Origini della Val Borago
Il sentiero si snoda all’interno di una valle incisa a forma di canyon che corrisponde a un ramo della valle di Avesa che parte dal Monte Tondo e arriva nella valle di Avesa all’altezza del Monte Spigolo.
Fatti pochi passi, ci lasciamo alle spalle il nostro mondo per entrare nella giungla, anzi in un’altra era geologica, l’Eocene, che ci interessa da vicino perchè in quell’epoca - fra 55 e 35 milioni di anni fa - le collisioni fra le placche continentali portarono alla nascita della Alpi (ma anche delle Ande e dell’Himalaya), delineando il pianeta come lo conosciamo oggi.
La valle di Avesa era allora un ambiente tropicale nel quale si stavano formando (per sedimentazione degli organismi marini) le imponenti stratificazioni calcaree e di conglomerati che possiamo ammirare oggi percorrendo il fondo della forra. Rocce che sono state poi scavate da un impetuoso torrente, che scorrendo per milioni di anni ha lasciato spettacolari segni di erosione. Siamo infatti nel letto di un antico fiume, che ha inciso e modellato profondamente il canyon prima di scomparire, inghiottito da altri immani sommovimenti geologici. Il torrente oggi ha ridotto completamente la sua portata, ad eccezione di qualche rigagnolo che è presente in particolare nei periodi piovosi. All'interno della sezione di geologia troviamo uno schema della stratigrafia del territorio in cui le rocce più recenti risalgono al IV - V secolo a.C. mentre le più antiche raggiungono l'età di 55 milioni di anni: questo ci aiuta a enfatizzare la straordinaria età di questo territorio, che accresce il valore storico di questa sezione della città di Verona.
Comparsa dell'uomo nella Val Borago
L’area è stata oggetto di ricerche archeologiche da parte del Museo di Storia Naturale dagli anni ’50 del XX secolo grazie anche alla collaborazione di studiosi locali, evidenziandone la rilevanza storico-archeologica nella pre- e protostoria. Risultano infatti testimoniate la presenza dell’Homo neanderthalensis nel corso del Paleolitico medio in ripari sotto roccia, in grotta e in siti all’aperto, così come dell’uomo anatomicamente moderno dal Paleolitico superiore. In seguito al miglioramento climatico, molto più numerose sono le attestazioni oloceniche inquadrabili tra il Neolitico medio (metà V millennio a.C.) e l’età del Ferro (V-IV sec. a.C.), tra cui merita segnalare un’alta concentrazione di siti nei quali sono stati recuperati principalmente reperti litici (oggetti in pietra costruiti dall’uomo).
I dati raccolti finora e pubblicati nella Carta Archeologico-Preistorica del Comune di Verona (CAPVr), sono stati in questa sede rivisti e aggiornati, confermando l’importanza della frequentazione dell’area forse in relazione all’utilizzo di un probabile tracciato preistorico di dorsale, alternativo ai percorsi vallivi atesini e della Valpantena, e/o funzionale al controllo dell’accesso al comparto collinare-montano, in particolar modo per l’approvvigionamento della selce. È auspicabile che l’inserimento dell’area tra le ZSC sia l’incipit della ripresa di ricerche archeologiche, indirizzate anche alla tutela e alla valorizzazione.
Sezione a cura di Nicola Balli, Diego Carista, Matteo Gallinaro e Shady Khalaile