Raccogliamo in questa rubrica alcuni dei testi divulgativi del Laboratorio di scrittura 2026 della scuola Donatello
testo di Greta Massaccesi, 3C
Quando si parla di anoressia, spesso si pensa solo al cibo. In realtà, questo disturbo riguarda molto più aspetti: è un rapporto difficile con sé stessi, con il proprio corpo e con le emozioni. L’anoressia nervosa è una malattia seria, che può avere conseguenze profonde sia sul piano fisico sia su quello psicologico.
Chi ne soffre sviluppa una paura intensa di ingrassare e una visione distorta della propria immagine corporea. Anche di fronte a un evidente sottopeso, la persona può continuare a sentirsi “non abbastanza magra”. Questo porta a ridurre drasticamente l’alimentazione e, spesso, a isolarsi dagli altri.
L’anoressia non ha una causa unica. Può nascere da una combinazione di fattori: difficoltà emotive, bisogno di controllo, esperienze stressanti, ma anche pressioni sociali legate all’ideale di perfezione fisica. In un mondo in cui l’aspetto viene spesso enfatizzato, è facile sentirsi inadeguati.
I segnali non sono sempre evidenti, ma ci sono alcuni campanelli d’allarme: evitare i pasti, contare ossessivamente le calorie, sentirsi in colpa dopo aver mangiato, oppure cambiare improvvisamente comportamento e umore. Riconoscerli è importante per intervenire in tempo.
Affrontare l’anoressia richiede coraggio e supporto. Il percorso di cura coinvolge medici, psicologi e familiari, e può essere lungo. Tuttavia, la guarigione è possibile, soprattutto quando si riesce a parlare apertamente del problema.
Informare e sensibilizzare è fondamentale. Un giornalino scolastico, ad esempio, può essere uno spazio prezioso per diffondere consapevolezza e combattere i pregiudizi. Perché dietro ogni disturbo ci sono persone, storie e difficoltà che meritano ascolto e rispetto.
testo di Eleonora Marangi, 2C
L’halo di Formula 1 è una struttura di protezione introdotta nel 2018, basata su un progetto della scuderia Mercedes eseguito da Anthony Davidson. Si chiama così perché la sua forma ad anello circonda la testa del pilota, richiamando la parola inglese halo che significa aureola.
È stato inserito dopo vari incidenti avvenuti durante i gran premi, qualifiche e prove libere. L’ultimo incidente - dove Jules Bianchi ha perso la vita - si è verificato nel 2014; ha salvato la vita a diversi piloti, come Max Verstappen e Lewis Hamilton a Monza, entrambi campioni del mondo.
L’halo non è presente solo in F1, ma anche in F2, F3 (principali campionati automobilistici propedeutici alla Formula 1).
L’halo è costituito da titanio. Dentro è vuoto: per non appesantire troppo la macchina, i tubi di metallo non sono pieni, ma sono stati scavati all'interno: ciò lo rende leggero ma rigido. È composto da tre parti principali saldate insieme:
il palo centrale davanti al pilota,
il cerchio che gira intorno alla testa,
i due attacchi dietro, che si agganciano alla scocca della macchina.
Sostiene oltre 12 tonnellate, lo stesso peso di un autobus a due piani di Londra o di due elefanti africani. È come se una piuma riuscisse a non spezzarsi sotto il peso di un intero palazzo: è l’elemento più resistente della Formula 1.
Poiché è posizionato davanti al naso del pilota, la domanda che sorge a molte persone è: “ Da fastidio ai piloti quando guidano?”. La risposta è no. Proprio perché si trova davanti al naso, i piloti non ci fanno caso, infatti con gli occhi guardano a destra o a sinistra e soprattutto guardano le curve e l’asfalto.
In conclusione, anche se per qualcuno non è bellissimo da vedere, l’halo ha reso le gare molto più sicure e ha già salvato molti piloti da incidenti.
testo di Alice Stefanovichj, 1E
Vi siete mai chiesti perché i ferri di cavallo portano fortuna? Adesso ve lo spiego io.
Iniziamo dal significato: non si tratta di un cavallo di ferro, ma è semplicemente una piastra di ferro a forma a U che viene inchiodata sotto lo zoccolo del cavallo (volendo anche delle altre razze equine come muli e asini) nella parte esterna, dove non scorrono i vasi sanguigni, ovvero la “parete” o “muraglia”.
Per scoprire dove è nata la tradizione del ferro di cavallo portafortuna, dobbiamo immergerci nel Medioevo, in Europa, dove questo oggetto si diffuse non solo per l’uso di protezione dello zoccolo dell’equino, ma anche come potente amuleto. Si pensava infatti che quando qualcuno trovava un ferro smarrito, (probabilmente staccato dallo zoccolo del cavallo) era molto fortunato, perché al tempo i ferri erano d’oro! Lo si pensava anche perché solo i nobili avevano la possibilità economica per permettersi ciò.
Dietro a tutto questo c’è anche una leggenda che risale al X secolo. Si narra che San Dunstano inchiodò un ferro allo zoccolo del diavolo, promettendo di liberarlo solo in cambio della promessa di non entrare mai più in una casa con un ferro appeso.
Dunque il ferro di cavallo è considerato un potente amuleto che attira prosperità, salute e protezione contro il malocchio e gli spiriti maligni.
Torniamo ora al presente: qual è il modo corretto per appendere il ferro di cavallo alla porta per usarlo come talismano?
La tradizione dice che il ferro deve essere messo sulla porta e può essere posto in 2 modi diversi:
verso il basso: simboleggia la protezione trasmessa nella casa,
verso l‘alto: è il modo più comune per posizionarlo e simboleggia una specie di ciotola che raccoglie la fortuna da trasmettere nella casa.
Ora che abbiamo scoperto tutte le caratteristiche principali sul ferro di cavallo restano alcune curiosità:
si dice che il portafortuna per eccellenza sia il ferro con 7 ferri sul retro;
NON si compra mai un ferro, deve essere regalato o trovato per caso perché altrimenti porta sfortuna;
oltre a proteggere la casa si può mettere anche appeso sulle porte delle stalle dove vivono i legittimi proprietari dei ferri di cavallo.
Quindi, i ferri di cavallo non solo proteggono lo zoccolo, ma sono anche potenti amuleti!
testo di Nolan Chegmen, 1D
Prima di oggi com'era la musica? Proviamo a fare un salto nel Medioevo.
La musica medievale e rinascimentale copre un vasto periodo, passando dalla monofonia sacra del Canto Gregoriano (XI-XIII sec.) alla complessa polifonia del Rinascimento (XV-XVI sec.).
Il Medioevo prediligeva la voce, mentre il Rinascimento sviluppò la polifonia strumentale e vocale, con autori chiave come Guillaume Dufay che segnarono la transizione. Il medioevo segnò un punto importantissimo della musica, perché migliorò, creò e soprattutto modificò il modo di cantare, che prima era monodico, e lo cambiarono in polifonico. Le innovazioni principali furono: Invenzione della Notazione Musicale, Nascita della Polifonia, Il Canto Gregoriano, Sviluppo della Musica Profana, Teoria Musicale e Matematica, Ars Nova.
In sintesi, il Medioevo ha trasformato la musica in una scienza e un'arte strutturata, creando gli strumenti tecnici (notazione) e formali (polifonia) che avrebbero dominato la musica occidentale per i secoli a venire.
La musica rinascimentale invece, si basa soprattutto sulla nascita della polifonia con suoni di sottofondo, nel quale le voci si contrappongono, o quasi si scontrano.
La musica rinascimentale (circa 1400-1600) è caratterizzata dalla fioritura della polifonia vocale, in cui diverse linee melodiche si intrecciano con naturalezza ed eleganza. Si distingue per l'equilibrio tra le voci, l'espressione dei sentimenti e il fiorire della musica profana e strumentale, spesso legata alla danza.
Il Rinascimento sviluppò soprattutto la musica profana e polifonica, puntando sempre a migliorare questi aspetti.
Il cambio d’epoca è stato segnato soprattutto dal dopoguerra della Seconda guerra mondiale, quando nascono la musica jazz, country ecc. La musica moderna ha avuto molto successo, già dai primi anni della sua nascita, vista la grande differenza con lo stile medievale e rinascimentale.
Gli stili principali sono il jazz e la musica classica, che erano molto apprezzati soprattutto dai nobili. Il jazz e la musica classica differiscono principalmente per il ruolo dell'improvvisazione rispetto alla scrittura musicale. Il jazz è caratterizzato da improvvisazione, ritmo sincopato e sonorità eterogenee, nate dalla fusione di tradizioni afroamericane.
La musica classica (o colta) si basa sulla notazione precisa, sull'interpretazione fedele della partitura e sulla struttura orchestrale formale.In sintesi, il dopoguerra ha trasformato la musica da un'arte acustica e codificata a un'espressione tecnologica, democratica e ibrida.
testo di Elena Marasca, 1D
Le rane sono anfibi, cioè animali che possono stare sia in acqua sia in terra e a differenza di altri animali hanno due modi per “muoversi”. In acqua nuotano usando tutte e quattro le zampe, compiendo movimenti circolari e raggiungendo anche qualche metro di profondità molto estese, mentre in terraferma saltano in avanti spingendosi sulle possenti gambe inferiori e atterrando con le zampe anteriori più corte di quelle posteriori.
Le rane vivono in più habitat, e non sempre sono umidi come molte persone credono, tipo paludi o laghetti, ma si trovano anche in zone alpine e tropicali. Si sviluppano attraverso una metamorfosi da piccoli girini (simili a piccoli pesci) che pian piano diventano più grandi e crescescendo perdono la coda e assumono il loro colore.
Sono dotate di una lingua naturalmente adesiva ed elastica che usano per catturare le prede e poi mangiarsele, inoltre non hanno i denti. Si cibano principalmente di insetti come zanzare, ragni, mosche e farfalle o altri animali sempre abbastanza piccoli come vermi, larve o lumache.
Esistono alcuni tipi di rane che anche se velenose hanno predatori come serpenti, uccelli, volpi e tassi e mammiferi.
Ci sono molti tipi di rane velenose ma tra le più pericolose segnaliamo la rana dorata oa Phyllobates terribilis: è la prima della classifica e se la tocchi è in grado di paralizzare tutto il corpo e interrompere il battito del tuo cuore. Una quantità minuscola del suo veleno è in grado di uccidere un uomo adulto.
La seconda che potrebbe interrompere il battito cardiaco è la Phyllobates bicolor, facilmente individuabile perché ha colori molto vivaci, come giallo o arancione, con le zampe nere.
La terza più pericolosa al mondo è la Phyllobates aurotaenia, anch’essa simile alle precedenti arancione e gialla con uno sfondo nero.
Le specie che non sono velenose si mimetizzano usando gli stessi colori o simili.
Secondo me le rane sono davvero degli animali molto interessanti, tutte da conoscere.
Testo di Vittoria Marchetti, 1E
Ciao e bentornati a Lo sapevi che?
Oggi parleremo di una questione che ci chiediamo in tanti: sono meglio le storie Disney o le vecchie care fiabe dei Fratelli Grimm? Perché i protagonisti Disney funzionano? E perché si distinguono da quelli delle fiabe originali?
Iniziamo dicendo che i primi personaggi Disney sono perfetti e non si arrabbiano, perché la rabbia è un'emozione negativa. Si dice che il padre di Walt Disney dimostrasse spesso violenza e rabbia così Walt la considerava negativa. Noi sappiamo che la tradizione antica non la censurava: pensiamo ad Achille e a tutta l'Iliade basata sulla sua rabbia; sappiamo anche che non è un'emozione cattiva ma giusta perché bisogna sfogarsi e dire la propria.
Alcuni personaggi vivono conflitti interiori, emozioni così potenti che vogliono far uscire ma non riescono così le esprimono in canzoni che contrastano con i protagonisti delle fiabe con emozioni piatte.
I personaggi delle fiabe antiche risultano anche passivi: in Cenerentola lei deve solo indossare una scarpetta mentre nella versione Disney deve sopportare le sorellastre e la matrigna quindi anche noi spettatori riusciamo a capire per chi tifare e chi odiare e poi ci viene più facile rispecchiarci in quel personaggio.
In sintesi, secondo me, i personaggi delle fiabe sono allegorie di vizi e virtù invece i personaggi Disney eroi e eroine complessi capaci di evolvere e capaci di farti dire amaze!, "che bello"!
Ma a te piacciono di più i personaggi delle fiabe originali o quelli della Disney? Fammelo sapere e ci vediamo presto.
testo di Olivia Caprari, 1D
I gatti sono dei coccolosi felini sensibili che ci amano in un modo strano ma molto interessante: pare che pensino che noi umani siamo gatti giganti, per questo ci trattano come se fossimo la loro mamma.
Ma vi siete mai chiesti che legame c'è tra i gatti e il sonno? Adesso ve lo racconto.
I nostri amici a 4 zampe sono empaticissimi e ci aiutano dormendo; solitamente si pensa che quando un gatto dorme, dorme e basta ma non è vero.
Innanzitutto si presuppone che i gatti abbiano il potere di eliminare l’energia negativa che il nostro corpo accumula durante la giornata e che durante il nostro riposo loro siano in grado di assorbirla, così da liberarci dalle nostre tensioni e negatività. Anche i miei gatti lo fanno molto spesso, infatti dopo litigi o momenti agitati, la mattina seguente mi sento molto meglio.
Come fanno? Riescono a stabilire se la persona che hanno davanti sia positiva o negativa principalmente attraverso i loro sensi ipersviluppati: olfatto, udito e osservazione del linguaggio del corpo. Rilevano feromoni, variazioni nel tono della voce e odori, associando questi stimoli a esperienze passate per determinare se fidarsi o meno.
A sua volta, si ritiene che il gatto liberi l’energia negativa, a noi sottratta, attraverso il suo lungo riposo; è questo il motivo per il quale i gatti amano dormire sui letti per assorbire l’energia negativa da noi accumulata.
Questa caratteristica era apprezzata anche in antichità: ad esempio in Egitto si pensava che le divinità possedessero qualità feline poiché, come i gatti, erano protettive e leali, oltre che combattive e indipendenti. Gli Egizi erano talmente devoti ai gatti che soprannominavano persino i loro figli con il nome del felino che viveva in casa con loro.
testo di Tommaso Rossini, 1D
Lo sapevate qual è il gioco di ruolo fantasy più famoso al mondo?
(Subito penserete cos’è un gioco di ruolo? Avete presente quando da piccoli giocavate ad essere un’altra persona, magari un supereroe o altri personaggi immaginari?
Ecco quello è un gioco di ruolo, un gioco dove si può essere chi si vuoilesolo con un po’ di immaginazione e un pizzico di creatività)
Il gioco di ruolo fantasy più famoso al mondo è Dungeon and Dragons anche soprannominato D&D (con iniziale maiuscola o minuscola) oppure dnd.
È nato nel gennaio del 1974 negli Stati uniti da Gary Gygax e Dave Arneson, ed è stato “realizzato” da l'azienda di giocattoli Hasbro.
L'ambientazione è in un medioevo fantastico e si procede secondo una narrazione. Ma come si gioca?
Innanzitutto bisogna scegliere il proprio personaggio che accompagni il giocatore per tutta la vita:
sia la "razza" del personaggio - elfo, halfling (una specie di hobbit), nano, umano, dragonide (un drago antropomorfo), gnomo, mezzelfo, mezzorco o tiefling (un piccolo diavoletto) -
sia la classe del personaggio: barbaro, bardo, chierico, druido, guerriero, ladro, mago, monaco, paladino, ranger, stregone o warlock
Inoltre il background del personaggio, cioè il suo passato: accolito criminale, nobile, sapiente, soldato, marinaio, intrattenitore e molti altri.
In alternativa si può essere un dungeon master (dm), che deve prima sapere tutte queste cose poi deve leggere molto bene l'avventura base per poi cambiarla a proprio piacimento.
Ora siete pronti per giocare a Dungeon & Dragons, pronti per nuove avventure memorabili!