Lo scultore Lisippo ritrasse Alessandro con espressione ispirata, simile a un Dio. Il ritratto, di cui esistono molte copie, costituirà un canone, vivo fino al medioevo e oltre: quello del sovrano in apoteosi, con lo sguardo rivolto al cielo.
Lo scrittore Massimo Manfredi nel romanzo Alexandros (Mondadori, Milano 1998) narra il momento in cui Alessandro vede il ritratto fattogli da Lisippo.
Il giovane rimase folgorato alla vista della propria effigie prodigiosamente imitata dalla diafana tonalità della cera e sentì un’onda di commozione salirgli dal cuore. Anche Aristotele si avvicinò all’opera. C’era molto di più che un ritratto in quelle forme superbe ed estenuate al tempo stesso, nel caos fremente di quella capigliatura che confinava e quasi assediava il volto di sovrumana bellezza, la fronte maestosa e serena, gli occhi allungati, soffusi di una misteriosa malinconia, la bocca sensuale e imperiosa, il contorno sinuoso e netto delle labbra. C’era un grande silenzio in quel momento e una grande pace nella stanza pervasa dalla luce liquida e soave della sera; nella mente di Alessandro risuonavano le parole del suo maestro che narravano della forma che plasma la materia, dell’intelletto che regola il caos, dell’anima che imprime il proprio marchio alla carne deperibile ed effimera. Si girò verso Aristotele che contemplava con i piccoli occhi grigi da sparviero un miracolo che sfuggiva alle categorie del suo genio e domandò: – Che cosa ne pensi? Il filosofo si riscosse e volse lo sguardo all’artista che si era lasciato andare su uno sgabello, come se le energie fino a quel momento profuse con folle prodigalità si fossero d’un tratto esaurite. Se Dio esiste – disse – ha le mani di Lisippo.
L'aspetto fisico di Alessandro ci è noto soprattutto dalle statue di Lisippo, l'unico scultore che il grande condottiero ritenne degno di raffigurarlo. Del resto solo Lisippo è riuscito ad effigiare in modo così perfetto certi particolari della sua persona, come il collo leggermente piegato a sinistra e la dolcezza languida dello sguardo: atteggiamenti che molti successori di Alessandro e molti amici cercarono di imitare."
(Plutarco, Vite parallele, Alessandro, IV)