L'opera Shibboleth di Doris Salcedo, realizzata nel 2007 per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra, si presenta come una profonda fessura che attraversa il pavimento del museo per circa 200 metri. Questo crack, apparentemente una rottura accidentale, in realtà è un atto profondamente simbolico che esplora le divisioni sociali, politiche e identitarie che caratterizzano il nostro mondo. Il termine "shibboleth" si riferisce a parole o modi di esprimersi che separano un gruppo da un altro, rivelando un'identità spesso imposta o esclusa.
shibboleth (da Treccani)
(šibbolètħ) s. ebr. (propr. «spiga»; «torrente»), usato in ital. al femm. – In linguistica, termine col quale si indica una parola o locuzione che può essere usata come segno di riconoscimento di un gruppo linguistico determinato in base a varianti della sua pronuncia; il termine deriva da un episodio biblico (Giudici 12, 6) in cui la variazione nella pronuncia della sibilante iniziale (prepalatale ovvero dentale) consentiva di distinguere gli appartenenti a due tribù in guerra; una distinzione simile si osserva tra i varî sottogruppi linguistici del croato.
Doris Salcedo, artista colombiana, affronta temi di colonialismo, disuguaglianza e frammentazione sociale attraverso una spaccatura che diventa un segno fisico di separazione, un confine imposto tra chi appartiene e chi è escluso. La sua opera non è solo un'interruzione spaziale, ma un invito a riflettere sulla storia e sulle cicatrici che le società portano con sé.
Nel progetto architettonico, il crack viene recuperato in una chiave opposta rispetto a Salcedo: se in Shibboleth la frattura è un simbolo di separazione e disgregazione, in questo intervento essa diventa il punto di connessione in uno spazio dominato dalla frammentazione e dalla mancanza di un'identità omogenea. Questo ribaltamento concettuale trasforma il crack da segno di divisione a elemento unificatore, un passaggio ipogeo che riunisce ciò che appare disperso.
L'idea di uno spazio architettonico che nasce dalla frattura trova riscontri nel pensiero di Lucio Fontana e nelle sue celebri tele tagliate, che non rappresentano distruzione ma una nuova dimensione spaziale. Come evidenziato dal testo di riferimento, Fontana non si limita a creare un gesto pittorico, ma introduce una modalità di pensiero spaziale che apre alla possibilità di abitare il vuoto. Questa stessa idea si ritrova nel progetto, dove il crack diventa una struttura attraversabile, un varco che unisce piuttosto che dividere.
Un altro riferimento essenziale è il lavoro di Alberto Burri, in particolare il suo Cretto, nel quale la superficie fratturata della materia non è semplicemente un simbolo di rovina, ma una traccia viva del tempo, della memoria, della storia. In questo caso, il crack architettonico assume una funzione simile: anziché limitarsi a evocare la frammentazione identitaria, esso si fa luogo di attraversamento e ricomposizione.
Shibboleth di Doris Salcedo
Attese di Lucio Fontana
Grande Cretto di Alberto Burri
L'operazione che il progetto compie è quindi un atto di resistenza e trasformazione: il crack, da elemento di rottura, diventa la matrice di uno spazio in cui la discontinuità non è più una barriera, ma una soglia che apre a nuove possibilità di connessione.
In un contesto dominato dalla frammentazione, il progetto lavora sulla tensione tra separazione e unione, dimostrando che la frattura può diventare un principio generatore anziché distruttivo. Questo approccio non solo dialoga con Shibboleth e con le pratiche artistiche di Salcedo, Fontana e Burri, ma suggerisce una riflessione più ampia sul ruolo dell'architettura come strumento di riconciliazione spaziale e sociale.
L'arte e l'architettura, quindi, non sono semplicemente espressioni formali, ma atti che incidono sulla percezione dello spazio e della collettività, ponendo interrogativi sulla nostra capacità di trasformare il mondo. Questo progetto, come Shibboleth, non lascia indifferenti:
invita a osservare ciò che appare rotto non come un limite, ma come un'opportunità per creare nuove connessioni.
Curioso il fatto che il termine Shibboleth non si limiti all'opera di Salcedo o al suo significato storico, ma ha anche un'importante applicazione nel mondo dell'informatica. Shibboleth è infatti un sistema di single sign-on (login) utilizzato per autenticare identità digitali in reti informatiche. Questo sistema permette a diverse entità di riconoscersi e connettersi attraverso un'unica credenziale, superando la frammentazione dell'accesso a molteplici piattaforme.
Analogamente, il progetto Connexxio adotta un principio simile, fornendo un'identità unificata per il sito, permettendo agli utenti di muoversi tra diversi spazi fisici e digitali senza soluzione di continuità. Questo parallelismo rafforza l'idea che la frammentazione, sia essa sociale, architettonica o digitale, possa essere superata attraverso un sistema che favorisca la connessione e l'integrazione.