Una versione ristretta della grammatica: i princìpi fondamentali del leuto.
È una lingua compositiva, che unisce liberamente «radici» e desinenze grammaticali, secondo un ordine specificatore-specificato. In una parola si possono comporre quante radici si vuole. Es.: radice hum/ + desinenza /a = hum/a > huma ‘uomo’; hum/o > humo ‘umano’; hum/e > hume ‘umanamente’; hum/if/i > humifi ‘umanizzare’; hum/if/ent/o > humifento ‘umanizzante’.
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Pronuncia: si legge come l'italiano, a parte le lettere e i gruppi seguenti:
c come z di marzo
ch come ch nel tedesco Bach; ascolta
cx come c in cera
g come g in gatto
gx come g in gelo
h come h nell'inglese home; ascolta
i sempre vocalica; come in Riace (ri-a-ce), mai come in fiato (fia-to)
j come in francese, portoghese; ascolta
k come c in caldo
s come s in seta, mai come in risma
sc come sc in scena
th a metà fra t e f; ascolta
u nel gruppo qu, come in italiano; altrimenti sempre vocalica, come in duello (du-el-lo), mai come in buono (buo-no)
w come u in buono e aula
x cs
y come i in fiato e zaino
z come s in risma
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Accento: fisso sulla penultima vocale della parola; y, w e la u di qu non si considerano mai «vocali» per l'accento.
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Articolo: c’è solo quello indeterminativo, invariabile: o. Se non c’è, il sostantivo è determinato: o arboras = ‘degli alberi’; arboras = ‘gli alberi’.
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Sostantivi: distinguono singolare e plurale; hanno tre casi, nominativo, situativo, lativo. Situativo: stato in luogo o tempo, circostanza; lativo: moto a luogo o tempo, circostanza, e complemento di termine. Desinenze:
sing. pl.
nom. /a /as
sit. /u /us
lat. /um /ur
Es.: urba 'la città'; urbu 'in città'; urbum 'alla città'.
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Aggettivi: del tutto invariabili, non distinguono casi né numeri. Desinenza: /o. Es.: meylo urba 'la bella città'; meylo urbur 'alle belle città'.
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Avverbi: del tutto invariabili. Desinenza: /e. Es.: certe 'certamente'; bone 'bene'.
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Verbi: hanno tre modi (indicativo, condizionale, imperativo) e tre tempi (passato, presente e futuro).
pass. pres. fut.
ind. /in /en /on
cond. /it /et /ot
imp. /is /es /os
Il condizionale indica in generale un'«irrealtà» (me venit si me potit 'sarei venuto se avessi potuto'), oppure si usa per esprimere un concetto in maniera più sfumata, più gentile (tu deben veni 'devi venire'; tu debet veni 'dovresti venire').
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Tempi relativi: anteriorità, contemporaneità (o generalità), posteriorità. Ci sono radici apposite per indicarli, che distinguono anche attivo e passivo:
att. pass.
ant. int/ it/
cont. ent/ et/
post. ont/ ot/
Es.: li vidin 'vide' (passato); li vidintin 'aveva visto' (anteriorità: passato nel passato); li vidontin 'avrebbe visto' (posteriorità: futuro nel passato); li vidotin 'sarebbe stato visto' (posteriorità: futuro nel passato; passivo). Altri es.: o mworinta 'un morto'; venonto 'venturo'.
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Uy/: individuo (o sim.) imprecisato; assume significati in composizione: bono ‘buono’, bonuya ‘buono (sost.) persona buona’; meylo ‘bello’, meyluya ‘bello (sost.), persona bella’. Secondo il contesto, indica anche animali e oggetti; me volen o yalno flora e o rubo uya 'voglio un fiore giallo e uno rosso'.
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Pronomi: me ‘io’, tu ‘tu’ qq. Con le desinenze: meo ‘mio’, meu ‘in me’, mee ‘alla mia maniera’, ecc.
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Dimostrativi: ki/ ‘questo’ (vicino a chi parla); sa/ ‘quello’ (lontano da chi parla); ta/ ‘questo/quello’ (indicazione senza distanza). Es.: kie 'in questo modo', sao 'quello', taa 'ciò'.
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Relazione: ke/ ‘il quale…’. huma kea… ‘l’uomo che…’; domas keus… ‘le case nelle quali…’. Nelle costruzioni «ta/... ke/...», con entrambe le radici seguite da desinenze sostantivali [qq], si può omettere ta/ e usare le desinenza sostantivale come parola indipendente: me faren a kea me suken ‘faccio ciò che mi piace’.
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Domande: ku/ ‘quale…?’, es.: kua? ‘che cosa?; kuuya? ‘chi?’; kuloku? ‘dove?’; kuwandu? ‘quando?’. Le domande sì-no s’introducono con nu: nu tu venon hodyu? ‘verrai oggi?’. Ci sono poi: kur ‘perché…?’ (mentre qui è il ‘perché’ per rispondere) e ne ‘...no?’ (a fine frase).
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Indeterminatezza e universalità: omn/ ‘tutti, ogni’; alk/ ‘qualche’, null/ ‘nessuno’, unk/ ‘alcuno (in frasi negative e simili)’. Es.: alka ‘qualcosa’, omno ‘tutti’, omnuya ‘ognuno’, nullwandu ‘(non) mai’.
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Numeri: 0–10: zer/, un/, du/, tri/, quar/, quin/, ses/, sep/, ok/, non/, dek/; 100: hek/; 1000: kil/. Si uniscono similmente all’italiano: tri/dek/du/o > tridekduo = 32; dukilhekquardeksepo = 2147. Eth/ ‘-esimo (ordinale)’; im/ ‘-esimo (divisione)’; upl/ ‘-(u)plo’: duetho ‘secondo’; duimo ‘mezzo’; duuplo ‘doppio’.
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Genere: si precisa solo se rilevante, con ask/ (m.) e iss/ (f.): katta ‘gatto (m./f.)’, kattaska ‘gatto (m.)’.
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Ka è il ‘che’ che sostantiva una proposizione: me viden ka tu venin ‘vedo che sei venuto’; es bono ka tu venin 'è bene che tu sia venuto'.
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qq Forme eccezionali: ed on es
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Per approfondire, consulta la grammatica integrale.