Lasciare un segno

breve storia del capitello di Val di Lazza

Vivere è darsi la mano e camminare insieme aprendo il cuore alle piccole cose di ogni giorno”.

Coltivare una passione, dedicarsi ad un progetto, profondere energie per raggiungere un obiettivo. Sale di vita, spirito di umanità.

Francesco Faccin era un volontario del Gruppo di Protezione Civile, della Parrocchia di San Michele Arcangelo, del Comune. Era un appassionato di fotografia naturalistica, che condivideva con il Gruppo Ornitologico “Nisoria” di Vicenza; era un assiduo ricercatore di storia locale. Era sempre pronto e disponibile per prestare servizio ogni volta che qualcuno ne aveva bisogno. Era un corista del “Caviojo”.

Se ne è andato nel maggio del 2000, in pieno Giubileo, al termine di un calvario di malattia durato poco più di una stagione, senza clamore, lasciando un segno profondo in chi l'aveva conosciuto ed aveva lavorato con lui. Come Sofia, che ci confidò tra le lacrime: “tutto, qui in Biblioteca, parla di lui. Ogni dettaglio, ogni piccola riparazione, ogni servizio che ha fatto...”.

Superato, a fatica, lo sgomento, affiorano subito l'urgenza e la necessità di lasciare un segno per onorare la sua memoria e quella di tutti i coristi che, come sono usi a dire gli Alpini, “sono andati avanti”. Completare un progetto in cui trovino simbolico compimento la dedizione agli altri, l'amore per la montagna, il canto elevato al cielo come inno alla vita.

Una volta, quando le nostre valli erano popolate ovunque, su, in alto, fino appena sotto alle vette rocciose, non esistevano strade. Tra una contrada e l'altra, ci si muoveva per una complessa e fitta rete di sentieri, che i nostri avi conoscevano come le proprie tasche, ma che oggi ci appaiono come un inestricabile dedalo che si perde nei boschi inselvatichiti.

Unici segni rimasti che appena si scorgono, i capitelli segnavia: semplici edicole popolate di santi e madonne che, ad ogni incrocio, vigilavano sul viandante, confortandone il tragitto.

Uno di questi sembra esserne il capostipite. Costruito all'estremo superiore della valle della Lazza, affacciandosi al versante opposto delle remote case Antinori e le stalle di Tovo, è collocato a riferimento per il sentiero che, inerpicandosi da lì per una erta pietraia, supera la valle di Stratovo, costeggiando il monte Castellon e puntando infine al monte Toraro, antica via diretta di collegamento con Folgaria. Buon auspicio per i viandanti, che di lì a poco si ritrovavano ad attraversare un tratto assai difficile ed a rischio di frane.

Della costruzione, restava, ahinoi, ben poco. Lo scorrere delle stagioni e l'incuria avevano fatto cadere, una dopo l'altra, buona parte delle pietre del tetto e delle pareti. Dell'immagine della Madonna si intuiva niente più che un'ombra sbiadita.

Le prime ricognizioni dell'inverno del 2001 fecero intuire fin da subito che il recupero non sarebbe stato facile. Anche se Virgilio Comparin, il proprietario del terreno su cui sorgeva il capitello, si era dichiarato disponibile ed entusiasta fin dal primo momento, mettendo a disposizione anche le sue possenti braccia e soprattutto l'esperienza e la competenza accumulate negli anni di lavoro in Italia ed all'estero.

Ma, se Francesco fosse stato lì, avrebbe di sicuro detto: “dai, tusi, xe ora de scumisiare, no podemo miga lassarlo lì cussì!”.

Allora... si comincia!

Avanti e indietro, o meglio, su e giù per il pendìo che porta allo spiazzo su cui si affaccia il capitello. Su e giù con carriole, secchi, picconi, badili, malta... “sassi!” che i volontari di turno invocano a pieni polmoni mentre ricostruiscono il grazioso arco che sostiene i due spioventi in pietra del tetto.

Alla ricostruzione partecipano un bel numero di coristi, di Arsiero e degli altri paesi del circondario; anche il maestro ci tiene a dare il suo aiuto per lasciare questo segno.

Nell'arco di qualche settimana, il capitello torna al suo antico splendore, semplice ma solenne, circondato dagli alberi del bosco, la cui piacevole ombra è prezioso conforto nel caldo dell'estate che ormai si avvicina.

In una soleggiata mattina di agosto del 2001, una piccola folla commossa si raduna attorno alla costruzione.

Quanta gente, quanti amici aveva Francesco, che si stringono, in un grande abbraccio consolatorio, attorno alla sorella Caterina.

L'arciprete Don Sergio benedice l'edicola tornata a nuova vita, da cui una lieve figura di giovane donna, ridisegnata sopra la flebile traccia lasciata dalla precedente, saluta e benedice il pellegrino, irradiando il cammino con la luce dello Spirito.

Il sindaco ricorda Francesco a nome dell'Amministrazione intera, che, fin dall'inizio, ha appoggiato il progetto ed ha fornito consulenza tecnica e burocratica.

Gli ornitologi del gruppo Nisoria si uniscono al coro in questo momento di celebrazione.

Da quel giorno, quasi ogni anno, ci si ritrova per una Santa Messa e per condividere gioie, dolori, ricordi nel nome di Francesco e di tutti i coristi e gli amici che non ci sono più.

Luglio 2017. Siamo di nuovo qui, c'è ancora il sole e si va alla ricerca dell'ombra delle piante, a rifuggire il calore irradiato dalla pietraia che incombe.

Passa il tempo e la lista di coloro che ricordiamo insieme a Francesco si allunga inesorabilmente.

Non c'è più il Momi, che all'anagrafe faceva Girolamo. Anche Ceschino se n'è andato, e dopo di lui Silvio, Mario, padre Giuliano, che dal Giappone pensava a noi ogni giorno, anche Don Sergio, purtroppo, così all'improvviso...


Oggi, prima di iniziare la celebrazione della Santa Messa, a fianco della targa in memoria di Francesco, ne aggiungiamo un'altra dedicata a Virgilio, che è tornato alla casa del Padre quest'inverno, dopo una breve malattia. È con noi la moglie, che lo ha sempre sostenuto in questo progetto.

2018, e avanti... Ciao ragazzi, vegliate da lassù, noi canteremo sempre insieme a voi.

Il capitello della Val di Lazza è raggiungibile a piedi con i seguenti itinerari:

  • da Castana, si prenda la strada della Val di Tovo; seguendo il segnavia C.A.I. per il sentiero 530 si raggiunga contrà Facci, ove, oltrepassato il ponte sul torrente, si prenderà il sentiero per Stalle Fraine, che sale dal versante opposto a contrà Antinori - Stalle di Tovo. Oltrepassate le stalle, ci si addentra nel bosco, intersecando una prima strada forestale ed arrivando infine alla strada forestale che conduce al luogo del capitello.
  • da Castana, si prenda la strada successiva a quella per la Val di Tovo, che conduce a contrà Maso; dopo qualche centinaio di metri, si stacca sulla destra il sentiero per contrà Calgari. Risaliti fino alla contrà, la si attraversi e si imbocchi la strada carrabile asfaltata per passo della Lazza. Raggiunto il passo, si prosegua per la forestale che si addentra nel bosco, fino a raggiungere il capitello.

Il capitello è posto all'attacco del sentiero C.A.I. n° 530 di Stratovo - Campo Azzaron. Segnaliamo, tuttavia, che si tratta di escursioni impegnative; inoltre, alcuni dei sentieri da percorrere non sono segnalati C.A.I. e non è detto che siano regolarmente battuti. Si consiglia di farsi accompagnare da una persona esperta. Una carta escursionistica in cui questi ed altri itinerari sono indicati è reperibile a questo indirizzo.

In occasione delle giornate di festa, è possibile salire con un automezzo fino al passo della Lazza passando per la strada privata di contrà Grotte - Castellan, la cui apertura viene gentilmente concessa dai proprietari.