Già in quello che potremmo definire il primo testo della letteratura occidentale, la Bibbia, compaiono descrizioni di terribili epidemie e catastrofi che si abbattono sull'umanità come punizione divina. Nell'Esodo (7-11) sono infatti descritte le piaghe mandate dal Signore a colpire il popolo.
Il primo ascendente più propriamente letterario del tema della peste è la descrizione di Tucidide (II, 47-54) della spaventosa epidemia importata dall'Egitto che infuriò nell'Atene sovraffollata di profughi durante la guerra del Peloponneso. La descrizione di Tucidide è scientificamente precisa e ricca di effetti drammatici: ad una precisa esposizione dei sintomi si accompagna la valutazione degli effetti morali che l'epidemia produsse in città.
Nell'ultimo libro del De rerum natura si conclude la cosmologia lucreziana e prosegue l'intento di spiegare razionalmente fenomeni anticamente legati a credenze superstiziose. Dopo la rassegna dei fenomeni atmosferici si passa a quella dei fenomeni terrestri, fra cui le epidemie, che vengono spiegate come concentrazione di germi nocivi che si raccolgono nell'aria, nell'acqua e nei cibi, portando morte e distruzione. Lucrezio porta come esempio di epidemia proprio la peste di Atene (VI, 1138-1286). La descrizione è drammatica, di grande suggestione linguistica e scenica.
In età augustea Virgilio riprese il tema dell'epidemia nel suo poema dedicato alla vita agreste, descrivendo un' epidemia di afta epizootica verificatasi nella regione alpina (Georgiche III, 470-566). Il poeta si sofferma sull'aspetto doloroso della piaga, e sulla tragedia che accomuna gli animali agli uomini: le atroci sofferenze degli animali offrono spunto per una meditazione sul mistero del male e della morte che non ammette soluzioni razionali.
Boccaccio apre il suo Decameron con l'infuriare di un'epidemia (Introduzione alla prima giornata). La peste, secondo Boccaccio cancella ogni ordine sociale e civile, annulla i freni morali e abbatte l'autorità delle leggi umane e divine, e la descrizione mescola tratti realistici a suggestioni letterarie. Sarà infatti lo sconvolgimento del mondo circostante ad avvicinare i giovani protagonisti del racconto e a spingerli a solidarizzare fra di loro.
Esiste un sito interamente dedicato al Decameron, The DecameronWeb, nel quale si trova il brano della prima giornata. Il sito ha una grafica piacevole e permette una serie di approfondimenti sul contesto dell'opera. Si può trovare una biografia (Boccaccio), il testo in inglese e italiano (The Text), brevi saggi critici (Literature, Society, Religion) e una contestualizzazione storica (History). Una delle rubriche è poi dedicata alla peste nel suo aspetto scientifico (origini, cause effetti) e come motivo letterario. È anche sviluppato un interessante parallelo fra la novella di Lisabetta da Messina (IV, 5) e il brano dell'Introduzione.
Petrarca e la peste di Firenze
Sempre partendo dal Decameron Web è possibile accedere ad alcune lettere di Petrarca (tradotte in inglese) che trattano dell'epidemia in Toscana nel 1348.
La peste del 1348 nelle Cronache toscane
Informazioni storiche sulla peste del 1348 sono anche nelle Cronache di Firenze, Pistoia e Lucca contenute nel sito Plague and Public Health in Renaissance Europe dove i testi sono però tutti tradotti in inglese.
La peste di Londra raccontata da Defoe e Samuel Pepys (1665)
Nella letteratura inglese esiste un celebre resoconto della terribile epidemia che infuriò a Londra nel 1665, A journal of the Year of the plague di Daniel Defoe. Della stessa pestilenza trattano anche alcune pagine dei diari di Samuel Pepys.
I Promessi sposi e la peste di Milano del 1630
Le pagine che Manzoni dedica alla peste di Milano offrono un'interpretazione in chiave provvidenziale dello spaventoso evento: nel lazzaretto milanese infatti si riannodano le vicende dei protagonisti, di Renzo e Lucia, ma anche di Don Rodrigo e Padre Cristoforo, che durante l'epidemia moriranno.
La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe
In chiave fantastica e simbolica è trattato il tema dell'epidemia che stermina i protagonisti nel famoso racconto di Poe. Sulla rete è presente anche un profilo del testo, con notizie sulla vita e le opere dell'autore.
During the course of a plague, Prince Prospero calls together his friends to come to his castle for fun and frolic until the danger of pestilence has passed. A masquerade is planned, and in typical "Poesque" fashion the great halls are described in imagery that foreshadows a horror to follow. The night of the ball comes, the guests arrive in their costumes and the festivities begin.
The gaiety is interrupted by the arrival of a guest, dressed in the garments of the grave besprinkled with the scarlet blood associated with the plague of "red death." The intruder stalks the halls until confronted by the host in (of course) the black hall. Without explanation, the host falls dead at the masquer's feet and the revelers, setting upon the intruder, find that the costume is "untenanted by any tangible form." Whereupon, the guests began to die in their tracks as they acknowledge the presence of the Red Death. This is quite typical of many of the tales by Poe, in which there is a bit of truth and morality tied to a horror story of fantastic dimensions. The focus on the frequency with which the wealthy chose to flee from plagues is reminiscent of such works as Boccaccio's Decameron, and journals from the years of the bubonic plague in Europe. Poe dresses it up in powerfully overt images of sensual texture and color, with symbols such as an ebony clock striking midnight and windows that turn admitted light to a blood hue. Subtle this piece is not; fun to read and discuss in terms of human behavior it is.
La peste di Albert Camus
In epoca contemporanea, un romanzo che entra negli aspetti medici, ma soprattutto psicologici, dell'epidemia è quello di Camus.
Una mattina di aprile degli anni '40 a Orano, in Algeria, il dottor Rieux, preoccupato per l'imminente partenza della moglie malata per un sanatorio, scopre un topo morto. Questo insolito evento segna l'inizio di un'epidemia di peste bubbonica che assedierà la città fino al febbraio successivo. Nel corso dei lunghi dieci mesi Rieux, i suoi conoscenti, amici, colleghi e concittadini si confrontano, ciascuno a suo modo, con le trasformazioni individuali e sociali causate dalla malattia divorante. La separazione, l'isolamento e la miseria diventano la sorte comune di personaggi distinti le cui azioni, pensieri e sentimenti costituiscono un quadro dinamico dell'uomo imprigionato. Come chiarisce l'epigrafe, la prigionia a causa della peste è metafora di altre forme di occupazione. Tuttavia, l’impatto dell’epidemia è pienamente reso, anche rispetto ad altre piaghe storiche. Insieme, l'epigrafe e il corpo del romanzo invitano a una discussione sulle teorie letterarie della rappresentazione e in particolare, a causa dell'argomento e del suo trattamento, sulla rappresentazione della malattia e di argomenti correlati. Inoltre, attraverso le reazioni dei personaggi individuali e degli elementi collettivi della società, questo grande romanzo esplora temi più ampi come la libertà, la responsabilità, l'amore e la morte, il tempo e l'esilio, esaminando più specificamente il dovere del medico, le interazioni della sfera biologica, psicologica e gli aspetti sociali della vita, la sfida alla fede religiosa posta dalla sofferenza degli innocenti e l’importanza e i limiti del romanticismo, della famiglia e degli amici.