Questo scritto è abbastanza lungo e serve a spiegare con esaustività il significato del Sacramento della Confessione.
Non va letto tutto d'un colpo, ma va assaporato a più riprese, come una preziosità che si gusta con calma e si comprende in tutte le sue dimensioni specifiche. Il lettore che avrà pazienza nell'affrontare queste righe telematiche, giungerà a capire come ci si prepara alla Confessione e che cosa vuol dire ricevere il sacramento della Riconciliazione.
Invitiamo tutti coloro che leggono ad una paziente meditazione per poter giungere a possedere questo grande tesoro rappresentato dal Sacramento della Confessione, che la Chiesa cattolica professa ormai da 2000 anni.
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Che cos'è il peccato?
Sant'Agostino diceva:
1. il peccato è un «cosa» 'detta', o 'fatta', o 'desiderata' contro l'insegnamento di Gesù (Vangelo).
2. Il peccato è un «allontanamento» da Dio (proprio come ci si allontana da un 'Amico', da un 'marito' o da una 'moglie'), e ci si orienta verso altri attaccamenti (denaro, successo ed egocentrismi. Oppure si considerano le creature prima del Creatore).
Questo scritto ti aiuterà un pochino a capire quanto grande è il dono che Gesù ha pensato proprio per l'uomo istituendo il Sacramento della Confessione.
• Purtroppo nella vita l'uomo commette dei peccati, forse addirittura “tanti peccati”. Siamo imperfetti, deboli e dentro ciascuno di noi c’è anche un po' di cattiveria, così capiterà che, per colpa nostra, qualche volta ci allontaneremo da Dio con il peccato.
• Invece, noi siamo tutti poveri peccatori.
• Ma quando facciamo un peccato – specialmente un peccato grave – è come se dicessimo a Gesù, che ha dato la sua vita morendo sulla croce per noi, che non ci importa niente di Lui. Mettiamo distanza fra noi e Lui.
• Pensa che per tutta la vita, ogni secondo, minuto, ora, giorno e anno che Dio ti darà da vivere, Lui ti sarà sempre vicino: tu non Lo vedi, ma quando studi, giochi, lavori, guardi la televisione, quando mangi, dormi, sei in vacanza, ti ammali, sei triste o felice, sempre… sempre… sempre … Lui è con te e ti dona il suo amore. Ti vuole 'buono' e santo, perché ti aspetta, con i tuoi parenti e amici, in Paradiso, dove sarai per sempre felice.
• Invece di ringraziare Dio per tutto l'amore che ha per te, commettendo un peccato tu Gli dici in faccia che tutto questo non ti interessa, che hai altre cose da fare, più importanti di Lui. Si crea una lontananza così tale che non c'è relazione.
• Ma Dio non si arrende così facilmente. Lui è divino, ti vuole bene e per questo motivo, ogni volta che Lo offendi, Lui ti dona la possibilità di essere perdonato. Se ti penti, ti confessi e Gli chiedi perdono, Lui… dimentica tutte le tue colpe.
• È proprio così! Lui ha istituito il Sacramento della Confessione per darti la certezza che sei stato perdonato da Dio!
• In questo scritto, troverai le cose più importanti che devi sapere per accostarti con più fede, speranza e amore alla Confessione.
Leggilo con attenzione e conservalo.
Guardiamo con semplicità quando Gesù ha istituito il sacramento della confessione e, con riferimento ai vangeli, tentiamo di osservare alcuni episodi in cui il perdono è stato fondamentale nella vita di alcune persone. Rimandiamo alla lettura approfondita della Sacra Scrittura per meglio conoscere i dati. Qui vengono raccontati con sintesi e semplicità.
Molte volte, nel corso della sua vita, Gesù ha perdonato i peccati di chi si rivolgeva a lui con fede e chiedendo perdono.
Un importante episodio è accaduto a Cafarnao, quando una grande folla si raduna davanti alla casa dove si trovava. Tutti vogliono vederlo e ascoltarlo: sanno che egli compie miracoli straordinari, perché è il figlio di Dio.
Quattro uomini gli portano quindi un paralitico perché sia guarito e, non potendo entrare in casa a causa della folla, scoperchiano il tetto e calano dentro il suo lettuccio. Gesù vista la loro fede dice al paralitico: “figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Alcuni scribi, che non credono alla divinità di Gesù, pensano in cuor loro… ” Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? Perché parla così? Bestemmia! Ma Gesù avendo conosciuto i loro pensieri, dice loro “perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico ”ti sono rimessi i peccati?” o dire ”alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ora perché sappiate che il figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati ti ordino: alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua. Subito, il paralitico si alza prende il suo lettuccio, se ne va e tutti si meravigliano e lodano Dio. Non abbiamo mai visto nulla di simile. Si, Gesù è vero Dio e ha il potere di perdonare i peccati” (Mt 9,1-8).
Un’altra testimonianza si ha quando Gesù viene invitato a pranzo da un fariseo di nome Simone: durante il banchetto, una donna che aveva commesso molti peccati nella sua vita, saputo che Gesù si trova in quella casa, gli porta un vasetto di pregiato olio profumato. Fermatasi dietro di lui, piangendo, si china ai suoi piedi e li bagna di lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li cosparge con l’olio profumato. Se Gesù fosse stato un profeta saprebbe che quella donna è una peccatrice, pensa il fariseo. Ma Gesù conosce il suo pensiero. “Simone, ho una cosa da dirti. Un creditore aveva due debitori, uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro lo amerà di più? Suppongo quello a cui ha condonato di più, rispose Simone. Hai giudicato bene. Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi…. Ma Egli disse alla donna: ti sono perdonati i tuoi peccati, la tua fede ti ha salvata; va in pace”. (Lc 7,36-50) Grazie alla sua viva fede, questa donna ha ricevuto il perdono di Dio e l’invito a non peccare più.
Gesù esercita il suo potere divino di perdonare i peccati anche quando viene crocifisso tra due ladroni. Mentre il popolo sta a guardare, infatti, i capi dei giudei lo scherniscono: “ha salvato gli altri, salvi sé stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. C’è una scritta sopra il suo capo: “Questi è il Re dei Giudei”, e anche i soldati, porgendogli l’aceto, lo deridono. Persino uno dei ladroni lo insulta: “non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi”. Ma a quelle parole, l’altro ladrone lo rimprovera: “neanche tu hai timore di Dio e sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. Poi il “buon ladrone” si rivolge a Gesù: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”, “in verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23,35-43). Sulla croce, Gesù gli ha perdonato tutti i peccati e gli ha promesso la felicità eterna del Paradiso.
E finalmente, il giorno della sua resurrezione, Gesù istituisce il Sacramento della Confessione. Infatti, la sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, mentre sono chiuse le porte del luogo dove si trovano i discepoli per timore dei giudei, Gesù appare e si ferma in mezzo a loro. “Pace a voi”, detto questo, mostra loro le mani e il costato e i discepoli gioiscono al vedere il Signore. “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi!”. Poi alita su di loro e dice: ”ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,19-23). Con queste parole, Gesù dona ai suoi discepoli – dunque alla Chiesa – il potere di perdonare i peccati a chi si pente e li confessa.
Di seguito, con semplicità, tentiamo di capire qual è l'insegnamento della chiesa sul Sacramento della Confessione. Anche se scritto schematicamente consigliano al lettore di seguire con attenzione per ben apprendere.
Istituito da Gesù
Gesù ha istituito il sacramento della Confessione quando, il giorno della sua Risurrezione, apparve agli Apostoli nel Cenacolo dicendo loro: “riceverete lo Spirito Santo; a chi rimettere i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. In quel momento, Gesù ha dato agli Apostoli il potere di perdonare i peccati.
Non è una invenzione
Il sacramento della Confessione non è stato inventato dalla Chiesa, ma è stato voluto da Gesù, per donarci la certezza assoluta del perdono dei nostri peccati.
Un obbligo
Siamo obbligati a confessare tutti i nostri peccati mortali. Il peccato è mortale quando, disobbedendo alla legge di Dio, si verificano tre condizioni:
1) gravità della materia;
2) piena avvertenza;
3) deliberato consenso.
Se manca una di queste tre condizioni, il peccato è veniale.
Un consiglio prezioso
È bene confessare anche i peccati veniali, perché questo ci aiuta a formare una retta coscienza cristiana, a lottare contro le cattive inclinazioni e a crescere nella vita spirituale.
Confessarsi spesso fa bene
Confessarsi spesso è un’ottima cosa, perché il sacramento della Confessione non solo cancella i peccati commessi, ma dà anche le grazie necessarie per evitarli in futuro.
Cinque condizioni
Per fare una buona Confessione sono necessarie cinque condizioni:
1. Un sincero esame di coscienza;
2. Il dolore dei peccati (contrizione) che abbiamo commesso;
3. Il proposito di lottare per non lasciarci nuovamente ingannare dal diavolo;
4. La accusa (“Confessione”), cioè 'dire', il male che abbiamo compiuto;
5. Il desiderio di riparare i danni che abbiamo causato con il peccato.
Se per nostra colpa manca una di queste condizioni, la Confessione non è valida e va ripetuta.
La condizione più necessaria
La condizione più necessaria è la “contrizione”, cioè il “dolore” per aver offeso Dio. Senza contrizione sincera, non si può ottenere il perdono dei peccati.
Perdono e … Confessione
Se, dopo aver peccato, proviamo un dispiacere profondo per aver offeso Dio che ci ama (“contrizione perfetta”), e Gli chiediamo perdono, Dio ci perdona subito, ma dobbiamo avere il desiderio, almeno implicito, di confessarci appena possibile.
Non vergognarsi
Non dobbiamo avere vergogna di dire i peccati, perché li confessiamo a Gesù nella persona del sacerdote. E il sacerdote non li può rivelare a nessuno, anche a costo della sua vita.
Non nascondere nulla
Chi nasconde volutamente un peccato grave non fa una buona Confessione e se fa la Comunione in peccato si ricordi che: “chi mangia e beve indegnamente il Corpo e Sangue di Cristo, mangia e beve la propria condanna” (San Paolo 1Cor 11,29).
Unico al mondo
Nella Confessione, Gesù, attraverso il sacerdote, giudica e perdona le nostre colpe. Quindi, il tribunale della Confessione è il tribunale di Gesù. Ma ricorda: è il tribunale della misericordia, l’unico al mondo dove il colpevole, se si pente dei suoi peccati, viene sempre perdonato e assolto.
Perdona anche i peccati gravissimi?
Il sacramento della Confessione, se ricevuto con le dovute disposizioni, perdona tutti i peccati, anche quelli gravissimi. Perché la Misericordia di Dio è infinita.
Che cosa è l’assoluzione?
L’assoluzione è la sentenza che il sacerdote pronuncia in nome di Gesù, per rimettere i peccati: ”io ti assolvo dai tuoi peccati…”
Gli effetti di una buona confessione
Una buona confessione produce i seguenti effetti:
1. Perdona i peccati commessi e dà la Grazia di Dio;
2. Restituisce la pace del cuore e la quiete della coscienza
3. Riapre le porte del Paradiso, restituendo i meriti delle buone opere fatte prima di commettere il peccato mortale;
4. Cambia la pena eterna dell’Inferno in una pena da scontare in questa vita o nel Purgatorio;
5. Aiuta a non ricadere in peccato e ci fa capaci di guadagnare il tesoro delle indulgenze.
Un esame della coscienza per….. sapere
Per sapere se viviamo alla presenza di Dio e per giudicare il nostro comportamento, è bene fare ogni sera l’esame di coscienza sulle azioni della giornata.
Cosa fare prima di confessarci bene?
Per confessarci bene preghiamo Gesù perché ci aiuti a conoscere tutti i nostri peccati e ci dia la forza per detestarli.
“Vedere” Gesù
Nel sacerdote confessore, dobbiamo “vedere” Gesù, perché il sacerdote fa le sue veci ed esercita il potere di perdonare i peccati che ha ricevuto dal Signore.
Necessario per salvarsi?
Il sacramento della Confessione è necessario per salvarsi a tutti quelli che dopo il Battesimo hanno commesso qualche peccato mortale.
Peccato grave? Niente Comunione!
Chi ha commesso un peccato “mortale” non può ricevere la Comunione senza essersi prima confessato. È meglio non fare la Comunione, anziché farla in stato di peccato mortale e commettere un grave sacrilegio! Però: Se sei a Messa e vuoi ricevere la comunione, pentiti veramente dei tuoi peccati, chiedi con cuore sincero perdono a Dio, fai la comunione, ma dubito dopo vai dal sacerdote a confessarti.
No “fai da te”
Chi vuole confessare i suoi peccati “direttamente a Dio”, senza la Confessione, sbaglia, perché Gesù non ha detto di fare così. Ha dato invece agli Apostoli e ai loro successori (la Chiesa) il potere divino di perdonare i peccati dicendo: “a chi perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20,23).
Il segno sensibile della Confessione
Come tutti i sacramenti, anche il sacramento della Confessione necessita di tre cose:
1. La materia che si distingue in remota e prossima. La materia remota è costituita dai peccati commessi dal penitente dopo il Battesimo e la materia prossima sono gli atti del penitente, cioè la contrizione, l’accusa e la soddisfazione.
2. La forma è questa: “io ti assolvo dai tuoi peccati”.
3. Il ministro è il sacerdote approvato dal Vescovo per ascoltare le confessioni.
Guardiamo sinteticamente il sacramento della Riconciliazione (o Confessione) nella sua struttura portante
Che cosa è?
• La sera del giorno di Pasqua, Gesù risorto appare agli Apostoli entrando nel Cenacolo a porte chiuse. Le sue prime parole furono: “ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati e a chi non li perdonerete resteranno non perdonati” (Gv 20, 22-23).
• In quel momento, Gesù ha istituito il Sacramento della Confessione (o Riconciliazione), dandoti la possibilità di trovare il suo perdono, quando commetti un peccato.
• Gesù ti dona il suo perdono attraverso la Confessione. In questo Sacramento, ti dà la certezza di venire perdonato, perché senti dal sacerdote le parole del perdono e vivi quei gesti che manifestano il tuo dolore per i peccati commessi e il desiderio di vincerli.
• Gesù ti vuole bene! Nel Sacramento della Riconciliazione tu incontri il suo amore infinito che va alla ricerca di ciò che è perduto e Gli porti il tuo povero amore, che riconosce il male compiuto e desidera misericordia.
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Che cosa è?
• Il peccato è una offesa fatta a Dio, rottura della comunione con Lui e un danno alla comunione con la Chiesa.
• Si può commettere un peccato in quattro modi: in pensieri, in parole, in opere e in omissioni.
• Il peccato può essere grave e lo chiamiamo “peccato mortale”, attingendo questa parola dalla Prima Lettera di San Giovanni dove si dice: “… c’è infatti un peccato che conduce alla morte” (I Gv 5,16).
• Il termine “morte” ci ricorda che il peccato mortale:
1) priva l’anima della grazia e dell’amicizia con Dio;
2) le fa perdere il Paradiso;
3) la priva dei meriti acquistati per le opere buone compiute prima di commettere peccato mortale e la rende incapace di acquistarne di nuovi;
4) la fa schiava del demonio;
5) le fa meritare l’inferno (inferno vuol dire una vita eterna senza Dio) e anche, talvolta, i castighi di questa vita.
Ricordiamo che a volte Dio si comporta come un papà difronte al suo bambino capriccioso; quando un papà dà uno scappellotto, lo fa solo per amore, per correggere, per educare, mai per fare del male.
• Commetti un peccato mortale quando:
1) fai scelte e compi azioni che Dio ti ha indicato come gravi (“materia grave”),
2) sapendo bene quello che fai (“piena avvertenza”) e
3) volendolo comunque fare (“deliberato consenso”).
• Il peccato può essere “veniale” quando le tue scelte ti allontanano dal Signore in modo lieve. I peccati veniali sono le fragilità che rallentano il tuo cammino con Gesù e rendono tiepido il tuo amore per Lui.
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Guardiamo con brevità e semplicità come ci si prepara ad una confessione e quali disposizioni dentro di noi devono esserci perché la celebrazione del Sacramento sia valida.
Per fare una buona Confessione sono necessarie queste cinque condizioni:
1. Un sincero esame di coscienza;
2. Il dolore dei peccati (“contrizione”) che abbiamo commesso;
3. Il proposito di lottare per non lasciarci nuovamente ingannare dal diavolo;
4. La volontà di accusare (“confessare” i propri peccati) il male che abbiamo fatto;
5. Il desiderio di riparare i danni che abbiamo causato con il peccato.
Se per nostra colpa manca una di queste condizioni, la Confessione, non è valida e va ripetuta.
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Che cosa è?
• Il primo passo necessario per chieder perdono è riconoscere i peccati che hai commesso dopo l’ultima Confessione ben fatta. Questo momento si chiama “Esame di Coscienza”.
• Senza questo esame, è impossibile conoscere dove e quando ti sei allontanato dall’amore di Dio, non troverai la forza di sentire dolore per i peccati e non ti deciderai seriamente a combattere il male.
• Nell’esame di coscienza non devi pensare a ciò che “ti dispiace” di aver fatto, ma devi chiederti: “che cosa ha offeso Dio nelle mie scelte?”. Infatti può capitare che certe scelte nelle quali non trovi nulla di male feriscano gravemente il cuore di Dio. La maggior parte dei peccati sono percepiti come “piacevoli”, “utili” e perfino un “bene”. Se riconoscessi il peccato come un danno, lo eviteresti prontamente.
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Che cosa è?
• Il dolore dei peccati o contrizione è il dispiacere dell’anima che ti fa detestare i peccati commessi e ti predispone al proposito di non commetterli più.
• Il dolore è “perfetto” quando nasce dal dispiacere di avere offeso Dio che ti ama infinitamente; è “imperfetto” se il dolore nasce dalla paura dei castighi e dell’Inferno (quindi non ci si confessa per paura dell'inferno, ma per l'amore che si prova per Dio).
• È necessario avere dolore di tutti i peccati, sia di quelli mortali sia di quelli veniali.
• Ma solo tenendo gli occhi fissi su Gesù appeso alla Croce puoi comprendere quanto dolore recano a Dio i tuoi peccati. Con il peccato, si ferisce l’amore di Gesù crocifisso. E Gesù porta queste “ferite” su di Sé per donarti il suo perdono.
• Prova dolore dei peccati solo chi è innamorato di Gesù e vuole amarlo con tutto il cuore. Per questo i Santi desideravano ardentemente di confessarsi.
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Che cosa è?
• Il “proposito” è la volontà decisa a non commettere più peccati.
• Bisogna fare di tutto, e con tutti i mezzi leciti, per evitare i peccati. San Domenico Savio diceva: “preferisco morire, anziché commettere un solo peccato!”.
• Non solo: bisogna fuggire anche tutte quelle situazioni che possono indurti a peccare perché, si legge nella Bibbia, “chi ama il pericolo, esso perirà” (Sir 3,25).
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Che cosa è?
• La Confessione al Sacerdote costituisce la parte essenziale di questo Sacramento.
• Dire al sacerdote i peccati che hai commesso ti permette di guardarli in faccia e di assumertene la responsabilità. Per questo, il Sacramento della Penitenza ti chiede di enumerare con sincerità e chiarezza i peccati commessi.
• La “sincerità” è il segno che sei veramente dispiaciuto del male fatto a Dio. Mentire sui peccati commessi è invece segno di un pentimento immaturo o addirittura inesistente.
• La “chiarezza” nel dire i tuoi peccati è conseguenza della sincerità. Non sminuire, alterare o abbellire i tuoi peccati, ma sii forte nel mettere a nudo il tuo male. Non è sufficiente un’accusa generica dei peccati.
• Rifletti: se un ammalato vuole essere curato, non nasconde o altera la propria malattia, ma la mostra al medico per trovarne il rimedio. Essere chiari, permette al Sacerdote di comprenderti, consigliarti e mostrarti la reale entità del tuo peccato.
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Che cosa è?
• Il pentimento ti porta a voler riparare il male causato con i peccati. Il peccato danneggia il prossimo e danneggia il peccatore stesso indebolendo le sue relazioni con Dio e con il prossimo.
• L’assoluzione sacramentale toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il tuo peccato ha causato. Per questo, sei chiamato a riparare anche attraverso la preghiera, le privazioni volontarie, l’elemosina, i sacrifici, il servizio agli altri, l’accettazione paziente della croce che si deve portare.
• Il Sacerdote deve importi una “penitenza” al termine della Confessione. Solitamente è simbolica, ma sta a te, illuminato dal dispiacere dei peccati commessi, completarla con opere di riparazione volontariamente scelte.
Tentiamo di guardare nelle specifico come (modo 1) si fa un'esame di coscienza e come può recare luce all'anima con alcune domande prima di confessarsi.
Preghiera di Preparazione
Signore mio Gesù Cristo,
mi preparo al Santo Sacramento della Penitenza
per ricevere da te il perdono dei peccati
e cancellare dalla mia anima
tutto quello che ti fa dispiacere.
Desidero confessarmi
per ricevere da te anche le grazie
che mi aiuteranno contro le tentazioni
e contro le mie cattive abitudini.
Fammi sentire un forte dolore dei miei peccati.
Aiutami a dire al Sacerdote con sincerità
le mie colpe.
Desidero fare una buona Confessione
che renda bella la mia anima
purché tu possa guardarla con soddisfazione.
Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo.
Gesù, Figlio di Dio, abbi misericordia di me.
O Dio, Padre buono, che sempre perdoni le colpe,
sono qui davanti a te perché ho peccato.
Sono venuto da te perché sei Padre.
Signore, ti presento tutti i miei peccati,
la mia miseria e il male che trovo in me.
Io riconosco di essere peccatore e spero in te.
Tu liberami dal male,
donami l’abbraccio del perdono.
Fa risplendere sul mio volto
Il raggio della tua luce.
Crea in me la gioia della vita nuova.
Amen.
Ricorda
Mentre ti confessi, ricordati che non stai parlando al Sacerdote che vedi, ma a Gesù che si serve del Sacerdote per farti capire che Lui è lì ad ascoltarti, perdonarti e consigliarti.
Fai nascere nel tuo cuore il “dispiacere per i peccati che hai fatto”, ricordandoti che sono la causa delle sofferenze che Gesù ha sopportato per tuo amore sulla Croce.
Quando dici i tuoi peccati inizia con le frasi: “non mi confesso da ….” e poi “i miei peccati sono….”.
È meglio metter in ordine i tuoi peccati partendo da quelli che sono i più gravi, mortali, arrivando poi a quelli meno gravi, veniali.
Terminata la Confessione, ricordati di fare subito la Penitenza.
Prima di accostarti alla confessione rientra in te stesso, raccogliti, e cerca nelle profondità del tuo cuore la verità del tuo essere in relazione con Dio. Chiediti che rapporto hai stabilito col Signore e cerca di mettere in luce la tua coscienza, in tutte le tue scelte e tutte le tue azioni.
Per ogni comandamento fatti delle domande nel cuore e sii sincero con te stesso. Non ti nascondere alla verità della tua vita. Essere limpido farà bene per prima cosa a te stesso e poi rafforzerà il tuo rapporto con Dio.
Quesiti preliminari
Da quanto tempo non mi confesso?
Nelle confessioni passate ho mai nascosto volutamente qualche peccato mortale?
Da quanto tempo non ricevo l'Eucaristia?
Mi sono accostato alla Comunione avendo sulla coscienza dei peccati mortali senza essermi confessato?
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1) Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori di me
Credo in Dio Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo?
Ho messo Dio al primo posto tra i valori della mia vita (prima di tutti: qualsiasi persona; prima di tutto: qualsiasi cosa)?
Come va la mia vita di preghiera con Dio?
Prego almeno mattina e sera?
Qual è il mio rispetto per la Chiesa, la sento mia madre?
Ho partecipato a sedute spiritiche?
Sono ricorso a presunti maghi o cartomanti?
Credo davvero nell'oroscopo?
Sono superstizioso?
Questo comandamento è a fondamento di tutti i comandamenti: se amo Dio più di tutti e più di tutto, non commetterò mai nessuna mancanza, perché lui sarà l'Assoluto della mia vita. Amerò le persone secondo giustizia (madre, padre, figlio, figlia, fratello, sorella, amici ed altri) e non mi farò nessun idolo. A guidarmi nella vita sarà solo l'amore viscerale per Dio.
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2) Non nominare il nome di Dio invano
'Nomino' qualcuno quando lo conosco almeno un po': allora vuol dire che sono capace di chiamarlo per nome perché tra me e quella persona c'è una relazione. Se lo conosco bene, so cosa gli piace e cosa non gli piace, non lo nominerei mai invano per dire una stupidaggine su di lui. Infatti se lo conosco bene, dirò sempre la cosa più giusta. Se poi quella persona la amo, la conosco oltre misura, e quindi dirò sempre cose precise su di lui.
Mi sono impegnato a conoscere Dio?
Leggo la sacra scrittura?
Leggo il catechismo della Chiesa cattolica (o il Compendio)?
Ho detto delle bestemmie?
Ho riso o fatto finta di niente quando qualcuno vicino a me le diceva?
Ho fatto voti o promesse a Dio e non li ho mantenuti?
Ho giurato il falso?
Ho fatto affermazioni false o eretiche su Dio?
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3) Ricordati di santificare le Feste
Ho tralasciato la Santa Messa nella domenica o nelle altre feste di precetto?
Ho ostacolato altri (coniuge, figli, amici, colleghi) a partecipare alla Messa?
Mi sono liberato dalla fatica del lavoro festivo, godendo della libertà di figlio di Dio?
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4) Onora il padre e la madre
Ho amato, rispettato, ubbidito, aiutato i miei genitori secondo le mie possibilità?
Da genitore, mi impegno per una vera educazione dei figli, che sia anche cristiana?
Veglio sulle loro amicizie, sui loro giochi, sui loro divertimenti?
Do ai miei figli un esempio di una vera vita cristiana?
Da coniuge, ho rispettato mia moglie/mio marito, anche e soprattutto davanti ai figli?
Ho dedicato al coniuge e ai figli tutto il tempo e l'attenzione necessari?
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5) Non uccidere
Ho ucciso qualcuno?
Ho mai fatto un aborto?
Ho collaborato a fare un aborto?
Sono nemico con qualcuno?
Ho dei nemici?
Uso linguaggi offensivi?
Ho offeso con parolacce?
Ho fatto pettegolezzo?
Ho preso in giro gli altri, facendoli passare per stupidi?
Ho trattato male i più deboli o chi è già disprezzato dagli altri?
Ho usato violenza contro qualcuno?
Sono stato di cattivo esempio a chi mi sta accanto?
Sono disponibile ad aiutare le persone quando sono nel bisogno?
Sono misericordioso quando qualcuno sbaglia, oppure condanno e giudico velocemente?
Sono iroso, rancoroso, stizzoso nei riguardi degli altri, anche quando sbagliano nei miei confronti (porto odio)?
So perdonare?
Porgo l'altra guancia, oppure faccio pagare tutto a tutti?
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6) Non commettere atti impuri
Sono fedele a mia moglie o a mio marito, senza tradirla/o (potrei non farlo di fatto il tradimento, ma essere comunque lontano col cuore da mia moglie/marito e non amarlo)?
Ho una sessualità disordinata, da solo col mio corpo, o con altri (rapporti prematrimoniali, extraconiugali,omosessuali, o perversioni)?
Convivo con qualcuno/a (senza essermi sposato/a in Chiesa)?
Faccio uso di pornografia o tendo a trattare il corpo dell'altro come solo un oggetto egoistico?
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7) Non rubare
Ho sottratto oggetti o denaro di altri o della comunità?
Ho riparato o restituito, se ero in grado di farlo?
Come datore di lavoro, pago il giusto stipendio ai dipendenti, secondo quanto comanda il Vangelo?
Come lavoratore, lavoro lealmente in modo da meritare lo stipendio?
Sono onesto nella professione, nel commercio, con i miei clienti?
Quello che possiedo l'ho guadagnato onestamente?
Sono eccessivamente attaccato al denaro?
Sono usuraio?
Ho preteso regalie, bustarelle o favori non dovuti?
Ho chiesto raccomandazioni per ottenere vantaggi o privilegi?
Ho frodato lo Stato?
Pago con giustizia le tasse?
Faccio sperpero di soldi, togliendoli alla famiglia?
Gioco alle macchinette?
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8) Non dire falsa testimonianza
Sono stato bugiardo, sleale, ingannevole?
Ho calunniato o parlato male degli altri?
Ho espresso sospetti o giudizi avventati?
Con il mio esempio ho insegnato a mentire ai miei figli o ad altri?
Con un silenzio colpevole ho coperto fatti delittuosi (omertà)?
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9) Non desiderare la donna/l'uomo d'altri.
Ho custodito il pudore (sono sempre una persona discreta o sguaiata)?
Ho guardato altre persone con concupiscenza (desidero di possesso)?
Con il modo di comportarmi ho voluto suscitare in altre persone desideri ed eccitamenti cattivi?
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10) Non desiderare la roba d'altri.
Sono invidioso dei beni altrui?
Mi lamento di ciò che ho?
Sono geloso delle mie cose senza prestarle o darle con generosità?
Sono sospettoso degli altri?
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Importantissimo:
Tutti i comandamenti trovano sintesi nei due comandamenti di Gesù:
ama Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze
ama il prossimo tuo come te stesso
Com'è il mio cuore nell'amore? Ho capito che tutta la sintesi del vangelo è nell'amore?
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Preghiera di Ringraziamento
Ti ringrazio, mio Dio, dei buoni propositi, affetti e ispirazioni che mi hai comunicato in questa Confessione. Ti chiedo aiuto per metterli in pratica. Madre mia Immacolata, San Giuseppe padre e signore mio, Angelo mio custode, intercedete per me.
Amen
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Ricorda
• Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che nel Sacramento della Riconciliazione “il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso di Dio, anticipa in un certo modo il giudizio al quale sarà sottoposto al termine di questa vita terrena. È infatti ora, in questa vita, che ci è offerta la possibilità di scegliere tra la vita e la morte.
• Le tue azioni, che nascono dal dono inestimabile della libertà, decidono il tuo destino eterno. Devi rendere conto a Dio della tua libertà. Egli ti prende sul serio. Se vivi un autentico amore per Dio, non puoi considerare con atteggiamento superficiale o distratto ciò che ti aspetta oltre la soglia della morte.
• Accogliere Dio nella tua vita, allontanandoti dal peccato con la lotta interiore e distruggendolo con la Confessione, ti apre alla possibilità della gioia di essere unito a Lui in Paradiso.
• Al contrario, relegare Dio fuori o ai margini della tua vita, seguendo il peccato e lasciando che metta radici in te, ti porta a volerLo perdere per sempre nella disperazione dell’Inferno (che è il luogo dove non si vede il volto di Dio).
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C'è anche un altro modo (2) di fare l'Esame di Coscienza, con un brano del Vangelo.
Marco 7,20-23
E diceva: "Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo".
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Gesù presenta 12 comportamenti che escono da dentro, dal cuore dell'uomo e che rendono impuro l'uomo; impuro vuol dire che uccidono l'umano che ha, lo distrugge come uomo.
Sono 12 comportamenti, 6 al plurale e 6 al singolare; li vogliamo esaminare rapidamente uno per uno, così abbiamo motivo di meditazione e possiamo verificare se c'è purezza o impurità che esce da noi.
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La 1°: “prostituzioni”.
È al plurale perché non c'è solo una forma di prostituzione, quella che conosciamo, ma sono
molte.
Tutte le situazioni della vita in cui ci si vende per interesse, è prostituzione!
Per cui sono tante le prostituzioni, se per avere uno scatto nella carriera, per ottenere qualche vantaggio, qualche favore, si arriva a vendere la propria coscienza o la propria dignità, quando ci si abbassa in adulazioni, cortigianerie... questo è vendersi per interesse, è prostituzione, esce dal cuore, ti disumanizza.
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2°: “furti”
Non furto perchè sono molti i modi di rubare, non c'è solo portar via qualcosa di un altro, ma la gestione da padroni dei beni di questo mondo è furto, perché i beni di questo mondo sono tutti di Dio.
Avere il superfluo quando l'altro è nell'indigenza, è furto; si può rubare anche il buon nome di una persona, il lavoro, il posto che spetta a un altro perché si conoscono le persone giuste.
Sono tanti i modi di commettere dei furti, escono dal cuore e ti disumanizzano.
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3°: “Omicidi”
Non un omicidio solo, togliere la vita con un'arma, ma qualunque riduzione di vita nell'altro è omicidio.
Allora gli posso togliere il sorriso, la gioia di vivere con la maldicenza, con la calunnia, si può uccidere con lingua.
Ecco, tanti omicidi che sono progettati nel cuore, non vengono da fuori.
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4°: Gli “adultèri”
Sono tanti i tradimenti, le infedeltà all'amore, tutte le ricerche del piacere egoistico che presuppongono l'asservimento dell'altro, sono adultèri, tradimenti dell'amore.
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5° Le “cupidigie”
Al plurale, solo le bramosie che ti portano a voler avere sempre di più, ad accumulare, a riporre la felicità nell'avere di più, è una cupidigia insaziabile. Per Gesù la gioia dell'uomo non consiste nell'avere di più, ma nel donare di più.
“C'è più gioia nel dare che nel ricevere”.
È una frase di Gesù che ci è riferita negli Atti degli Apostoli, non nei Vangeli, sulla bocca di Paolo.
Sappiamo bene cosa fa il bambino, dice “tutto è mio”, tutto quello che vede è suo; la pulsione che ti porta ad avere tutto per te è la pulsione del bambino, non sei cresciuto!
Il figlio di Dio che è in te, cresce quando doni i beni che hai a disposizione per rendere felice il fratello, allora cresci come figlio di Dio, altrimenti rimani bambino.
Non dimentichiamo che noi accumulano, ma questo è una follia, bramiamo sempre di più e dimentichiamo che molto presto, tutto quello che non abbiamo donato viene requisito (infatti, moriremo).
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6° le “malvagità”
Plurale, sono i pensieri maligni, pensare sempre male degli altri, cercare il male negli altri; quante persone pie e devote provano questo bisogno incontenibile di tener d'occhio la vita degli altri, poi sospettano, pensano male e provano un piacere morboso nel comunicare ai loro amici i propri sospetti, arrivano anche a calunniare.
Gli effetti nella vita di una comunità cristiana di questi comportamenti sono devastanti.
Queste sono persone che guardano sempre con sospetto le azioni degli altri, scorgono il male e cattive intenzioni ovunque.
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Adesso cominciano i comportamenti al singolare.
7° “L'inganno”
È il comportamento di chi pensa al proprio interesse ed è disposto a compiere ogni imbroglio per ottenere i propri obiettivi.
L'inganno in greco è chiamato “dolos”.
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8° “l'impudicizia”, “asselgheya” in greco.
Cosa indica questa impudicizia?
La sfrenatezza e non soltanto nel campo sessuale, ma in tutti i sensi, non avere freni in nulla, nel bere, nel cibo, nel divertimento, è la mancanza di autocontrollo, è il comportamento di chi ha come norma di vita “Io faccio ciò che mi piace”.
Ecco, questa è l'asselgheya, l'impudicizia.
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Il 9° “l'invidia”
In greco è “occhio cattivo” “oftamos puneros”.
È un'espressione che si trova nell'Antico Testamento, indica la cupidigia, la paura che qualcuno mi sottragga sempre qualcosa, quindi lo tengo d'occhio e mi dispiace che l'altro abbia ciò che io non posso avere.
Questa è l'invidia.
Verifichiamo come noi proviamo un'inconfessabile gioia quando a qualcuno che ha successo, la vita gli sorrideva e poi gli capita qualcosa, noi lo invidiavamo.
Quando proviamo questo sentimento, dal nostro cuore esce l'invidia, abbiamo l'occhio cattivo.
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10°: “La calunnia”
Così dice la nostra traduzione, ma blasfemia in greco è il rifiuto della verità, l'opposizione alla verità perché non mi fa comodo e allora cerco in ogni modo di ostacolare la verità, di nasconderla.
Questa è blasfemia,
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11° “l'arroganza”
Voler sempre essere al centro delle attenzioni, quando noi apriamo la bocca, gli altri devono ascoltarci in religioso silenzio, perché dalla nostra bocca escono solo oracoli.
Questa è l' arroganza,
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12° “la stupidità”
Afrosūne in greco.
Uno è stupido, può anche non averne colpa poverino, è così, ma non è questa la stupidità di cui si parla qui; l’ afrosūne nei Vangeli è il non orientare nel modo corretto le scelte della propria vita.
Afron nel Vangelo, è quel ricco di cui ci parla la parabola di Gesù al capitolo 12 di Luca, è quello che aveva accumulato i beni, viene chiamato non cattivo, non lazzarone... no! Ma, Pazzo!
Perché hai accumulato in quel modo invece di distribuire i beni che tu avevi avuto la fortuna di avere fra le mani e tu hai ampliato i magazzini per trattenerli ancora per te.
Sei pazzo, ti viene requisito tutto questa notte stessa.
La stoltezza è questa, il sacrificare tutta l'esistenza per accumulare invece di donare e allora non hai costruito niente se una persona che è finita nel nulla perché non hai costruito amore.
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“Tutte queste cose - conclude Gesù - che sono cattive, vengono fuori da dentro, queste contaminano l'uomo, rendono immondo l'uomo”.
Immondo vuol dire ti fa morire come uomo.
È questa impurità, questa morte interiore che dobbiamo purificare e non la si purifica con l'acqua delle purificazioni, chi purifica il cuore è la voce dello Spirito che Cristo ci ha donato, è la sua Parola che ci purifica.
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C'è anche un altro modo (3) di fare l'Esame di Coscienza, con un brano del Vangelo.
Le Beatitudini sono una delle sezioni più celebri e significative del Discorso della Montagna nel Vangelo di Matteo. Esse non sono semplici affermazioni di felicità, ma piuttosto un programma di vita, un invito a vivere secondo i valori del Regno di Dio.
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Commento: "Poveri in spirito" non si riferisce solo alla povertà materiale, ma soprattutto alla consapevolezza della propria dipendenza da Dio. È l'atteggiamento di umiltà e apertura verso il Creatore.
Esegeti:
Agostino: La povertà di spirito è l'umiltà, che ci rende capaci di ricevere il Regno dei cieli.
Bonhoeffer: Essere poveri in spirito significa riconoscere che non abbiamo nulla di nostro, ma tutto riceviamo da Dio.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Commento: L'afflizione può essere causata da molteplici fattori: dolore fisico, sofferenza morale, ingiustizia, peccato. La promessa di consolazione divina è un conforto per chi attraversa momenti difficili.
Esegeti:
Tommaso d'Aquino: L'afflizione sopportata con pazienza e fede porta alla consolazione divina.
Ratzinger: L'afflizione ci apre al bisogno di consolazione, e quindi a Dio.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Commento: La mitezza non è debolezza, ma piuttosto la capacità di controllare la propria rabbia e di agire con dolcezza e umiltà. È un atteggiamento di rispetto verso gli altri e verso la creazione.
Esegeti:
Crisostomo: La mitezza è la virtù che ci permette di vivere in pace con noi stessi e con gli altri.
Barclay: I miti sono coloro che sanno controllare la propria forza e usarla per il bene.
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.
Commento: La giustizia a cui si fa riferimento è quella di Dio, che è amore e misericordia. Avere fame e sete di giustizia significa desiderare ardentemente che il Regno di Dio si realizzi nel mondo.
Esegeti:
Lutero: La giustizia di Dio è un dono gratuito che riceviamo per fede.
Moltmann: La fame e la sete di giustizia sono un grido di speranza per un mondo più giusto.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Commento: La misericordia è la capacità di compassione verso gli altri, বিশেষ করে verso chi è nel bisogno. È un atteggiamento di amore gratuito e generoso.
Esegeti:
Ambrogio: La misericordia è la virtù che ci rende simili a Dio.
Rahner: La misericordia è l'esperienza dell'amore di Dio che si china sulla nostra miseria.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Commento: La purezza di cuore è un dono di Dio che ci permette di amare senza secondi fini e di vedere la realtà con gli occhi della fede.
Esegeti:
Ireneo: La purezza di cuore è la condizione per conoscere Dio.
De Lubac: Il cuore puro è quello che è libero da ogniAttachment e si apre all'amore di Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Commento: Gli operatori di pace sono coloro che si impegnano a costruire la pace nel mondo, superando le divisioni e promuovendo la riconciliazione.
Esegeti:
Agostino: La pace è il dono più grande che Dio ci ha fatto.
Giovanni Paolo II: Gli operatori di pace sono coloro che lavorano per un mondo più giusto e fraterno.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Commento: La persecuzione per la giustizia è la conseguenza inevitabile della testimonianza dei valori del Regno di Dio in un mondo che spesso si oppone ad essi.
Esegeti:
Tertulliano: La persecuzione è una prova di fede e un segno di appartenenza a Cristo.
Balthasar: La persecuzione è una partecipazione alla croce di Cristo.
Le Beatitudini sono un invito a vivere secondo i valori del Regno di Dio, un cammino di umiltà, mitezza, giustizia, misericordia e pace. Esse ci indicano la vera via della felicità, quella che passa attraverso l'amore di Dio e del prossimo.
*** Chi vuole un metodo efficace di Esame di Coscienza, guardi l'ultimo schema in giù, di S. Agostino e Gesù.
Introduzione
La confessione può sembrare un concetto complesso per i bambini. Come possiamo aiutarli a comprenderla e a viverla con serenità? Questa guida offre spunti e suggerimenti per genitori e catechisti.
1. Dio: Il Nostro Amico Speciale
Un'amicizia unica: Iniziate col presentare Dio come un amico speciale, qualcuno con cui si può parlare, giocare e condividere tutto. Sottolineate l'amore incondizionato di Dio, la Sua costante presenza e il Suo desiderio di vederci felici.
Il peccato come distanza: Spiegate che a volte facciamo cose che rattristano Dio e ci allontanano da Lui, come quando litighiamo con un amico e non vogliamo più giocare insieme. Questi "errori" sono i peccati. Usate esempi concreti che i bambini possono capire: dire una bugia, prendere qualcosa senza permesso, disubbidire.
2. La Confessione: Fare Pace con Dio
Il perdono di Dio: La confessione è come andare dal nostro amico Dio per chiedergli scusa e fare pace. Dio è sempre pronto a perdonarci perché ci ama.
Il ruolo del sacerdote: Il sacerdote è come un "allenatore" o un amico saggio che ci aiuta a capire i nostri errori e a fare pace con Dio. Ci ascolta e ci dà consigli.
3. Storie e Parabole
La parabola del figliol prodigo: Raccontate la storia del figlio che torna a casa dopo aver sbagliato e viene accolto con amore dal padre. Questo ci mostra quanto Dio sia felice quando torniamo a Lui.
Storie di santi: Narrate episodi di santi come Padre Pio o il Curato d'Ars, che hanno dedicato la loro vita ad ascoltare le confessioni e a portare le persone a Dio.
4. Capire il Peccato
Diversi tipi di peccato: Spiegate che ci sono peccati grandi (mortali) che ci allontanano molto da Dio, e peccati piccoli (veniali) che sono come piccoli passi indietro nella nostra amicizia con Lui.
"Aver sbagliato il centro": Il peccato non è solo una trasgressione di regole, ma un "aver sbagliato il centro", un allontanamento da ciò che è veramente importante: la nostra amicizia con Dio.
5. Come Confessarsi Bene
Esame di coscienza: Prima di confessarci, dobbiamo pensare a cosa abbiamo fatto che ha rattristato Dio, come quando ripensiamo a come abbiamo fatto arrabbiare il nostro amico.
Dire i peccati al sacerdote: In confessione, diciamo al sacerdote i nostri peccati con sincerità, senza nascondere nulla.
Il proposito di non ricadere: Promettiamo a Dio di impegnarci a non ripetere gli stessi errori, come quando promettiamo al nostro amico di non litigare più con lui.
La penitenza: Il sacerdote ci darà una "penitenza", un piccolo compito da svolgere per dimostrare a Dio che siamo davvero pentiti.
Conclusione
La confessione è un'esperienza di amore e di perdono. Aiutiamo i bambini a viverla con gioia e fiducia, ricordando loro che Dio è sempre pronto ad accoglierli a braccia aperte.
Gesù mostra quanto è grande la misericordia di Dio, sempre pronto a perdonarci, con questa bellissima parabola. Commettendo un peccato, specialmente mortale, noi ci comportiamo come questo giovane. Ma se ci pentiamo e confessiamo i nostri peccati, Dio ci riaccoglie proprio come questo padre ha fatto con suo figlio. Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta”. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo pochi giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: “quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni”. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “presto, portate qui il vestito più bello, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: “è tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: “ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che mio è tuo. Ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Quanto è grande la bontà del Padre (Dio) che accoglie nella sua casa i figli (ciascuno di noi) che, dopo avere peccato, si pentono e vogliono cambiare vita. Troviamo qui le cinque condizioni necessarie per fare una buona confessione.
1. L’esame di coscienza: «allora “rientrò in se stesso” e disse: quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!».
2. Il dolore dei peccati. Il figlio si pente e decide di rimediare l’offesa fatta a suo padre.
3. La confessione: «mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te».
4. Il proposito di non peccare più: tornando da suo padre, non vuole più stare lontano, cioè vivere nel peccato.
5. La penitenza: «trattami come uno dei tuoi garzoni». E ancora: «non sono degno di essere chiamato tuo figlio….»
Dio è buono e dopo il perdono, ci reintegra nella condizione in cui eravamo prima di peccare.
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È la sera del 4 aprile 1869, a Torino. don Bosco racconta ai ragazzi del suo oratorio un sogno che li impressionerà moltissimo. Riguarda l’importanza di confessarsi bene e i pericoli che si corrono se ci confessiamo superficialmente, se nascondiamo al sacerdote qualche peccato mortale, se inganniamo noi stessi e soprattutto Dio che, come un padre infinitamente amorevole, è sempre pronto a perdonarci. Questo è il sogno: don Bosco è in chiesa, in mezzo ai giovani che vogliono confessarsi. Avendo bisogno dell’aiuto di un altro sacerdote, esce dal confessionale e si dirige in sacrestia, sperando di trovarlo li. Passando tra i ragazzi, vede che molti di loro hanno una corda stretta al collo che li soffoca. Dice a un giovane di togliersela, ma il ragazzo non obbedisce. Perché – dice a don Bosco – c’è qualcuno nascosto dietro di lui che glielo impedisce.
Don Bosco, insospettito, vede spuntare alle spalle dei ragazzi pronti a confessarsi due lunghe corna. Si avvicina per guardare meglio e vede una bestia terrificante, dal ghigno orribile, che stringe un laccio intorno al collo del giovane. Facendosi coraggio, don Bosco chiede alla bestia di dirgli subito chi è e che cosa sta facendo. Ma l’animale tenta di nascondersi e non risponde. Allora don Bosco incarica un giovane di prendere in sacrestia l’acqua benedetta e minaccia di spruzzarla sulla bestia, alla quale domanda: “dimmi subito che cosa fai qui. Non mi fai paura. Vedi? Con quest’acqua ti laverò per bene, se non rispondi”.
La bestia è terrorizzata, si contorce spaventosamente e don Bosco nota che l’animale tiene in mano tre lacci. Chiede spiegazioni, ma la bestia non risponde, sapendo che don Bosco avrebbe detto tutto ai ragazzi. Alla fine, minacciata con l’acqua benedetta, è costretta a parlare. “Con il primo laccio – dice la bestia – costringo i giovani a non dire in confessione tutti i loro peccati. Con il secondo laccio impedisco loro di provare il dolore dei peccati e li costringo a confessarsi superficialmente. Poi la bestia si rifiuta di rivelare a che cosa serve il terzo laccio. Allora, don Bosco alza il braccio minacciando di gettargli l’acqua benedetta e a quel punto vede sprigionarsi dagli occhi dell’animale fiamme di fuoco e gocce di sangue. La bestia si contorce, freme, si scuote dal dolore, ma alla fine cede.
Con il terzo laccio, impedisco ai giovani di fare buoni propositi di non peccare più e li obbligo a non seguire i consigli dati dal sacerdote in confessione. E aggiunge: se vuoi sapere chi sono i giovani che tengo stretti ai lacci, osserva chi di loro cambia vita dopo la confessione. Quelli che restano come prima, sono i miei prigionieri. In quel momento, don Bosco vede tutte le bestie contorcersi, gridare e scagliarsi contro quella bestia che aveva svelato la loro opera malvagia. Per far cessare lo scompiglio, don Bosco spruzza l’acqua benedetta. Con strepiti, urla e un fracasso infernale, le bestie fuggono. don Bosco si sveglia e comprende il significato del sogno: Dio gli diceva di avvertire i suoi ragazzi dell’importanza di confessarsi bene.
• La vita di don Bosco è stata piena di sogni con i quali Dio gli rivelava cose importanti per spiegare ai suoi ragazzi la bellezza della fede cattolica.
• Qui don Bosco insegna ai giovani che quando qualcuno inganna il Sacerdote, tacendo i suoi peccati, o non fa il proposito di evitarli in futuro, il demonio è contento e – senza che il giovane nemmeno se ne accorga – lo tiene prigioniero.
• Per liberarsi dai “lacci” del demonio, è importante confessarsi spesso, con sincerità e vero dolore. Dio è infinitamente più forte del demonio, è nostro Padre, ci ama e ci vuole con Lui in Paradiso. Per questo, Gesù ha istituito il sacramento della Confessione, con il quale ci dona il suo perdono.
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Padre Pio, frate cappuccino, nasce a Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887 e muore a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, il 23 settembre 1968. Un grande Santo, che Dio ha colmato di tantissimi doni, compreso quello delle stimmate. Ogni giorno, per più di 50 anni, trascorre molte ore in confessionale, donando il perdono di Dio a milioni di persone, venute da ogni parte del mondo.
Ha il dono di leggere nelle anime, spesso conosce i peccati commessi prima che gli siano detti e capisce se un peccatore è davvero pentito o si sta confessando superficialmente. Dopo la confessione, tanti decidono di vivere da veri cristiani e anche molti non credenti si convertono a Dio. Padre Pio ha orrore per la bugia. Un giorno, un avvocato confessa di avere mancato alcune volte alla messa domenicale. Padre Pio gli chiede quante volte. L’avvocato, sorpreso dalla domanda, risponde dicendo un numero a caso, ma Padre Pio – che ha il dono di leggere nelle anime – lo caccia via con decisione: “bugiardo! Vattene!”.
Una ragazza, per guadagnare qualche soldo, curava dei bambini. La loro madre le aveva proibito di dare loro caramelle, ma lei disobbediva e quando la madre chiedeva se ne avesse date lei negava, mentendo. In confessione, la giovane non confessa le bugie e Padre Pio domanda: “ti ricordi altro? No, Padre, rispose. E le caramelle? Replica Padre Pio che ha questo dono di leggere nelle anime e lo mette al servizio di Dio.
Qualche volta, Padre Pio allontana un penitente senza dargli l’assoluzione. Ispirato dal Signore, utilizza questa “medicina amara” per conquistare i peccatori. Infatti, la maggioranza di quelli rimandati senza aver ottenuto il perdono, una volta compreso il motivo, tornano a confessarsi e ritrovano la pace. A volte Padre Pio sgrida a gran voce i penitenti: “sciagurato, hai venduto l’anima al diavolo! Tu vai all’inferno”.
Oppure: “sciagurata vai a vestirti”. E ancora: “sciagurato, vai a chiedere perdono a Dio. Non vedi quanto è nera la tua anima?”. Padre Pio è così severo perché sa che nel sacramento della confessione Dio salva dall’inferno chi si pente e gli riapre le porte del Paradiso. Un giorno, in confessionale, Padre Pio si mette a piangere, dicendo: “vedo l’ingratitudine degli uomini davanti a Dio. Ma che altro poteva fare
Gesù, questo povero Gesù, per salvarli e non lo ha fatto?”.
Una volta, rifiuta di confessare una ragazzina di 12 anni. Davanti ai genitori che l’avevano accompagnata, spiega alla giovane: “non ti ho confessato per il tuo bene. Perché tu salti spesso la messa domenicale e il catechismo, perché i tuoi genitori ti portano in giro. Se ti confesso, e tu continui a fare così, non concluderemo nulla”. Compresa la gravità dei suoi peccati, la giovane si confessa seriamente pentita e torna a casa perdonata.
A tutti Padre Pio chiede di non perdere la messa domenicale, perché questo è un peccato mortale gravissimo. Una volta manda via un uomo perché una domenica, invece di partecipare alla messa, si era messo in viaggio per andare proprio da lui. “va via! La domenica, prima di tutto, c’è la Santa Messa”. Da allora quell’uomo non mancherà più alla messa festiva. Padre Pio aveva capito che il sacramento della confessione è un immenso dono di Gesù, dato agli uomini per ottenere il perdono dei loro peccati e guadagnarsi il Paradiso. Per questo, voleva che tutti si confessassero bene, sinceramente pentiti e con il fermo proposito di non peccare più.
• Padre Pio rimproverava severamente chi, confessandosi, trovava delle scuse. A chi gli diceva: “per me questo è impossibile…”, oppure: “non posso resistere….è più forte di me….sono costretto….”, Padre Pio ricordava : “è Dio che deve assolverti: se non ti senti in colpa, se ti assolvi da te, esci e non tentare più la pazienza del Signore”.
• Un giorno, Padre Pio domanda in confessione a una signora: “Ti ricordi altro?”. La donna risponde di no. “Pensaci bene!” replica Padre Pio. “No…. Non ricordo altro”. Allora Padre Pio le ricorda un vecchio rancore che la donna aveva conservato dopo un litigio e che non aveva confessato. Padre Pio le chiede di fare la pace e poi di tornare a confessarsi.
• Questa verità si può capire solo tenendo presente l’importanza del Sacramento della Confessione. Gesù lo ha istituito per ottenere il perdono dei peccati e farci guadagnare il Paradiso.
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Giovanni Maria Vianney (✨1786-1859), parroco di Ars, un piccolo villaggio vicino a Lione, in Francia, è conosciuto da tutti come il Santo curato D’Ars, per la sua grande fede e per i tanti fatti prodigiosi che hanno segnato la sua vita. Molti di questi fatti avveng:ono in confessionale, dove quel prete passa l’intera giornata e spesso anche la notte. Un giorno celebra la messa, adora Gesù davanti al tabernacolo e confessa gli abitanti di Ars e dei paesi vicini.
La sua fama cresce, perché accadono tanti fatti prodigiosi. Don Vianney ha infatti il dono prodigioso di “leggere” nelle anime quello che i penitenti non gli dicono in confessione. Un giorno dice a un giovane che aveva finito la confessione: “amico non hai detto tutto”. Il giovane, sorpreso, risponde: “padre, non posso ricordare tutti i miei peccati. Aiutatemi voi”. Don Vianney gli ricorda: “e quelle candele che hai rubato nella sacrestia della chiesa di San Vincenzo?” era vero, ma il giovane si era dimenticato di confessarlo. Un’altra volta, un uomo va a confessarsi da lui.
Da tantissimo tempo non andava più in chiesa, non si confessava, non partecipava alla messa e non riceveva la comunione. Il curato d’Ars chiede: “da quanto tempo non si confessa?”, l’uomo risponde: “oh saranno almeno quarant’anni”. “Per la precisione sono quarantaquattro”, precisa don Giovanni. Sorpreso, l’uomo estrae dalla tasca una matita e scrive una sottrazione sul muro cui poggiava il confessionale: era vero! Non si confessava esattamente da quarantaquattro anni!
Un giorno, durante la messa celebrata dal santo curato d’Ars, una signora si inginocchia per ricevere la comunione. Il santo, però, le passa davanti per due volte ma non le dà la sacra particola. Alla terza volta, la signora gli dice a bassa voce: “padre, non mi avete dato la comunione”. Don Vianney risponde: “no, figlia mia, perché voi questa mattina avete mangiato qualcosa, quindi non avete rispettato il digiuno eucaristico”. Era vero, aveva mangiato del pane, ma la signora l’aveva dimenticato!
Una volta, in piena notte, una suora va a confessarsi da lui. È buio, ci sono poche candele. Quando il santo apre lo sportellino del confessionale, la suora vede il suo volto immerso in una luce. Dopo aver detto i suoi peccati, don Giovanni le dice: “confessatevi”. Ma la suora, stupita, non ha nulla da aggiungere. Allora don Vianney domanda: “avete fatto bene le penitenze ricevute dopo le ultime confessioni?” subito la suora si ricorda di aver compiuto male alcune penitenze e confessa questo peccato.
Chi va a confessarsi dal Santo curato d’Ars lo vede spesso piangere. Perché Dio viene offeso dai peccatori. Molte volte dice a chi si confessa: “ma che male vi ha fatto Gesù, che lo trattate in questa maniera?”. Ma poi dando l’assoluzione, è felicissimo perché un peccatore è stato perdonato da Dio e si è aperta per lui la strada che conduce al cielo!
• Per far comprendere l’importanza del sacramento della Confessione, il santo curato d’Ars diceva: “quando abbiamo una macchia sull’anima, dobbiamo fare come chi possiede una bella sfera di cristallo: appena si accorge che la sfera è coperta da un sottile strato di polvere, passa subito una spugna ed ecco che la sfera torna chiara e lucente”.
• Diceva spesso: “è difficile per noi capire quanta bontà Dio ha dimostrato nei nostri confronti istituendo quell’importantissimo Sacramento che è la Penitenza…”.
• Ancora: “è bello pensare che abbiamo a disposizione un Sacramento che guarisce le piaghe della nostra anima”.
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Articolo 4: IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
1422 "Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].
I. Come viene chiamato questo sacramento?
1423 E' chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione, [Cf Mc 1,15 ] il cammino di ritorno al Padre [Cf Lc 15,18 ] da cui ci si è allontanati con il peccato.
E' chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
1424 E' chiamato sacramento della confessione poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una "confessione", riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.
E' chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente "il perdono e la pace" [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell'assoluzione]. E' chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: "Lasciatevi riconciliare con Dio" ( 2Cor 5,20 ). Colui che vive dell'amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all'invito del Signore: "Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello" ( Mt 5,24 ).
II. Perché un sacramento della riconciliazione dopo il Battesimo?
1425 "Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!" ( 1Cor 6,11 ). Bisogna rendersi conto della grandezza del dono di Dio, che ci è fatto nei sacramenti dell'iniziazione cristiana, per capire fino a che punto il peccato è cosa non ammessa per colui che si è "rivestito di Cristo" ( Gal 3,27 ). L'Apostolo san Giovanni però afferma anche: "Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi" ( 1Gv 1,8 ). E il Signore stesso ci ha insegnato a pregare: "Perdonaci i nostri peccati" ( Lc 11,4 ), legando il mutuo perdono delle nostre offese al perdono che Dio accorderà alle nostre colpe.
1426 La conversione a Cristo, la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello Spirito Santo, il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento, ci hanno resi "santi e immacolati al suo cospetto" ( Ef 1,4 ), come la Chiesa stessa, sposa di Cristo, è "santa e immacolata" ( Ef 5,27 ) davanti a lui. Tuttavia, la vita nuova ricevuta nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza, la quale rimane nei battezzati perché sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1515]. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci [Cf ibid., 1545; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 40].
III. La conversione dei battezzati
1427 Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente essenziale dell'annuncio del Regno: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo" ( Mc 1,15 ). Nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione. E' mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo [Cf At 2,38 ] che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova.
1428 Ora, l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che "comprende nel suo seno i peccatori" e che, "santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 8]. Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana. E' il dinamismo del "cuore contrito" ( Sal 51,19 ) attirato e mosso dalla grazia [Cf Gv 6,44; Gv 12,32 ] a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo [Cf 1Gv 4,10 ].
1429 Lo testimonia la conversione di san Pietro dopo il triplice rinnegamento del suo Maestro. Lo sguardo d'infinita misericordia di Gesù provoca le lacrime del pentimento ( Lc 22,61 ) e, dopo la Risurrezione del Signore, la triplice confessione del suo amore per lui [Cf Gv 21,15-17 ]. La seconda conversione ha pure una dimensione comunitaria. Ciò appare nell'appello del Signore ad un'intera Chiesa: "Ravvediti!" ( Ap 2,5; 1429 Ap 2,16 ).
A proposito delle due conversioni sant'Ambrogio dice che, nella Chiesa, "ci sono l'acqua e le lacrime: l'acqua del Battesimo e le lacrime della Penitenza" [Sant'Ambrogio, Epistulae, 41, 12: PL 16, 1116B].
IV. La penitenza interiore
1430 Come già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, "il sacco e la cenere", i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all'espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza [Cf Gl 2,12-13; Is 1,16-17; Mt 6,1-6; 1430 Mt 6,16-18 ].
1431 La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato " animi cruciatus [afflizione dello spirito]", "compunctio cordis [contrizione del cuore]" [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1676-1678; 1705; Catechismo Romano, 2, 5, 4].
1432 Il cuore dell'uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio dia all'uomo un cuore nuovo [Cf Ez 36,26-27 ]. La conversione è anzitutto un'opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: "Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo" ( Lam 5,21 ). Dio ci dona la forza di ricominciare. E' scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati [Cf Gv 19,37; 1432 Zc 12,10 ].
Teniamo fisso lo sguardo sul sangue di Cristo, e consideriamo quanto sia prezioso per Dio suo Padre; infatti, sparso per la nostra salvezza, offrì al mondo intero la grazia della conversione [San Clemente di Roma, Epistula ad Corinthios, 7, 4].
1433Dopo la Pasqua, è lo Spirito Santo che convince "il mondo quanto al peccato" ( Gv 16,8-9 ), cioè al fatto che il mondo non ha creduto in colui che il Padre ha inviato. Ma questo stesso Spirito, che svela il peccato, è il Consolatore [Cf Gv 15,26 ] che dona al cuore dell'uomo la grazia del pentimento e della conversione [Cf At 2,36-38; cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et Vivificantem, 27-48].
V. Le molteplici forme della penitenza nella vita cristiana
1434 La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina , [Cf Tb 12,8; Mt 6,1-18 ] che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. Accanto alla purificazione radicale operata dal Battesimo o dal martirio, essi indicano, come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, gli sforzi compiuti per riconciliarsi con il prossimo, le lacrime di penitenza, la preoccupazione per la salvezza del prossimo, [Cf Gc 5,20 ] l'intercessione dei santi e la pratica della carità che "copre una moltitudine di peccati" ( 1Pt 4,8 ).
1435 La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, attraverso la sollecitudine per i poveri, l'esercizio e la difesa della giustizia e del diritto, [Cf Am 5,24; 1435 Is 1,17 ] attraverso la confessione delle colpe ai fratelli, la correzione fraterna, la revisione di vita, l'esame di coscienza, la direzione spirituale, l'accettazione delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia. Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura della penitenza [Cf Lc 9,23 ].
1436 Eucaristia e Penitenza. La conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e il loro alimento nell'Eucaristia, poiché in essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio; per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita di Cristo; essa "è come l'antidoto con cui essere liberati dalle colpe di ogni giorno e preservati dai peccati mortali" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1638].
1437 La lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della Liturgia delle Ore e del Padre Nostro, ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono dei nostri peccati.
1438 I tempi e i giorni di penitenza nel corso dell'anno liturgico (il tempo della quaresima, ogni venerdì in memoria della morte del Signore) sono momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 109-110; Codice di Diritto Canonico, 1249-1253; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 880-883]. Questi tempi sono particolarmente adatti per gli esercizi spirituali, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi in segno di penitenza, le privazioni volontarie come il digiuno e l'elemosina, la condivisione fraterna (opere caritative e missionarie).
1439 Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta "del figlio prodigo" il cui centro è "il padre misericordioso" ( Lc 15,11-24 ): il fascino di una libertà illusoria, l'abbandono della casa paterna; la miseria estrema nella quale il figlio viene a trovarsi dopo aver dilapidato la sua fortuna; l'umiliazione profonda di vedersi costretto a pascolare i porci, e, peggio ancora, quella di desiderare di nutrirsi delle carrube che mangiavano i maiali; la riflessione sui beni perduti; il pentimento e la decisione di dichiararsi colpevole davanti a suo padre; il cammino del ritorno; l'accoglienza generosa da parte del padre; la gioia del padre: ecco alcuni tratti propri del processo di conversione. L'abito bello, l'anello e il banchetto di festa sono simboli della vita nuova, pura, dignitosa, piena di gioia che è la vita dell'uomo che ritorna a Dio e in seno alla sua famiglia, la Chiesa. Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza.
VI. Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione
1440 Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].
Dio solo perdona il peccato
1441 Dio solo perdona i peccati [Cf Mc 2,7 ]. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: "Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati" ( Mc 2,10 ) ed esercita questo potere divino: "Ti sono rimessi i tuoi peccati!" ( Mc 2,5; Lc 7,48 ). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini [Cf Gv 20,21-23 ] affinché lo esercitino nel suo nome.
1442 Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il "ministero della riconciliazione" ( 2Cor 5,18 ). L'apostolo è inviato "nel nome di Cristo", ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: "Lasciatevi riconciliare con Dio" ( 2Cor 5,20 ).
Riconciliazione con la Chiesa
1443 Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l'effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi. Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio [Cf Lc 15 ] e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al Popolo di Dio [ Cf Lc 19,9 ].
1444 Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l'autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" ( Mt 16,19 ). Questo "incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 22].
1445 Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.
Il sacramento del perdono
1446 Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come "la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta" [Tertulliano, De paenitentia, 4, 2; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1542].
1447 Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal Signore, ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolarmente gravi dopo il loro Battesimo (per esempio l'idolatria, l'omicidio o l'adulterio), era legata ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere la riconciliazione. A questo "ordine dei penitenti" (che riguardava soltanto certi peccati gravi) non si era ammessi che raramente e, in talune regioni, una sola volta durante la vita. Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione monastica d'Oriente, i missionari irlandesi portarono nell'Europa continentale la pratica "privata" della penitenza, che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via ad una frequenza regolare di questo sacramento. Essa permetteva di integrare in una sola celebrazione sacramentale il perdono dei peccati gravi e dei peccati veniali. E' questa, a grandi linee, la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai nostri giorni.
1448 Attraverso i cambiamenti che la disciplina e la celebrazione di questo sacramento hanno conosciuto nel corso dei secoli, si discerne la medesima struttura fondamentale. Essa comporta due elementi ugualmente essenziali: da una parte, gli atti dell'uomo che si converte sotto l'azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall'altra parte, l'azione di Dio attraverso l'intervento della Chiesa. La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale.
1449 La formula di assoluzione in uso nella Chiesa latina esprime gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre delle misericordie è la sorgente di ogni perdono. Egli realizza la riconciliazione dei peccatori mediante la Pasqua del suo Figlio e il dono del suo Spirito, attraverso la preghiera e il ministero della Chiesa:
Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell'assoluzione].
VII. Gli atti del penitente
1450 "La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l'umiltà e la feconda soddisfazione" [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1673].
La contrizione
1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è "il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1676].
1452 Quando proviene dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta "perfetta" (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1677].
1453 La contrizione detta "imperfetta" (o "attrizione") è, anch'essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un'evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l'azione della grazia, dall'assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1677].
1454 E' bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza fatto alla luce della Parola di Dio. I testi più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel Decalogo e nella catechesi morale dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli: il Discorso della montagna, gli insegnamenti apostolici [Cf Rm 12-15; 1Cor 12-13; 1454 Gal 5; Ef 4-6 ].
La confessione dei peccati
1455 La confessione dei peccati (l'accusa), anche da un punto di vista semplicemente umano, ci libera e facilita la nostra riconciliazione con gli altri. Con l'accusa, l'uomo guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole; se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente a Dio e alla comunione della Chiesa al fine di rendere possibile un nuovo avvenire.
1456 La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: "E' necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo, [ Cf Es 20,17; Mt 5,28 ] perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi": [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1680]
I cristiani [che] si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. "Se infatti l'ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1680; cf San Girolamo, Commentarii in Ecclesiasten, 10, 11: PL 23, 1096].
1457 Secondo il precetto della Chiesa, "ogni fedele, raggiunta l'età della discrezione, è tenuto all'obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi, almeno una volta nell'anno" [Codice di Diritto Canonico, 989; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm. , 1683; 1708]. Colui che è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima ricevuto l'assoluzione sacramentale, [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm. , 1647; 1661] a meno che non abbia un motivo grave per comunicarsi e non gli sia possibile accedere a un confessore [Cf Codice di Diritto Canonico, 916; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 711]. I fanciulli devono accostarsi al sacramento della Penitenza prima di ricevere per la prima volta la Santa Comunione [Cf Codice di Diritto Canonico, 914].
1458 Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1680; Codice di Diritto Canonico, 988, 2]. In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui: [Cf Lc 6,36 ]
Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d'accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio. L'uomo e il peccatore sono due cose distinte: l'uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla Luce [Sant'Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 12, 13].
La soddisfazione
1459 Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1712]. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve "soddisfare" in maniera adeguata o "espiare" i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche "penitenza".
1460 La penitenza che il confessore impone deve tener conto della situazione personale del penitente e cercare il suo bene spirituale. Essa deve corrispondere, per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati commessi. Può consistere nella preghiera, in un'offerta, nelle opere di misericordia, nel servizio del prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto nella paziente accettazione della croce che dobbiamo portare. Tali penitenze ci aiutano a configurarci a Cristo che, solo, ha espiato per i nostri peccati [Cf Rm 3,25; 1460 1Gv 2,1-2 ] una volta per tutte. Esse ci permettono di diventare i coeredi di Cristo risorto, dal momento che "partecipiamo alle sue sofferenze" ( Rm 8,17 ): [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm. , 1690]
Ma questa soddisfazione, che compiamo per i nostri peccati, non è talmente nostra da non esistere per mezzo di Gesù Cristo: noi, infatti, che non possiamo nulla da noi stessi, col suo aiuto possiamo tutto in lui che ci dà la forza [Cf Fil 4,13 ]. Quindi l'uomo non ha di che gloriarsi; ma ogni nostro vanto è riposto in Cristo in cui. .. offriamo soddisfazione, facendo "opere degne della conversione" ( Lc 3,8 ), che da lui traggono il loro valore, da lui sono offerte al Padre e grazie a lui sono accettate dal Padre [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1691].
VIII. Il ministro di questo sacramento
1461 Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione, [Cf Gv 20,23; 1461 2Cor 5,18 ] i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell'Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
1462 Il perdono dei peccati riconcilia con Dio ma anche con la Chiesa. Il vescovo, capo visibile della Chiesa particolare, è dunque considerato a buon diritto, sin dai tempi antichi, come colui che principalmente ha il potere e il ministero della riconciliazione: è il moderatore della disciplina penitenziale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 26]. I presbiteri, suoi collaboratori, esercitano tale potere nella misura in cui ne hanno ricevuto l'ufficio sia dal proprio vescovo (o da un superiore religioso), sia dal Papa, in base al diritto della Chiesa [Cf Codice di Diritto Canonico, 844; 967-969; 972; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 722, 3-4].
1463 Alcuni peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati atti ecclesiastici, e la cui assoluzione, di conseguenza, non può essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati [Cf Codice di Diritto Canonico, 1331; 1354-1357; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1431; 1434; 1420]. In caso di pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato [Cf Codice di Diritto Canonico, 976; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 725] e da qualsiasi scomunica.
1464 I sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo sacramento ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole richiesta [Cf Codice di Diritto Canonico, 986; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 735; Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13].
1465 Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore.
1466 Il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio. Il ministro di questo sacramento deve unirsi "all'intenzione e alla carità di Cristo" [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13]. Deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l'esperienza delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo alla misericordia del Signore.
1467 Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato [Cf Codice di Diritto Canonico, 1388, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1456]. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il "sigillo sacramentale", poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane "sigillato" dal sacramento.
IX. Gli effetti di questo sacramento
1468 "Tutto il valore della penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia" [Catechismo Romano, 2, 5, 18]. Il fine e l'effetto di questo sacramento sono dunque la riconciliazione con Dio. In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono "la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1674]. Infatti, il sacramento della riconciliazione con Dio opera una autentica "risurrezione spirituale", restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui il più prezioso è l'amicizia di Dio [Cf Lc 15,32 ].
1469 Questo sacramento ci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri [Cf 1Cor 12,26 ]. Ristabilito o rinsaldato nella comunione dei santi, il peccatore viene fortificato dallo scambio dei beni spirituali tra tutte le membra vive del Corpo di Cristo, siano esse esse ancora nella condizione di pellegrini o siano siano già nella patria celeste [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48-50].
Bisogna aggiungere che tale riconciliazione con Dio ha come conseguenza, per così dire, altre riconciliazioni, che rimediano ad altrettante rotture, causate dal peccato: il penitente perdonato si riconcilia con se stesso nel fondo più intimo del proprio essere, in cui ricupera la propria verità interiore; si riconcilia con i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con la Chiesa, si riconcilia con tutto il creato [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 31].
1470 In questo sacramento, il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso di Dio, anticipa in un certo modo il giudizio al quale sarà sottoposto al termine di questa vita terrena. E' infatti ora, in questa vita, che ci è offerta la possibilità di scegliere tra la vita e la morte, ed è soltanto attraverso il cammino della conversione che possiamo entrare nel Regno, dal quale il peccato grave esclude [Cf 1Cor 5,11; Gal 5,19-21; Ap 22,15 ]. Convertendosi a Cristo mediante la penitenza e la fede, il peccatore passa dalla morte alla vita "e non va incontro al giudizio" ( Gv 5,24 ).
X. Le indulgenze
1471 La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza.
Che cos'è l'indulgenza?
"L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi.
L'indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati" [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, Normae 1-3, AAS 59 (1967), 5-24]. Le indulgenze possono essere applicate ai vivi o ai defunti.
Le pene del peccato
1472 Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la "pena eterna" del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purifica zione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta "pena temporale" del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1712-1713; 1820].
1473 Il perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell'"uomo vecchio" e a rivestire "l'uomo nuovo" [Cf Ef 4,24 ].
Nella comunione dei santi
1474 Il cristiano che si sforza di purificarsi del suo peccato e di santificarsi con l'aiuto della grazia di Dio, non si trova solo. "La vita dei singoli figli di Dio in Cristo e per mezzo di Cristo viene congiunta con legame meraviglioso alla vita di tutti gli altri fratelli cristiani nella soprannaturale unità del Corpo mistico di Cristo, fin quasi a formare una sola mistica persona" [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 5].
1475 Nella comunione dei santi "tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni" [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 5]. In questo ammirabile scambio, la santità dell'uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell'uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato.
1476 Questi beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro della Chiesa, che non "si deve considerare come la somma di beni materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come l'infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre ed offerti perché tutta l'umanità fosse liberata dal peccato e pervenisse alla comunione con il Padre; è lo stesso Cristo redentore, in cui sono e vivono le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione" [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 5].
1477 "Appartiene inoltre a questo tesoro il valore veramente immenso, incommensurabile e sempre nuovo che presso Dio hanno le preghiere e le buone opere del la beata Vergine Maria e di tutti i santi, i quali, seguendo le orme di Cristo Signore per grazia sua, hanno santificato la loro vita e condotto a compimento la missione affidata loro dal Padre; in tal modo, realizzando la loro salvezza, hanno anche cooperato alla salvezza dei propri fratelli nell'unità del Corpo mistico" [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 5].
Ottenere l'indulgenza di Dio mediante la Chiesa
1478 L'indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità [Cf Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 8; Concilio di Trento: Denz. -Schönm. , 1835].
1479 Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch'essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l'altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati.
XI. La celebrazione del sacramento della Penitenza
1480 Come tutti i sacramenti, la Penitenza è un'azione liturgica. Questi sono ordinariamente gli elementi della celebrazione: il saluto e la benedizione del sacerdote, la lettura della Parola di Dio per illuminare la coscienza e suscitare la contrizione, e l'esortazione al pentimento; la confessione che riconosce i peccati e li manifesta al sacerdote; l'imposizione e l'accettazione della penitenza; l'assoluzione da parte del sacerdote; la lode con rendimento di grazie e il congedo con la benedizione da parte del sacerdote.
1481 La liturgia bizantina usa più formule di assoluzione, a carattere deprecativo, le quali mirabilmente esprimono il mistero del perdono: "Il Dio che, attraverso il profeta Natan, ha perdonato a Davide quando confessò i propri peccati, e a Pietro quando pianse amaramente, e alla peccatrice quando versò lacrime sui suoi piedi, e al pubblicano e al prodigo, questo stesso Dio ti perdoni, attraverso me, peccatore, in questa vita e nell'altra, e non ti condanni quando apparirai al suo tremendo tribunale, egli che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen".
1482 Il sacramento della Penitenza può anche aver luogo nel quadro di una celebrazione comunitaria, nella quale ci si prepara insieme alla confessione e insieme si rende grazie per il perdono ricevuto. In questo caso, la confessione personale dei peccati e l'assoluzione individuale sono inserite in una liturgia della Parola di Dio, con letture e omelia, esame di coscienza condotto in comune, richiesta comunitaria del perdono, preghiera del "Padre Nostro" e ringraziamento comune. Tale celebrazione comunitaria esprime più chiaramente il carattere ecclesiale della penitenza. Tuttavia, in qualunque modo venga celebrato, il sacramento della Penitenza è sem pre, per sua stessa natura, un'azione liturgica, quindi ecclesiale e pubblica [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 26-27].
1483 In casi di grave necessità si può ricorrere alla celebrazione comunitaria della riconciliazione con confessione generale e assoluzione generale. Tale grave necessità può presentarsi qualora vi sia un imminente pericolo di morte senza che il o i sacerdoti abbiano il tempo sufficiente per ascoltare la confessione di ciascun penitente. La necessità grave può verificarsi anche quando, in considerazione del numero dei penitenti, non vi siano confessori in numero sufficiente per ascoltare debitamente le confessioni dei singoli entro un tempo ragionevole, così che i penitenti, senza loro colpa, rimarrebbero a lungo privati della grazia sacramentale o della santa Comunione. In questo caso i fedeli, perché sia valida l'assoluzione, devono fare il proposito di confessare individualmente i propri peccati gravi a tempo debito [Cf Codice di Diritto Canonico, 962, 1]. Spetta al vescovo diocesano giudicare se ricorrano le condizioni richieste per l'assoluzione generale [Cf Codice di Diritto Canonico, 962, 1]. Una considerevole affluenza di fedeli in occasione di grandi feste o di pellegrinaggi non costituisce un caso di tale grave necessità [Cf Codice di Diritto Canonico, 962, 1].
1484 "La confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta l'unico modo ordinario grazie al quale i fedeli si riconciliano con Dio e con la Chiesa, a meno che un'impossibilità fisica o morale non li dispensi da una tale confessione" [Rituale romano, Rito della penitenza, 31]. Ciò non è senza motivazioni profonde. Cristo agisce in ogni sacramento. Si rivolge personalmente a ciascun peccatore: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" ( Mc 2,5 ); è il medico che si china su ogni singolo ammalato che ha bisogno di lui [Cf Mc 2,17 ] per guarirlo; lo rialza e lo reintegra nella comunione fraterna. La confessione personale è quindi la forma più significativa della riconciliazione con Dio e con la Chiesa.
In sintesi
1485 La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" ( Gv 20,22-23 ).
1486 Il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un sacramento apposito chiamato sacramento della conversione, della confessione, della penitenza o della riconciliazione.
1487 Colui che pecca ferisce l'onore di Dio e il suo amore, la propria dignità di uomo chiamato ad essere figlio di Dio e la salute spirituale della Chiesa di cui ogni cristiano deve essere una pietra viva.
1488 Agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero.
1489 Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito per la salvezza degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé come per gli altri.
1490 Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina.
1491 Il sacramento della Penitenza è costituito dall'insieme dei tre atti compiuti dal penitente, e dall'assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione.
1492 Il pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi dettati dalla fede. Se il pentimento nasce dall'amore di carità verso Dio, lo si dice "perfetto"; se è fondato su altri motivi, lo si chiama "imperfetto".
1493 Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa, deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa.
1494 Il confessore propone al penitente il compimento di certi atti di "soddisfazione" o di "penitenza", al fine di riparare il danno causato dal peccato e ristabilire gli atteggiamenti consoni al discepolo di Cristo.
1495 Soltanto i sacerdoti che hanno ricevuto dall'autorità della Chiesa la facoltà di assolvere possono perdonare i peccati nel nome di Cristo.
1496 Gli effetti spirituali del sacramento della Penitenza sono: - la riconciliazione con Dio mediante la quale il penitente ricupera la grazia; - la riconciliazione con la Chiesa; - la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali; - la remissione, almeno in parte, delle pene temporali, conseguenze del peccato; - la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione spirituale; - l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.
1497 La confessione individuale e completa dei peccati gravi seguita dall'assoluzione rimane l'unico mezzo ordinario per la riconciliazione con Dio e con la Chiesa.
1498 Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.
IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
296. Come viene chiamato questo Sacramento?
Esso viene chiamato Sacramento della Penitenza, della Riconciliazione, del Perdono, della Confessione, della Conversione.
297. Perché esiste un Sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo?
Poiché la vita nuova nella grazia, ricevuta nel Battesimo, non ha soppresso la debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato (cioè la concupiscenza), Cristo ha istituito questo Sacramento per la conversione dei battezzati, che si sono allontanati da lui con il peccato.
298. Quando fu istituito questo Sacramento?
Il Signore risorto ha istituito questo Sacramento quando la sera di Pasqua si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23).
299. I battezzati hanno bisogno di convertirsi?
L'appello di Cristo alla conversione risuona continuamente nella vita dei battezzati. La conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa, che è Santa ma comprende nel suo seno i peccatori.
300. Che cos'è la penitenza interiore?
È il dinamismo del «cuore contrito» (Sal 51,19), mosso dalla grazia divina a rispondere all'amore misericordioso di Dio. Implica il dolore e la repulsione per i peccati commessi, il fermo proposito di non peccare più in avvenire e la fiducia nell'aiuto di Dio. Si nutre della speranza nella misericordia divina.
301. In quali forme si esprime la penitenza nella vita cristiana?
La penitenza si esprime in forme molto varie, in particolare con il digiuno, la preghiera, l'elemosina. Queste e molte altre forme di penitenza possono essere praticate nella vita quotidiana del cristiano, in particolare nel tempo di Quaresima e nel giorno penitenziale del venerdì.
302. Quali sono gli elementi essenziali del Sacramento della Riconciliazione?
Sono due: gli atti compiuti dall'uomo, che si converte sotto l'azione dello Spirito Santo, e l'assoluzione del sacerdote, che nel Nome di Cristo concede il perdono e stabilisce le modalità della soddisfazione.
303. Quali sono gli atti del penitente?
Essi sono: un diligente esame di coscienza; la contrizione (o pentimento), che è perfetta quando è motivata dall'amore verso Dio, imperfetta se fondata su altri motivi, e che include il proposito di non peccare più; la confessione, che consiste nell'accusa dei peccati fatta davanti al sacerdote; la soddisfazione, ossia il compimento di certi atti di penitenza, che il confessore impone al penitente per riparare il danno causato dal peccato.
304. Quali peccati si devono confessare?
Si devono confessare tutti i peccati gravi non ancora confessati, dei quali ci si ricorda dopo un diligente esame di coscienza. La confessione dei peccati gravi è l'unico modo ordinario per ottenere il perdono.
305. Quando si è obbligati a confessare i peccati gravi?
Ogni fedele, raggiunta l'età della ragione, ha l'obbligo di confessare i propri peccati gravi almeno una volta all'anno, e comunque prima di ricevere la santa Comunione.
306. Perché i peccati veniali possono essere anch'essi oggetto della confessione sacramentale?
La confessione dei peccati veniali è vivamente raccomandata dalla Chiesa, anche se non è strettamente necessaria, perché ci aiuta a formarci una retta coscienza e a lottare contro le cattive inclinazioni, per lasciarci guarire da Cristo e per progredire nella vita dello Spirito.
307. Chi è il ministro di questo Sacramento?
Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione ai suoi Apostoli, ai Vescovi loro successori e ai presbiteri loro collaboratori, i quali diventano pertanto strumenti della misericordia e della giustizia di Dio. Essi esercitano il potere di perdonare i peccati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
308. A chi è riservata l'assoluzione di alcuni peccati?
L'assoluzione di alcuni peccati particolarmente gravi (come quelli puniti con la scomunica) è riservata alla Sede Apostolica o al Vescovo del luogo o ai presbiteri da loro autorizzati, anche se ogni sacerdote può assolvere da qualsiasi peccato e scomunica chi è in pericolo di morte.
309. Il Confessore è tenuto al segreto?
Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, ogni Confessore è obbligato, senza alcuna eccezione e sotto pene molto severe, a mantenere il sigillo sacramentale, cioè l'assoluto segreto circa i peccati conosciuti in confessione
310. Quali sono gli effetti di questo Sacramento?
Gli effetti del Sacramento della Penitenza sono: la riconciliazione con Dio e quindi il perdono dei peccati; la riconciliazione con la Chiesa; il recupero, se perduto, dello stato di grazia; la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali e, almeno in parte, delle pene temporali che sono conseguenze del peccato; la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione dello spirito; l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.
311. In alcuni casi si può celebrare questo Sacramento con la confessione generica e l'assoluzione collettiva?
In casi di grave necessità (come in pericolo imminente di morte), si può ricorrere alla celebrazione comunitaria della Riconciliazione con la confessione generica e l'assoluzione collettiva, nel rispetto delle norme della Chiesa e con il proposito di confessare individualmente a tempo debito i peccati gravi.
312. Che cosa sono le indulgenze?
Le indulgenze sono la remissione dinanzi a Dio della pena temporale meritata per i peccati, già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, a determinate condizioni, acquista, per se stesso o per i defunti mediante il ministero della Chiesa, la quale, come dispensatrice della redenzione, distribuisce il tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi.
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