Geologia del territorio
La Val Borago è una stretta forra delimitata da ripide pareti rocciose a tratti boscose e a tratti strapiombanti. Il fondovalle è costituito da limo, ghiaia e ciottoli depositati dal torrente che scorreva anticamente e la cui forza erosiva fu particolarmente incisiva alla fine dell'era terziaria. Sulle pareti rocciose sono evidenti i segni lasciati dall'erosione torrentizia operata in milioni di anni da corsi d'acqua che oggi hanno ridotto notevolmente la loro portata e scorrono per lo più sotto terra, ad eccezione di qualche rigagnolo ancora presente soprattutto nei periodi piovosi. Le pareti rocciose manifestano anche varie morfologie carsiche come grotte, vaschette di corrosione, ripari sotto roccia, monoliti carsici, archi naturali, solchi, scannellature e doline poiché la roccia è prevalentemente calcarea, formatasi per sedimentazione di sabbia, detriti, e gusci di organismi viventi in ambiente marino nel periodo eocenico, iniziato circa 55 milioni di anni fa. Si possono così trovare con una certa frequenza piccoli fossili come gasteropodi, echinodermi, ma soprattutto nummuliti. Sul greto del torrente si trovano anche rocce basaltiche, nere e dure, testimonianza dell'antica attività vulcanica presente a monte del vajo Borago. Tali rocce si rinvengono soprattutto nell'alto bacino del vajo anche se sono costantemente presenti lungo tutto il greto del torrente, trasportate dall'acqua a valle; nel loro percorso hanno così contribuito al processo di erosione. Il carattere impermeabile dei basalti ha favorito la formazione, sul fondo del vajo, di piccole sorgenti anche perenni. In una zona abbastanza a monte della forra si trova un salto di circa 20 metri, anch'esso testimonianza dell'azione erosiva operata dall'acqua, superabile mediante una scaletta metallica. Confluiscono nel vajo principale numerose sottovalli strette e strapiombanti ma meno profonde, soprattutto sul versante orientale, in una delle quali si può osservare un bell'archetto di origine carsica.
Preistoria e protostoria del territorio
La Zona Speciale di Conservazione (ZSC) comprendente la Val Galina (VG) e il Progno Borago (PB) si colloca nella fascia pedemontana dei Monti Lessini.
L’area è stata oggetto di ricerche archeologiche da parte del Museo di Storia Naturale dagli anni ’50 del XX secolo grazie anche alla collaborazione di studiosi locali, evidenziandone la rilevanza storico-archeologica nella pre e protostoria. Risultano infatti testimoniate la presenza dell’Homo Neanderthalensis nel corso del Paleolitico medio (compreso circa tra 130 e 40 mila anni fa) in ripari sotto roccia, in grotta (v. Ripari Mezzena e Zampieri) e in siti all’aperto, così come dell’uomo anatomicamente moderno dal Paleolitico superiore. In seguito al miglioramento climatico, molto più numerose sono le attestazioni oloceniche inquadrabili tra il Neolitico medio (metà V millennio a.C.) e l’età del Ferro (V-IV sec. a.C.). I dati raccolti finora e pubblicati nella Carta Archeologico-Preistorica del Comune di Verona (CAPVr), rivisti e aggiornati, confermando l’importanza della frequentazione dell’area, forse in relazione all’utilizzo di un probabile tracciato preistorico di dorsale, alternativo ai percorsi vallivi atesini e della Valpantena, e/o funzionale al controllo dell’accesso al comparto collinare-montano, in particolar modo per l’approvvigionamento della selce. È auspicabile che l’inserimento dell’area tra le ZSC sia l’incipit della ripresa di ricerche archeologiche, indirizzate anche alla tutela e alla valorizzazione.
Un semplice dato statistico può meglio far comprendere l’importanza di tale area: su circa 107 siti censiti nella Carta Archeologica del Comune di Verona (CAPVr) ben 21 (pari al 20% circa) sono riferiti a questa limitata porzione del territorio veronese racchiuso entro le frazioni di Montecchio a nord-ovest, Quinzano a sud-ovest, Poiano a sud-est e il comune di Grezzana a nord-est, pari a 989 ha di estensione.
Si tratta, nello specifico, di contesti cronologicamente compresi tra il Paleolitico medio e l’età del Ferro (V-IV sec. a.C.), situati a quote comprese tra 150 m slm (Dosso Ca’ Vecchia e Vajo Borago) e 510 m slm (Montecchio in PB).
Stratigrafia
L'immagine precedente illustra la stratigrafia del territorio. Essa ci permette di analizzare l'immensa storia della Val Borago: dalle calcareniti mioceniche più recenti ai basalti più antichi, fino anche al primo strato di Scaglia Rossa, la valle di Aversa nasconde milioni di anni di evoluzione geologica nascosta in un piccolo paradiso montuoso. La Scaglia Rossa è una roccia sedimentaria derivata dall’accumulo di fanghi carbonatici costituiti da nano fossili calcarei e foraminiferi planctonici; il suo caratteristico colore rossastro è dovuto alla presenza di ematite, un ossido di ferro. Al di sopra troviamo la Pietra Gallina, che consiste in un’unità costituita da marne fittamente stratificate, spesso laminate, e da calcari argillosi in strati di spessore compreso tra 2 e 10 cm; seguono le calcari Nummulitici, raggruppate sotto la formazione di Avesa, che da luogo spesso a piccole pareti sui fianchi delle dorsali. Possiamo trovare delle rocce vulcaniche (o vulcanoclastiche) rappresentate da basalti in filoni e camini fittamente stratificati e localmente fossiliferi o misti ad una abbondante componente calcarea; tendono ad essere estremamente resistenti e ad avere un colorito scuro, tra il grigio e il nero. Lo strato superiore è formato da calcareniti mioceniche, rocce alquanto friabili e porose.
Sezione a cura di Davide Da Col, Alberto Gambaretto, Mattia Pistollato e Jacopo Poletto