cellule specializzate, "coni" o fotorecettori, che rendono possibile la visione del colore
Silvestro Lega, il pergolato, 1868, Pinacoteca di Brera
Il colore: tra arte ed ottica
I macchiaioli sono un ristretto gruppo di artisti attivo principalmente in Toscana tra il 1855 ed il 1867. Tra questi si sogliono annoverare Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Adriano Cecioni, Telemaco Signorini, Nino Costa, Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi e Cristiano Banti.
L’obiettivo dell’opera del movimento era di opporsi agli ideali accademici restituendo alla pittura lo scopo della rappresentazione del vero e del quotidiano, cambiano così i soggetti e le tecniche, tanto che il nome del movimento è proprio dovuto alla tecnica da loro impiegata, detta “macchia”, che consisteva nel giustapporre colori puri in modo da definire l’immagine attraverso accesi contrasti.
Chiave per i macchiaioli , che prendono ispirazione dall’opera degli impressionisti, è la luce che permette loro di definire la realtà che riproducono all’interno delle loro opere, cosí è evidente nelle opere del movimento il tentativo di riproduzione della sensazione stessa della luce.
Ció attraverso la modulazione dei colori e delle ombre e della creazione di effetti di chiaroscuro, la pittura ricostruisce, dunque, la realtà attraverso luce e colore.
Nonostante la chiara ispirazione all'opera impressionista, precedentemente citata, la differenza tra i due sussiste nel mezzo di articolazione di luce e colori della realtà, mentre nel caso dei macchiaioli questa, infatti, avviene attraverso la macchia, nel caso dei pittori impressionisti avveniva attraverso la “virgoletta”.
L’esperienza dei macchiaioli non è casualmente inserita all’interno del contesto storico della seconda metà dell’Ottocento. Questi sono, infatti, anni di grande progresso scientifico circa l’analisi dell’occhio umano, l’ottica, che porterà alla nascita della fotografia e della fotografia sequenziale negli anni a venire. Sono questi gli anni in cui si comprende l’importanza dello stretto legame tra luce e colore, la luce diventa così il grande elemento attraverso il quale si può rappresentare la realtà in tutti i suoi colori e sfumature.
Ad una riscoperta della luce come propagatrice di colore in termini pittorici da parte dei macchiaioli corrisponde ad un attento approfondimento dell’ottica, avvenuto negli anni che spaziano tra i primi anni dell’800 ed i primi decenni del 900 attraverso l’opera di Young, von Helmoholtz e Hering, che ci permettono di definire il modo in cui il nostro occhio percepisce la luce ed i colori. In particolar modo i secondi sono percepiti attraverso cellule specializzate dette “coni”. Esistono in particolar modo tre tipologie diverse di questi e percepiscono le onde differentemente in base alla loro lunghezza. I coni L, da long, percepiscono la luce rossa, reagendo alle lunghezze d’onda più lunghe, i coni M, da medium, che percepiscono la luce verde, reagendo alle lunghezze d’onda media, ed infine i coni S, da small, che percepiscono la luce blu, reagendo alle lunghezze d’onda più corte. Se, dunque, una superficie riflette onde corte queste appariranno blu e così via. Tra questi coni avviene una mescolanza attiva, così, mescolando all’interno del nostro cervello quanto percepito dai diversi coni, siamo in grado di identificare una enorme moltitudine di colori.
Giovanni Fattori, 1872
“In vendetta” è un’opera realizzata da Giovanni Fattori nell’anno 1872 e contenuta oggi tra le opere di una collezione privata a Valdagno (VI).
Quest’opera è un chiaro esempio dell’opera dei macchiaioli, si leggono in questa perfettamente, infatti, la tecnica “a macchia” attraverso la quale Fattori riesce a ritrarre perfettamente colori e luce della realtà.
A prevalere in particolar modo nell’opera è proprio la luce, il pittore nel dipingere il soggetto non si focalizza su questo, le figure non mostrano il pathos tipicamente romantico, piuttosto si focalizza sul contesto in cui si inserisce la scena. L’opera ritrae tre soldati, verosimilmente partecipanti alle guerre d’indipendenza, preceduti da un muro bianco. La scena appare come un fermo-immagine, che sembra quasi preludere la dimensione onirica dell’arte metafisico-surrealista, in cui si legge la luce di poco prima del mezzogiorno che porta un asfissiante calore, testimoniato dall’atmosfera brulla, senza vegetazione alcuna.
La luce pervade la scena da sinistra, gettando l’ombra del soldato lungo il muro bianco, che diventa esso stesso grande protagonista dell’opera. La scelta del colore è, infatti, estremamente accurata. Fattori rappresenta una parete bianca estremamente riflettente che, da una parte, aumenta la diffusione della luce nell’opera, mentre dall’altra testimonia l’interesse e lo studio dei macchiaioli della realtà e dei fenomeni fisici che la caratterizzano.
Parte dell’attenzione è riportata ai soggetti, messi inizialmente in secondo piano dal forte impatto della luce propagata attraverso il bianco, grazie al contrasto creato dalla divisa nera. Attraverso questi Fattori rappresenta un altro elemento della realtà in cui vive, come altri pittori Macchiaioli, ossia la Guerra d’Indipendenza Italiana, nelle quali molti partecipanti alla corrente giocarono un ruolo attivo partecipando come volontari.
Questi risultano essere tra i soggetti più frequentemente rappresentati dal pittore livornese, assieme ai contadini, quella che racconta Fattori nelle sue opere, dunque, è una realtà popolare, quotidiana, allontanandosi dalla rappresentazione di ambienti aristocratici o irrealisticamente idealizzati.