1901-1904
«Cominciai a dipingere in blu quando riconobbi che Casagemas era morto.» (Pablo Picasso)
Donna che stira, 1904
Degas, Le stiratrici 1884
Degas, Lavandaia 1875
Carlos Casagemas, 1901
Fu amico di Pablo Picasso durante il periodo in cui quest'ultimo soggiornò a Barcellona negli anni Novanta dell'Ottocento e poi a Parigi dal 1900 in poi. La sua figura acquisì una dimensione mitica in seguito al suo suicidio, che influenzò la ricezione della sua opera, tanto che la persona, in un certo senso, oscurò l'artista.
Fu lì che si innamorò di Laure Gargallo, conosciuta come Germaine Pichot , una modella. [ 4 ] La sua impotenza causò il fallimento della relazione. Profondamente depresso dal rifiuto di Germaine, tentò di ucciderla con una pistola nel Café Hippodrome di Parigi, oggi Palazzo Clichy. [Dopo aver mancato il colpo, puntò la pistola alla sua testa e sparò, ponendo fine alla sua vita all'età di 20 anni.
Vecchio chitarrista cieco, 1903
Evocazione, 1901
Poveri in riva al mare, 1903
La bevitrice di assenzio, 1901
Degas, L'assenzio
Il Cubismo trae origine dalle sperimentazioni di Pablo Picasso e Georges Braque (1882-1963), che prendono il via proprio dall'esperienza fatta da Picasso nell'elaborazione del dipinto "Les demoiselles d'Avignon": subito dopo, tra 1907 e 1908 Braque dipinge "Il grande nudo", che mostra l'elaborazione in atto. Fondamentale è anche una rivoluzionaria rilettura dell'opera di Cézanne, in particolare della sua riduzione della realtà alle forme geometriche essenziali. I due artisti si muovono all'unisono alla ricerca di una visione che consenta la compenetrazione tra oggetto e spazio, nella quale introducono, attraverso la resa simultanea dei diversi punti di vista, la quarta dimensione: il tempo. La prima fase della loro ricerca viene definita "Cubismo analitico", per il rigoroso processo di scomposizione e ricomposizione delle forme in soluzioni quasi astratte; tra 1911 e 1912 un nuovo filone di indagine prende il nome di "Cubismo sintetico", in cui Picasso e Braque sperimentano le nuove tecniche del "papier collé" (accostamento di ritagli di carta di diversa foggia e provenienza, in abbinamento alla pittura) e del "collage" (in cui si introducono anche gli oggetti più disparati, provenienti dalla vita reale). Molti artisti verranno influenzati dalle ricerche cubiste, tra cui Robert Delaunay che, insieme alla moglie Sonia Delaunay Terk, sarà il principale esponente della corrente del cosiddetto "Cubismo orfico", incentrato su un uso simbolico del colore.
Cinque prostitute, iconiche figure definite da una linea dura e tagliente in forme geometrizzanti, si stagliano in posizione frontale nella stanza di un bordello, un ambiente di cui indoviniamo soltanto un tendaggio e alcuni frutti in primo piano. Con quest'opera rivoluzionaria prende il via il Cubismo, uno dei movimenti artistici che hanno inciso più profondamente sugli sviluppi dell'arte del Novecento. I corpi delle "demoiselles" si fondono con lo spazio circostante in un processo di scomposizione e ricomposizione in una scena che offre in contemporanea i diversi punti di vista dei soggetti. La sfida che Picasso si pone è ardita: rinnovare un tema radicato nella cultura figurativa della tradizione come il nudo femminile, facendone il punto di partenza per un nuovo linguaggio che superi definitivamente la concezione dell'arte come rappresentazione della realtà. Dalla scultura egizia a quella classica, da Michelangelo a Ingres, sino ai riferimenti più recenti come Toulouse-Lautrec, Cézanne e Matisse - che critica l'opera quando la vede - Picasso si misura con ogni possibile modello.
Lettura di Chiara Frugoni e Alessandro Barbero
La devastazione, conseguenza terribile delle incursioni [barbariche], ben si riflette in una scena tratta dalla cosiddetta Apocalisse di Saint-Sever: e cioè l'unico e manoscritto illustrato del Commento all'Apocalisse di Beato di Liébana che sia stato prodotto al di fuori della Spagna, anche se largamente dipendente da modelli spagnoli.
Fu commissionato da Gregorio Muntaner (1028- 1072), abate di Saint-Sever nella Francia sud-occidentale, e conosciamo anche il nome del pittore, Stephanus Garsia. La miniatura rappresenta gli effetti del suono della tromba del secondo angelo (Apoc. 8, 8). L'impietoso realismo dei cadaveri galleggianti, degli uomini, di una donna e del neonato, e delle bestie, scelte con cura fra quelle che potremmo trovare in un villaggio (un cavallo con ancora la sella e i finimenti, un cane, una pecora, una capra, un mulo, che le scritte nominano uno per uno), ha un effetto incancellabile .
Il pittore ha aggiunto anche particolari tratti dal Diluvio universale, la colomba sull'albero di ulivo con il rametto in bocca, il corvo che si ciba degli affogati. I colori irreali fanno dimenticare la montagna incandescente del racconto apocalittico, che trasforma il mare in un mare di sangue; il pittore dipinge quasi pensasse a un tragico e immoto disordine terrestre, al silenzio che ha spento ogni vita dopo l'incursione dei razziatori.
Picasso nel 1937 si ispirò a questa miniatura per una larga parte di Guernica, la grande tempera su tavola nella quale ritrasse gli effetti del bombardamento della cittadina spagnola di Guernica compiuto dall'aviazione tedesca durante la guerra civile (fig. 12). Si vedano a sinistra la donna con il bimbo fra le braccia e poi il grande uomo calvo dalla bocca spalancata, il cavallo con la criniera al vento fermato in una terribile smorfia: sono puntuali citazioni della donna affogata e del figlioletto, del grande cadavere di un uomo calvo in primo piano e del cavallo rovesciato con la lingua a penzoloni nella nostra miniatura. Che Picasso abbia preso a modello gli effetti del diluvio incandescente nel mare conferma la carica evocativa del modello, specchio convincente dell'orrore della guerra.
Chiara Frugoni, Alessandro Barbero, Medioevo, Storia di voci, racconto di immagini, Laterza, Roma-Bari 1999, pagina 132
Beato di Liebana, Apocalisse
Il Musée Picasso, già Château Grimaldi di Antibes, è stato costruito sulle fondamenta dell'antica città greca di Antipolis.
Nel 1608 divenne una roccaforte della famiglia Grimaldi e da allora ha portato il loro nome. Nel 1702 divenne il municipio di Antibes. Dal 1925 il castello era conosciuto come il Museo Grimaldi.
Nel 1946 fu la casa per sei mesi dell'artista Pablo Picasso. Oggi il museo è conosciuto come il Museo Picasso, il primo museo al mondo ad essere dedicato all'artista.
Lo stesso Picasso ha donato opere al museo, in particolare i suoi dipinti "The Goat" e "La Joie de Vivre". Nel 1990 Jacqueline Picasso ha donato al museo molte opere di Picasso. Questi includevano 4 dipinti, 10 disegni, 2 ceramiche e 6 incisioni. Questi sono esposti al castello oltre alle 3 opere su carta, 60 incisioni e 6 tappeti di Pablo Picasso che il museo ha raccolto tra il 1952 e il 2001. Oggi la collezione conta 245 opere di Picasso.
Nell'estate del 1946, Picasso e la sua amante Françoise Gilot lasciarono Parigi e si diressero verso il sud della Francia per stare con un amico incisore, Louis Fort.
Nel suo libro Life with Picasso, Gilot descrive il piccolo borgo di Golfe-Juan, sulla costa tra Antibes e Cannes, quasi deserta quando visitarono per la prima volta. In questi giorni la zona pullula di turisti e la spiaggia è fiancheggiata da lettini e ristoranti costosi. Fu su questa spiaggia che Picasso incontrò un altro amico, il fotografo Michel Sima, che gli parlò dello spazio di Château Grimaldi, un forte romano che fu ricostruito nel XIV secolo e acquistato dalla corona francese.
Ora di proprietà della città di Antibes, era stato ribattezzato Musée Grimaldi e ospitava reperti archeologici
Il curatore del museo stava lottando per riempire il suo vasto spazio ed era più che felice di dedicare l'ex sala delle guardie al secondo piano a Picasso come suo studio.
Il soggiorno dell'artista potrebbe essere stato breve - è rimasto all'incirca da metà settembre a metà novembre di quell'anno - ma la sua produzione è stata prodigiosa: 23 dipinti e 44 disegni sono usciti dai suoi due mesi ad Antibes.
Picasso promise al curatore che avrebbe decorato le pareti del castello come ringraziamento. Ma erano in condizioni difficili e alla fine Picasso non riuscì a mantenere la sua promessa, ad eccezione di un disegno di grafite, Les Clés d'Antibes.
Tuttavia donò il lavoro che aveva fatto lì al museo, stabilendo che avrebbero dovuto rimanere lì permanentemente. "Chiunque voglia vederli dovrà venire ad Antibes", dichiarò.
La Joie de Vivre (1946)
Il dipinto di Picasso La Joie de Vivre (1946) è emblematico della sua permanenza ad Antibes, che riflette non solo l'eredità greco-romana del vecchio porto mediterraneo, ma anche l'atmosfera di Picasso all'epoca.
La composizione è basata sulla mitologia greca; raffigura una ninfa che suona il tamburello, creature selvagge come cavalli e fauni che danzano e suonano il duale, un flauto a doppia canna tipico di questa parte della Francia.
Si riferisce alla storia di Antipolis (il nome greco di Antibes) ed è anche un omaggio a Gilot, la sua musa ispiratrice dell'epoca.
La Joie de Vivre è appesa al secondo piano del museo, nello spazio che è diventato lo studio di Picasso. La luce del sole filtra attraverso le sue finestre fortificate e il Mediterraneo brilla oltre. Non è difficile capire da dove viene la sua ispirazione.
Il dipinto è anche intrigante per i materiali usati da Picasso. Quando arrivò in città c'era una carenza di materiale artistico, quindi ha lavorato con ciò che era disponibile a livello locale. Invece di tela, il pannello era fatto di cemento-amianto; Picasso ha anche usato la vernice per barche procurata dalla banchina, che ha applicato usando i pennelli per uso domestico.
Ha ragionato che questi materiali sarebbero perfetti per l'ambiente e il clima.
Un altro dipinto iconico qui è il trittico Ulysse et les Sirènes (1947), in cui le fattezze dell'eroe greco sono rappresentate dagli interni dei ricci di mare; dietro di lui possiamo vedere la sua barca e oltre le cime innevate delle Alpi. Tale è l'influenza di Antipolis in questo dipinto che è quasi inconcepibile che possa essere appeso altrove.
Ulysse et les Sirènes (1947)
Picasso scoprì nel 1936 la “città dei cento vasai ” e ci andò a vivere tra il ‘48 e il ‘55 cimentandosi nel modellare la terra. Le ceramiche prodotte in questi anni sono una dimostrazione ulteriore del suo genio. Nel ‘59, dipinse “La Guerra e la Pace” nella cappella sconsacrata del castello trasformando l’antico santuario abbandonato in una sorta di Tempio della Pace. Il castello è diventato il Museo Nazionale Pablo Picasso. Ma a Vallauris l’artista lasciò anche una delle sue più celebri sculture, per ringraziare la popolazione della calorosa accoglienza: “L’uomo con la pecora” che si può ammirare nella piazza del mercato nel centro cittadino.
Natura morta