Capo. È la prima grande sezione del corpo degli insetti. Il capo presenta la maggior parte degli organi sensoriali, oltre che il primissimo tratto del sistema digerente. La sua forma ed i suoi elementi sono estremamente variabili a seconda degli stili di vita adottati dalle varie specie di formiche.
Mesosoma. È la seconda sezione principale del corpo delle formiche dopo il capo. Morfologicamente, il mesosoma è costituito dai tre segmenti del torace (protorace, mesotorace, metatorace) e dal propodeo. Quest’ultimo è poi a sua volta connesso al peziolo.
Peziolo. Di forma molto variabile, connette il mesosoma al gastro e corrisponde al secondo segmento addominale. Ha una forma molto variabile a seconda dei gruppi di formiche, il che lo rende un carattere fondamentale per l’identificazione morfologica delle sottofamiglie. È formato da un tergite e da uno sternite, alle volte fusi.
Gastro. È l’elemento più grande dell’addome delle formiche ed è composto da tre o quattro segmenti addominali. Nella sua parte terminale può essere presente un acidoporo (come in Formica paralugubris) o un aculeo, oltre che una grande quantità di ghiandole che producono segnali chimici.
Acidoporo. È un orifizio in grado di spruzzare acido formico, presente all'estremità terminale del gastro nella sottofamiglia Formicinae (quella a cui appartiene Formica paralugubris). Si tratta in pratica di un breve ugello, generalmente adornato da una frangia di setole al suo apice.
Aculeo. È un ovopositore (ossia un organo che normalmente verrebbe usato per deporre le uova) modificato ed irrigidito, che viene estroflesso di scatto per penetrare il corpo degli aggressori. Qui, il sottile ago inietta sostanze tossiche dalle ghiandole del veleno (affiancate dalle ghiandole di Dufour). Non è presente in tutte le formiche (Formicinae e Dolichoderinae, per esempio, ne sono prive).
Femore. Nelle zampe, è l’articolazione più lunga. Collegato alla coxa, l’elemento che a sua volta connette il mesosoma con l’arto.
Tibia. Segmento della zampa situata tra femore e tarso.
Tarso. È il segmento terminale delle zampe ed è formato a sua volta da cinque sotto-segmenti (chiamati tarsomeri). Esso aiuta a distribuire equamente il peso durante il movimento dell’arto.
Artiglio tarsiale. È l’apice finale del tarso ed è composto da due elementi ricurvi. Questi possono avere al centro una piccola membrana a ventosa (chiamata arolio), che aiuta le formiche a camminare su superfici lisce o “a capo in giù”, oltre che conferire una buona presa sul terreno durante il trasporto di carichi pesanti.
Ocelli. Sono occhi semplici che, quando presenti, sono raggruppati sulla cima del capo. Questi occhi non sono in grado di produrre immagini, ma sono in grado di percepire al meglio l’intensità della luce polarizzata, un tratto particolarmente utile agli alati durante il volo nuziale o alle operaie per orientarsi in aree aperte e molto luminose.
Occhi composti. Sono gli occhi in grado di produrre le immagini, in maniera analoga ai nostri. Come in quasi tutti gli insetti, essi sono definiti occhi complessi, in quanto formati da un grande numero di ommatidi, ossia unità fotorecettrici semplici che insieme producono un’immagine più o meno nitida dell’ambiente circostante. Nelle formiche, gli occhi composti hanno dimensioni molto variabili: ridottissimi in specie ipogee, molto sviluppati nelle specie con forti adattamenti alla predazione sopra il suolo.
Setae. Si tratta di una peluria irta e verticalizzata. Ha un ruolo prettamente sensoriale e può essere un elemento molto importante al fine dell’identificazione delle diverse specie di formiche.
Antenne. Nelle formiche, le antenne sono divise in due segmenti principali, lo scapo e il funicolo. Quest’ultimo è a sua volta composto da un numero variabile di segmenti più piccoli (detti antennomeri). La forma ad angolo retto che si crea tra scapo e funicolo viene detta geniculata, ed è una delle caratteristiche che distingue le formiche dagli altri imenotteri. La mobilità delle antenne viene garantita dal condilo antennale (o bulbo), una piccola sfera presente alla base dello scapo. Tramite le antenne, le formiche percepiscono i segnali chimici emessi dalle proprie compagne (come i feromoni) e sono in grado di comunicare informazioni a loro volta: per esempio, un ritmico tocco delle antenne sulle mandibole di una compagna di nido stimola quest’ultima a fare trofallassi.
Clipeo. È un sottile sclerite che delimita il margine finale del capo e che si articola col labrum. Ha una forma variabile (tendenzialmente trapezoidale o triangolare) e può presentare al centro delle sottili creste chiamate carinae. Queste ultime, conferendo al clipeo una superficie alle volte zigrinata, possono essere un tratto fondamentale per una corretta identificazione delle varie specie di formiche.
Mandibole. Sono delle appendici grazie alle quali le formiche afferrano oggetti vari, come cibo, larve, ed elementi strutturali del nido. La loro forma può essere più o meno particolare a seconda dell’alimentazione o del comportamento delle diverse specie, ma in generale si compongono di due elementi curvi e triangolari che presentano sul margine interno un numero variabile di “denti” e dentelli. Il grado di apertura che possono raggiungere varia molto di gruppo in gruppo.
Olometabolia. È una delle modalità di sviluppo degli insetti. Una volta uscite dall’uovo, le specie olometabole vanno incontro a più stadi larvali, a uno o più stadi pupali (durante i quali avviene la metamorfosi), e infine alla forma adulta. Per la presenza di tutti questi stadi, lo sviluppo olometabolo è anche detto “ciclo completo”. Tra gli insetti più famosi che vanno incontro a questo ciclo ci sono ad esempio le farfalle, in cui si riconosce lo stadio di bruco (ossia la larva), lo stadio di crisalide (ossia la pupa), e poi la farfalla vera e propria (lo stadio adulto). Anche le formiche (e tutti gli altri imenotteri) sono insetti olometaboli.
Larva. È il primo stadio immaturo degli insetti olometaboli. La larva (che ad esempio nelle farfalle è dal bruco) sguscia dall’uovo e, dopo un ben preciso numero di mute, diviene pupa. Nelle formiche, le larve sono prive di zampe (per questo vengono dette "larve apode") ed hanno il corpo coperto di setole e diviso in 13 segmenti. Il loro sviluppo in operaie o in regine può essere determinato da fattori nutrizionali, ambientali o ormonali.
Pupa. È lo stadio di sviluppo degli insetti olometaboli compreso tra la larva e l’adulto (quest'ultimo chiamato anche imago). In alcune specie di formica, come in Formica paralugubris e nelle altre del gruppo rufa, la pupa può essere avvolta da un bozzolo; in altre viene invece lasciata libera. In questa fase, l’insetto non può nutrirsi ed utilizza le energie immagazzinate durante lo stadio larvale per riuscire a compiere la metamorfosi nella forma adulta.
Imago. È lo stadio adulto degli insetti, quindi quello che più comunmente vediamo intorno a noi.
Acervo. È la parte esterna del nido di Formica paralugubris e delle altre formiche del gruppo rufa. Si tratta di un grande cumulo a forma di cupola composto da terra, aghi d’abete, rametti, granuli di resina e vari altri materiali del sottobosco, che può raggiungere un’altezza di quasi 2 metri. La sua funzione è quella di mantenere caldo l’interno del nido (a una temperatura intorno ai 20°C) anche durante i rigidi mesi invernali.
Imenotteri (Hymenoptera). Ordine di insetti a cui appartengono formiche, api e vespe.
Ingluvie (o stomaco sociale). È l’area dell’apparato digerente delle formiche dove vengono conservate temporaneamente le risorse alimentari liquide. Come suggerisce il nome, il cibo in esso accumulato viene condiviso con le compagne di nido attraverso la trofallassi.
Trofallassi. È lo scambio di risorse alimentari liquide tra compagne di nido, che consiste letteralmente nel rigurgito di cibo da una formica all’altra. È un comportamento tipico degli insetti eusociali (come formiche, api, vespe, termiti…).