettendo fine all’olocausto.
Non sapete cosa fare il 27 gennaio? Volete guardare un film o leggere un libro che spieghi ciò che è accaduto durante l’olocausto?
Oggi siamo qui per consigliarvi alcuni titoli di film, libri, poesie e canzoni da guardare e leggere il 27 gennaio.
FILM
UN TRENO PER VIVERE - Una sera del 1941, un uomo fa ritorno al proprio villaggio ebraico dell'Europa dell'Est con la notizia dell'imminente arrivo dei tedeschi. Il Consiglio dei Saggi si riunisce e decide di organizzare un falso treno di deportati per sfuggire ai nazisti.
LA VITA È BELLA - Durante la dittatura fascista, Guido Orefice, giovane ebreo trasferitosi nella campagna toscana, conosce una maestra elementare, Dora, e con lei costruisce una famiglia. L'aggravarsi delle Leggi Razziali e i rastrellamenti nazisti portano l'uomo ad essere deportato in campo di concentramento con il figlioletto Giosuè. Per proteggere il piccolo dagli orrori dello sterminio, Guido costruisce eroicamente un elaborato mondo di vertiginose fantasie
IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE - Durante la seconda guerra mondiale, il figlio del comandante di un campo di concentramento diventa amico di un bambino ebreo che si trova oltre il recinto e il filo spinato
LIBRI
IL DIARIO DI ANNE FRANK - Il libro racconta di Anne Frank, una ragazzina ebrea di Amsterdam che, nel luglio del 1942, è costretta a rifugiarsi con la sua famiglia e alcuni amici in un alloggio segreto, per sfuggire alla persecuzione nazista.
LA STELLA DI ANDRA E TATI - Quando anche gli ebrei italiani cominciano a essere deportati nei campi di concentramento nazisti, Andra e Tati sono solo due bambine. D'improvviso, si vedono strappare via tutto ciò che hanno; perfino la famiglia è travolta e straziata da eventi inspiegabili.
POESIE
C’È UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE - Di Joyce Lussu
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
SE QUESTO È UN UOMO - Di Primo Levi, scrittore portato nel campo di sterminio di Auschwitz, scrive sulla parete di principale dell’edificio.
Ad Auschwitz questa poesia è scritta sulla parete principale dell'edificio in cui hanno vissuto molti italiani deportati.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
FILO SPINATO - Di Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin.
Su un acceso rosso tramonto,
sotto gl'ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
ieri i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
E' il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.
CANZONI
AUSCHWITZ - Di Francesco Guccini
Lobbiani Greta e Cicoria Martina 2^A
Veniva usato per bucare le corazze, si usava per i duelli corpo a corpo e per i colpi letali e veloci. E' formato da una/due palle chiodate e un bastone. Quello con una palla chiodata era per i duelli a cavallo e quello con due palle chiodate era per le battaglie a piedi.
Era stata usata nella guerra dei Cento Anni, dal 1300 al 1400. E un arma con un bastone un arco metallico e un mirino.
Rivoluzionò le battaglie del Medioevo per la sua precisione, potenza, velocità e silenziosità e cambiò enormemente il medioevo.
La maschera antigas
Era una maschera che come si deduce dal nome serviva per non respirare gas nocivi.
Ma quali gas si usavano? I gas erano tutti di origine biologica. Poi vennero i gas
mortali cioè più pericolosi come quelli nucleari.
E’ una delle armi più vecchie usata dall'antichità ci sono nomi dati a molte spade nella mitologia, nella letteratura e nella storia riflettono l'alto prestigio rivestito dall'arma nelle varie culture. Nel Medioevo la spada assume tanta importanza si pensi alle famose spade come: Excalibur di re Artù e Durendala di Orlando. La spada compare in Eurasia durante l'età del bronzo.
E’ un copricapo protettivo utilizzato maggiormente in ambito militare, ma impiegato anche in particolari attività civili o sportive realizzato prevalentemente in metallo, cuoio o materiali sintetici, come ad esempio il Kevlar.
ll termine "archibugio" (hacuebuche in lingua francese), intrusione delle parole "arco" e "buco" è definibile come una delle prime armi da fuoco portatili a canna lunga, pesante e poco maneggevole.
Tommaso Antonio Fricano 2^C
Nicolò Alexander Jaramillo Leon 2^B
Samuel Gargaglia 2^B