ARCHIVIO 2023
Tra tutte le canzoni e canzoncine di Natale, ce n’è una che non centra nulla, ma ha una frase che invece attira l’attenzione. La canzone in questione è Samarcanda di Roberto Vecchioni, la frase è quella che fa da titolo a questo articoletto: «Era solamente uno sguardo stupito». Queste parole diventano per noi in questo tempo di Natale anche un augurio, quello di poter guardare le cose con uno sguardo di stupore, non è facile dentro un trantran ormai abitudinario di consumi che ci consumano, allora a noi Bederesi è offerta un’occasione, quella di poter anche per solo pochi istanti fermarci e rifarci gli occhi di stupore, ammirando il presepe che anche quest’anno è stato realizzato nella nostra chiesa parrocchiale da un’ottima squadra di volenterosi, abili e fantasiosi compaesani. Potrete riconoscere subito la nostra chiesa riprodotta in una fedelissima miniatura, con alcuni tocchi interpretativi, che fa da cornice al quadro semplice ma sempre sorprendente della natività.
Non possiamo non ricordare che quest’anno ricorrono ottocento anni da quando nel
Natale del 1223 san Francesco d’Assisi volle realizzare il primo presepe vivente della
storia. Non è un semplice anniversario, come tanti ce ne sono, ma un ricordo di come il santo di Assisi volle: «rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».
Il presepe è una sorta di “esperienza immersiva” in cui provare ad immedesimarsi in quell’avvenimento di duemila anni fa, che per un credente diventa ogni anno, ogni giorno, attuale e vivo. Ma chiunque guardando un presepe può immergersi in sé stesso, riscoprendo l’umiltà e la gratuità necessarie per vivere la propria vita sempre rivolta verso un “Tu” e non ritirata su un “Io”.
Allora un grande grazie ai volontari che si sono impegnati per realizzare il presepe, a voi che leggete questo articolo e che magari passerete davanti al presepe, auguri di buon Natale.
A tutti la speranza di poter vivere ogni giorno con “uno sguardo stupito”.
20 dicembre 2023, don Valerio
Le piccole realtà non possono confidare nell’autosufficienza. Devono piuttosto investire sulla collaborazione: connessi si è più forti.
L’asilo si fa forte della sua partecipazione alla rete verde delle Green School. Ha adottato e consolidato pratiche rispettose dell’ambiente, riducendo gli sprechi alimentari, compostando i residui organici, coltivando un orto didattico, abituando i bambini all’uso della borraccia personale.
Il significato di queste iniziative sta non solo e non tanto nei benefici immediati, ma nell’educazione a comportamenti positivi, di cui sono primi beneficiari i bambini, ma anche le loro famiglie e la comunità. Quello di educare, insegnare e promuovere è il senso profondo di ogni scuola. Anche Bedero ha una sua piccola scuola - una sola - che è e vuole restare un piccolo presidio, un posto dove si pensa agli uomini e alle donne del domani.
La rete verde di Green School, quest’anno, ha lanciato una sfida: siano le scuole, questa volta, a proporre nuove pratiche. Per essere come lievito, che fa crescere l’interesse per i temi della sostenibilità ambientale nelle loro comunità.
Abbiamo raccolto la sfida. Ci siamo guardati intorno e abbiamo subito individuato il nostro tema: gli alberi. Il nostro paese è circondato dai boschi, viviamo nel fantastico parco del Campo dei Fiori e... potremmo essere tentati di pensare: perché piantare altre piante?
Ebbene, esistono diversi studi che ci dicono che proprio laddove c’è già una ricca vegetazione è auspicabile aumentare la piantumazione, perchè i benefici si moltiplicano.
Sono tantissime le pianificazioni locali che si sono rivelate particolarmente sensibili all’incremento del cosiddetto “bilancio arboreo“ previsto dalla Legge 10/2013 e nei piani di adattamento ai cambiamenti climatici, l’Albero in quanto tale è sempre più al centro delle strategie di sviluppo.
Nel giardino dell’ asilo ci sono tre antichi alberi; ci regalano le uniche zone di ombra nella bella stagione, ma purtroppo l’ippocastano è in pessima salute, il tiglio è stentato. Il noce è enorme, l’abbiamo liberato dall’edera che lo soffocava e avrebbe bisogno di un intervento di riequilibrio della sua ampia chioma, per resistere meglio alle intemperie.
Fuori dalla recinzione è in costruzione un grande parcheggio, che sicuramente gioverà a molticittadini che non sanno dove parcheggiare; ma come compensare la perdita di suolo?
Apriamo lo sguardo sui boschi attorno: le trombe d’aria che si sono abbattute come mai prima d’ora sul nostro territorio hanno sradicato centinaia di alberi: là dove il bosco era ben governato e i grandi alberi avevano disseminato, tanti nuovi alberi stanno crescendo spontaneamente. Ma vi sono boschi in sofferenza, che stentano a rigenerarsi.
Allarghiamo la prospettiva al mondo intero: la crisi climatica produce in ampie aree
desertificazione, una parte importante della popolazione mondiale è impoverita da questi effetti.
Allora noi abbiamo elaborato la nostra proposta, si intitola Giovani guardiani verdi.
Il progetto è stato presentato alla fine di ottobre: ci è stato comunicato da poco che è tra quelli che saranno premiati! Vuol dire che otterremo dei finanziamenti per sostenere le nostre azioni.
Cosa vogliamo realizzare? La messa a dimora di cinquanta alberi autoctoni, alcuni nel nostro giardino, altri nell’immediato intorno e in quei boschi che si rigenerano con difficoltà. Per questa azione ci occorre il concorso dell’Amministrazione Comunale e di tutte le associazioni del territorio. Contiamo moltissimo sulla Pro loco, per organizzare momenti di progettazione, di lavoro e di festa, che coinvolgano grandi e piccini. Per agganciare simbolicamente il tema locale ad una prospettiva più ampia, abbiamo previsto di realizzare una piantumazione nel giardino di un orfanotrofio in Burkina Faso dove verrà creato un piccolo frutteto e al centro della comunità un'area verde per creare zone d’ombra, attraverso la ONLUS Gocce d’amore.
Occuparsi quotidianamente dei piccoli aiuta a guardare tutto con una prospettiva temporale più profonda: tanto i bambini quanto i giovani alberi vanno accuditi con tutti i mezzi proprio quando sono piccini. Quando saranno cresciuti diventeranno autonomi ed esprimeranno da sé quelle potenzialità, che con lungimiranza sono state indirizzate e valorizzate per tempo.
L’essere una piccola realtà non impedisce di pensare in grande!
8 dicembre 2023, Antonella M.
Si avvicina la ricorrenza annuale della commemorazione dei defunti: nei prossimi giorni molti di noi ne onoreranno la memoria portando al cimitero fiori e lumini. Nel passato si usava portare sulle tombe dei ceri, attualmente vanno per la maggiore i lumini a batteria. Questi ultimi hanno il vantaggio di durare di più e resistere alla pioggia; ma danno dei problemi, a cui solitamente non si pensa.
I lumini a batteria vengono venduti come prodotti monouso. In realtà, facendo leva con un piccolo cacciavite sul bordo del coperchietto in plastica, è possibile sollevarlo, estrarre il contenitore delle pile, cambiarle e richiudere il tutto facendo una leggera pressione.
In ogni caso, finito il suo utilizzo, il lumino non dovrebbe essere gettato così com'è nel normale contenitore dei rifiuti: né come secco, né come plastica.
Questo prodotto è infatti considerato un rifiuto RAEE (Rifiuto da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche) poiché contiene batterie e un circuito elettrico con minuscola lampadina e andrebbe pertanto smaltito in discarica insieme a tale tipo di rifiuti. Ciò è peraltro specificato in caratteri miscropici sull'etichetta del lumino.
Un’alternativa più praticabile, e comunque ecologicamente sostenibile, è quella dello smontaggio e del conferimento dei singoli componenti nei corrispettivi contenitori dei rifiuti: le batterie (in figura: 4) in quello delle batterie, collocato verso il lato asilo del posteggio, e quelli plastici (in figura: 1, 2, 5 e 6) in uno dei due bidoni dedicati ai rifiuti plastici riciclabili all’interno del cimitero o in quello della propria abitazione, se lo si smonta a casa.
Resta il problema del vano batterie, con annesso il mini circuito elettrico e lampadina(in figura: 7 e 3). Questo resterebbe rifiuto RAEE. Ma è piccolo. Lo si potrebbe conservare in attesa di smaltirlo con qualche RAEE più grosso. Tanto ormai nelle nostre case c’è sempre qualche apparecchio elettrico/elettronico rotto da buttare, purtroppo.
Riflessione finale: comprare i lumini di cera è decisamente più ecologico!
Se invece la vostra scelta ricade comunque su quelli a batteria e non avete, alla fine del loro utilizzo, la pazienza di smontarli, allora lasciateli fuori dal bidone dei rifiuti. Penseremo noi a smaltirli nel modo più corretto possibile.
20 ottobre 2023, Gabriele K.
Michele, Roberto, Roberta, Massimo e Gabriele ragionano sulla modalità di raccolta dei rifiuti a Bedero. All’origine della discussione, l’articolo pubblicato la scorsa settimana, riguardante i rifiuti abbandonati a bordo strada (vedi sotto).
Michele
Il tema dei rifiuti andrebbe approfondito. Tra i rifiuti ingombranti non è possibile smaltire, per esempio, batterie esauste, olio esausto, vecchie vernici. Dove bisogna portare questi rifiuti? Servirebbe un sistema più completo, più efficiente di quello attuale. Basta guardare a realtà anche vicine, come quella di Cunardo, che vanta un’isola ecologica efficiente, che dà la possibilità alla cittadinanza di smaltire regolarmente quasi ogni tipo di rifiuto, anche speciale.
Roberto
Il sistema di raccolta, è vero, può essere migliorato. Ma ogni servizio aggiuntivo ha un costo supplementare. Quindi la domanda è: quanto siamo disposti a pagare in più, per avere un migliore servizio?
Massimo
Se ECONORD fornisse un servizio adeguato, basterebbe semplicemente educare i bederesi ad utilizzarlo. Ma sto sperimentando di persona, in questi mesi, la scarsa qualità del servizio: tutti i rifiuti ingombranti della Pro Loco stazionano nel mio portico da metà luglio. Abbiamo fatto vari tentativi, abbiamo coinvolto il sindaco in persona: nonostante tutto, non siamo ancora riusciti a farli smaltire. Mi è capitato invece di accedere alla discarica di Cunardo e a quella di Cavona: lì ho smaltito qualsiasi, ripeto qualsiasi cosa con estrema semplicità. Questo mi fa pensare che forse a Bedero abbiamo preso la strada sbagliata
Roberta
A Cunardo gestiscono la raccolta rifiuti porta a porta, come a Bedero. Ma in più hanno un’isola ecologica a disposizione dei residenti. Quanto pagano i residenti di Cunardo per questo servizio? C'è così tanta differenza rispetto a noi?
Michele
Ho contattato alcuni familiari che risiedono a Cunardo, con le stesse identiche condizioni della mia famiglia (moglie, marito, una figlia, casa di oltre 100mq). Loro hanno il servizio porta a porta, l’isola ecologica fruibile senza limiti, se non per regole di quantità massima quotidiana. Per la stessa cifra che pago io a Bedero. Ma dobbiamo considerare che da noi il servizio ingombranti, oltre ai limiti di tipologia di rifiuto, è un servizio a pagamento ulteriore, che può arrivare a costare fino a 60 euro alla volta: per quattro servizi "programmati" all'anno fanno 240 euro extra.
Gabriele
Quello che poi cercavo di dire nell'articolo della settimana scorsa è che l’isola ecologica non risolve il problema dei rifiuti lungo le strade. Lo può ridurre in parte, ma non annullare. Poiché le cause sono molteplici e difficilmente risolvibili in tempi brevi o con una singola azione.
Michele
Siamo assolutamente d'accordo che alla base c'è un discorso culturale, di cattive abitudini e quant'altro. Però tutti gli aspetti che contribuiscono a migliorare o peggiorare il sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti sono importanti, perché è un problema che ci affligge e andrebbe risolto a tutto campo. Credo che avere un’isola ecologica efficace sia molto importante, anche solo per dare la possibilità di smaltire i rifiuti nel modo corretto.
Gabriele
Ogni comune dovrebbe avere la sua piattaforma ecologica o in condivisione con altri se piccolo. Questo è fondamentale per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti o pericolosi. Tuttavia, quello che c'è a bordo strada, almeno nei nostri territori, non è legato all'esistenza di un luogo di conferimento. Quindi è un problema più difficile da risolvere… Ma l’isola ci vuole.
Michele
Capisco che avere l'isola ecologica non ci salva, ma di sicuro farebbe bene. Anche al portafoglio.
6 ottobre 2023, con il contributo di Michele L., Roberto D.Z., Roberta O., Massimo R. e Gabriele K.
PUOI ESPRIMERE IL TUO PARERE SUL SERVIZIO DI RACCOLTA DEI RIFIUTI COMPILANDO IL QUESTIONARIO: CLICCA QUI
Situazione nelle vie suburbane - L'elenco dei rifiuti abbandonati potrebbe essere infinito: lungo le strade attorno all'abitato di Bedero si può trovare di tutto. Nella top ten sicuramente bottiglie di alcolici, birra soprattutto; acqua; succo di pompelmo (sempre stessa marca, da vero habitué); pacchetti di sigarette; confezioni di cibo, di farmaci, di integratori per ciclisti; sacchetti per le cacche dei cani con cacca inclusa (perché non lasciarla open air, allora?); vestiti. E poi: contenitori per vernici e solventi, spesso semipieni; copertoni e componenti per auto; elettrodomestici; batterie; rifiuti edili; sacchi interi di rifiuti misti; pannolini.
A volte si trovano cose che destano più stupore e pongono interrogativi: addobbi cimiteriali; un sacco pieno di contenitori per sorprese di ovetti Kinder; un saccone pieno di sacchetti di plastica triturati; un altro pieno di tappi di plastica. Questi strani rifiuti sono stati rinvenuti più o meno sempre nello stesso posto, tra Bedero e Ganna, nella scarpata che dà sulla torbiera.
Situazione nell’abitato - Anche nelle vie del paese ci si può imbattere in piccole discariche di rifiuti misti e ingombranti, in genere nascoste tra i vicoli dei boeucc o dietro al rudere che dà sulla via del Carrello. Anche il cimitero, luogo sacro, non si salva dalla discarica abusiva di rifiuti, soprattutto domestici, tra i quali meritano speciale menzione profumatissimi sacchi di lettiera di gatto usata.
Cause - Basta la mancanza di una piattaforma ecologica per giustificare tutto questo?
A Bedero c‘ comunque un buon sistema di raccolta differenziata porta a porta e si può prenotare l'appuntamento per lo smaltimento degli ingombranti… Nulla è così semplice come appare, evidentemente.
Ci saranno altre cause: il disagio sociale - sicuramente molti rifiuti abbandonati sono collegati ai bivacchi di spacciatori, diffusi in tutti i boschi del varesotto - e poi ancora l'ignoranza nei confronti della tematica ambientale e, ultima ma non per questo meno importante, una buona dose di inciviltà e menefreghismo.
Prospettive – Solo agendo su tutte queste concause si potrebbe ridurre nel tempo la quantità di rifiuti dispersi nell’ambiente. Intanto, per evitare l’accumulo lungo le strade e aree limitrofe non resta che proseguire, e se possibile incentivare, le giornate ecologiche di raccolta. L'operazione in codice potrebbe chiamarsi “catà su”.
28 settembre 2023, Gabriele K.
Gli alberi nel centro abitato: amici preziosi o fonte di guai?
La situazione a Bedero
Negli anni, nelle aree pubbliche adiacenti ad edifici sono stati via via abbattuti quasi tutti i grandi alberi presenti. Restano attualmente solo alcune conifere vicino al campo da basket e una a lato del cimitero. Le latifoglie sono rappresentate dai tigli della piazza e del cimitero, dal tiglio, dall’ippocastano e dal noce della scuola materna. Vi sono poi alcuni esemplari, per lo più latifoglie, all'interno di giardini privati, sparsi qua e là per il paese. Dimenticato qualcosa?
Resta da vedere se questa costante riduzione dei grandi esemplari è giustificata da validi motivi.
Svantaggi
I residui di rami, foglie e infiorescenze sporcano il selciato e intasano le grondaie. La caduta di grossi rami o dell'intero albero può recare danni seri a case, auto e persone.
La manutenzione del verde pubblico ha un costo.
Vantaggi
Gli alberi abbelliscono l’abitato e il paesaggio. Creano zone d'ombra rinfrescanti nei periodi caldi e concorrono a diminuire la temperatura dell'aria. Sono rifugio per uccelli insettivori. Sottraggono anidride carbonica all'atmosfera e aiutano a diminuire l'effetto serra. Se sono collocati in aree verdi declivi, contribuiscono a rendere il suolo più stabile e ostacolano il ruscellamento dell'acqua.
Sicuramente la tutela dell'incolumità delle persone, oltre che delle abitazioni, ha un peso preponderante, ma non è detto che l'abbattimento sia l'unica tutela possibile.
Il caso
Milano, via Mac Mahon. Centottanta olmi siberiani con più di mezzo secolo di vita, collocati lungo i binari del tram, secondo ATM e Comune dovrebbero essere abbattuti per rendere più sicuro e veloce il transito dei mezzi pubblici. In seguito all'opposizione dei cittadini, il Comune ha avviato dei controlli di resistenza sui singoli alberi, che ha portato all'abbattimento selettivo di soli ventinove esemplari, con un notevole risparmio economico. Tutti gli altri sono stati mantenuti e, adeguatamente potati ogni anno, hanno resistito alla devastante tempesta abbattutasi su Milano nel luglio di quest'anno.
Prospettive
Nel futuro, se non ci sarà un'inversione di tendenza, i pochi grandi esemplari presenti nell’abitato di Bedero sono a rischio di abbattimento. Nelle aree pubbliche di recente risistemazione, si è scelto di impiantare per lo più essenze cespugliose ornamentali a crescita ridotta. L’ombra degli alberi negli spazi del paese resterà un lontano ricordo?
Giovani promesse
In controtendenza, quattro piccoli cedri stanno crescendo dietro la fermata del bus, al bivio per Masciago. Donati e impiantati dalla ditta forestale di Samulele R., questi alberelli sono le quattro piccole promesse per il nostro futuro. Se ne stanno lì, invisibili, clandestini; senza l'intervento di un anonimo salvatore, sarebbero stati già soffocati dalla esuberante vegetazione spontanea.
Il commento del selvicoltore
Le piante che abbiamo intorno hanno tanti effetti positivi. Mi piace ricordare che hanno anche un effetto psicologico: ci danno serenità. Non ci si fa caso, ma stare sotto un albero ci fa stare meglio. Le piante fanno stare bene la gente, la fanno guarire.
Se facciamo una conta delle piante rimaste negli spazi pubblici di Bedero, ci bastano le dita di due mani: sono stati fatti tagli non necessari. Prima di mettere mano a una pianta che è della comunità, bisognerebbe consultare i cittadini. Si capisce che certe piante in certi luoghi sono diventate troppo grandi e non stanno più bene lì dove si trovano. Si può anche tagliarle, non discuto: ma allora è importante reimpiantare. È questo che fa la differenza, che denota una visione ‘green’ - come si dice adesso (Comune green, scuola green…)
È bello vedere una pianta crescere. La piantiamo, e sappiamo che tra venti anni ci sarà qualcuno che ne godrà. Non avremo critiche, ma riconoscenza.
Sono un esperto di alberi: non è che cerco lavoro, piuttosto ci tengo a esprimere il mio parere. Quello che ritengo più importante è inserire le piante negli spazi pubblici, ogni volta che c’è l’occasione, laddove è possibile. È la prima cosa da fare, perché ci vorrà del tempo per vedere i risultati. Poi si penserà alla gestione. La cura del verde può essere affidata a qualcuno che è senza lavoro, sarebbe un modo per aiutarlo: gli si insegna i fondamenti, poi può continuare da solo.
8 settembre 2023, Gabriele K. e Samuele R.
Inizia un nuovo anno scolastico nella scuola materna del paese: il novantottesimo.
Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti. Quali le prospettive?
Demografia – Rispetto agli anni dello spopolamento, ‘60 e ‘70, la popolazione di Bedero è significativamente cresciuta, ma il tasso di natalità è calato, come nel resto d’Italia.. In numeri assoluti, i bambini nascono oggi in paese in numero esiguo, comparabile a quello degli anni ‘60 e ’70.
Domanda - Le coppie giovani faticano a conciliare tempi di lavoro e tempi di cura e necessiterebbero di servizi per la prima infanzia con orario flessibile e prolungato, a partire dall’anno di vita del bambino, o anche prima.
L’offerta del territorio è limitata; chi trova soluzioni nel circondario, tende poi a continuare la frequenza scolastica nel contesto in cui il bambino è già stato inserito.
Difficoltà - L’asilo di Bedero deve fare fronte a piccoli numeri: pochi bambini e limitate risorse. In queste condizioni, è già difficile garantire lo standard minimo (apertura di una scuola materna in orario convenzionale) e sembra impossibile offrire un servizio di asilo nido o di ampliamento dell’orario. Certamente l’organizzazione attuale non lo consente.
Potenzialità - L’attuale sede dell’asilo è il risultato di uno sforzo collettivo che data a 100 anni fa, con il concorso di una amministrazione comunale risoluta, di qualche facoltoso benefattore, delle piccole donazioni e della manodopera gratuita di tutta la popolazione. La gestione di questi 100 anni ha visto sempre in primo piano l’impegno della comunità, che ha percepito questa istituzione come un bene comune. Il coinvolgimento è necessario anche oggi: anzi, a maggior ragione oggi, nel tempo delle culle vuote. Una comunità deve avere a cuore le nuove generazioni, se ha a cuore il suo destino.
Immaginazione - Estendere il servizio: ma come? Per il momento, lo sforzo immaginativo ha prodotto tre ipotesi: le prime due hanno per orizzonte la sopravvivenza dell’istituzione, la terza è più ambiziosa, difficile e lungimirante.
a. Si può pensare a una rete di volontariato autogestita delle famiglie, magari sul modello di una banca del tempo, che si attivi per rendere più elastico l’orario di servizio: una fascia di prescuola, una di doposcuola (magari estesa ai bambini delle elementari che arrivano con il bus a poca distanza), un servizio straordinario a cadenza mensile con apertura serale o di sabato, per offrire ai genitori piccoli spazi di libertà.
b. Se il volontariato non bastasse, questi stessi servizi potrebbero essere progettati come servizi a pagamento per le famiglie, che ne spartiscono i costi: una baby sitter collettiva potrebbe avere un costo abbordabile e costituire una occasione di lavoro per qualche persona del paese.
c. L’esercizio collettivo dell’immaginazione si è spinto più in là, prefigurando la costituzione di una rete con le strutture per l’infanzia di uno o più paesi vicini per realizzare un’organizzazione di più larga scala. Le difficoltà paiono rilevanti, ma la pista è senza dubbio interessante. La struttura di Bedero, con un parcheggio adiacente, attualmente in costruzione, potrebbe essere destinata ad accogliere i più piccini: servirebbe qualche adeguamento strutturale, ma non si prospetterebbero interventi radicali e costosi.
Progettualità – È necessario un grande sforzo progettuale. L’auspicio è che l’anno del centenario sia anche quello del rilancio, o addirittura della rifondazione del nostro asilo.
1 settembre 2023 - Laura V.
Se il tema è di tuo interesse, compila il QUESTIONARIO esplorativo. Per dare spazio alle tue riflessioni, vi è stato inserito uno spazio finale, in cui possono essere scritti liberamente COMMENTI e SUGGERIMENTI
Per documentarti, scarica il volantino ASILO BENE COMUNE, completo di grafici ed immagini
Vi proponiamo qui un intervista a Barbara Krüger, la musicista nostrana che, insieme a Marco Corsini, Yuriko Mikami e Matteo del Soldà, ha proposto uno spettacolare concerto nel cuore del centro storico del paese.
Maria Luisa ha incontrato la nostra violinista, per fare emergere i temi salienti dell’evento in una chiacchierata tra amiche.
Che tipo di concerto avete pensato?
Il nostro è un concerto alternativo: non solo musica classica. Dimostriamo che gli strumenti classici si possono utilizzare anche a favore di stili e generi diversi.
Anche il luogo dove vi esibite ha qualcosa di speciale...
La piazzetta è proprio bella, quasi una sala concerto naturale: possiede un’acustica perfetta. E poi, per me è un piacere suonare nel mio paese, proprio al suo centro !
Chi sono i musicisti con cui suonerai?
I colleghi sono anche amici: è divertente e piacevole suonare assieme, lo facciamo da tanti anni ormai. Suoniamo spesso assieme, sia in eventi privati che in contesti formali, abbiamo alle spalle concerti in tutto il mondo.
Come sei diventata una musicista?
Ho iniziato a fare concerti intorno ai venticinque anni, dopo il percorso di studio al conservatorio e vari master di perfezionamento. Diventare musicista è stata una scelta naturale: in casa c’era sempre musica, si andava ai concerti e in famiglia, fin da bambini, ci hanno fatto studiare musica perché, si diceva, “fa bene”… così è diventata una professione, per me come per mio fratello. Perché bisogna andare a sentire musica? Perché fa bene! Stimola la socialità e la condivisione; esiste uno scambio tra pubblico e artista, che si crea solo con la musica dal vivo. Non è in nessun caso riproducibile.
Perché questo concerto a Bedero ?
A Bedero sono cresciuta, qui ho vissuto fin da bambina. Ma andavo a scuola a Lugano e così mi è mancata l’interazione con le persone del posto, con cui ho legato più avanti. Mi auguro che la musica, che crea legami, possa stimolare anche la vita sociale del paese. L'occasione è perfetta per ritrovarsi a fine estate e "farci un po' di bene"!
16 agosto 2023 - Maria Luisa M.