Il motivo a finta tappezzeria trova origine nel disegno tessile delle stoffe che si diffuse fin dal XIII secolo.
A Treviso si svolgevano mercati di preziosi tessuti e tappeti provenienti da Oriente e favoriti dagli stretti rapporti con Venezia. Se quest'ultima si rivestì splendidamente con marmi policromi, intarsi aurei e tessere in vetro, Treviso la seguì con i più modesti mezzi disponibili, ovvero le facciate affrescate. Anticamente i drappi erano appesi internamente con finalità pratiche d'isolamento ed estetiche di abbellimento. Successivamente, esposti all'esterno e tradotti con il linguaggio dell'affresco, divengono espressione di prestigio sociale.
Presso il Museo Diocesano di Arte Sacra è conservato uno sciamito che originariamente avvolgeva il sarcofago di San Parisio, morto a Treviso nel 1267, attestando la diffusione dei preziosi tessuti in città.
Ritroviamo nello sciamito rosso il motivo modulare delle "rotae" in cui sono inseriti due pappagalli. I cerchi seriali ricorrono nell'intradosso degli archi dei "Soffioni" presso il Palazzo Comunale, un tempo affrescato.
Altrove i finti velari delle facciate affrescate assumono eterogenee varianti più o meno elaborate: effetti "ad inferriata", arabeschi, motivi modulari con foglie lobate, il melograno, il cardo.