Luca Cipolla
Psicologo Psicoterapeuta
Psicologo Psicoterapeuta
Mondo
Scritto il 05/01/2026
Anticorpi di ferro
Democrazia e paura
Trump ha liberato il petrolio venezuelano dall'oppressione di Maduro, è difficile che applichi lo stesso slancio risolutivo a Kiev. I confini della vecchia Ucraina, quella che intimoriva la Russia, da tempo sono stati violati. Forse le cose non torneranno più come prima: l'Ucraina è cambiata, diventando una nazione fragile e dipendente dagli aiuti internazionali. La sua debolezza ha risvegliato in Europa il fantasma fobico della disgregazione e della guerra. La percezione del pericolo, per quanto non del tutto razionale, sta alimentando una progressiva e inarrestabile militarizzazione.
Anche l’Italia è vittima di questo clima paranoico: ci stiamo armando nell'illusione che si possa vivere più serenamente con una pistola sotto al cuscino. Di fronte a una malattia che sembra essere troppo aggressiva per i nostri anticorpi sentiamo il bisogno di "vaccinarci". E se invece si trattasse di un banale colpo di tosse? La risposta collettiva è che non si può rischiare. Si vis pacem, para bellum, si diceva un tempo: se vuoi vivere in pace, ti serve un cannone. È la logica della mobilitazione permanente. Appare più saggia la prospettiva di Leone XIV: “Il mondo non si salva affilando le spade”.
Non credo che la Russia rappresenti una minaccia esistenziale per l’Europa. Lo straniero, il barbaro distruttore che depreda, nella realtà non esiste. Quel barbaro è un abitante interno, un inquilino della nostra psiche. È la nostra paura. È lei la vera minaccia ai valori democratici europei, più dell'autoritarismo russo.
Cinema
Scritto il 19/12/2025
American Psycho
Ho tutte le caratteristiche di un essere umano
American Psycho (2000), un film per un pubblico adulto, è diretto da Mary Harron e ambientato nella New York del 1988; il soggetto è tratto dal romanzo omonimo di Bret Easton Ellis. Christian Bale, nel ruolo del protagonista, offre una performance magistrale, la quale è essenziale per rendere credibile l'ambiguità del personaggio. La colonna sonora si amalgama bene con la trama, esaltando il contrasto tra estetica patinata in stile anni Ottanta e brutalità degli eventi.
Patrick Bateman è un investment banker che manifesta una smodata ostilità verso chiunque; incapace di instaurare un rapporto empatico, prova soltanto odio e collera. Ogni gratificazione è legata alle funzioni corporee; il suo corpo, quindi, è una macchina perfetta. La sua vita sessuale, lontana da complicazioni amorose, si risolve in un va e vieni di prostitute. Si adopera per essere un bravo cittadino, tentando di eclissare il mondo di violenza interna che lo domina; ma lo sforzo fallisce: è un lupo e il travestimento da pecora non gli si addice. Lo si potrebbe definire un soggetto antisociale.
Ogni contatto umano è fonte di sofferenza; si sente costantemente in pericolo. Da questa posizione paranoide di base, deduce che sia legittimo riversare la sua rabbia su tutti e perde il controllo. Decide di vendicarsi, quindi comincia a uccidere. Lo fa in modo crudele, senza rimorso. Uccide un barbone e il suo cane; in pieno clima natalizio, si accanisce con un'ascia su un collega di lavoro che troppo spesso lo ha fatto sentire anonimo e insignificante. Dopo una serie di macabre esecuzioni e alla ricerca di un limite per la sua totale insensibilità emotiva, Patrick decide di confessare tutto al suo avvocato. Non viene preso sul serio. La società lo condanna all’indifferenza: in un mondo iperattivo e caotico che appiattisce ogni cosa, neanche la presenza del mostruoso riesce a emergere fino a perturbare. Il troppo pieno provoca ottundimento, anestetizza.
Patrick si deve rassegnare: esiste soltanto quando distrugge; esiste solo per distruggere.
Festività
Scritto il 11/12/2025
Festa del papà
Polvere sul trono vuoto
A fine Ottocento Nietzsche annunciò la morte di Dio; il nichilismo contribuì a erodere la fiducia nell’autorità paterna: la voce del padre, un tempo fiera e severa, si trasformò progressivamente nel lamento flebile di un vecchio. In un contesto di crisi del potere e privo di idee, in Italia si diffuse il berlusconismo: la celebrazione del Padre permissivo nacque dalla decomposizione del Super-Io collettivo.
Il padre-leader politico di oggi, screditato nella sua dimensione simbolica, non è un semidio o un eroe al quale erigere monumenti: mescola astutamente affari e geopolitica; cavalca l'indignazione popolare per soddisfare la sua ambizione. È pragmatico. Egli non si colpevolizza, ad esempio, per la martoriata Ucraina (in fondo, ognuno ha fatto quel che ha potuto); più in generale, non sente il bisogno di sacrificarsi per nessuno. Spesso cerca di nascondere le sue debolezze e talvolta vive una relazione conflittuale con la magistratura. Questo lo rende un nostalgico che segretamente brama la primordiale onnipotenza del padre dell’orda.
In Italia la festa del papà ricorre il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe: un modello di perfezione al quale quasi nessuno osa più ambire, perché ormai troppo lontano dalla realtà.
Cinema
Scritto il 07/12/2025
Melancholia
Che cosa ti aspettavi?
Melancholia (2011), scritto e diretto da Lars von Trier, è un film che incanta, fatto per accompagnare lo spettatore in una condizione mentale. La locandina dell’opera ritrae una Kirsten Dunst dalla bellezza eterea che ondeggia tra le foglie di ninfee, in un’inerzia spettrale. Nella colonna sonora, accanto a Richard Wagner, non avrebbe sfigurato Angelo Branduardi con la sua canzone La Sposa Rubata.
Justine, durante il suo ricevimento di nozze, prova un cupo sconforto; un’angoscia fino ad allora sconosciuta, di dimensioni cosmiche. Si allontana dalla festa: avverte in sé una spinta distruttiva e autodistruttiva che la spaventa, la destabilizza. È turbata. La sua identità diventa meno coesa, manifesta segni di depressione: i confini tra mondo interno e mondo esterno si confondono, evaporano; le vicende che caratterizzano la sua vita comunicano con una natura leopardiana, capricciosa e crudele.
Justine è splendida e felice in abito da sposa, eppure qualcosa non va: le mancano pace e tranquillità; si sente vulnerabile, oppressa da una pena impossibile da alleviare. Capisce che, nonostante gli sforzi mirati a raggiungere una vita serena, esistono eventi che sfuggono al controllo e vanificano tutto, cogliendo alla sprovvista. La condizione di Justine è difficile da esprimere a parole, forse perché accomuna ogni essere dell’universo: la Terra, dominata dall’uomo e soggetta alle sue regole, potrebbe essere distrutta dalla collisione con il pianeta Melancholia (gli scienziati seri dicono di no, ma sbagliano).
Attraverso l’esclusione dell’alterità la pulsione di morte si rafforza: Justine si isola in camera, tradisce il marito, si dimette dal lavoro e, infine, divorzia. Matura una condizione di alienazione. Melancholia ha ormai offuscato la stella rossa Antares con la sua massa bluastra. L’impatto planetario è prossimo: non c’è più spazio per la speranza. Justine, desensibilizzata da troppi stimoli dolorosi, accetta di soccombere alla sofferenza.
Mondo
Scritto il 02/12/2025
Escalation o resa
L'Ucraina in un vicolo cieco
Le sanzioni economiche protratte contro la Russia e il continuo invio di armi all'Ucraina (anche da parte nostra) hanno rallentato l'azione militare di Mosca, trascinando il conflitto in un'escalation lenta e inarrestabile che vanifica ogni sforzo diplomatico. Ormai non si discute più dell'impiego di strumenti risolutivi in grado di ribaltare le sorti delle ostilità in favore di Kiev; anzi, l'utilizzo di armamenti più avanzati, quindi più distruttivi, da parte ucraina renderebbe forse più probabile l'eventualità di un confronto diretto NATO-Russia, uno scenario dalle conseguenze catastrofiche che nessuno desidera. Indebolire la Russia non ha condotto a un facile negoziato di pace; l'ha resa, invece, più determinata nel perseguire i suoi obiettivi.
Una pace in tempi brevi rimane la meta auspicabile; tuttavia, la pace possibile si configura, per l’Ucraina, come una sostanziale resa. Zelensky fatica comprensibilmente ad accettare questa dura realtà. Ci sono, in effetti, importanti considerazioni da fare: nel mese di novembre la Russia ha strappato circa 700 km² di territorio all'Ucraina (dati dell'Institute for the Study of War); l'occupazione russa di parte dell'Ucraina limita de facto le possibilità di espansione della NATO nell’Europa orientale.
Le mie poesie
Scritta il 25/11/2025 *
Lucchetti
Non abbracci più il mondo
Le parole lucchetti chiusi
Il corpo le custodisce in silenzio
Migrano con ali immaginarie
Verso un orizzonte vuoto
Non lasciarle andare
*Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
Cinema
Scritto il 25/11/2025
A Beautiful Mind
È questo che faccio io: risolvo problemi
A Beautiful Mind (2001) è un film sulla vita del matematico e premio Nobel John Forbes Nash. La sceneggiatura è intrigante e Russell Crowe, nei panni del protagonista, mostra eccellenti capacità attoriali. In quest'opera si racconta il dramma di un grande intelletto che fallisce nel suo tentativo principale: imporre un ordine matematico all'imprevedibilità della realtà umana.
Sono gli anni della guerra fredda e gli USA hanno bisogno di uno come Nash. Gli affidano un progetto segreto legato alla crittografia; un incarico difficile da gestire per un uomo che si trova a suo agio solamente tra i numeri. Il contesto polarizzato in cui lavora lo contamina: la sua mente diventa uno strumento di difesa contro un mondo immaginario, che sempre più inaccessibile, lo perseguita. Inizia a formulare narrazioni deliranti via via più complesse. Tali tentativi onnipotenti di controllare la situazione caotica che egli stesso ha generato non lo aiutano; anzi, lo costringono all’alienazione, al ruolo di ingranaggio in una catena infinita e ingestibile di causalità. Perde così la sua libertà, rinuncia al cogito; il fallimento nel trovare un senso lo sprofonda nel catastrofismo e nella depressione. Gli viene diagnosticata la schizofrenia paranoide.
Le mie poesie
Scritta il 29/10/2025
Via Condotti
Una lumaca sta sciando
Il suo guscio di cristallo
Lascia una bava d'oro giallo
Società
Scritto il 24/10/2025
Urgenza climatica
Il polmone del mondo e l’apnea del progresso
A Belém, in Brasile, nel cuore dell'Amazzonia, dal 10 al 21 novembre si terrà la 30ª Conferenza delle Parti (COP 30), un importante appuntamento per discutere gli accordi sul clima. Questo contesto di ambizioni mondiali mi ha fatto riflettere.
Ormai quasi tutti abbiamo sviluppato una coscienza ecologica, quindi siamo determinati a raggiungere le zero emissioni di CO₂; un obiettivo che, ovviamente, condivido. A volte, addirittura, mi ritrovo a pensare che, come essere umano, sono costretto a produrre CO₂ con la respirazione; questo mi induce un leggero senso di colpa. Se poi considero tutti i km che ho percorso con il mio vecchio diesel, finisce che rischio una depressione da combustibile fossile.
Il vero desiderio è che il cervello vada d'accordo con i polmoni; che le nostre ambizioni di progresso siano in armonia con i processi naturali. L'intelligenza che ha creato le armi atomiche deve, ora, dimostrarsi capace di giungere a compromessi con la sensibilità necessaria a salvare il pianeta dalla catastrofe ambientale.
Sono scettico sulla possibilità di raggiungere un tale obiettivo in tempi brevi. Una politica destrorsa sta scrivendo la storia dell’Occidente, rinvigorita giorno dopo giorno dalla crisi democratica globale. Il ritorno all’obbedienza e la passività di una società atomizzata rallentano i tempi di risposta delle istituzioni alla crisi climatica: la transizione energetica, fatta di sacrifici e cambiamenti radicali, potrebbe diventare troppo difficile da sostenere per chi è votato all’individualismo.
Mondo
Scritto il 10/10/2025
Il Nobel che non c'è
Trump non si dà pace
La politica americana è da sempre stata influenzata dal dollaro, e per chi si lascia guidare dal denaro, l'unica pace perseguibile è spesso solo una pace di comodo. La logica capitalista, portata all’estremo, può arrivare a considerare guerra e pace come conseguenze marginali di affari che devono semplicemente andare in porto: la pace può trasformarsi nella “pace di cui abbiamo bisogno”; la guerra nella “guerra di cui abbiamo bisogno”. Dietro al capitalismo si agita lo spettro di una moralità volatilizzata, e il Nobel per la Pace è la sacra reliquia che serve a esorcizzarlo.
Donald Trump, ormai pacifista par excellence anche a causa della febbrile attività diplomatica che lo ha tenuto occupato tra Ucraina e Palestina, lo ha a lungo desiderato. L’ambito premio gli avrebbe riconosciuto ufficialmente il ruolo di uomo indispensabile per la risoluzione dei conflitti globali e avrebbe migliorato l’immagine del suo partito in vista del prossimo appuntamento elettorale. “In sette mesi ho messo fine a sette guerre”, dichiarava il Presidente USA il 23 settembre 2025 davanti all’Assemblea Generale ONU.
Alla fine, il Nobel per la Pace è andato a María Corina Machado, attivista venezuelana per i diritti umani. Il Comitato norvegese per il Nobel l'ha premiata per aver mantenuto “accesa la fiamma della democrazia in mezzo a un'oscurità crescente”.