"Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza e insegnami la scienza illuminandomi la mente."
Sant'Agostino
"Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza e insegnami la scienza illuminandomi la mente."
Sant'Agostino
di Shatia Dawan, Wade Anta, febbraio 2026
Che cosa sono le orche?
Le orche sono mammiferi marini che appartengono all'ordine dei cetacei e, sorprendentemente, alla famiglia dei delfinidi. Anche se sono spesso chiamate "balene assassine", sono in realtà i membri più grandi della famiglia dei delfini.
Questi animali sono super-predatori dotati di una straordinaria intelligenza. Il loro nome comune non deriva da una natura cattiva, ma da un antico errore: nel XVIII secolo, i balenieri spagnoli le videro cacciare le grandi balene e le chiamarono "assassine di balene". In inglese il termine diventò killer whale e in italiano è stato tradotto letteralmente come "orca assassina", creando un mito sbagliato. In natura, infatti, non sono pericolose per l'uomo.
Di cosa si nutrono?
Le orche si trovano in tutti gli oceani del mondo, dai ghiacci dell'Artico alle acque tropicali. Sono molto adattabili e mangiano una vasta gamma di prede: pesci, foche, uccelli marini e persino balene più grandi di loro.
Il mistero della pinna piegata
In natura la pinna dorsale è quasi sempre dritta. Può piegarsi solo in rari casi di invecchiamento o ferite. Nelle orche che vivono negli acquari, invece, la pinna si piega quasi sempre a causa dello spazio ristretto e del fatto che passano troppo tempo in superficie: senza il sostegno dell'acqua profonda, la forza di gravità finisce per "abbassare" la pinna.
Un segnale per l'ambiente
Essendo al vertice della catena alimentare, le orche accumulano nel loro corpo le sostanze inquinanti presenti nelle prede che mangiano. Per questo gli scienziati le considerano dei "termometri" della salute dei mari: lo stato di benessere delle orche ci dice quanto sono inquinati i nostri oceani.
di Giulia Bellini e Rayana Osman, febbraio 2026
Il mondo naturale non smette mai di sorprenderci con creature dalle forme e dalle abitudini straordinarie. Dalle profondità marine agli ecosistemi terrestri più remoti, esistono specie che sfidano la nostra immaginazione per il loro aspetto bizzarro o le loro capacità uniche. In questo articolo esploreremo cinque animali incredibili: il pipistrello soprannominato "Yoda", il pesce blob, il mitico drago blu, la rana dalla pelle trasparente e la vespa che ricorda un panda.
La Formica panda, nonostante il nome possa trarre in inganno, non è affatto una formica, bensì una vespa. È stata chiamata così per via della sua morfologia simile a quella delle formiche e per la particolare peluria bianca e nera che ricorda quella dei panda. Questo insetto vive prevalentemente in zone asciutte e desertiche, come le coste del Cile e dell'Argentina , e si nutre esclusivamente del nettare dei fiori.
Sebbene possa apparire un animale carino e innocuo, la formica panda possiede un veleno estremamente potente, tanto che in alcuni paesi viene soprannominata "ammazza amiche" (anche nota popolarmente come "ammazza mucche"). Grazie alla robustezza del suo scheletro e alla folta peluria, si dimostra un animale molto resistente. Il suo ciclo di vita può arrivare fino a due anni. All'interno della specie si nota un chiaro dimorfismo: i maschi sono dotati di ali e presentano un pelo meno lungo rispetto alle femmine.
Il mitico drago blu è conosciuto scientificamente come Glaucus atlanticus ed è una specie di lumatica di mare blu di piccole dimensioni che vive nell’oceano Atlantico, pacifico ed indiano. Ha delle caratteristiche tonalità blu abbagliante che negli ultimi anni le hanno fatto ottenere molte attenzioni tra gli appassionati di specie esotiche. Inoltre, i suoi colori hanno anche ispirano un serie di soprannomi.
Questo anfibio è considerato velenoso, ma in realtà non è l’animale in sé ad essere velenoso, ma sono gli animali che mangia ad essere velenosi. Quando infatti il drago blu “risucchia” il veleno alle sue prede non viene avvelenato ma può riutilizzare il veleno contro altri animali.
L’aspettativa di vita del drago blu varia da un mese a un anno.
La Rana di vetro è un anfibio estremamente particolare che deve il suo nome alla pelle trasparente che lo caratterizza. Questo piccolo animale, lungo appena 20 mm, abita le foreste umide dell'Ecuador, dove trova il suo habitat naturale. La sua dieta si basa principalmente sul consumo di insetti come cavallette e farfalle, ma comprende anche piccoli pesciolini.
Il segreto della sua trasparenza risiede in un affascinante meccanismo biologico: quando l'anfibio dorme, travasa quasi il novanta per cento dei suoi globuli rossi in alcune sacche trasparenti situate nel fegato. Queste sacche hanno la capacità di riflettere la luce, facendo apparire il corpo della rana trasparente alla vista. Tale caratteristica non è solo una curiosità estetica, ma una fondamentale strategia di sopravvivenza che permette alla rana di mimetizzarsi perfettamente e proteggersi dai predatori, tra cui si annoverano uccelli, serpenti e vari mammiferi.
Il pipistrello dal naso a tubo è un mammifero appartenente alla famiglia degli pteropodidi.
E' un pipistrello molto piccolo ed è alto massimo 98 mm. Si nutre principalmente di frutta ma gli studiosi hanno anche trovato negli escrementi di questo animale resti di coleotteri, formiche e falene. Si trova in Australia, Nuova Guinea e Indonesia.
Le persone pensavano che Yoda (un personaggio del film Star Wars) fosse solo un personaggio di fantasia, ma quando gli studiosi hanno scoperto il pipistrello dal naso a tubo le persone hanno iniziato a chiamarlo “Pipistrello Yoda”.
Il nome “Blob” deriva da un mostro protagonista di una serie televisiva, che aveva l’aspetto di una massa di gelatina. Questo pesce, infatti, ha le caratteristiche di quel mostro: è gelatinoso.
Nel 2013 il pesce blob è stato considerato l'animale più brutto del mondo. In realtà, il pesce blob non è così brutto: quando si trova nel suo ecosistema (fondali marini profondi anche 1200 metri ) è un normale pesce di 30 cm e di colore grigio che tiene la sua forma originale grazie all’alta pressione del fondale. Quando però i pescatori lo pescano va in decompressione a causa della mancanza della pressione a cui lui era abituato e questo lo porta ad assomigliare a un cumulo rosa, gelatinoso e informe.
Il pesce blob si nutre in modo particolare: non avendo muscoli e ossa apre la bocca e fa entrare in essa tutte le cose commestibili che trova attorno a sé senza masticare, il cibo che entra dalla sua bocca viene infatti digerito dagli acidi presenti nel suo stomaco. Mangia soprattutto molluschi, crostacei e ricci di mare e arriva a vivere anche 130 anni (se non viene pescato).
Questo pesce “gelatinoso” vive nei mari dell’Australia, della Tasmania e della Nuova Zelanda.
Il pesce blob è innocuo e vive i suoi 130 anni nutrendosi e riproducendosi attraverso delle uova. Non ha la vescica natatoria, ma riesce comunque a rimanere a galla grazie a uno strato di carne molliccia che pesa meno della pressione dell’acqua.
di Jana Alhendi , Diarra Dieng, febbraio 2026
Vi siete mai chiesti cosa succede sotto i nostri piedi? Spesso immaginiamo la Terra come un blocco di roccia solida e immobile, ma la realtà è molto più "esplosiva". In Italia viviamo in una terra ballerina e vulcanica: pensate che nel nostro Paese ci sono circa 70 vulcani! Ma che cos’è esattamente un vulcano e come funziona? Abbiamo deciso di spiegarvelo in modo semplice, partendo dalle basi fino ad arrivare alle ultime spettacolari notizie che ci arrivano dalla Sicilia.
Immaginate il vulcano come una sorta di "valvola di sfogo" del nostro pianeta. Esternamente appare come una montagna a forma di cono con un’apertura in cima, chiamata cratere. Ma la parte più importante è quella che non vediamo: sotto il vulcano si trova la camera magmatica, una specie di grande serbatoio dove si raccoglie il magma (roccia fusa mescolata a gas).
Ma come fa questo magma a uscire? Tutto dipende dalla pressione. Quando la spinta all'interno della camera magmatica diventa troppo forte e supera la resistenza delle rocce che la circondano, il magma viene spinto verso l'alto attraverso un "tubo" chiamato condotto, fino a fuoriuscire dal cratere. In quel momento avviene l'eruzione.
Se parliamo di vulcani, non possiamo non citare il re indiscusso: l'Etna. Si trova sulla costa orientale della Sicilia ed è uno stratovulcano, ovvero un vulcano formato dalla sovrapposizione di vari strati di lava e ceneri. Oltre a essere il vulcano attivo più alto d'Europa, è anche uno dei più famosi al mondo.
Ma perché si trova proprio lì? La scienza ci dice che la nascita dell'Etna è legata a un "litigio" tra giganti: lo scontro tra la placca Eurasiatica (a nord) e la placca Africana (a sud). Questo movimento della crosta terrestre permette al calore della Terra di risalire in superficie.
L'Etna non riposa mai e recentemente ci ha regalato uno spettacolo incredibile. Tutto è iniziato il 24 dicembre 2025, quando il vulcano ha deciso di festeggiare il Natale con una nuova attività effusiva (cioè con emissione di colate di lava).
Il momento più emozionante è stato però il 1° gennaio 2026. Proprio mentre noi festeggiavamo il Capodanno, a circa 2100 metri di quota nella zona chiamata Valle del Bove, si è aperta una nuova spaccatura nel terreno. Da qui sono nate delle colate di lava lunghissime, che hanno percorso più di 2,8 km verso le zone di Rocca Musarra e Rocca Capra.
Non è stata solo lava: il vulcano ha creato alte fontane di fuoco e una gigantesca nube di cenere che è volata sopra i comuni vicini, arrivando a coprire persino la bellissima città di Taormina.
Insomma, i vulcani sono una forza della natura incredibile. Ci ricordano che la Terra è viva e in continuo cambiamento. La prossima volta che vedrete una foto dell'Etna innevato con un pennacchio di fumo, saprete che sotto quel bianco si nasconde un cuore che batte... e che scotta tantissimo!
Qui sotto trovate delle foto dell'Associazione Italiana di vulcanologia.
di Claudia Colombo e Isabella Noroc, febbraio 2025
Esseri umani e cani hanno un legame speciale da migliaia di anni.
Non a caso, c’è chi dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo. Ma cosa li rende dei compagni così eccezionali?
Proviamo a scoprirlo…ecco a voi i 10 principali motivi per i cani sono i nostri best friend!!
Quando avrai paura e quando starai male, lui lo capirà; se starai poco bene ti starà vicino, non ti abbandonerà nemmeno quando avrai una malattia contagiosa.
La scienza ci racconta che i cani sono dei veri esperti nel leggere le nostre emozioni. Lo fanno in diversi modi. Osservano il linguaggio del corpo, capendo se siamo tristi o felici dalla nostra postura, dalle espressioni del viso e dai movimenti. Annusano le nostre emozioni, percependo con il loro olfatto super potente le sostanze chimiche che il nostro corpo produce quando proviamo emozioni forti. Ascoltano il tono della nostra voce, capendo se siamo arrabbiati, tristi o felici dal modo in cui parliamo.
Quando arrivi a casa sa che sei tu già dal rumore dell'auto parcheggiata o dai passi fuori, inizia a scodinzolare e ad abbaiare prima ancora che tu infili la chiave nella toppa.
Il tuo cane potrebbe essere l’unico motivo per cui fai 10.000 passi al giorno, dato che quando lui ha bisogno di fare movimento,tu lo accompagni sempre.
Che stiano solo giocando con il loro giocattolo preferito o facendo qualcosa di buffo con le zampe, la loro gioia di vivere ci fa sempre venir voglia di ridere.
Vogliamo parlare di quanto è comodo e perfetto avere un amichetto peloso d'inverno?
È inverno ma anche se fa molto freddo non hai certo bisogno dell’acqua calda o di coperte termiche!
Lui arriva, come se sapesse di cosa hai bisogno, e appena ti sei infilata sotto le coperte si posiziona proprio lì, sopra i tuoi piedi.
Basta qualche minuto e il gioco è fatto, altro che scaldino portatile.
Il tuo cane è sempre alla ricerca di amore e attenzioni. Si raggomitola sulle tue ginocchia, si appoggia alla tua gamba, alla tua spalla oppure scodinzola quando lo guardi. Ogni strategia è buona per richiamare l’attenzione e condividere emozioni!
I cani hanno bisogno di stare in compagnia dei loro simili e le amicizie nate tra quadrupedi si evolvono molto spesso in piacevolissime amicizie tra umani.
I cani non parlano, non nel modo in cui lo intendiamo noi, ma sono una presenza e una compagnia dall'intensità e profondità quasi impossibili da descrivere a parole.
Con loto si comunica, si gioca, si va in giro senza mai sentirsi soli, anche se solo dormono nella stanza in cui sei.
I cani sono dolcissimi, più crescono più diventano dipendenti e legati ai loro padroni, vivono per loro senza i loro umani sono persi.
I cuccioli sono divertenti, coccoloni e graziosissimi, con i cani adulti e anziani esiste una sintonia e una profondità affettiva sorprendenti.
Ad ogni età sono una fonte continua di incredibili ed inaspettate tenerezze.
E tu cosa ne pensi? Ti va di condividere la foto del tuo amico quattro zampe?
E per rimanere in tema, vi consigliamo questo fantastico film... Clicca sull'immagine per vivere le avventure di Max e del suo speciale amico a quattro zampe!!!
di Claudia Colombo e Isabella Noroc, febbraio 2025
I cani non parlano la nostra lingua, ma hanno un repertorio di versi tutto loro, un vero e proprio dizionario canino!
Abbaio: Il classico "bau bau", che può significare di tutto: "Sono felice di vederti!", "C'è un postino sospetto!", o semplicemente "Voglio un biscotto!".
Guaito: Un lamento acuto che di solito significa "Mi hai pestato la coda!" o "Ho bisogno di coccole!".
Ringhio: Un "grrr" che è meglio non ignorare, significa "Non mi disturbare!" o "Questo osso è mio!".
Ululato: Un "uuuuuh" da lupo solitario, che può esprimere nostalgia, richiamo o semplicemente voglia di cantare.
Grugnito: Un "grr" sommesso, tipo "Mmm, questo divano è comodo... non disturbare!".
Gemito: Un "sigh" che può significare "Sono triste" o "Ho mal di pancia".
di Sparshdeep Singh, Falilou Fall, Giulia Signanini, febbraio 2025
Culex pipiens è il nome scientifico della zanzara, ha aspetto e dimensioni piuttosto minute e colorazione di fondo sul marroncino.
Perchè Si Nutrono Di Sangue?
Le zanzare noi le conosciamo come piccoli vampiri succhia sangue però in verità si nutrono anche del polline e della linfa delle piante, tuttavia (purtroppo) le femmine dopo l'accoppiamento, vanno alla ricerca di sangue per avere proteine ed energie sufficienti per la deposizione delle uova.
Le Punture Di Zanzara
Queste le conosciamo molto bene ed è uno dei principali motivi per cui le odiamo. Esistono principalmente due tipi di reazione che riguardano le punture di insetto: una reazione di tipo cutaneo e una di tipo sistemico. La prima è quella che si verifica nella maggior parte dei casi, come quella provocata dalle zanzare, che è la più classica. Le componenti della saliva di questi insetti scatenano una lieve reazione del sistema immunitario che provoca prurito, gonfiore ed arrossamento, in corrispondenza di ogni puntura. La maggior parte delle lesioni guarisce spontaneamente, senza rendere necessarie particolari cure mediche.nella seconda reazione si possono verificare prurito, gonfiore, arrossamento, reazione allergica, in rarissimi casi anafilassi, febbre, vesciche o vere e proprie lesioni cutanee.
Ma Le Zanzare Hanno Una Loro Utilità?
La vita delle zanzare è strettamente legata a quella di molti altri animali, in un delicato gioco di equilibri reciproci: le larve forniscono nutrimento a numerosi animali acquatici come i pesci e svolgono un'azione di "pulizia" delle acque, eliminando materie organiche, batteri e altri microrganismi.
Zanzara Aedes
Con il termine "zanzara Aedes" si indica una specie di zanzara appartenente al genere Aedes, che comprende diverse specie note per trasmettere malattie all'uomo. La specie più conosciuta di questo genere è Aedes albopictus, conosciuta anche come “zanzara tigre”, è oggi considerata una delle principali specie invasive.
Prevenire le punture di zanzara e controllare la popolazione è fondamentale nelle regioni colpite da malattie come la dengue e il virus Zika. Misure come l’uso di repellenti per zanzare, l’eliminazione dell’acqua stagnante e l’uso di reti o schermi possono aiutare a ridurre la diffusione di queste malattie.
Quanti Tipi Di Zanzare Esistono In Italia?
Fra le specie di zanzare attualmente presenti in Italia circa 70.
di Nicolò Zappa, febbraio 2022
Ciao amanti dei serpenti !
Oggi sono qui a scrivere questo breve articolo giusto per darvi qualche curiosità sui nostri amici animali striscianti ….
I serpenti sono cacciatori letali che abbattono le loro vittime nei modi più diversi.
Le loro lingue biforcute “assaggiano” l’aria alla ricerca della prossima preda mentre i serpenti che cacciano di notte, riescono ad avvertire il calore corporeo delle prede vicine.
Oggi volevo parlarvi dei serpenti più velenosi al mondo.
Il primo serpente più velenoso è il Mamba Nero. La reputazione spaventosa del Mamba Nero, il più grande serpente velenoso dell’Africa, è del tutto giustificata “AVVICINATEVI TROPPO E VI INSEGUIRA’ AD UNA VELOCITA’ FENOMENALE”.
Il Mamba Nero caccia di giorno su terreno aperto, scivolando in crepe rocciose o in termitai per digerire il suo pasto.
Solitamente evita le persone ma se disturbato mostra un terrificante avvertimento di minaccia alzandosi, prima di attaccare con le sue zanne letali, la lunghezza massima che può raggiungere il nostro serpente è di 4,3 metri e le sue migliori prede sono piccoli mammiferi e uccelli.
Le sue “armi” sono le zanne velenose che usa inseguendo una vittima ad alta velocità.
Il Mamba Nero vive nell’africa orientale e meridionale, dal nord del Sudan al centro del SudAfrica e dallo Zaire al Mozambico. Il serpente abita nelle savane erbose, radure, macchie e boschi aperti. Di notte dopo aver mangiato a sazietà, il mamba si rifugia in luoghi oscuri e appartati come caverne, crepe rocciose e termitai. Il Mamba Nero è il serpente più veloce di tutti, il record è di 16 – 19 Km/h su una distanza breve. Una persona allenata, che parte con un vantaggio iniziale, potrebbe correre più veloce del mamba su terreno aperto. Nell’ erba alta, invece, il serpente non potrebbe mai essere superato. A parer mio il Mamba Nero è uno dei serpenti più pericolosi, ma allo stesso tempo esteticamente più affascinanti.
Per ora è tutto, la prossima uscita vi parlerò di un altro spettacolare serpente.
di Silvia Santini, gennaio 2021
"Il 28 dicembre 2020 il buco dell’ozono, situato sopra il Polo Sud, si è chiuso. La comunicazione è arrivata dall’organizzazione mondiale della meteorologia (Omm, in inglese Wmo).
Il buco dell’ozono negli ultimi mesi aveva raggiunto le dimensioni record di 24,8 milioni di chilometri quadrati di estensione e, intorno ai 20-25 chilometri di altitudine, le concentrazioni di ozono erano arrivate a zero. L’Omm ricorda che “è stato il buco più duraturo e esteso dall’inizio del monitoraggio 40 anni fa”.
MA CHE COSE’È L’OZONO?
L’ozono è un gas formato da una molecola di tre atomi di ossigeno (O3), situato a 15-50 chilometri di altitudine. Lo strato di ozono protegge la vita sul pianeta Terra dai raggi ultravioletti del Sole, dannosi per la salute. I buchi nell’ozono sono provocati da forti vortici polari nella stratosfera ma anche da altri gas come i clorofluorocarburi (CFC) che contengono cloro e bromo.
Il buco nell’ozono si forma ogni anno in Antartide ed essendo un evento naturale è impossibile stabilire un “trend”. Tuttavia, proprio perché la formazione del buco dell’ozono in Antartide è un evento in parte anche naturale, è necessario applicare a livello internazionale il protocollo di Montreal per limitarne l’estensione.
IL PROTOCOLLO DI MONTREAL
Il protocollo di Montreal è un un accordo globale, firmato nel 1987 ed entrato in vigore nel 1989. Lo scopo di questo accordo è di proteggere lo strato di ozono e ridurre i gas che lo danneggiano, come i clorofluorocarburi. Questo protocollo sta piano piano rimarginando le ferite del buco dell’ozono di quest'anno e con gli attuali ritmi nel 2050 si potrà arrivare ad un “guarigione” definitiva e completa.
FINALMENTE UNA BELLA NOTIZIA!
La salvaguardia dell’ambiente è molto importante, ne va della nostra salute e quindi anche della nostra vita. Sono molto interessata a questo argomento anche perché riguarda noi ragazzi e le prossime generazioni. Scrivendo questo articolo ho scoperto cose che non sapevo. Spero che il protocollo di Montreal serva a migliorare la situazione e che nel 2050, o anche prima, il mondo sarà guarito da questa brutta “malattia”.
Questa notizia mi ha fatto tornare il sorriso, perché in questo periodo buio servono notizie belle come questa, che ci facciano vedere uno spiraglio di luce in un corridoio buio. Il mondo ci sta dimostrando che può vivere senza di noi, mentre noi non possiamo vivere senza di lui, per questo dobbiamo impegnarci a prendercene cura. Spero che abbiate imparato anche voi molto da questo articolo e che vi abbia fatto tornare il sorriso. In attesa di altre buone notizie…. #savetheplanet!
Fonti: repubblica, focus e ansa A&E inquinamento
di Tommaso Manco, gennaio 2021
Il 5 gennaio 2021 la Sogin (la società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), in accordo con i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, ha pubblicato sul sito www.depositonazionale.it la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi) ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico.
Il deposito nazionale permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi prodotti dal settore sanitario, dall’industria e dalla ricerca, consentirà all'Italia di allinearsi a quei Paesi che da tempo hanno sul proprio territorio depositi simili, o che li stanno costruendo, rispettando così gli impegni nei confronti dell’Unione Europea, ma anche di valorizzare a livello internazionale le competenze italiane.
Il progetto comprende anche la realizzazione di un Parco Tecnologico le cui attività, tra le altre cose, stimoleranno la ricerca e l'innovazione nei settori dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, creando nuove opportunità per professionalità di eccellenza.
La strada per individuare l’area è ancora lunga, ora si apre una fase di consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, in cui le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti portatori di interesse qualificati possono formulare osservazioni e proposte tecniche, all’esito della quale si terrà (nell’arco dei 4 mesi successivi) il seminario nazionale.
Staremo a vedere cosa accadrà. Nel frattempo abbiamo pensato di chiedere maggiori informazioni a persone esperte. Seguiranno interviste e approfondimenti. Continuate a seguirci!
Rifiuti radioattivi
Aree individuate per la collocazione del deposito
Copertura multistrato del deposito nazionale
di Emma Clerico e Tommaso Cazzaniga, dicembre 2020
"...una prova di orgoglio, di senso della misura e di responsabilità,"
Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concluso il suo discorso alla cerimonia di consegna delle onorificenze al merito della Repubblica, tenutasi il 20 ottobre 2020 al Quirinale. Qualche attimo dopo, in quella stessa stanza, il dott. Fabiano Di Marco - primario di Pneumologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Professore associato presso l'Università degli Studi di Milano - riceve questo prestigiosissimo riconoscimento per "aver saputo raccontare la tragica situazione della città e dell'ospedale" e per aver affrontato quei giorni difficili con lucidità, forza e professionalità, con quella corazza che racconta di indossare per difendersi dal dolore e dalla sofferenza.
Gli abbiamo chiesto di dedicarci un po' del suo tempo: vi proponiamo la chiacchierata intensa e ricca di informazioni che abbiamo avuto.
di Basant Elashry, dicembre 2020
“Alla natura non serve”, meme e video emozionali dall’hashtag #buttalibene sono il concept su cui si fonda la campagna di comunicazione del ministero dell’Ambiente, in collaborazione con la Guardia Costiera, Ispra, Iss, Enea e la commissione Colao, per sensibilizzare al corretto smaltimento di guanti e mascherine. Eh sì, questi dispositivi così importanti per proteggerci e fermare la diffusione del virus sono diventati un problema per l'ambiente.
Le mascherine, in particolare, non sono fatte in materiali riciclabili e spesso vengono buttate per terra contribuendo all'inquinamento ambientale. Secondo Ispra in Italia si ha una produzione giornaliera di rifiuti da mascherine pari a circa 410 tonnellate, con un valore medio per la fine del 2020 di 100.000 tonnellate di rifiuti.
Non è il tempo di stare a guardare. E' il tempo della responsabilità individuale e collettiva. Ancora una volta la pandemia ci fa capire quanto sia forte il legame tra la salute e l'ambiente.
E' il tuo aiuto quello che serve!
di Clara Baudini, Gabriele Drago, Erik Zhou
La fine del 2019 e, ancor più, il 2020 è stato brutalmente segnato da un avvenimento inaspettato e impensabile.
Un avvenimento che ha segnato il presente e il futuro, un evento storico che costituisce un denominatore comune alle vite di tutti e che, molto probabilmente, finirà con il cambiare punti vista e abitudini del tempo futuro.
Un po’ come la seconda guerra mondiale, ma stavolta si tratta di un virus… di un’epidemia mondiale!
Il virus che ha stravolto le nostre vite è il COVID-19, dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "19" per l’anno in cui è stato identificato.
Questo virus fa parte di una vasta famiglia di Coronavirus - chiamati così per la loro forma somigliante ad una corona- , virus che attaccano il sistema respiratorio, e non solo.
I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie gravi come la MERS e la SARS.
I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione. Un nuovo coronavirus è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo.
Per quanto ne sappiamo questo virus può causare diversi sintomi. Dipende dal sistema immunitario di una persona e dalle sue condizioni generali, ma non sempre.
I sintomi più comuni con cui la malattia si presenta possono essere diversi:
-tosse
-febbre
-stanchezza improvvisa
-difficoltà a sentire i sapori
I sintomi più gravi, invece, possono essere:
-polmonite
-gravi difficoltà respiratorie
che possono portare alla morte.
di Clara Baudini, Gabriele Drago, Erik Zhou
Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:
la saliva, tossendo e starnutendo
contatti diretti personali
le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi
In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.
Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.
Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228#1di Sophia Bruzual, Viktor Kachan
Questa pandemia di coronavirus ha messo in evidenza l’importanza di adottare misure di igiene adeguate a prevenirlo.
Il lavaggio delle mani con sapone o con un disinfettante a base di alcol è fondamentale per proteggersi dal COVID-19, che solitamente si contagia quando entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso o la gola, così come ricordano le autorità sanitarie. Di frequente il contagio del virus da una persona all’altra avviene attraverso le mani.
Una corretta igiene delle mani non solo è la chiave per proteggerci individualmente, ma anche per proteggere il personale sanitario dalle infezioni e prevenire la diffusione del coronavirus e delle altre infezioni all’interno dei centri di salute.
NORME IGIENICHE
Lavarsi spesso le mani
Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
Evitare abbracci e strette di mano.
Mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro.
Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie o nel gomito flesso).
Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
ATTENZIONE:
Regione Lombardia mediante specifica ordinanza ha disposto l'obbligo di coprire naso e bocca ogniqualvolta ci si rechi fuori dalla propria abitazione.
Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
É nelle nostre mani prendersi cura degli altri... sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo,tutto andrá bene se stiamo insieme.
Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci domani.
DETERSIVO PER IL BUCATO ECOLOGICO ALL'EDERA
di Emma Clerico
Questa pandemia ha scritto pagine tristi nel libro delle nostre vite, ci ha fatto riscoprire la bellezza di cose che non facevamo più, ha ispirato riflessioni profonde, leggere, oneste, e... in alcuni casi molto strane! Una cosa è certa, abbiamo capito che la natura e l'igiene personale sono importanti, e che con un po' di attenzione possiamo curarle entrambe!
E allora, perché non preparare un sapone in casa, a voi le belle cose...
INGREDIENTI PER POCO MENO DI UN LITRO DI DETERSIVO PER IL BUCATO:
-Circa cinquanta foglie fresche di edera rampicante, che contiene saponina (nome scientifico: Hedera helix)
-Un cucchiaio di bicarbonato di sodio (facoltativo)
-Un litro d'acqua
-Guanti (per piegare l'edera, che può essere irritante per le pelli sensibili)
-Una grande casseruola / pentola
-Un coperchio
-Una bottiglia o un contenitore per mettere il detersivo alla fine
PROCEDIMENTO:
Dopo aver raccolto l'edera, sciacquatela con acqua fredda per rimuovere eventuali impurità.
Accartocciate le foglie di edera e mettetele nella pentola.
Aggiungete l'acqua e mettete il coperchio.
Scaldate fino ad ebollizione e quindi cuocete le foglie per 15 minuti.
Dopo 15 minuti spegnete il fuoco e lasciate raffreddare il tutto durante la notte, sempre con il coperchio.
Il giorno successivo, filtrate il detersivo (potete usare un vecchio collant) e trasferitelo nel vostro contenitore.
Se volete potete aggiungere un cucchiaio di bicarbonato di sodio al detergente e mescolare delicatamente fino a quando non si è sciolto.
Ecco qua! Finito! Facilissimo, vero?
Questo detersivo dura fino ad un mese, conservato in un luogo fresco. In estate è meglio tenerlo in frigo. È liquido e abbastanza scuro, è normale, non aver paura. Non lascia tracce sul bucato e non ostruirà i tubi della lavatrice.
Quando fai una lavatrice, aggiungine un po' più del solito!
Le mani pulite sono un gesto d'amore
Nella fase 2 della lotta a Covid-19 sarà importante fare ancora più attenzione alle nostre abitudini.