Mascherina, gel disinfettante, ingressi scaglionati, passaggio al termoscanner, distanziamento di un metro, didattica mista, sanificazione. Saranno probabilmente i nuovi elementi che comporranno lo ‘zaino’ di studenti e docenti in vista del rientro a scuola a settembre. Ne abbiamo parlato con Lea Vitolo, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Portomaggiore che conta 800 alunni tra scuole d’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado e un centinaio di docenti, inclusi quelli di sostegno.
La preside ha preso servizio lo scorso settembre e dopo appena sei mesi dal suo insediamento si è trovata ad affrontare un’emergenza che ha rivoluzionato anche il mondo scolastico. “La situazione ha sconvolto tutti - conferma Vitolo -: non è stato semplice ma ho cercato, anche grazie al supporto degli insegnanti, che ringrazio per la flessibilità, di gestire il tutto nel miglior modo possibile e di reinventarci, guidati dal buonsenso e dall’obiettivo di non escludere nessuno”.
Il riferimento è al digital divide, uno dei rischi della didattica a distanza. Per evitare che chi non avesse gli strumenti per seguire le lezioni online rimanesse indietro, l’istituto portuense ha acquistato diversi device (tablet e sim dati distribuiti direttamente alle famiglie) attraverso i fondi dedicati messi a disposizione da Stato e Comune. E ha anche vinto il bando ministeriale Smart Class, beneficiando di altri 13mila euro per l’acquisto di notebook e chromebook da dare in comodato d’uso.
Un’attenzione non scontata ma fondamentale per mantenere vivo il rapporto con i ragazzi. “Nonostante la distanza, grazie all’uso di questi dispostivi si riesce comunque a mantenere un contatto ma non è assolutamente la stessa cosa - ammette la dirigente - perché vivere la scuola coinvolge tutti e cinque i sensi, mentre attraverso lo schermo manca l’empatia, non c’è contatto fisico”.
È un limite delle aule virtuali (attivate anche per le scuole d’infanzia, ndr) ma “questa esperienza ci ha accresciuti tutti quanti: ci ha fatto valorizzare quello che prima avevamo e ci ha reso più elastici e comprensivi, anche se non esistono più orari. Quale lezione ho imparato? Sicuramente la resilienza, lo spirito di adattamento a ogni emergenza”.
Una grande prova di resilienza, ma la sfida non è finita. “Dal 23 febbraio, quando è stata diffusa la notizia della chiusura della scuola che mi ha fatto male perché si è capito che il virus che sembrava lontano da noi in realtà stava invadendo l’Italia, la situazione è cambiata e la gestione del prossimo anno scolastico è ancora un’incognita” sottolinea Lea Vitolo.
Qualche scenario è già chiaro: “Sicuramente ci aspetterà un lavoro ancora più duro, a partire dalla ridefinizione degli spazi (comprese palestra e mensa) perché le classi dovranno contenere un numero minore di alunni per garantire il distanziamento. E ci stiamo già attivando con la proposta mista, diversificata in base all’età degli alunni in quanto i bambini piccoli hanno più bisogno di essere seguiti. Non c’è ancora nulla di definitivo, siamo in attesa del documento dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute che hanno attivato una task force per le opportune valutazioni. La mia intenzione è sentire anche le esigenze delle famiglie per coniugarle a quelle della scuola”.
In attesa di scoprire i protocolli di sicurezza e le altre novità (tra cui l’attivazione di un account istituzionale per tutti gli alunni e il potenziamento delle competenze digitali attraverso un piano di formazione sulla robotica inserito sempre nel Pon), i nostri compagni di scuola affronteranno l’esame di terza media. Si tratta di un elaborato presentato in via telematica dal candidato, che viene valutato dal consiglio di classe in base all’andamento del triennio e alla discussione. Riguardo alle classi intermedie, tutti gli alunni verranno ammessi con possibilità di svolgere attività di recupero e verifiche a settembre per chi sconta delle insufficienze.
Con un passato di insegnante di matematica, la dirigente - “affascinata da questo mestiere, per il quale ho vinto il concorso dopo aver fatto la collaboratrice” - ha sperimentato lo smart working dalla sua città natale, Napoli. “Questa emergenza ha fatto ricredere anche le persone ‘vecchio stampo’ che pensavano che la tecnologia non fosse importante. Se fosse successo prima dell’era digitale sarebbe stato un bel problema, non avremmo raggiunto un così elevato numero di studenti” è l’ultima riflessione della dirigente scolastica Lea Vitolo, prima di salutarci al prossimo anno scolastico. A suo modo indimenticabile.
(13 maggio 2020)