Recensione del libro
“Occhio al professore! “
Titolo: Occhio al professore!
Anno di pubblicazione: 1994 da Giunti Editore S.p.A.
Autrice: Christine Nöstlinger
Christine Nöstlinger (Vienna, 13 ottobre 1936 - 28 giugno 2018) è stata una scrittrice e illustratrice austriaca, conosciuta soprattutto per i suoi romanzi per l’infanzia. Studiò all'Accademia di Belle Arti e iniziò ad insegnare Storia dell'Arte alle scuole superiori; resasi però conto che non sarebbe mai diventata una vera pittrice, si licenziò, decise di sposarsi ed ebbe due figlie. Successivamente iniziò a lavorare come giornalista e a scrivere storie, inizialmente per raccontarle alle sue bambine. Compose principalmente romanzi per ragazzi, dove affrontò temi delicati come quelli del razzismo, del bisogno e dell'esclusione, ma fu anche autrice televisiva e radiofonica. I suoi libri sono stati tradotti in moltissime lingue e alcune sue opere furono illustrate da lei stessa. Nel 1984 vinse anche il premio Hans Christian Andersen.
Questo libro appartiene al genere narrativa per ragazzi ed è un romanzo umoristico e di avventura, proprio il tipo di libri che mi piace leggere.
Non è specificato quando è ambientata la vicenda narrata, ma si capisce che la storia si svolge in un tempo moderno, forse quando i nostri genitori erano piccoli, perché i ragazzi vanno a scuola e fanno tutto come noi, ma non sono nominati i cellulari e nessuno ancora li usa. Non si capisce bene nemmeno quanto dura la vicenda, ma leggendo le avventure del gruppo di amici, credo che tutto succeda in circa dieci giorni.
I fatti vengono narrati in ordine cronologico, ma ci sono anche dei flashback, come per esempio quando la protagonista racconta del dottor Vranek, che un tempo era insegnante di matematica al liceo e del perché ora ha paura dei bambini, oppure quando parla di Heidi, che era la sua unica amica, ma poi hanno litigato e adesso si odiano e non si parlano più.
La vicenda si svolge in una cittadina dell’Austria e, anche se non è scritto nel libro, si capisce perché i nomi dei ragazzi sono tedeschi e l’autrice è austriaca. I luoghi sono reali, infatti la storia è ambientata a scuola, nelle case e nel rifugio segreto dove si ritrovano gli amici (il “Cantina-club”).
Leonore o Lele Binder, è la protagonista della storia. E’ una ragazzina di circa dodici anni, super energica, coraggiosa e un po’ matta. Fa parte del “Cantina club”, un gruppo di ragazzi che si ritrovano nella cantina del suo palazzo, e durante la storia diventa il capo e indaga con i suoi amici su quello che sta combinando il Dottor Vranek. Non si ferma davanti a niente e a nessuno per riuscire a fermare il perfido professore e i suoi piani diabolici contro tutti i ragazzi.
Dottor Friedmann Vranek: antagonista del racconto, è piccolo, calvo e per niente divertente. Sa parlare solo a bassa voce, e nello stesso tempo mentre parla fa dei sibili. Un tempo era professore di matematica al liceo e i ragazzi lo prendevano sempre in giro, fino a quando non gli hanno fatto prendere un esaurimento nervoso, così dopo un periodo in ospedale, va a vivere a casa di Lele e smette di fare il suo lavoro. Da allora ogni volta che vede un bambino comincia a tremare, e anche Lele gli deve stare lontano. E’ un uomo intelligente e odia così tanto i bambini che inventa un PAS da portare al Ministro della Pubblica Istruzione. Il PAS è un esperimento che serve a cambiare tutti i bambini del mondo e a farli diventare ubbedienti, educati, studiosi, senza libertà e senza emozioni.
I personaggi secondari sono Takis e Christos Patakos, due fratelli greci, Hansi, Wolfi e gli altri ragazzi del Cantina-club, che aiutano Lele nella sua avventura contro il professore; la mamma di Lele, che ha una grande simpatia per il Vranek, severa e che mette spesso in punizione la figlia; il papà di Lele, simpatico e sempre dalla parte di Lele; la Smetacek, portinaia del palazzo, che non vuole che il gruppo entri nella cantina; l’uomo a quadretti, che i ragazzi pensano che abbia rubato il PAS; e l’uomo in loden, l’investigatore pagato dal Vranek per indagare sul papà di Lele.
Il narratore è interno, infatti chi racconta la storia è Lele, la protagonista. Mi piace questa scelta perché si capisce meglio il racconto e quello che prova la ragazza.
Il linguaggio utilizzato è semplice, usato da ragazzi della mia età, e ci sono molti dialoghi e descrizioni, come quando la protagonista descrive la casa dei Patakos, che puzzava di cavolo e crauti, i letti erano di ferro, a castello e le lenzuola erano di ogni colore. In mezzo alla stanza c’era un tavolo con disegnate rose, c’erano mobili diversi e sopra c’erano scatole e valigie. In cucina c’erano corde con attaccati panni, c’erano anche molte altre cose, e in quella casa poteva entrare molta gente perché loro accoglievano tutti. Le descrizioni però non sono noiose e aiutano a capire meglio dove si svolge la vicenda.
Lele Binder è una ragazzina di dodici anni, che insieme ai suoi amici del “Cantina-club” cerca di rubare al dottor Vranek la sua invenzione contro tutti i ragazzi del mondo: il PAS. Il professore ha scritto tutto su alcuni fogli, che i ragazzi riescono a prendere ma che poi vengono rubati dall’uomo con la giacca a quadretti. Lele e i suoi amici indagano su questo uomo e lo trovano, ma scoprono che non è stato lui a prendere il PAS. Anche il professore cerca di riavere il suo esperimento, perché lo vuole consegnare al Ministro della Pubblica Istruzione, così si fa aiutare da un investigatore, chiedendogli di seguire il papà di Lele, perché pensa che sia lui il ladro. I ragazzi però scoprono che il vero ladro è Poldi, un bambino stupido e viziato, che abita nel palazzo e che ha preso i fogli per dispetto e li usa per fare aeroplanini di carta. Bruciano i fogli e poi incontrano l'investigatore del dottor Vranek, che è stato licenziato e che li avvisa che il professore sta seguendo il papà di Lele per farsi ridare il PAS. Così i ragazzi partono alla ricerca del signor Binder, che era andato a pesca, e lo trovano rinchiuso nel capanno, con il dottore che lo tiene prigioniero per riavere le sue carte. I ragazzi spaventano il Vranek e tornano tutti a casa con il papà di Lele.
La mattina seguente Lele e il professore vanno entrambi dal Ministro della Pubblica Istruzione, la ragazza spaventa il Vranek, che scappa via tremando, e spiega tutto al Ministro, che le promette di non comprare mai l’invenzione. Poi accompagna Lele a scuola con il suo autista e le fa la giustificazione per entrare in classe.
Il libro mi è piaciuto molto, perchè la storia è divertente ma anche molto avventurosa. I protagonisti sono ragazzi della mia età che si incontrano tutti i giorni e stanno insieme, per scoprire chi ha rubato l’invenzione e fermare il professore. Lo consiglierei alle mie amiche e ai miei compagni di classe, perché sono sicura che anche a loro piacerebbe, e vorrei tanto vivere anch’io un’avventura come questa. Il libro insegna che insieme si possono risolvere i problemi, e che gli adulti a volte sono ingiusti ed è giusto che anche i ragazzi dicano quello che pensano. La storia insegna anche che non bisogna togliere la libertà ai ragazzi e farli diventare tutti uguali, ma siamo tutti diversi e speciali e importanti lo stesso.
L’episodio che mi è piaciuto di più è stato quello in cui Lele e i suoi amici vanno da Poldi per riprendere i fogli del PAS e dicono a sua madre che sono lì per aiutarlo in matematica, così riescono a rimanere da soli con lui e a farlo confessare. Mi piace perché questa parte è molto divertente e la mamma non capisce che la stanno prendendo in giro. Mi è piaciuto anche quando i ragazzi sono andati a casa dei fratelli Patakos, perché anche se la loro famiglia era povera e vivevano tutti in una sola stanza, accoglievano le persone e non erano razzisti come tanti altri adulti.
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