L'area selezionata si caratterizza per una scarsa coesione urbana. In particolare, la linea del tram 2 rappresenta una netta separazione tra due tessuti edilizi distinti: da un lato, un impianto regolare costituito da palazzine residenziali risalenti agli anni ’50; dall’altro, un sistema insediativo riconducibile alla struttura rinascimentale. A nord di viale Tiziano, invece, il contesto urbano si distingue per una stratificazione edilizia più recente, con la presenza di edifici moderni di rilevanza architettonica e culturale, quali lo Stadio Flaminio, il Palazzetto dello Sport, l’Auditorium Parco della Musica e il Villaggio Olimpico.
L’unica eccezione alla predominanza dell’edilizia tradizionale a sud di viale Tiziano è rappresentata dall’edificio del MAXXI. In questo scenario, Piazza Apollodoro emerge come un nodo strategico che necessita di una maggiore connessione tra i due frammenti urbani. La configurazione attuale evidenzia una chiara frattura nel tessuto cittadino, determinata sia dal tracciato della linea tramviaria 2 sia dalla viabilità di viale Tiziano, che contribuiscono a rafforzare la discontinuità spaziale e funzionale dell’area.
Piazza Apollodoro è un luogo in bilico tra diverse anime urbane, privo di un’identità chiara e riconoscibile. Da un lato, la forza simbolica dell’Auditorium Parco della Musica e dello Stadio Flaminio, due punti di riferimento culturali e sportivi; dall’altro, un’edilizia più anonima e frammentata, che non dialoga con i primi elementi. Questa discontinuità spaziale e funzionale impedisce alla piazza di assumere un ruolo definito all'interno del tessuto urbano, trasformandola in uno spazio di passaggio piuttosto che in un luogo vissuto.
Anche la presenza della linea del tram 2, che attraversa la piazza senza integrarsi armoniosamente con essa, contribuisce a rafforzare questa condizione di indefinitezza. Il tram diventa una sorta di elemento di separazione più che di connessione: il suo percorso non valorizza lo spazio, ma lo divide ulteriormente, accentuando la percezione di una frattura tra le due sponde urbane. Non esistono punti di aggregazione o elementi capaci di unificare le diverse parti della piazza, e l’assenza di un disegno urbano coerente fa sì che questo spazio resti un non-luogo, privo di una memoria collettiva e di una chiara identità.
Senza una narrazione spaziale condivisa, Piazza Apollodoro rimane un'area marginale, un nodo di transito che non invita alla sosta né alla fruizione attiva, rafforzando la sensazione di dispersione e di mancata appartenenza.