Uno dei punti di forza di A. è l'ascolto. Naturalmente, la sua capacità di ascolto e soprattutto attentive sono influenzate da una serie di fattori imprescindibili. Essi sono di natura interna e di natura esterna: i primi scaturiscono dalla componente emozionale ed emotiva, e sono legati alla sensazione piacevole emanata dalla fonte emittente. La componente empatica, infatti, fondamentale in qualsiasi tipo di rapporto comunicazionale, è maggiormente presente nei soggetti sensibili come A.
I fattori di natura esterna dipendono dalle modalità di trasmissione del messaggio, oltreché dal canale scelto: nel caso della lezione orale, l'insegnante deve saper esprimersi con un certo carisma personale, e proporre i contenuti culturali facendo leva anche sulla comunicazione non verbale, come ci è stato insegnato nei nostri laboratori svolti all’università.
In questo modo si può sperare in una permanenza delle capacità attentive unita ad una stimolazione dei processi cognitivi e apprenditivi di una certa qualità e durata.
L'esperienza di noi specializzandi all'interno dei laboratori didattici, momento formativo mediano tra le lezioni teoriche ed il tirocinio diretto, ha permesso di approfondire appunto questi aspetti, cogliendo quegli elementi utili alla climatizzazione didattica che potenziano moltissimo l'efficacia dell'approccio educativo.
II laboratorio va inteso come luogo mentale e come struttura protetta in cui l'insegnante in formazione ha la possibilità reale di progettare (utilizzando le esperienze pregresse, i beni didattici, le esperienze di insegnamento più significative ovvero le best practices, usando materiali, simulando le attività d'aula, provando e riprovando, elaborare, analizzare, valutare itinerari formativi (per esempio quelli del tirocinio), collaborare (inteso nel senso forte che l'etimo del termine consente) non solo con altri insegnamenti, ma anche con docenti universitari di discipline specifiche e con esperti.
Infine, si costruiscono strumenti di analisi e di osservazione, si compongono e si producono ipotesi di lavoro, si approntano strumenti di verifica in itinere, si concordano criteri e modalità valutative finali. Il laboratorio infatti alimenta:
• situazioni che offrono l'opportunità reale di imparare ad applicare e produrre strumenti didattici, docimologici, ed anche di ricerca.
• Occasioni per esercitarsi a progettare a mettere in atto una gamma differenziate di strategie d'intervento.
• Opportunità di sperimentare condizioni di feedback sistematico e plurimo, fondato sull'osservazione, descrizione-analisi delle diverse abilità operative impiegate ed i loro effetti.
Inoltre, il laboratorio si offre come modalità di lavoro che favorisce un'esperienza di riflessione sulla pratica educativo-didattica.
Il laboratorio opera in accoppiata con il tirocinio, che dà sostanza operativa; se il laboratorio chiede un impegno di progettualità e di verifica critica di quanto produce anche alla luce di quanto emerge nel campo scolastico, il tirocinio chiama in causa il mondo della scuola come luogo privilegiato di attività osservative e di esperienza on the job.
Non solo. Attraverso i laboratori si apprendono alcune modalità pratiche di intervento degli alunni diversabili, mediante l'utilizzo di specifici sussidi e strumentazioni tecnologiche ed informatiche con le quali, qualora la scuola che ospita i disabili dovesse esserne fornita, il docente di sostegno dovrebbe essere in grado di operare nella didattica speciale.