A cura dell'Ufficio Catechistico Diocesano
Carissime catechiste e catechisti,
il percorso che i nostri ragazzi compiono negli anni del catechismo trova il suo culmine, il suo compimento e il suo vero inizio nella celebrazione dei sacramenti dell'Iniziazione Cristiana.
La Cresima, in particolare, si colloca in un'età delicata e cruciale, quella dell'adolescenza, un tempo di grandi domande, di ricerche di senso e, spesso, di allontanamento.
Se non riusciamo a mostrare loro che ciò che accade in quella celebrazione è qualcosa di reale, di potente, qualcosa che riguarda la loro vita da vicino, rischiamo che tutto il cammino fatto si riduca a un'abitudine sociale presto dimenticata.
Questo sussidio nasce da una convinzione profonda: la catechesi più efficace sulla Cresima è la celebrazione stessa.
I gesti che compiamo, le parole che pronunciamo, le letture che ascoltiamo non sono una cornice decorativa, ma sono il Sacramento che si manifesta, che si rende visibile e tangibile.
Il nostro compito di educatori alla fede è quello di diventare "traduttori" di questo linguaggio simbolico, per aiutare i ragazzi a capire non solo cosa si fa, ma perché lo si fa, e quale incredibile dono si sta ricevendo.
Scopriremo insieme che ogni singolo elemento del rito è intriso di una sapienza teologica millenaria e ha il potere di parlare al cuore e alla vita dei nostri ragazzi oggi.
Per capire perché oggi celebriamo la Cresima in un certo modo, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo.
I riti non nascono dal nulla, ma sono come piante che hanno radici profonde nella storia della Chiesa.
Le Radici Bibliche: Dove tutto ha inizio
Nel Vangelo non troviamo Gesù che dice esplicitamente: "Istituisco il sacramento della Cresima".
Troviamo però qualcosa di ancora più potente: la promessa e l'azione dello Spirito Santo.
Il punto di partenza è la vita stessa di Gesù: al suo Battesimo nel Giordano, lo Spirito Santo scende su di Lui come una colomba. Quello è l'inizio della sua missione pubblica. Lo Spirito lo "consacra", lo "unge" (infatti "Cristo" significa "Unto") per la sua missione.
Dopo la sua Risurrezione, Gesù promette ai suoi discepoli lo stesso Spirito. E a Pentecoste, questa promessa si compie.
Gli Apostoli, chiusi e impauriti nel Cenacolo, vengono investiti da una forza incredibile. Ricevono lo Spirito Santo e da quel momento escono e iniziano ad annunciare il Vangelo senza paura. La Pentecoste è la nascita della Chiesa missionaria.
Ma è soprattutto nel libro degli Atti degli Apostoli che vediamo come questo dono dello Spirito veniva trasmesso ai nuovi cristiani. Ci sono due episodi chiave che sono le vere "radici" della nostra Cresima:
In Samaria (Atti 8, 14-17): Il diacono Filippo annuncia il Vangelo in Samaria e molti vengono battezzati. La notizia arriva a Gerusalemme e gli Apostoli Pietro e Giovanni vengono inviati. Il testo dice una cosa fondamentale: i samaritani "erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro lo Spirito Santo". Allora Pietro e Giovanni "imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo".
Cosa ci insegna questo episodio? Che fin dall'inizio, per la Chiesa, il percorso cristiano non era completo con il solo Battesimo in acqua. C'era un secondo momento, legato agli Apostoli (e oggi ai loro successori, i Vescovi), che completava l'opera: il dono dello Spirito attraverso il gesto dell'imposizione delle mani.
A Efeso (Atti 19, 1-6): San Paolo arriva a Efeso e trova dei discepoli che erano stati battezzati solo con il "battesimo di Giovanni". Paolo chiede loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Loro rispondono di non averne nemmeno sentito parlare. Allora, dopo averli battezzati nel nome di Gesù, Paolo "impose loro le mani e scese su di loro lo Spirito Santo".
Questi due episodi sono il modello fondamentale della nostra Cresima: un gesto (l'imposizione delle mani), compiuto da un Apostolo (o dal suo successore), che completa il Battesimo e dona la pienezza dello Spirito Santo.
Battesimo e Cresima: Una Volta Erano una Cosa Sola
Nei primi secoli della Chiesa, non esisteva un "catechismo per la Cresima" separato da quello del Battesimo.
L'Iniziazione Cristiana era un unico, grande e potente percorso che un adulto (il catecumeno) compiva per diventare cristiano.
Questo percorso culminava in una sola, solenne celebrazione, di solito durante la notte di Pasqua.
Immaginate la scena: dopo un lungo cammino di preparazione, i catecumeni venivano immersi nell'acqua del Battesimo. Usciti dall'acqua, venivano immediatamente "confermati" dal Vescovo con un'unzione di olio profumato e l'imposizione delle mani. E subito dopo, per la prima volta, partecipavano pienamente alla Messa, ricevendo l'Eucaristia.
Battesimo, Cresima ed Eucaristia erano tre momenti di un unico grande evento, che segnava la piena incorporazione a Cristo e alla Chiesa. Erano inseparabili, come la nascita, la crescita e il nutrimento nella vita umana.
Perché li Abbiamo Separati?
Se all'inizio era tutto unito, perché oggi celebriamo la Cresima a distanza di anni dal Battesimo?
La ragione è principalmente storica e pratica, ed è legata a due fattori:
La crescita della Chiesa: Finché le comunità cristiane erano piccole e concentrate nelle città, il Vescovo poteva essere presente a ogni Battesimo per "completarlo" con l'imposizione delle mani e l'unzione. Ma con la diffusione del Cristianesimo nelle campagne e l'aumento vertiginoso del numero dei fedeli, divenne impossibile per il Vescovo essere ovunque.
Il Battesimo dei bambini: Si affermò presto la pratica di battezzare i bambini appena nati. Era impensabile attendere la visita, a volte rara, del Vescovo per battezzare un neonato, soprattutto in un'epoca di alta mortalità infantile.
La soluzione adottata nella Chiesa d'Occidente (latina) fu quella di separare i riti. I sacerdoti potevano battezzare i bambini subito dopo la nascita, mentre il gesto del "compimento", la Confermazione, veniva "riservato" al Vescovo, che lo avrebbe amministrato durante le sue visite pastorali alla parrocchia.
Ecco perché la Cresima è rimasta legata alla figura del Vescovo, come segno di comunione con la Chiesa apostolica e universale.
Questa separazione, nata per motivi pratici, ha però avuto una conseguenza non voluta: nel tempo, ha fatto perdere la percezione dell'unità profonda tra Battesimo e Cresima. La Cresima ha iniziato a essere vista come un sacramento a sé, slegato, "il sacramento della maturità", "della scelta personale", perdendo di vista il suo significato originario di "compimento del Battesimo".
L'Importanza di Ritrovare l'Unità Oggi
Il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica che ne è seguita hanno insistito molto sulla necessità di recuperare il senso unitario dell'Iniziazione Cristiana.
Il nuovo Rito della Confermazione è stato pensato proprio per questo: per far vedere, attraverso i gesti e le parole, che la Cresima non è un "nuovo inizio", ma la fioritura di un seme già piantato nel Battesimo.
Ecco perché, come vedremo, la celebrazione inizia con la Rinnovazione delle promesse battesimali: è come dire ai ragazzi: "Oggi state per ricevere la forza dello Spirito per vivere da adulti ciò che è iniziato il giorno del vostro Battesimo".
La celebrazione della Cresima, quando fatta durante la Messa, ha delle preghiere "proprie", che non troviamo nelle domeniche normali.
Queste preghiere sono una catechesi straordinaria, perché ci rivelano ciò che la Chiesa crede e chiede a Dio in quel momento così speciale.
Analizziamone insieme qualcuna, per scoprirne la ricchezza. Useremo il testo latino, non per complicarci la vita, ma perché a volte le traduzioni perdono qualche sfumatura importante.
La Preghiera Iniziale (Colletta)
La Messa si apre con una preghiera chiamata "Colletta", perché "raccoglie" le preghiere di tutta l'assemblea. Quella principale per la Cresima è questa:
Præsta, quæsumus, omnipotens et misericors Deus, ut Spiritus Sanctus adveniens templum nos gloriæ suæ dignanter inhabitando perficiat.
Una traduzione semplice potrebbe essere: "Concedi, o Dio onnipotente e misericordioso, che lo Spirito Santo, venendo, porti a compimento in noi il tempio della sua gloria, degnandosi di abitarvi".
Scomponiamo questa frase densissima:
Spiritus Sanctus adveniens (lo Spirito Santo che viene): La parola adveniens non indica una venuta qualsiasi. È un verbo potente, che richiama un evento. Ci riporta direttamente alla Pentecoste, a quel "vento impetuoso" che scende sugli Apostoli. Stiamo chiedendo a Dio di far accadere per i nostri ragazzi una nuova Pentecoste. Lo Spirito non è una "cosa", ma una Persona divina che "viene" ad incontrarci.
Templum nos gloriæ suæ (noi come tempio della sua gloria): Questa è un'immagine potentissima. Il tempio, nell'Antico Testamento, era il luogo della presenza di Dio sulla terra. Qui la preghiera dice che noi, ogni singolo ragazzo che riceve la Cresima, diventiamo il luogo dove la gloria di Dio, la sua presenza luminosa e potente, viene ad abitare. È un cambio di prospettiva enorme: da un luogo di mattoni a una persona viva. Facciamo capire ai ragazzi che il loro corpo, la loro vita, diventa la "casa di Dio".
Dignanter inhabitando (degnandosi di abitare): L'avverbio dignanter è bellissimo. Significa "con degnazione", "benevolmente". Dio non viene ad abitare in noi perché siamo perfetti o ce lo meritiamo. Viene perché è buono, si "abbassa" con amore a fare di noi la sua dimora. È pura grazia, un dono immeritato.
Perficiat (porti a compimento): Ecco la parola chiave, forse la più importante per capire la Cresima. Il verbo latino perficere non significa "perfezionare" nel senso di rendere impeccabile. Significa "fare fino in fondo", "completare", "portare a termine". Lo Spirito Santo non inizia qualcosa di nuovo, ma porta a compimento ciò che è già iniziato nel Battesimo.
Un esempio: Pensate a una casa in costruzione. Il Battesimo pone le fondamenta e innalza i muri portanti. La casa già esiste, è solida, ma non è ancora abitabile. Mancano gli impianti, le finiture, tutto ciò che la rende una vera casa. La Cresima è lo Spirito Santo che viene a "portare a compimento" questa casa: installa l'impianto elettrico (la luce della Sapienza), l'impianto idraulico (l'acqua viva della Grazia), il riscaldamento (il calore dell'Amore di Dio), rendendola non solo una struttura, ma un luogo pienamente vivo e abitabile.
Altre Parole Chiave che Troviamo nelle Preghiere
Prestando attenzione alle varie preghiere della celebrazione, troviamo altre parole che sono come delle gemme.
Confirmare: La nostra parola "Cresima" o "Confermazione" viene da qui. Spesso la traduciamo con "confermare", come se i ragazzi dovessero "confermare" una scelta. Ma il significato originario del verbo latino è molto più forte: significa "rafforzare", "rendere saldo", "irrobustire". La Cresima non è primariamente un atto del ragazzo verso Dio, ma un atto di Dio verso il ragazzo. È Dio che "rafforza" il battezzato con la potenza del suo Spirito, lo rende saldo nella fede.
Donum: "Dono". Questa parola ricorre continuamente. Tutta la formula del sacramento è centrata su questo: "Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono". Dobbiamo insistere su questo aspetto: lo Spirito Santo non è un premio per essere stati bravi al catechismo, non è qualcosa che ci guadagniamo. È un regalo immenso e gratuito che Dio ci fa per pura generosità. Il nostro unico compito è accoglierlo, "scartarlo" e usarlo.
Robur / Virtus: Entrambe le parole significano "forza", "potenza", "vigore". La Cresima è il sacramento della forza. Non la forza fisica, ovviamente, ma la forza interiore per essere testimoni di Gesù nel mondo, per fare le scelte giuste anche quando è difficile, per resistere al male, per amare anche chi non ci ama. È la stessa forza che ha trasformato gli Apostoli da uomini impauriti in coraggiosi annunciatori del Vangelo.
Le letture che vengono proclamate durante la Messa della Cresima non sono scelte a caso. Formano una vera e propria catechesi sullo Spirito Santo, illuminando da diverse angolazioni il mistero che si sta celebrando. Vediamo insieme alcuni dei brani più significativi.
Dall'Antico Testamento: La Promessa
Isaia 11, 1-4a: "Su di lui si poserà lo spirito del Signore..."
Questo è il testo classico sui sette doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio).
Isaia sta parlando del futuro Messia, descrivendo lo Spirito che riposerà su di lui. La Chiesa, leggendo questo brano alla Cresima, ci dice che lo stesso Spirito, con la stessa ricchezza di doni, si posa su ogni cresimando.
Un esempio per i ragazzi: I sette doni non sono "superpoteri" magici. Sono come una "cassetta degli attrezzi" che lo Spirito Santo ci regala. Ogni attrezzo ha una sua funzione: la sapienza per gustare le cose di Dio, l'intelletto per capire in profondità la fede, il consiglio per scegliere bene nella vita, la fortezza per superare le difficoltà, la scienza per vedere la presenza di Dio nel mondo, la pietà per vivere la nostra relazione con Dio come figli amati, e il timore di Dio non come paura, ma come stupore per la sua grandezza e il dispiacere di offenderlo. Lo Spirito ci dà questi strumenti, ma sta a noi imparare a usarli ogni giorno.
Ezechiele 36, 24-28: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo".
Questa è una delle profezie più belle. Parla di una trasformazione radicale: Dio promette di togliere dal suo popolo un "cuore di pietra" e di dare un "cuore di carne".
Il cuore di pietra è il cuore duro, chiuso, incapace di amare, che segue la legge solo per obbligo. Il cuore di carne è un cuore vivo, sensibile, capace di amare, che vive la relazione con Dio per amore.
Questa trasformazione è opera dello spirito nuovo, lo Spirito di Dio. La Cresima è il momento in cui questa promessa si realizza in modo speciale. Lo Spirito Santo viene a "riscaldare" il nostro cuore, a renderlo capace di amare come ama Gesù.
Dagli Atti degli Apostoli: Il Compimento
Atti 2, 1-6: La Pentecoste
Questo è l'evento modello. Come abbiamo detto, la Cresima è la Pentecoste personale di ogni battezzato.
Cosa succede agli Apostoli? Prima sono chiusi nel Cenacolo per paura. Dopo aver ricevuto lo Spirito, spalancano le porte e iniziano a parlare a tutti della loro esperienza con Gesù risorto.
Lo Spirito li trasforma da una comunità chiusa e spaventata in una comunità aperta e missionaria.
Questo è esattamente ciò che la Cresima vuole operare nei nostri ragazzi: donare loro la forza e il coraggio di essere "testimoni" di Gesù nel loro ambiente: a scuola, con gli amici, in famiglia, nello sport.
Dal Vangelo: La Parola di Gesù
Giovanni 14, 15-17: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito".
Qui è Gesù stesso che promette lo Spirito. La parola "Paràclito" è molto ricca. Spesso la traduciamo con "Consolatore", ma è molto di più.
Nel mondo greco, il paràkletos era l'avvocato difensore in un processo, colui che stava al fianco dell'imputato per difenderlo. Era anche colui che incoraggiava i soldati prima della battaglia.
Lo Spirito Santo è questo per noi: è Colui che sta al nostro fianco nella "battaglia" della vita e nel "processo" in cui la nostra fede viene continuamente messa in discussione dal mondo. È il nostro difensore, il nostro alleato, la nostra forza interiore.
Arriviamo ora al centro della celebrazione, ai riti specifici della Cresima.
È fondamentale che i ragazzi non li vivano passivamente, ma ne comprendano il significato profondo.
1. La Rinnovazione delle Promesse Battesimali
La celebrazione si apre con un momento che la lega indissolubilmente al Battesimo.
Il Vescovo chiede ai ragazzi: "Rinunciate a Satana e a tutte le sue opere e seduzioni? Credete in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo?".
Quelle sono le stesse domande poste al loro Battesimo, quando forse a rispondere furono i genitori e i padrini.
Ora sono loro, personalmente e liberamente, a dire il loro "Sì" a Dio e il loro "No" al male.
Questa non è una semplice ripetizione. È l'atto umano, libero e consapevole, che "prepara il terreno". È come se i ragazzi dicessero: "Sì, io ci sto. Il progetto iniziato nel mio Battesimo, ora lo faccio mio. Sono pronto a ricevere la forza per viverlo".
2. L'Imposizione delle Mani
Subito dopo, avviene un gesto antichissimo e solenne.
Il Vescovo (e i sacerdoti che concelebrano con lui) stende le mani su tutti i cresimandi e prega Dio Padre di mandare su di loro lo Spirito Santo Paraclito con i suoi sette doni.
Il significato: L'imposizione delle mani, nella Bibbia, è un gesto che trasmette una benedizione, una guarigione, un potere, un dono. È il gesto che hanno fatto Pietro e Giovanni in Samaria.
Perché tutti insieme? Questo primo gesto, fatto su tutto il gruppo, significa che lo Spirito Santo non è un dono puramente individuale. È un dono fatto alla Chiesa e a questa porzione di Chiesa (i ragazzi) che sta per essere "confermata". È come il vento di Pentecoste che riempì tutta la casa dove si trovavano i discepoli. Lo Spirito scende sul gruppo per renderlo un corpo unito e forte.
3. L'Unzione con il Crisma (La Crismazione)
Questo è il momento centrale, il gesto che dà il nome al Sacramento.
Il Vescovo traccia un segno di croce sulla fronte di ogni ragazzo con un olio speciale, il Sacro Crisma, dicendo le parole sacramentali.
Scomponiamo questo gesto densissimo.
Che cos'è il Crisma? Non è un olio qualsiasi. È olio d'oliva, simbolo di forza, di guarigione e di gioia, mescolato con balsamo, una resina profumata. Questo olio viene consacrato dal Vescovo per tutta la diocesi durante la Messa Crismale del Giovedì Santo. Questo è un dettaglio importantissimo: l'olio con cui vengono unti i nostri ragazzi è lo stesso per tutti i cresimandi, ordinandi e battezzandi della diocesi. Questo crea un legame visibile e profondo con il Vescovo e con tutta la Chiesa diocesana.
L'olio fortifica, come l'olio con cui si ungevano gli atleti. Il profumo simboleggia il "buon profumo di Cristo" (2 Cor 2,15) che i cristiani sono chiamati a spandere nel mondo con la loro vita.
Il segno di croce sulla fronte:
Il segno di croce: È il segno della nostra salvezza. Essere segnati con la croce significa appartenere a Cristo, essere stati salvati dal suo amore.
Sulla fronte: La fronte è la parte più visibile della persona. La fede non è qualcosa da nascondere, da tenere per sé nel privato. È qualcosa da "mostrare" con orgoglio, da testimoniare apertamente nel mondo, senza paura e senza vergogna.
Le parole: "N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono"
Questa formula è un tesoro. Analizziamola:
"N., ricevi...": La formula è personale, rivolta a ciascuno per nome. E usa il modo imperativo: è un comando dolce, un invito pressante ad accogliere il dono.
"il sigillo": Il sigillo, nell'antichità, era un marchio indelebile. I soldati venivano "sigillati" con il marchio del loro comandante per indicare l'appartenenza. I documenti importanti venivano chiusi con un sigillo per garantirne l'autenticità. Essere "sigillati" dallo Spirito Santo significa:
Appartenenza: Sei di Cristo, per sempre. Questo legame nessuno potrà mai spezzarlo.
Protezione: Il sigillo di Dio ti protegge nella lotta contro il male.
Autenticità: La tua vita di cristiano è resa "autentica", "garantita" dallo Spirito Santo stesso.
"dello Spirito Santo che ti è dato in dono": Si ribadisce che il protagonista assoluto è lo Spirito Santo. Non riceviamo "qualcosa" dallo Spirito, ma lo Spirito Santo stesso, la Terza Persona della Trinità, che viene a fare dimora in noi. Ed è un dono, un regalo immeritato che scaturisce dall'amore del Padre e del Figlio.
Lo "schiaffetto" e la pace: Il piccolo colpo sulla guancia che il Vescovo dà al cresimato, accompagnato dalle parole "La pace sia con te", ha sostituito l'antico bacio di pace. Oggi può essere interpretato in due modi, entrambi belli:
È un gesto di benvenuto nella comunità cristiana "adulta", un segno di affetto e di accoglienza.
È anche un richiamo alla testimonianza coraggiosa. Come uno schiaffo ti "sveglia", così questo gesto ti ricorda che essere testimone di Cristo può comportare anche incomprensioni e difficoltà, ma la pace che il Signore ti dona è più forte di ogni avversità.
Carissime e carissimi, spero che questo viaggio all'interno della celebrazione vi abbia aiutato a riscoprire la profondità di ciò che spesso rischiamo di dare per scontato.
La Cresima non è la fine di un percorso, ma l'inizio di una nuova, entusiasmante fase della vita cristiana: la vita da testimoni.
Lo Spirito Santo non è una forza astratta, ma una Persona viva che viene a fare dei nostri ragazzi dei "cristi", degli "unti", persone consacrate per una missione nel mondo.
Il nostro compito, come catechisti, è di innamorarci di nuovo di questo mistero, per poterlo raccontare con parole e gesti che scaldino il cuore.
Usate questi spunti nella vostra catechesi. Scomponete con i ragazzi i gesti e le parole del rito. Aiutateli ad arrivare alla celebrazione non come spettatori passivi, ma come protagonisti consapevoli, con il cuore aperto per dire il loro "Eccomi!" e per ricevere il dono più grande: lo Spirito Santo.
Vi ringrazio per il vostro ministero instancabile e prezioso e vi assicuro la mia preghiera.