Presentazione del contesto classe
L'insegnante tutor segue un alunna di nome A. inserito in una quarta classe.
Dalle informazioni preliminari, annotate meticolosamente, e dai lunghi e proficui colloqui con la stessa insegnante tutor, si apprende che A. ha frequentato la scuola dell’infanzia in modo assiduo .
Il gruppo classe è composto da 23 alunni, dodici ragazzi e undici ragazze, ed è dunque abbastanza corposo. A. è seduta all' ultimo banco, nella fila di destra . L'insegnante di sostegno è seduta vicino a lei, ma non sempre l'assetto è tale, perché in alcune circostanze può verificarsi che A. vada a sedersi ad un banchetto diverso per cambiare compagnetto di banco.
A. usufruisce di 22 ore settimanali di sostegno, tutte a carico dell'unica insegnante, che le distribuisce settimanalmente a gruppi di tre rinunciando così alla giornata libera.
Il tirocinio diretto svolto al fianco dell'insegnante tutor ha visto coinvolte prevalentemente le discipline di musica , educazione fisica , religione , lettere e di matematica.
Informazioni medico-cliniche
Dalla lettura della diagnosi funzionale di A. si riscontra clinicamente presenta una diagnosi di “Disturbo dello spettro autistico” (ICD10=F84) con un ritardo mentale non specificato (ICD10=F79).
È una bambina che necessita di potenziare i tempi di attenzione, di concentrazione e di attesa. Presenta difficoltà a livello attentivo e un’irrequietezza motoria che rendono difficoltosi gli stazionamenti prolungati al tavolo di lavoro. Infatti l’alunna fatica a sostenere i ritmi scolastici, alternando momenti di disponibilità a manifestazioni di stanchezza e opposizione che a volte scaturiscono in episodi di frustrazione e pianto, soprattutto quando manifesta l’intenzione di tornare a casa e richiede a gran voce la mamma. I livelli motivazionali sono altalenanti e si dimostrano profondamente condizionati dal suo livello di interesse. Di fronte ad attività poco pregnanti e gradite è solita estraniarsi e mettere in atto stereotipie (sfarfallii e saltelli sul posto) oppure comportamenti di evitamento del compito (in genere si stringe le cosce o le mani con forza). Non appena finisce un lavoro chiede di alzarsi e a volte è difficile convincerla a continuare le attività. Si “rassegna” osservando l’agenda visiva giornaliera che oltre ai momenti di lavoro scandisce quelli di pausa e relax. Cerca sempre la figura dell’insegnante di riferimento. Con il gruppo dei pari è disponibile al contatto fisico.
L’alunna possiede una sufficiente autonomia personale, sa apparecchiare, mangia e beve da sola. Mette e toglie il giubbotto e lo appende insieme ai compagni ma non riesce a rindossarlo. Usa i servizi igienici aiutata dall’assistente igienico-personale, riesce ad abbassarsi ed alzarsi da sola i leggins e le mutandine e lava le mani anche senza comandi verbali.
Riesce a comunicare i propri bisogni attraverso semplici parole (mamma, acqua, pipì) e riesce a fare delle richieste con frasi complete (posso alzarmi? Posso bere l’acqua? Ho finito).
La bambina è seguita a domicilio da una terapista che contribuisce, con i docenti e i genitori, a definire gli obiettivi a breve, medio e lungo termine del PEI da perseguire parallelamente nei differenti contesti di vita dell’alunna per garantirle uno sviluppo armonico e integrale. Svolge inoltre settimanalmente sedute di logopedia che la aiutano a scandire in maniera più precisa le frasi per esprimere i suoi bisogni.