attività da: Bernard Friot, un anno di Poesia, Lapis Edizioni
Ogni volta che ti chiederò di scrivere troverai accanto alla consegna l'immagine di un poeta, diciamo che lo chiamiamo per aiutarci e ispirarci.
Lasciamo sul nostro muro virtuale le nostre riflessioni, leggeremo e ascolteremo parole di altri, poi ci ritorneremo.
Una poesia
è quando hai il cielo in bocca,
è calda come il pane:
ne mangi
e ancora ne rimane.
Una poesia
è quando senti battere
il cuore delle pietre,
quando le parole battono le ali,
è un canto in prigionia.
Una poesia
è quando rigiri le parole
da cima a fondo
e hop!
diventa nuovo il mondo.
Cos’è poesia?
Un pomeriggio di pioggia che picchia sui vetri?
Il sole che si stiracchia al mattino?
La commozione sul viso antico della nonna?
Gli occhi rossi del tramonto?
Oppure il bidone della spazzatura, un martello pneumatico, il letto disfatto e la mela abitata dal verme?
Forse tutto è poesia, quel tutto che le parole ci insegnano a guardare con occhi diversi.
Gli occhi di un poeta.
La spazzatura che racconta di vite, il martello come i nostri pensieri che picchiano e non ci lasciano in pace, il letto caldo che ci consola e un piccolo verme affamato che ci sorride sazio di mela.
Sì, gli occhi del poeta ...
Simonamadf
Mi hanno spesso domandato quando scrissi la mia prima poesia, quando nacque dentro di me la poesia. Cercherò di ricordarlo. Molto tempo fa, durante la mia infanzia, quando avevo appena imparato a scrivere, sentii una volta un’intensa emozione e scrissi alcune parole semirimate, ma estranee a me, diverse dal linguaggio quotidiano. Le trascrissi in bella copia su un foglio, preso da un’inquietudine profonda, un sentimento fino allora sconosciuto, una specie di angoscia e di tristezza. Era una poesia dedicata a mia madre, a colei cioè che conobbi come tale, l’angelica matrigna la cui dolce ombra protesse tutta la mia infanzia. Assolutamente incapace di giudicare la mia prima produzione la portai ai miei genitori. Erano in sala da pranzo, immersi in una di quelle conversazioni a voce bassa che dividono più di un fiume il mondo dei bambini e quello degli adulti. Porsi loro il foglio con quelle righe, ancora tremante per la prima visita dell’ispirazione. Mio padre, distrattamente, lo prese in mano, distrattamente lo lesse, distrattamente me lo restituì, dicendomi: - Da dove l’hai copiato? E continuò a parlare a bassa voce con mia madre dei suoi importanti e remoti affari. Mi pare di ricordare che fu così che nacque la mia prima poesia e così che ricevetti il primo distratto cenno di considerazione dalla critica letteraria.
Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto, Milano, SugarCo, 1980, p. 28.
Ascoltiamo la lettura di La signora Westvessel e i vermi poetici da Chiara Carminati, Fare poesia con voce, corpo, mente e sguardo, pp. 11 - 12
WHO? Chi è il poeta?
Fu questo un poeta-colui che distilla
Un senso sorprendente da ordinari
Significati, essenze così immense ... (E, Dickinson)
WHAT? Che cos’è la poesia?
Musica, prima d’ogni cosa... (P. Verlaine)
WHERE? Dove la poesia?
Ma la poesia che piomba da altezze sconosciute Quando attendi gli spruzzi dalla pietra
Laggiù, lontano...(V. Nabokov)
WHY? Perché la poesia?
Poesia, perché mentre con te
Io andavo consumandomi
Tu continuavi a sviluppare
La tua freschezza eterna...(P.Neruda)
WHEN? Quando la poesia?
Quando trovo in questo mio silenzio
Una parola scavata
È nella mia vita, come un abisso... (G. Ungaretti)
Ora riprendiamo le nostre parole, ognuno le legge PRIMA IN SILENZIO DA SOLO, poi LE CONDIVIDE CON IL PROPRIO VICINO. Dopo queste riflessioni e condivisioni potete completare, cambiare, cancellare ciò che avete scritto a inizio lezione, o magari lasciarlo così com'è. Qualsiasi variazione la trascrivete nel muro virtuale sotto al vostro commento. Ricordate che tutto andrà fatto con calma e bisbigliando, la poesia e la riflessione hanno bisogno di silenzio.
Oh me! Oh vita! Di queste domande che ricorrono,
Degli infiniti cortei di infedeli, di città gremite di stolti,
Di me stesso che sempre mi rimprovero, (Perché chi più stolto di me, chi più infedele?)
Di occhi che invano bramano la luce, degli scopi meschini, della battaglia sempre rinnovata,
Dei poveri risultati di tutto, delle sordide folle ansimanti che vedo intorno a me,
Degli anni inutili e vuoti del resto, io intrecciato col resto,
La domanda, ahimé!così triste, ricorrente
-Cosa c’è di buono in tutto questo, o me, o vita?
Risposta:
Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
Che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un verso.
Walt Whitman