Leggi di seguito e con calma tutto quello che c'è da sapere essenzialmente sull'Eucarestia
Premessa
Questo scritto non è per nulla breve, anzi è abbastanza lungo (ed è principalmente pensato per i bimbi: quindi, può essere letto tranquillamente dagli adulti).
È strutturato in questa maniera perché deve in qualche modo spiegare esaustivamente il grande mistero dell'Eucarestia, che i cattolici professano da 2000 anni.
Non va letto tutto e subito o in un sol fiato, deve diventare piuttosto quasi come un testo di meditazione che si rivisita più volte, in momenti in cui ci si sente più riflessivi e si ha tempo per pensieri più spirituali.
Questo testo vuole aiutare il lettore, con calma e pacatezza, ad accostare tutto l'insegnamento della chiesa riguardo il Corpo e il Sangue di Gesù, che nella messa continuamente ci vengono offerti come dono da mangiare.
Chi avrà la pazienza di leggere queste righe telematiche, insieme ai semplici video che vengono proposti qua e là lungo l'articolo, alla fine avrà come un piccolo tesoro di conoscenza riguardo il Mistero Eucaristico, professato dalla Fede dei cattolici.
Auguri al lettore Audace.
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Introduzione
Il giorno della Prima Comunione, quando hai ricevuto, caro lettore, nel tuo cuore Gesù Eucaristia, hai ricevuto il dono più grande, bello, utile e prezioso che Gesù ti ha fatto. Non è “un modo di dire”, è semplicemente la verità.
Ed ogni volta che fai la comunione, tutte le domeniche, ricevi il dono più grande della tua vita.
Una verità strabiliante, che nessun uomo al mondo avrebbe mai potuto immaginare o inventare. Perché stiamo parlando di un miracolo che solo Dio, con la sua infinita Onnipotenza, poteva fare.
Il miracolo è questo: Gesù, vero Dio e vero Uomo, ha istituito il sacramento dell’Eucaristia e ha dato alla Chiesa il potere di consacrare, per le mani del sacerdote, l’ostia e il vino che, quando il sacerdote pronuncia le parole: “Questo è il mio Corpo….questo è il mio Sangue….” diventano realmente Gesù. Un miracolo grandissimo. Infatti, nell’Ostia e nel Vino consacrati si cela il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo.
Si! Nell’Ostia e nel Vino consacrati è presente lo stesso Gesù vissuto sulla terra duemila anni fa. Lo stesso Gesù che guariva ciechi, sordi, muti, e paralitici, che risuscitava i morti, che liberava gli indemoniati, che moltiplicava i pani e i pesci, che camminava sulle acque, lo stesso Gesù che è morto e risorto. Tu non lo vedi ma Lui ha assicurato che questa è la verità che dobbiamo credere. Lo ha detto Lui e noi Gli crediamo. Gesù è venuto in te quando hai fatto la Prima Comunione e viene ogni volta che ti accosti a questo sacramento, tutte le domeniche.
Venendo in te, Gesù ti porta in regalo tutto se stesso. Hai mai pensato a quanto sia eccezionale questo dono?
Gesù ti regala tutta la sua sapienza, tutta la sua potenza, tutta la sua bontà, tutta la sua misericordia e soprattutto ti regala i mezzi necessari per entrare nella vita eterna, Il Paradiso, dove vivrai eternamente felice.
E ti dà anche tutti i mezzi necessari per evitare quella terribile disgrazia di perdere la vita eterna, di andare all’Inferno (togliti dalla testa il fuoco dell'inferno, ma tenta di capire che l'inferno è il 'luogo' dove Dio non c'è), se vivrai una vita lontano da Dio nel peccato. Che miracolo! Che regalo immenso ti ha fatto Gesù.
Questo scritto vuole ricordarti le cose più importanti che devi sapere per accostarti con più fede, speranza e amore alla Comunione. Leggilo con attenzione e conservalo.
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Tentiamo di seguito, liberamente, di raccontare l'istituzione dell'Eucarestia desunta dai vangeli: prima dal capitolo 6 di Giovanni e poi dai racconti dei sinottici (Matteo, Marco e Luca).
Raccontiamo.
Un giorno, Gesù, parlando ai giudei radunati nella sinagoga di Cafarnao annuncia la sua intenzione di offrirsi come vero cibo e vera bevanda, per la salvezza eterna di tutti gli uomini. Donare se stesso: questo è il più grande regalo che Gesù ci ha fatto.
Dal Vangelo di Giovanni (cap.6): “Io sono il pane vivo disceso dal cielo…. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. All’udire quelle parole, i giudei non credono che Gesù possa fare questo miracolo strabiliante e cominciano a discutere tra di loro… “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
Erano parole inaudite, ma ai giudei che dubitano Gesù conferma la sua promessa. “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita eterna”.
Gesù annuncia così l’istituzione dell’Eucaristia, il dono più grande fatto a tutti gli uomini che, seguendolo, vogliono vivere per guadagnarsi il paradiso.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui… chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Questa straordinaria promessa di Gesù si realizza il giovedì santo, durante “l’ultima cena”, proprio la notte in cui sta per essere tradito, arrestato e consegnato ai suoi carnefici.
E’ il primo giorno degli azzimi e i discepoli si preoccupano di cercare un luogo adatto dove Gesù avrebbe celebrato quella festa. “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua? Andate in città, vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua. Seguitelo e dove entrerà dite al padrone di casa….il mio maestro dice: dov’è la mia stanza, perché io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta. Là preparerete per noi”.
Così, i discepoli trovarono ciò che aveva detto loro e mentre sono a mensa e mangiano, Gesù si rivolge a loro “in verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me mi tradirà. Ma guai a quell’uomo, meglio sarebbe stato per lui se non fosse mai nato”.
Poi, mentre stanno consumando la cena, Gesù prende il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezza e lo dà ai suoi discepoli dicendo “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo!”
I discepoli ricevono così la loro “prima comunione”
Poi prende il calice, rende grazie e dice “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza versato per molti, in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me!”.
Il Vangelo narra che nella sua “ultima cena” Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucaristia, il dono più grande lasciato alla sua chiesa e a ciascuno di noi.
Invitiamo il lettore a scoprire direttamente nella sacra scrittura il racconto dell'istituzione dell'Eucarestia. Leggere la Bibbia è sempre come andare alla fonte dell'insegnamento di Gesù.
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C'era una volta, in un paese lontano, un uomo straordinario di nome Gesù. Aveva tanti amici, grandi e piccini, e li amava tutti come una grande famiglia. Un giorno, Gesù decise di fare una cena speciale con i suoi amici più cari, per stare insieme e condividere un momento importante.
Durante la cena, Gesù prese un po' di pane, lo spezzò e lo diede ai suoi amici dicendo: "Questo è il mio corpo, che vi dono per amore". Poi prese un calice pieno di vino e disse: "Questo è il mio sangue, versato per voi e per tutti".
Gli amici di Gesù rimasero un po' sorpresi, ma lui spiegò loro che con quelle parole stava facendo un grande dono: l'Eucaristia. Da quel giorno in poi, ogni volta che avrebbero mangiato quel pane speciale e bevuto quel vino speciale, sarebbe stato come averlo lì con loro, vivo e presente.
L'Eucaristia è un mistero, un segreto d'amore tra Gesù e noi. È un modo speciale per sentirlo vicino, per entrare nel suo cuore e lasciarci abbracciare dal suo amore.
Quando sarete un po' più grandi, anche voi potrete ricevere questo grande dono e partecipare alla cena speciale di Gesù. Intanto, ricordatevi sempre che lui vi ama e vuole stare sempre con voi, nel vostro cuore.
Un Video 'estratto' dai cartoni della Bibbia
L'intero episodio dei cartoni sulla Passione di Gesù
Con molta essenzialità tentiamo di vedere cosa bisogna sapere del Sacramento dell'Eucarestia e quali sono le parole chiavi per un corretto concetto di questo grande mistero.
Sacramento: il sacramento dell’Eucaristia è stato istituito da Gesù nell’Ultima Cena.
Il sacrificio eucaristico: nella santa Messa, Gesù si offre in sacrificio al Padre per la tua salvezza e per nutrire e santificare la tua anima.
Curiosità
Il 'sacrificio' nell'Antico Testamento era un animale - per esempio un agnello - che veniva portato al tempio (per il cosiddetto sacrificio di comunione): il sacerdote lo uccideva, metà veniva bruciata come ‘offerta’ a Dio, l'altra metà lo mangiavano l'offerente con le persone amiche.
Così, le due metà , che formavano una unità, mettevano in comunione Dio e l'offerente.
Per questo durante la messa, precisamente nel momento dell'offertorio, il prete rivolgendosi all'assemblea dice: «Pregate, fratelli e sorelle, perché il mio è il vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente».
Un immenso miracolo: nell’Eucaristia, Gesù Cristo, sotto le apparenze, (si chiamano 'specie') del pane e del vino, è presente veramente, realmente e sostanzialmente con il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità.
La presenza reale: nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo e che è nato in terra da Maria Vergine.
Curiosità
I cattolici, scrutando i quattro Vangeli, diciamo che Gesù è risorto: cioè, il 33enne che era morto in croce, sepolto veramente, il terzo giorno, una domenica mattina, alle prime luci dell'alba, è risorto (risorgere, vuol dire alzarsi).
A farlo alzare (risorgere) è stato il Padre.
Gesù nella resurrezione della carne - ci insegna la chiesa - ha avuto un corpo glorificato: cioè, è quello del 33enne, ma ha caratteristiche diverse; si può toccare, si può vedere, ma nello stesso tempo è invisibile, e può passare attraverso mura e finestre chiuse,
E’ importante comprendere che nell'eucaristia c'è il corpo di Gesù glorificato: noi non mangiamo la ciccia del trentatreenne, ma mangiamo il suo vero corpo nella sua carne glorificata.
Transustanziazione: Gesù è reso presente nell’Eucaristia grazie al miracoloso cambiamento di tutta la sostanza del pane nel suo Corpo e di tutta la sostanza del vino nel suo Sangue.
Questo cambiamento di sostanza, che la dottrina cattolica chiama “Transustanziazione”, avviene al momento della consacrazione, nella S. Messa (guarda il video di spiegazione).
Solo i segni: dopo la consacrazione, del pane e del vino rimangono solo le apparenze (le 'specie'), che mantengono la loro realtà fisica (la figura, il colore, il sapore del pane e del vino), ma con la sostanza (la sostanza è quella del corpo di Gesù).
Tutto presente: avvenuta la consacrazione, Gesù è tutto presente sotto la 'specie' del pane e tutto presente sotto la 'specie' del vino.
E’ tutto presente anche nelle singole parti, sia dell’Ostia consacrata che del Vino consacrato.
E’ presente finché durano le specie del pane e del vino (se il pane si deteriora - si ammuffisce - e il vino si deteriora - diventa aceto -, non è più presente il corpo di Gesù).
Un grande mistero: la verità della presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia è un grande mistero della fede e della religione cattolica.
Crediamo in questo mistero solo perché è stato rivelato da Gesù. L’uomo non può “spiegarlo” con le sole sue forze, perché questa verità sorpassa la sua ragione.
E’ una verità superiore alla ragione, ma non è contro la ragione.
Il segno sensibile dell’Eucaristia: come tutti i sacramenti, anche il sacramento dell’Eucaristia necessita di tre cose:
1. La materia (che ci sia il pane e vino).
2. La forma (che si dica "questo è il mio corpo"; "questo è il mio sangue").
3. Il ministro (che ci sia il presbitero che consacra).
La materia è il pane di frumento, azzimo o fermentato, e il vino di uva, cui si aggiungono alcune gocce di acqua.
La forma è data dalle parole di Gesù: ”Questo è il mio corpo” per il pane; “Questo è il mio sangue” per il vino.
Il ministro è il presbitero, validamente ordinato, il quale, pronunciando LE PAROLE [si dice che sono parole performative; con la stessa potenza di quelle scritte nel libro della Genesi «Dio disse: sia la luce e la luce fu». Il presbitero, in Persona Christi - cioè, è Gesù che sta consacrando, tramite il prete - pronuncia le parole performative: Colui che ha fatto il sole con la sua sola parola, non può trasformare il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue???] di Gesù [che è l'Unico Vero Grande Sommo Sacerdote: i preti sono solo ministri (servi)] con l’intenzione di consacrare [deve cioè, fare un'azione liturgica: non può andare in una cantina e consacrare tutto il vino], cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Cristo.
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Avete presente quando la mamma vi prepara la colazione la mattina? Latte, biscotti, cereali, frutta... sono tutti cibi buoni e importanti per farvi crescere sani e forti. Ma sapete che c'è un cibo ancora più speciale e importante? Si chiama Eucaristia!
L'Eucaristia è un po' come la colazione per la nostra anima, quella parte di noi che non si vede ma che ci fa amare, ridere, giocare e sognare. È un cibo speciale che ci fa diventare buoni e generosi come Gesù.
Ma come si fa a mangiare l'Eucaristia? È un mistero! Durante la Messa, il sacerdote prende un po' di pane e un po' di vino e dice delle parole speciali. In quel momento, il pane e il vino si trasformano nel corpo e nel sangue di Gesù!
Non è una magia, ma un miracolo che solo Gesù può fare. Lui si nasconde nel pane e nel vino per venirci incontro, per abbracciarci e per stare sempre con noi.
Quando mangiamo l'Eucaristia, è come se Gesù entrasse nel nostro cuore e ci riempisse di gioia e di forza. È un po' come quando abbracciate la mamma o il papà e vi sentite al sicuro e amati.
L'Eucaristia è un regalo prezioso, un tesoro che dobbiamo custodire con cura. Gesù ci aspetta a braccia aperte, pronto a donarsi a noi.
Che cos'è il peccato?
Sant'Agostino diceva:
1. il peccato è un «cosa» 'detta', o 'fatta', o 'desiderata' contro l'insegnamento di Gesù (Vangelo).
2. Il peccato è un «allontanamento» da Dio (proprio come ci si allontana da un 'Amico', da un 'marito' o da una 'moglie'), e ci si orienta verso altri attaccamenti (denaro, successo ed egocentrismi. Oppure si considerano le creature prima del Creatore).
Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose:
Raccomandiamo di non fare mai superficialmente la comunione, ma di prepararsi con raccoglimento, come l'incontro più importante della propria vita.
1) Essere in grazia di Dio.
Vuol dire non avere peccati mortali nell’anima. Chi ha commesso peccato mortale ha l’obbligo di confessarsi prima di ricevere la Comunione (oppure, se sei a Messa e vuoi ricevere la Comunione, pentiti dei tuoi peccati - con una contrizione sincera del cuore -, accostati a mangiare l'Eucarestia e subito dopo vai a confessarti).
Chi riceve la comunione in stato di peccato mortale, riceve certamente Gesù, ma impedisce ai doni e alla vita divina di essere efficaci; anzi, bistratta una realtà sacra come la Comunione. E deve confessarlo, prima di ricevere ancora nuovamente l’Eucaristia.
2) Sapere e pensare 'Chi' si va a ricevere. Prepararsi bene a ricevere Gesù con viva fede, speranza, amore, dispiacere dei propri peccati, umiltà, desiderio di riceverLo e devozione interna ed esterna.
Dopo aver fatto la comunione, è bene ringraziare Gesù per l’immenso dono ricevuto rinnovando gli atti di fede, speranza, Agape (amore), adorazione, offerta e domanda di grazie, che maggiormente sono necessarie per noi e per coloro per i quali vogliamo pregare.
3) Osservare il digiuno eucaristico stabilito dalla Chiesa: un’ora. L’acqua e le medicine si possono prendere sempre.
La Santa Comunione è la partecipazione al banchetto eucaristico nel quale ci nutriamo del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo.
Per fare la comunione non è necessario prendere le due specie, il Pane e il Vino consacrati: ne basta una sola, nella quale c’è tutto Gesù. Si possono prendere tutte e due le specie quando è consentito dalle norme della Chiesa.
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Non ci si rende mai abbastanza conto di quanti doni porta con sé la comunione. Ne elenchiamo solo alcuni, rifletti per gustare sempre più e sempre meglio l'incontro con Gesù.
L’effetto principale della S. Comunione è l’intima unione con Gesù. Ma la S. Comunione unisce tra di loro anche i fratelli nella fede, che sono membri dello stesso corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. La S. Comunione aumenta in chi la riceve degnamente la grazia santificante, cioè quei doni divini che ti aiutano a diventare santo.
La S. Comunione è nutrimento della tua anima perché:
• Sostiene la vita soprannaturale;
• Conserva e fortifica lo stato soprannaturale della grazia e le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo che l’accompagnano;
• Cancella i peccati veniali e le pene temporali e preserva dai peccati mortali;
• Genera grande gioia e consolazione spirituale;
• È pegno della beatitudine celeste e della futura resurrezione del corpo.
Appunto
Per vivere la vita eterna in Paradiso, la S. Comunione è necessaria, non però come il Battesimo, che è necessario a tutti, perché tutti nascono con il peccato originale. Si può cominciare a ricevere la S. Comunione quando si ha l’uso della ragione.
La Chiesa raccomanda (“precetto”) di ricevere la S. Comunione la domenica (il giorno del Signore, Pasqua della settimana). Ricevere in modo superficiale la Comunione non soddisfa il precetto della Chiesa. La Comunione frequente, meglio se quotidiana, è raccomandata, purchè si riceva la S. Comunione nelle condizioni sopra ricordate.
In ogni caso, per un cattolico, la comunione si desidera riceverla tutte le domeniche, perché senza la comunione un cattolico non può vivere.
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Immaginate di essere invitati a una festa di compleanno speciale, dove l'ospite d'onore è Gesù! Non vedreste l'ora di partecipare, vero? La Comunione è proprio come una festa di compleanno, dove Gesù ci invita a mangiare con lui e a ricevere un dono meraviglioso.
Ma per partecipare a questa festa, ci sono alcune cose importanti da ricordare. Prima di tutto, dobbiamo arrivare con il cuore pulito e ordinato, come quando ci laviamo le mani prima di mangiare. Se abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, dobbiamo chiedere scusa a Gesù e riconciliarci con lui.
Poi, dobbiamo pensare a chi andiamo a incontrare: Gesù in persona! Dobbiamo essere felici di riceverlo e ringraziarlo per il suo amore. Infine, dobbiamo arrivare a stomaco vuoto, perché il cibo che ci offre Gesù è così speciale che non dobbiamo riempirci con altre cose prima.
Ma cosa succede quando mangiamo l'Eucaristia? Accadono cose meravigliose! Prima di tutto, diventiamo amici ancora più stretti di Gesù. È come quando abbracciate forte forte il vostro migliore amico e vi sentite felici e uniti.
Inoltre, l'Eucaristia ci rende più forti e coraggiosi, come dei supereroi! Ci aiuta a fare la cosa giusta e a non cadere nelle tentazioni. E se abbiamo fatto qualche piccolo errore, l'Eucaristia ci perdona e ci fa ricominciare da capo.
Ma non è finita qui! L'Eucaristia ci riempie di gioia e di pace, come quando ascoltate una bella musica o guardate un tramonto bellissimo. E ci fa sentire parte di una grande famiglia, la Chiesa, dove tutti si vogliono bene e si aiutano a vicenda.
Insomma, l'Eucaristia è un dono incredibile, un tesoro che ci fa crescere e diventare sempre più simili a Gesù. Quando farete la Prima Comunione, ricordatevi di queste cose e accogliete Gesù con tutto il vostro cuore!
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Presentiamo di seguito da leggere quattro miracoli eucaristici accaduti realmente. In diversi posti ed in diversi tempi si è potuto certificare realmente che nel pane e nel vino è realmente presente Gesù.
Rimini - Bolsena - Lanciano - Siena
Sapete bambini, a volte succedono cose davvero straordinarie, che ci lasciano a bocca aperta! Sono i miracoli, e anche con l'Eucaristia ne sono successi tanti!
A Rimini, tanto tempo fa, c'era un frate buono di nome Antonio. Un giorno, mentre parlava di Gesù a una grande folla, un uomo lo sfidò a dimostrare che l'Eucaristia era davvero il corpo di Gesù. Allora, frate Antonio portò l'Eucaristia davanti a una mula affamata, e invece di mangiare il fieno, la mula si inginocchiò davanti a Gesù!
A Bolsena, un prete di nome Pietro non riusciva a credere che l'Eucaristia fosse davvero Gesù. Mentre celebrava la Messa, dall'ostia uscì del sangue vero, che macchiò l'altare! Il Papa, che si trovava lì vicino, andò a vedere di persona e si inginocchiò davanti al miracolo, piangendo di gioia.
A Lanciano, un monaco aveva dei dubbi sull'Eucaristia. Durante la Messa, l'ostia si trasformò in un pezzetto di carne e il vino in vero sangue! Gli scienziati hanno studiato questo miracolo e hanno scoperto che la carne è un pezzo di cuore umano e il sangue è vero sangue, come quello di Gesù!
A Siena, dei ladri rubarono l'Eucaristia dalla chiesa. Dopo qualche giorno, le ostie furono ritrovate intatte, come se niente fosse successo! Da allora, sono passati quasi 300 anni e quelle ostie sono ancora lì, perfette e intatte, un vero mistero!
Questi sono solo alcuni dei tanti miracoli eucaristici che sono successi nel mondo. Ci ricordano che Gesù è vivo e vero nell'Eucaristia, e ci invita a riceverlo con fede e amore!
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Siamo nell’anno 1223. A Rimini e in altre città italiane, si diffonde una eresia che nega la presenza reale di Cristo nell’eucaristia.
Gli eretici predicano nelle piazze e mettono in pericolo la fede di tanti persone semplici, facendo credere che la dottrina della chiesa cattolica è falsa.
L’eresia si diffonde a macchia d’olio. Non si limitano solo a predicare. Spesso, compiono atti violenti contro sacerdoti e fedeli, irrompono in chiesa durante la messa urlando e bestemmiando, gettano scompiglio, minacciano ed impauriscono i presenti.
Talvolta li aggrediscono, bruciano case e negozi, uccidono. Per fronteggiare questo pericolo, la chiesa chiama a raccolta i suoi uomini migliori.
A Rimini, arriva Sant’Antonio di Padova, un frate che aveva incontrato San Francesco di Assisi e ne aveva seguito le orme. Antonio inizia a predicare nelle strade e nelle piazze la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Tutti sanno che dovunque egli vada, Dio lo aiuta con prodigi e miracoli così grandi che molti eretici ritornano alla vera fede, alla fede cattolica.
Un giorno, mentre Antonio sta parlando davanti alla folla, un eretico di nome Bononillo lo interrompe e gli lancia una sfida. Se davvero è convinto della presenza reale di Cristo nell’Ostia Consacrata, Antonio deve accettarla.
Ecco i termini della sfida: Bononillo avrebbe tenuto la sua mula a digiuno per tre giorni, chiudendola a chiave nella stalla, senza darle da mangiare e da bere. Poi, avrebbe condotto la mula in piazza grande “del foro” o “del mercato” , l’attuale piazza Tre martiri, portando un sacco di biada. Contemporaneamente, Antonio avrebbe portato il Santissimo Sacramento.
Se la mula avesse rifiutato la biada e preferito l’altro “cibo”, quello dell’Eucaristia, allora Antonio avrebbe vinto e dimostrato a tutti la verità della fede cattolica.
Una sfida temeraria, che Antonio, sicuro dell’aiuto di Dio, accetta. Tre giorni dopo, all’ora fissata, Bononillo arriva baldanzoso in piazza. Con una mano tiene le redini del povero animale, con l’altra porta una bisaccia di avena. Avvicinandosi al luogo convenuto, la mula affamata allunga più volte il muso verso la bisaccia, ma viene fermata a forza dal padrone.
Giunto in piazza, davanti la Chiesa, Bononillo chiama gran voce Antonio e nell’attesa comincia a deridere la fede nell’Eucaristia e il povero frate. Ma Antonio è pronto, esce di chiesa vestito con i paramenti sacri, portando alto e ben visibile l’ostensorio contenente l’ostia consacrata.
Bononillo, sicuro di sé, posa la bisaccia con l’avena per terra, a diversi metri da Antonio.
Poi libera la mula a metà strada tra la bisaccia e l’ostensorio, convinto che l’animale, molto affamato, avrebbe subito cominciato a mangiare. La piazza è stracolma, tantissime persone assistono alla sfida.
Ma Antonio ha una fede forte, e ottenuto con un gesto il silenzio di tutti i presenti si rivolge alla mula dicendo: ”in virtù e in nome del tuo creatore, che io per quanto ne sia indegno tengo nelle mie mani, ti dico e ti ordino: avanza prontamente e rendi omaggio al Signore con il rispetto dovuto, affinchè i malvagi e gli eretici comprendano che tutte le creature devono umiliarsi dinanzi al loro creatore che i sacerdoti tengono nelle mani sull’altare”.
La mula esita per un lungo istante, dapprima volge il muso verso la bisaccia, poi, sorprendendo tutti i presenti, si volge verso Antonio e giunta davanti all’ostensorio che Antonio tiene bene in vista si piega sulle gambe anteriori e si inginocchia.
Lo stupore è immenso, un vero miracolo, che tutti vedono.
Bononillo, sconvolto, scoppia a piangere e si getta ai piedi di Antonio, accanto alla mula inginocchiata, chiedendo perdono a Dio. Sinceramente pentito, in quell’istante abbandona l’eresia e si converte alla fede cattolica.
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Siamo nell’agosto dell’anno 1263. Pietro da Praga, sacerdote di origine boema, è tormentato da un dubbio atroce, che riguarda la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia.
La chiesa insegna che al momento della consacrazione, il pane e il vino si trasformano nel corpo, sangue, anima e divinità di Gesù.
Si conservano le “specie” (la figura, il colore, il sapore del pane e del vino) ma cambia la “sostanza”: non più quelli del pane e del vino, ma Gesù vivo e vero.
Questo sacerdote però dubita, si chiede come sia possibile credere in questa verità insegnata dalla chiesa. Per vincere i tanti dubbi che lo assalgono ogni volta che celebra la messa, Pietro da Praga decide di fare un pellegrinaggio a Roma, per visitare la città dei Papi e celebrare la messa sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, i fondatori della chiesa di Roma.
Confida nell’aiuto di Dio e spera di ottenerlo visitando la città dove ha sede il Papa. Percorre la via Francigena (un fascio di vie che conduce a Roma da varie località dell’Europa centrale), giunge a Bolsena, un paese oggi in provincia di Viterbo, nel Lazio, allora sede di un castello.
Nella chiesa di questo castello è custodita la tomba di una santa alla quale Pietro da Praga è molto devoto, Santa Cristina martire, uccisa verso l’anno 304, quando aveva solo 11 anni, perché non voleva rinnegare la sua fede cristiana.
In questa chiesa Pietro celebra la messa. Al momento della consacrazione accade un miracolo straordinario: tenendo l’ostia tra le mani sopra il calice,
Pietro vede che dalla particola esce sangue, molto sangue che cade sul corporale e sui lini liturgici che ricoprono l’altare.
Il sacerdote rimane scioccato da questo prodigio che accade proprio sotto i suoi occhi. In preda allo spavento, prende l’ostia consacrata, il calice, il corporale e gli altri oggetti macchiati di sangue e li porta in sacrestia per nasconderli.
Non vuole dire a nessuno che cosa ha visto. Ma poi si pente di questa decisione affrettata, non può nascondere un simile prodigio, decide dunque di rivelarlo e la notizia si diffonde immediatamente.
Proprio in quei giorni, a Orvieto, poco distante da Bolsena, si trova Papa Urbano IV, il quale, venuto a sapere del miracolo, invia il vescovo Giacomo Maltraga, accompagnato da celebri teologi, per indagare e riferire quanto è accaduto. Le indagini sono svolte con cura. La chiesa vuole essere siura che si tratti di un miracolo che solo Dio può compiere.
Appurata l’autenticità del fatto prodigioso, il vescovo, i teologi e gli abitanti di Bolsena tornano in processione dal Papa portando le reliquie del miracolo. Il papa decide di andare loro incontro insieme ai cardinali del suo seguito, ai sacerdoti e ai fedeli. Giunto al fiume Riochiaro, il Papa accoglie le reliquie, si inginocchia in profonda adorazione e scoppia in pianto per la commozione. Poi porta le reliquie nella cattedrale.
Oggi, nel famoso e bellissimo Duomo di Orvieto, dedicato a Santa Maria Assunta, si conserva la reliquia del “corporale insanguinato” che tutti possono vedere.
L’anno dopo, l’11 agosto 1264, il Papa estende la festa del “Corpus Domini” (il “Corpo del Signore”), che fino ad allora si celebrava nella Diocesi di Liegi, in Belgio e in poche altre diocesi, a tutta la chiesa del mondo.
La chiesa afferma così davanti a tutti la verità sull’eucarestia, che è il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo. Una verità confermata da questo prodigioso miracolo.
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Siamo a Lanciano, in Abruzzo, verso l’anno 750. Qui vive un religioso appartenente all’ordine di San Basilio, fuggito dall’oriente a causa della persecuzione scatenata dall’imperatore Leone III l’Isaurico.
Da tempo la sua fede vacilla. Lo assale in dubbio circa la presenza reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Non riesce a comprendere come sia possibile che, al momento della consacrazione, il pane e il vino si trasformino in Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù.
Un giorno, mentre sta celebrando la messa nella chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano. L’attacco del dubbio si fa quasi invincibile.
Al momento più importante della messa, pronunciate le parole della consacrazione: “questo è il mio Corpo….questo è il mio Sangue” l’ostia si trasforma in un pezzo di carne sanguinante, mentre il vino si tramuta in sangue, che si coagula in cinque grumi di diverse dimensioni.
Un fatto eccezionale, avvenuto sotto i suoi occhi, tra le sue mani!
Il sacerdote, comprensibilmente scioccato, avverte subito i fedeli presenti in chiesa e tutti si avvicinano a guardare, sbalorditi, il prodigio di cui sono testimoni oculari.
L’ostia trasformata in carne e il vino trasformato in sangue sono stati conservati fino ai giorni nostri. L’ostia è costituita da una membrana di carne tondeggiante, con un foro centrale formatosi quando la carne, che era stata inchiodata a una tavoletta (come testimoniano dei forellini dei chiodi, tuttora visibili) seccandosi, si ritirò, lacerandosi nel mezzo. Il sangue, invece, si è coagulato in cinque grumi, di diverse forme e dimensioni.
Da allora, queste reliquie sono state esaminate molte volte. Nel 1970, con il consenso del Vaticano, dell’Arcivescovo di Lanciano Pacifico Maria Luigi Pierantoni e del superiore provinciale dell’ordine dei Frati Minori dell’Abruzzo, Padre Bruno Luciani, i Frati Francescani di Lanciano, possessori delle preziosissime reliquie, decidono di sottoporle ad accurate analisi medico-scientifiche.
Affidando il compito a due prestigiosi scienziati: il dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell’ospedale di Arezzo e docente universitario di Anatomia, Istologia, Chimica e Microscopica clinica, e il dottor Ruggero Bertelli docente di Anatomia all’Università degli studi di Siena.
L’anno dopo, i due professori, presentano uno studio dettagliato sulle analisi eseguite. I risultati sono impressionanti: la carne “si dimostra appartenente al miocardio”, dunque si tratta del cuore. Il sangue “è risultato veramente tale”, perciò non è un trucco. La carne e il sangue sono di natura umana. Il sangue appartiene al gruppo AB, identico a quello dell’uomo della Sindone, il lenzuolo che ha avvolto Gesù deposto dalla croce, conservato oggi a Torino.
Emerge un altro risultato strabiliante: le proteine presenti nei grumi di sangue sono ripartite in percentuale identica a quella del sangue fresco, normale, “vivo”. Come se 1200 anni non fossero mai passati! E’ vero che anche nelle mummie egiziane di 4000-5000 anni sono state riscontrate proteine, ma c’è stato un processo di mummificazione. A Lanciano invece nulla di tutto questo.
Per 12 secoli, il sangue del miracolo è stato custodito in reliquiari di vetro, senza alcuna opera di conservazione, “allo stato naturale”, soggetto all’azione di agenti fisici, atmosferici e biochimici. Il sangue avrebbe dovuto corrompersi, consumarsi, polverizzarsi e distruggersi. Invece, i grumi sono ancora oggi intatti e ben visibili.
E questo vale anche per l’ostia trasformata in carne. Un fatto che la scienza non sa spiegare. Un vero, autentico, straordinario miracolo, che solo Dio può fare.
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Siamo a Siena, stupenda città toscana, nell’anno 1730. Il giorno è il 14 agosto vigilia della festa della Madonna Assunta, che i senesi festeggiano con il famoso palio, la corsa dei cavalli delle diverse contrade, esattamente come accade ai nostri giorni.
Approfittando del trambusto, alcuni ladri entrano nella chiesa di San Francesco e rubano la pisside contenente 351 particole consacrate.
Le ostie sono così numerose perché il giorno dopo, festa solenne, molti senesi parteciperanno alla messa e si accosteranno alla comunione.
Scoperto il furto, la città è costernata e in subbuglio. Iniziano le ricerche e tre giorni dopo, il 17 agosto, le ostie sono ritrovate intatte nella cassetta delle elemosine del vicino Santuario di Santa Maria in Provenzano, in mezzo a polvere e ragnatele. I ladri le avevano nascoste per paura di essere scoperti e severamente puniti.
Il popolo accorre a festeggiare il ritrovamento delle ostie, che sono ripulite, esaminate per assicurarsi che siano proprio quelle rubate e riportate, con una solenne processione, nella chiesa di San Francesco, da dove erano state trafugate. Incredibilmente (o provvidenzialmente?) quelle ostie non vengono più utilizzate e sono così “dimenticate”.
Passano gli anni, nessuno le consuma. Nonostante ciò, miracolosamente le ostie si mantengono intatte, senza rovinarsi, sbriciolarsi o corrompersi. Una cosa mai vista, impossibile secondo le leggi della natura. Questo fatto prodigioso attira l’attenzione della chiesa, che prima di parlare di “miracolo” decide di studiarlo bene.
Per questa ragione, gruppi di scienziati vengono incaricati di esaminare le particole e di dare una risposta “scientifica” alla loro inspiegabile conservazione.
Un primo esame viene effettuato cinquant’anni dopo il furto, il 14 aprile 1780, per iniziativa del ministro generale dei Frati Minori, Padre Giovanni Carlo Vipera, il quale afferma: “abbiamo riconosciuto come una specie di vero prodigio che si siano conservate incorrotte senza veruna alterazione per il tratto lunghissimo di cinquant’anni”.
Un’altra ricognizione viene effettuata nel 1789 e un’altra nel 1889, voluta dall’Arcivescovo Tiberio Borghese. In questa occasione, l’Arcivescovo chiede una controprova: fa chiudere per 10 anni in una scatola di latta sigillata alcune ostie che non sono state consacrate.
Quando la scatola è riaperta, gli scienziati incaricati di esaminare il caso trovano solo vermi e frammenti di ostie putrefatti.
Nel 1914, Papa San Pio X autorizza un nuovo esame al quale partecipano illustri scienziati, professori di bromatologia, igiene, chimica e farmaceutica. Tra loro spicca il celebre Siro Grimaldi, professore di chimica all’Università di Siena.
Nella relazione stilata da questi scienziati si legge che: “le sante particole di Siena sono in apparenza ben conservate e senza alcun segno di alterazione o ammuffimento, né guaste per alterazione di tarli o di altri parassiti, propri dei prodotti farinacei”.
Nella stessa relazione, il Professor Grimaldi dichiara che le particole costituiscono “un fenomeno singolare, palpitante di attualità, che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. È un fatto unico, conservato negli annali della scienza”. Si tratta realmente di un “fatto unico”, che la scienza non sa spiegare perché non risponde alle leggi fisiche, chimiche e biologiche.
Sono passati quasi 300 anni da quel furto sacrilego. Le ostie sono ancora custodite nella Basilica di San Francesco, a Siena, e si conservano intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione. Un vero miracolo, che solo Dio può compiere.
A conferma di quella straordinaria verità della fede cattolica: l’ostia consacrata contiene il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del Signore Gesù.
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i Santi e l'Eucarestia
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Articolo 3: IL SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA
1322 La santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.
1323 "Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, "nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura"" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47].
I. L'Eucaristia - fonte e culmine della vita ecclesiale
1324 L'Eucaristia è "fonte e apice di tutta la vita cristiana" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. "Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua" [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5].
1325 "La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia. In essa abbiamo il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo" [Congregazione per il Culto divino, Istr. Eucharisticum mysterium, 6, AAS 59 (1967), 539-573].
1326 Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà tutto in tutti [Cf 1Cor 15,28 ].
1327In breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: "Il nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare" [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 18, 5].
II. Come viene chiamato questo sacramento?
1328 L'insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini "eucharistein" ( Lc 22,19; 1Cor 11,24 ) e "eulogein" ( Mt 26,26; Mc 14,22 ) ricordano le benedizioni ebraiche che - soprattutto durante il pasto- proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.
1329 Cena del Signore , [Cf 1Cor 11,20 ] perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello [Cf Ap 19,9 ] nella Gerusalemme celeste.
Frazione del Pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, [ Cf Mt 14,19; Mt 15,36; Mc 8,6; Mc 8,19 ] soprattutto durante l'ultima Cena [Cf Mt 26,26; 1329 1Cor 11,24 ]. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, [Cf Lc 24,13-35 ] e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche [Cf At 2,42; At 2,46; At 20,7; 1329 At 2,11 ]. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo [Cf 1Cor 10,16-17 ]. Assemblea eucaristica [synaxis"], in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa [Cf 1Cor 11,17-34 ].
1330 Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore.
Santo Sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, "sacrificio di lode" ( Eb 13,15 ), [Cf Sal 116,13; Sal 116,17 ] sacrificio spirituale , [Cf 1Pt 2,5 ] sacrificio puro [Cf Ml 1,11 ] e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza.
Santa e divina Liturgia, perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei Santi Misteri . Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; [Cf 1Cor 10,16-17 ] viene inoltre chiamato le cose sante (ta hagia; sancta") [Constitutiones Apostolorum, 8, 13, 12; Didaché, 9, 5; 10, 6] - è il significato originale dell'espressione "comunione dei santi" di cui parla il Simbolo degli Apostoli - pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalità , [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2] viatico. . .
1332 Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (missio") affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
III. L'Eucaristia nell'Economia della Salvezza
I segni del pane e del vino
1333 Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: "Prese il pane. . . ", "Prese il calice del vino. . . ". Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, [Cf Sal 104,13-15 ] "frutto del lavoro dell'uomo", ma prima ancora "frutto della terra" e "della vite", doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che "offrì pane e vino" ( Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta [Cf Messale Romano, Canone Romano: "Supra quae"].
1334 Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio [Cf Dt 8,3 ]. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il "calice della benedizione" ( 1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia [Cf Mt 14,13-21; Mt 15,32-39 ]. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana [Cf Gv 2,11 ] annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo [Cf Mc 14,25 ] divenuto il Sangue di Cristo.
1336 Il primo annunzio dell'Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, così come l'annunzio della Passione li ha scandalizzati: "Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?" ( Gv 6,60 ). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: "Forse anche voi volete andarvene?" ( Gv 6,67 ): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere "parole di vita eterna" ( Gv 6,68 ) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere lui stesso.
L'istituzione dell'Eucaristia
1337 Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore [Cf Gv 13,1-17 ]. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua Pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli "in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].
1338 I tre vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l'istituzione dell'Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo [Cf Gv 6 ].
1339 Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.
Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: "Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare". . . Essi andarono. . . e prepararono la Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio". . . Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" ( Lc 22,7-20 ) [Cf Mt 26,17-29; Mc 14,12-25; 1Cor 11,23-26 ].
1340 Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua Morte e la sua Risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la pasqua ebraica e anticipa la pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.
"Fate questo in memoria di me"
1341 Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole "finché egli venga" ( 1Cor 11,26 ), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua Morte, della sua Risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.
1342 Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa di Gerusalemme è detto:
Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. . . Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore ( At 2,42; At 2,46 ).
1343 Soprattutto "il primo giorno della settimana", cioè la domenica, il giorno della Risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano "per spezzare il pane" ( At 20,7 ). Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa.
1344 Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il Mistero pasquale di Gesù "finché egli venga" ( 1Cor 11,26 ), il Popolo di Dio avanza "camminando per l'angusta via della croce" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 1] verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.
IV. La celebrazione liturgica dell'Eucaristia
La messa lungo i secoli
1345 Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche. Ecco ciò che egli scrive, verso il 155, per spiegare all'imperatore pagano Antonino Pio (138-161) ciò che fanno i cristiani:
[Nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne.
Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere] sia per noi stessi. . . sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna.
Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio.
Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato.
Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian) per essere stati fatti degni da lui di questi doni.
Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: "Amen".
Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua "eucaristizzati" e ne portano agli assenti [San Giustino, Apologiae, 1, 65 ( il testo tra parentesi è tratto dal c. 67)].
1346 La Liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
- la convocazione, la Liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
- la Liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la comunione.
Liturgia della Parola e Liturgia eucaristica costituiscono insieme "un solo atto di culto"; [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 56] la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
1347 Non si è forse svolta in questo modo la cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le Scritture, poi, messosi a tavola con loro, "prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro" [Cf Lc 24,13-35 ].
Lo svolgimento della celebrazione
1348 Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che è il protagonista principale dell'Eucaristia. E' il grande sacerdote della Nuova Alleanza. E' lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il vescovo o il presbitero (agendo "in persona Christi capitis" - nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l'Amen.
1349 La Liturgia della Parola comprende "gli scritti dei profeti", cioè l'Antico Testamento, e "le memorie degli apostoli", ossia le loro lettere e i Vangeli; all'omelia, che esorta ad accogliere questa Parola "come è veramente, quale Parola di Dio" ( 1Ts 2,13 ) e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini, secondo la parola dell'Apostolo: "Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere" ( 1Tm 2,1-2 ).
1350 La presentazione delle oblate (l'offertorio): vengono recati poi all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. E' il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, "quando prese il pane e il calice". "Soltanto la Chiesa può offrire al Creatore questa oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene dalla sua creazione" [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 18, 4; cf Ml 1,11 ]. La presentazione delle oblate all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. E' lui che, nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici.
1351 Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucarestia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. Questa consuetudine della colletta, [Cf 1Cor 16,1 ] sempre attuale, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi: [Cf 2Cor 8,9 ]
I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa; e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno [San Giustino, Apologiae, 1, 67, 6].
1352 L'anafora. Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione:
nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo;
1353 nell' epiclesi essa prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito (o la potenza della sua benedizione): [ Cf Messale Romano, Canone Romano] sul pane e sul vino, affinché diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perché coloro che partecipano all'Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito (alcune tradizioni liturgiche situano l'epiclesi dopo l'anamnesi);
nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte;
1354 nell' anamnesi che segue, la Chiesa fa memoria della Passione, della Risurrezione e del ritorno glorioso di Gesù Cristo; essa presenta al Padre l'offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui;
nelle intercessioni, la Chiesa manifesta che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti, e nella comunione con i pastori della Chiesa, il Papa, il vescovo della diocesi, il suo presbiterio e i suoi diaconi, e tutti i vescovi del mondo con le loro Chiese.
1355 Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono "il pane del cielo" e "il calice della salvezza", il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato "per la vita del mondo" ( Gv 6,51 ).
Poiché questo pane e questo vino sono stati "eucaristizzati", come tradizionalmente si dice, "questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato" [San Giustino, Apologiae, 1, 66, 1-2].
V. Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza
1356 Se i cristiani celebrano l'Eucaristia fin dalle origini e in una forma che, sostanzialmente, non è cambiata attraverso la grande diversità dei tempi e delle liturgie, è perché ci sappiamo vincolati dal comando del Signore, dato la vigilia della sua Passione: "Fate questo in memoria di me" ( 1Cor 11,24-25 ).
1357 A questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ciò che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino, diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo, il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo è reso realmente e misteriosamente presente .
1358 Dobbiamo dunque considerare l'Eucaristia
- come azione di grazie e lode al Padre ,
- come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo,
- come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua Parola e del suo Spirito .
L'azione di grazie e la lode al Padre
1359 L'Eucaristia, sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, è anche un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l'opera della creazione. Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio è presentata al Padre attraverso la morte e la Risurrezione di Cristo. Per mezzo di Cristo, la Chiesa può offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie per tutto ciò che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione e nell'umanità.
1360 L'Eucaristia è un sacrificio di ringraziamento al Padre, una benedizione con la quale la Chiesa esprime la propria riconoscenza a Dio per tutti i suoi benefici, per tutto ciò che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la santificazione. Eucaristia significa prima di tutto: azione di grazie.
1361 L'Eucaristia è anche il s rificio della lode, con il quale la Chiesa canta la gloria di Dio in nome di tutta la creazione. Tale sacrificio di lode è possibile unicamente attraverso Cristo: egli unisce i fedeli alla sua persona, alla sua lode e alla sua intercessione, in modo che il sacrificio di lode al Padre è offerto da Cristo e con lui per essere accettato in lui.
Il memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo, la Chiesa
1362 L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del suo unico sacrificio, nella Liturgia della Chiesa, che è il suo Corpo. In tutte le preghiere eucaristiche, dopo le parole della istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi o memoriale.
1363 Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini [Cf Es 13,3 ]. La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall'Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell'Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita.
1364 Nel Nuovo Testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale: [Cf Eb 7,25-27 ] "Ogni volta che il sacrificio della croce, "col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato", viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3].
1365 In quanto memoriale della Pasqua di Cristo, l'Eucaristia è anche un sacrificio. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi" e "Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" ( Lc 22,19-20 ). Nell'Eucaristia Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha "versato per molti, in remissione dei peccati" ( Mt 26,28 ).
1366 L'Eucaristia è dunque un sacrificio perché ri-presenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto:
[Cristo] Dio e Signore nostro, anche se si sarebbe immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare della croce per compiere una redenzione eterna, poiché, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte ( Eb 7,24; 1366 Eb 7,27 ), nell'ultima Cena, la notte in cui fu tradito ( 1Cor 11,23 ), [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l'umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo ( 1Cor 11,23 ), e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].
1367 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio: "Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi". "E poichè in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che "si offrì una sola volta in modo cruento" sull'altare della croce questo sacrificio è veramente propiziatorio" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].
1368 L'Eucaristia è anche il sacrificio della Chiesa. La Chiesa, che è il Corpo di Cristo, partecipa all'offerta del suo Capo. Con lui, essa stessa viene offerta tutta intera. Essa si unisce alla sua intercessione presso il Padre a favore di tutti gli uomini. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio delle membra del suo Corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano un valore nuovo. Il sacrificio di Cristo riattualizzato sull'altare offre a tutte le generazioni di cristiani la possibilità di essere uniti alla sua offerta.
Nelle catacombe la Chiesa è spesso raffigurata come una donna in preghiera, con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla croce, così per mezzo di lui, con lui e in lui essa si offre e intercede per tutti gli uomini.
1369 Tutta la Chiesa è unita all'offerta e all'intercessione di Cristo. Investito del ministero di Pietro nella Chiesa, il Papa è unito a ogni celebrazione dell'Eucaristia nella quale viene nominato come segno e servo dell'unità della Chiesa universale. Il vescovo del luogo è sempre responsabile dell'Eucaristia, anche quando viene presieduta da un presbitero; in essa è pronunziato il suo nome per significare che egli presiede la Chiesa particolare, in mezzo al suo presbiterio e con l'assistenza dei diaconi . La comunità a sua volta intercede per tutti i ministri che, per lei e con lei, offrono il sacrificio eucaristico.
Si ritenga valida solo quell'Eucaristia che viene celebrata dal vescovo, o da chi è stato da lui autorizzato [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Smyrnaeos, 8, 1].
E' attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto perché viene unito al sacrificio di Cristo, unico Mediatore; questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta la Chiesa, viene offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2].
1370 All'offerta di Cristo si uniscono non soltanto i membri che sono ancora sulla terra, ma anche quelli che si trovano già nella gloria del cielo. La Chiesa offre infatti il sacrificio eucaristico in comunione con la Santissima Vergine Maria, facendo memoria di lei, come pure di tutti i santi e di tutte le sante. Nell'Eucaristia la Chiesa, con Maria, è come ai piedi della croce, unita all'offerta e all'intercessione di Cristo.
1371 Il sacrificio eucaristico è offerto anche per i fedeli defunti "che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati", [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1743] affinché possano entrare nella luce e nella pace di Cristo:
Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all'altare del Signore [Santa Monica, prima di morire, a Sant'Agostino e a suo fratello, cf Sant'Agostino, Con- fessiones, 9, 11, 27].
Poi [nell'anafora] preghiamo anche per i santi padri e vescovi e in generale per tutti quelli che si sono addormentati prima di noi, convinti che questo sia un grande vantaggio per le anime, per le quali viene offerta la supplica, mentre qui è presente la vittima santa e tremenda. . . Presentando a Dio le preghiere per i defunti, anche se peccatori, . . . presentiamo il Cristo immolato per i nostri peccati, cercando di rendere clemente per loro e per noi il Dio amico degli uomini [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 5, 9. 10: PG 33, 1116B-1117A].
1372 Sant'Agostino ha mirabilmente riassunto questa dottrina che ci sollecita ad una partecipazione sempre più piena al sacrificio del nostro Redentore che celebriamo nell'Eucaristia:
Tutta quanta la città redenta, cioè l'assemblea e la società dei santi, offre un sacrificio universale a Dio per opera di quel Sommo Sacerdote che nella passione ha offerto anche se stesso per noi, assumendo la forma di servo, e costituendoci come corpo di un Capo tanto importante. . . Questo è il sacrificio dei cristiani: "Pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo" ( Rm 12,5 ); e la Chiesa lo rinnova continuamente nel sacramento dell'altare, noto ai fedeli, dove si vede che in ciò che offre, offre anche se stessa [Sant'Agostino, De civitate Dei, 10, 6].
La presenza di Cristo operata dalla potenza della sua Parola e dello Spirito Santo
1373 "Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi" ( Rm 8,34 ), è presente in molti modi alla sua Chiesa: [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48] nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, "là dove sono due o tre riuniti" nel suo "nome" ( Mt 18,20 ), nei poveri, nei malati, nei prigionieri, [Cf Mt 25,31-46 ] nei sacramenti di cui egli è l'autore, nel sacrificio della messa e nella persona del ministro. Ma " soprattutto (presente) sotto le specie eucaristiche " [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].
1374 Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa "quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 73, 3]. Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è "contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero " [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1651]. "Tale presenza si dice" reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente" [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
1375 E' per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento. I Padri della Chiesa hanno sempre espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia della Parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa conversione. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, afferma:
Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso, che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio Corpo, dice. Questa Parola trasforma le cose offerte [San Giovanni Crisostomo, De proditione Judae, 1, 6: PG 49, 380C].
E sant'Ambrogio, parlando della conversione eucaristica dice:
Non si tratta dell'elemento formato da natura, ma della sostanza prodotta dalla formula della consacrazione, ed è maggiore l'efficacia della consacrazione di quella della natura, perché, per l'effetto della consacrazione, la stessa natura viene trasformata... La Parola di Cristo, che potè creare dal nulla ciò che non esisteva, non può trasformare in una sostanza diversa ciò che esiste? Non è minore impresa dare una nuova natura alle cose che trasformarla [Sant'Ambrogio, De mysteriis, 9, 50. 52: PL 16, 405-406].
1376 Il Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: "Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione " [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1642].
1377 La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide Cristo [Cf ibid., 1641].
1378 Il culto dell'Eucaristia. Nella Liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, tra l'altro con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. "La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana" [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
1379 La santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in modo degno l'Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell'adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche. Perciò il tabernacolo deve essere situato in un luogo particolarmente degno della chiesa, e deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel santo sacramento.
1380 E' oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poiché stava per lasciare i suoi sotto il suo aspetto visibile, ha voluto donarci la sua presenza sacramentale; poiché stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il memoriale dell'amore con il quale ci ha amati "sino alla fine" ( Gv 13,1 ), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica, infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi, [Cf Gal 2,20 ] e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore:
La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione [Giovanni Paolo II, Lett. Dominicae cenae, 3].
1381 "Che in questo sacramento sia presente il vero Corpo e il vero Sangue di Cristo "non si può apprendere coi sensi, dice san Tommaso, ma con la sola fede, la quale si appoggia all'autorità di Dio". Per questo, commentando il passo di san Luca 22, 19: "Questo è il mio Corpo che viene dato per voi", san Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perché essendo egli la verità, non mentisce" [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei, che cita San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 75, 1; cf San Cirillo d'Alessandria, Commentarius in Lucam, 22, 19: PG 72, 921B].
Adoro te devote, latens Deitas. . .
Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi,
che sotto queste figure veramente ti celi:
a te il mio cuore si sottomette interamente,
poiché, nel contemplarti, viene meno.
La vista, il tatto e il gusto si ingannano a tuo riguardo,
soltanto alla parola si crede con sicurezza:
Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio:
nulla è più vero della sua parola di Verità.
VI. Il banchetto pasquale
1382 La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi, è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi.
1383 L' altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell'Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. "Che cosa è l'altare di Cristo se non l'immagine del Corpo di Cristo?" - dice sant'Ambrogio, [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C] e altrove: "L'altare è l'immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull'altare" [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C]. La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora:
Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo [Messale romano, Canone Romano: "Supplices te rogamus"].
"Prendete e mangiatene tutti": la Comunione
1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucaristia: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita" ( Gv 6,53 ).
1385 Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: "Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" ( 1Cor 11,27-29 ). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.
1386 Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele non può che fare sua con umiltà e fede ardente la supplica del centurione: [Cf Mt 8,8 ] "Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea" - "O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto una parola e io sarò salvato" [Messale Romano, Riti di comunione]. Nella "Divina Liturgia" di san Giovanni Crisostomo i fedeli pregano con lo stesso spirito:
O Figlio di Dio, fammi oggi partecipe del tuo mistico convito. Non svelerò il Mistero ai tuoi nemici, e neppure ti darò il bacio di Giuda. Ma, come il ladrone, io ti dico: Ricordati di me, Signore, quando sarai nel tuo regno [Liturgia di San Giovanni Crisostomo, Preparazione alla comunione].
1387 Per prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli osserveranno il digiuno prescritto nella loro Chiesa [Cf Codice di Diritto Canonico, 919]. L'atteggiamento del corpo (gesti, abiti) esprimerà il rispetto, la solennità, la gioia di questo momento in cui Cristo diventa nostro ospite.
1388 E' conforme al significato stesso dell'Eucaristia che i fedeli, se hanno le disposizioni richieste, si comunichino quando partecipano alla Messa: [Cf Codice di Diritto Canonico, 917. I fedeli nel medesimo giorno possono ricevere la S.S. Eucaristia solo una seconda volta (cf Pontificia Commissio Codici Iuris Canonici Authentice Interpretando, Responsa ad proposita dubia, 1: AAS 76 (1984), p. 746] "Si raccomanda molto quella partecipazione più perfetta alla Messa, per la quale i fedeli, dopo la Comunione del sacerdote, ricevono il Corpo del Signore dal medesimo Sacrificio" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 55].
1389 La Chiesa fa obbligo ai fedeli di partecipare alla divina Liturgia la domenica e le feste [Conc. Ecum. Vat. II, Orientalium ecclesiarum, 15] e di ricevere almeno una volta all'anno l'Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, [Cf Codice di Diritto Canonico, 920] preparati dal sacramento della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni.
1390 In virtù della presenza sacramentale di Cristo sotto ciascuna specie, la comunione con la sola specie del pane permette di ricevere tutto il frutto di grazia dell'Eucaristia. Per motivi pastorali questo modo di fare la Comunione si è legittimamente stabilito come il più abituale nel rito latino. Tuttavia "la santa Comunione esprime con maggior pienezza la sua forma di segno, se viene fatta sotto le due specie. In essa risulta infatti più evidente il segno del banchetto eucaristico" [Principi e norme per l'uso del Messale Romano, 240]. Questa è la forma abituale di comunicarsi nei riti orientali.
I frutti della Comunione
1391 La Comunione accresce la nostra unione a Cristo. Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l'unione intima con Cristo Gesù. Il Signore infatti dice: "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e io in lui" ( Gv 6,56 ). La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: "Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me" ( Gv 6,57 ).
Quando, nelle feste del Signore, i fedeli ricevono il Corpo del Figlio, essi annunziano gli uni agli altri la Buona Notizia che è donata la caparra della vita, come quando l'angelo disse a Maria di Magdala: "Cristo è risorto!". Ecco infatti che già ora la vita e la risurrezione sono elargite a colui che riceve Cristo [Fanqith, Ufficio siro-antiocheno, vol. I, Comune, 237a-b].
1392 Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale. La Comunione alla Carne del Cristo risorto, "vivificata dallo Spirito Santo e vivificante", [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5] conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo. La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico.
1393 La Comunione ci separa dal peccato. Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è "dato per noi", e il Sangue che beviamo, è "sparso per molti in remissione dei peccati". Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri:
"Ogni volta che lo riceviamo, annunciamo la morte del Signore" [Cf 1Cor 11,26 ]. Se annunciamo la morte, annunziamo la remissione dei peccati. Se, ogni volta che il suo Sangue viene sparso, viene sparso per la remissione dei peccati, devo riceverlo sempre, perché sempre mi rimetta i peccati. Io che pecco sempre, devo sempre disporre della medicina [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 4, 28: PL 16, 446A].
1394 Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1638]. Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in lui:
Cristo è morto per noi per amore. Perciò quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. . . Avendo ricevuto il dono dell'amore, moriamo al peccato e viviamo per Dio [San Fulgenzio di Ruspe, Contra gesta Fabiani, 28, 16-19: CCL 19A, 813-814, cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del lunedì della ventottesima settimana].
1395 Proprio per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in fu turo dai peccati mortali. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da lui con il peccato mortale. L'Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell'Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa.
1396 L'unità del Corpo mistico: l'Eucaristia fa la Chiesa. Coloro che ricevono l'Eucaristia sono uniti più strettamente a Cristo. Per ciò stesso, Cristo li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la Chiesa. La Comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa incorporazione alla Chiesa già realizzata mediante il Battesimo. Nel Battesimo siamo stati chiamati a formare un solo corpo [Cf 1Cor 12,13 ]. L'Eucaristia realizza questa chiamata: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" ( 1Cor 10,16-17 ):
Se voi siete il Corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il vostro mistero, ricevete il vostro mistero. A ciò che siete rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: "Il Corpo di Cristo" e tu rispondi: "Amen". Sii membro del Corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen [Sant'Agostino, Sermones, 272: PL 38, 1247].
1397 L'Eucaristia impegna nei confronti dei poveri. Per ricevere nella verità il Corpo e il Sangue di Cristo offerti per noi, dobbiamo riconoscere Cristo nei più poveri, suoi fratelli: [Cf Mt 25,40 ]
Tu hai bevuto il Sangue del Signore e non riconosci tuo fratello. Tu disonori questa stessa mensa, non giudicando degno di condividere il tuo cibo colui che è stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa. Dio ti ha liberato da tutti i tuoi peccati e ti ha invitato a questo banchetto. E tu, nemmeno per questo, sei divenuto più misericordioso [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 27, 4: PG 61, 229-230].
1398 L'Eucaristia e l'unità dei cristiani. Davanti alla sublimità di questo sacramento, sant'Agostino esclama: "O sacramentum pietatis! O signum unitatis! O vinculum caritatis! - O sacramento di pietà! O segno di unità! O vincolo di carità!" [Sant'Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 26, 6, 13; cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47]. Quanto più dolorosamente si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, tanto più pressanti sono le preghiere al Signore perché ritornino i giorni della piena unità di tutti coloro che credono in lui.
1399 Le Chiese orientali che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica celebrano l'Eucaristia con grande amore. "Quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e l'Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora unite a noi da strettissimi vincoli" [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 15]. "Una certa comunicazione in sacris nelle cose sacre", quindi nell'Eucaristia, "presentandosi opportune circostanze e con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, non solo è possibile, ma anche consigliabile" [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 15].
1400 Le comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, separate dalla Chiesa cattolica, "specialmente per la mancanza del sacramento dell'Ordine, non hanno conservata la genuina ed integra sostanza del Mistero eucaristico" [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 22]. Per questo motivo, non è possibile, per la Chiesa cattolica, l'intercomunione eucaristica con queste comunità. Tuttavia, queste comunità ecclesiali "mentre nella santa Cena fanno memoria della morte e della Risurrezione del Signore, professano che nella Comunione di Cristo è significata la vita e aspettano la sua venuta gloriosa" [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 22].
1401 In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cat tolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste [Cf Codice di Diritto Canonico, 844, 4].
VII. L'Eucaristia - "Pegno della gloria futura"
1402 In una antica preghiera, la Chiesa acclama il mistero dell'Eucaristia: "O sacrum convivium in quo Christus sumitur. Recolitur memoria passionis eius; mens impletur gratia et futurae gloriae nobis pignus datur - O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione; l'anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura". Se l'Eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all'altare veniamo ricolmati "di ogni grazia e benedizione del cielo", [Messale Romano, Canone Romano: "Supplices te rogamus"] l'Eucaristia è pure anticipazione della gloria del cielo.
1403 Nell'ultima Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli verso il compimento della Pasqua nel Regno di Dio: "Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel Regno del Padre mio" ( Mt 26,29 ) [Cf Lc 22,18; 1403 Mc 14,25 ]. Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso "Colui che viene" [Cf Ap 1,4 ]. Nella preghiera, essa invoca la sua venuta: "Marana tha" ( 1Cor 16,22 ), "Vieni, Signore Gesù" ( Ap 22,20 ), "Venga la tua grazia e passi questo mondo!" [Didaché, 10, 6].
1404 La Chiesa sa che, fin d'ora, il Signore viene nella sua Eucaristia, e che egli è lì, in mezzo a noi. Tuttavia questa presenza è nascosta. E' per questo che celebriamo l'Eucaristia "expectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Jesu Christi - nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo", [Embolismo dopo il Padre nostro; cf Tt 2,13 ] chiedendo "di ritrovarci insieme a godere della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te, e canteremo per sempre la tua lode, in Cristo, nostro Signore" [Messale Romano, Preghiera eucaristica III: preghiera per i defunti].
1405 Di questa grande speranza, quella dei "nuovi cieli" e della "terra nuova nei quali abiterà la giustizia" ( 2Pt 3,13 ), non abbiamo pegno più sicuro, né segno più esplicito dell'Eucaristia. Ogni volta infatti che viene celebrato questo mistero, "si effettua l'opera della nostra redenzione" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3] e noi spezziamo "l'unico pane che è farmaco d'immortalità, antidoto contro la morte, alimento dell'eterna vita in Gesù Cristo" [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2].
In sintesi
1406 Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno... Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna. . . dimora in me e io in lui" ( Gv 6,51; 1406 Gv 6,54; Gv 6,56 ).
1407 L'Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo Corpo, che è la Chiesa.
1408 La celebrazione eucaristica comporta sempre: la proclamazione della Parola di Dio, l'azione di grazie a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto per il dono del suo Figlio, la consacrazione del pane e del vino e la partecipazione al banchetto liturgico mediante la recezione del Corpo e del Sangue del Signore. Questi elementi costituiscono un solo e medesimo atto di culto.
1409 L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, cioè dell'opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della Risurrezione di Cristo, opera che viene resa presente dall'azione liturgica.
1410 E' Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, l'offerta del sacrificio eucaristico.
1411 Soltanto i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l'Eucaristia e consacrare il pane e il vino perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore.
1412 I segni essenziali del sacramento eucaristico sono il pane di grano e il vino della vite, sui quali viene invocata la benedizione dello Spirito Santo e il sacerdote pronunzia le parole della consacrazione dette da Gesù durante l'ultima Cena: "Questo è il mio Corpo dato per voi. . . Questo è il calice del mio Sangue. . . ".
1413 Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua anima e la sua divinità [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1640; 1651].
1414 In quanto sacrificio, l'Eucaristia viene anche offerta in riparazione dei peccati dei vivi e dei defunti, e al fine di ottenere da Dio benefici spirituali o temporali.
1415 Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all'Eucaristia senza prima aver ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza.
1416 La santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui che si comunica l'unione con il Signore, gli rimette i peccati veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poiché vengono rafforzati i vincoli di carità tra colui che si comunica e Cristo, ricevere questo sacramento rafforza l'unità della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.
1417 La Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione quando partecipano alla celebrazione dell'Eucaristia; ne fa loro obbligo almeno una volta all'anno.
1418 Poiché Cristo stesso è presente nel Sacramento dell'altare, bisogna onorarlo con un culto di adorazione. La visita al Santissimo Sacramento "è prova di gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore" [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
1419 Poiché Cristo è passato da questo mondo al Padre, nell'Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al Santo Sacrificio ci identifica con il suo Cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già ci unisce alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi.
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IL SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA
271. Che cos'è l'Eucaristia?
È il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell'unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna.
272. Quando Gesù Cristo ha istituito l'Eucaristia?
L'ha istituita il Giovedì Santo, «la notte in cui veniva tradito» (1 Cor 11,23), mentre celebrava con i suoi Apostoli l'Ultima Cena.
273. Come l'ha istituita?
Dopo aver radunato i suoi Apostoli nel Cenacolo, Gesù prese nelle sue mani il pane, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto per voi». Poi prese nelle sue mani il calice del vino e disse loro: «Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me».
274. Che cosa rappresenta l'Eucaristia nella vita della Chiesa?
È fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Nell'Eucaristia toccano il loro vertice l'azione santificante di Dio verso di noi e il nostro culto verso di lui. Essa racchiude tutto il bene spirituale della Chiesa: lo stesso Cristo, nostra Pasqua. La comunione della vita divina e l'unità del Popolo di Dio sono espresse e prodotte dall'Eucaristia. Mediante la celebrazione eucaristica ci uniamo già alla liturgia del Cielo e anticipiamo la vita eterna.
275. Come viene chiamato questo Sacramento?
L'insondabile ricchezza di questo Sacramento si esprime con diversi nomi, che evocano suoi aspetti particolari. I più comuni sono: Eucaristia, Santa Messa, Cena del Signore, Frazione del pane, Celebrazione eucaristica, Memoriale della passione, della morte e della risurrezione del Signore, Santo Sacrificio, Santa e Divina Liturgia, Santi Misteri, Santissimo Sacramento dell'altare, Santa Comunione.
276. Come si colloca l'Eucaristia nel disegno divino della salvezza?
Nell' Antica Alleanza l'Eucaristia è preannunziata soprattutto nella cena pasquale annuale, celebrata ogni anno dagli Ebrei con i pani azzimi, a ricordo dell'improvvisa e liberatrice partenza dall'Egitto. Gesù l'annuncia nel suo insegnamento e la istituisce celebrando con i suoi Apostoli l'Ultima Cena durante un banchetto pasquale. La Chiesa, fedele al comando del Signore: «Fate questo in memoria di me» (1 Cor 11,24), ha sempre celebrato l'Eucaristia, soprattutto la domenica, giorno della risurrezione di Gesù.
277. Come si svolge la celebrazione dell'Eucaristia?
Si svolge in due grandi momenti, che formano un solo atto di culto: la liturgia della Parola, che comprende la proclamazione e l'ascolto della Parola di Dio; la liturgia eucaristica, che comprende la presentazione del pane e del vino, la preghiera o anafora, che contiene le parole della consacrazione, e la comunione.
278. Chi è il ministro della celebrazione dell'Eucaristia?
È il sacerdote (Vescovo o presbitero), validamente ordinato, che agisce nella Persona di Cristo Capo e a nome della Chiesa.
279. Quali sono gli elementi essenziali e necessari per realizzare l'Eucaristia?
Sono il pane di frumento e il vino della vite.
280. In che senso l'Eucaristia è memoriale del sacrificio di Cristo?
L'Eucaristia è memoriale nel senso che rende presente e attuale il sacrificio che Cristo ha offerto al Padre, una volta per tutte, sulla Croce in favore dell'umanità. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi» e «Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,19-20). Il sacrificio della Croce e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio. Identici sono la vittima e l'offerente, diverso è soltanto il modo di offrirsi: cruento sulla Croce, incruento nell'Eucaristia.
281. In quale modo la Chiesa partecipa al sacrificio eucaristico?
Nell'Eucaristia, il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio delle membra del suo Corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro sono uniti a quelli di Cristo. In quanto sacrificio, l'Eucaristia viene anche offerta per tutti i fedeli vivi e defunti, in riparazione dei peccati di tutti gli uomini e per ottenere da Dio benefici spirituali e temporali. Anche la Chiesa del cielo è unita nell'offerta di Cristo.
282. Come Gesù è presente nell'Eucaristia?
Gesù Cristo è presente nell'Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo.
283. Che cosa significa transustanziazione?
Transustanziazione significa la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le «specie eucaristiche», rimangono inalterate.
284. La frazione del pane divide Cristo?
La frazione del pane non divide Cristo: egli è presente tutto e integro in ciascuna specie eucaristica e in ciascuna sua parte.
285. Fino a quando continua la presenza eucaristica di Cristo?
Essa continua finché sussistono le specie eucaristiche.
286. Quale tipo di culto è dovuto al Sacramento dell'Euca-ristia?
È dovuto il culto di latria, cioè di adorazione, riservato solo a Dio sia durante la celebrazione eucaristica sia al di fuori di essa. La Chiesa, infatti, conserva con la massima diligenza le Ostie consacrate, le porta agli infermi e ad altre persone impossibilitate a partecipare alla Santa Messa, le presenta alla solenne adorazione dei fedeli, le porta in processione e invita alla frequente visita e adorazione del Santissimo Sacramento conservato nel tabernacolo.
287. Perché l'Eucaristia è il banchetto pasquale?
L'Eucaristia è il banchetto pasquale, in quanto Cristo, realizzando sacramentalmente la sua Pasqua, ci dona il suo Corpo e il suo Sangue, offerti come cibo e bevanda, e ci unisce a sé e tra di noi nel suo sacrificio.
288. Che cosa significa l'altare?
L'altare è il simbolo di Cristo stesso, presente come vittima sacrificale (altare-sacrificio della Croce) e come alimento celeste che si dona a noi (altare-mensa eucaristica).
289. Quando la Chiesa fa obbligo di partecipare alla santa Messa?
La Chiesa fa obbligo ai fedeli di partecipare alla santa Messa ogni domenica e nelle feste di precetto, e raccomanda di parteciparvi anche negli altri giorni.
290. Quando si deve fare la santa Comunione?
La Chiesa raccomanda ai fedeli che partecipano alla santa Messa di ricevere con le dovute disposizioni anche la santa Comunione, prescrivendone l'obbligo almeno a Pasqua.
291. Che cosa si richiede per ricevere la santa Comunione?
Per ricevere la santa Comunione si deve essere pienamente incorporati alla Chiesa cattolica ed essere in stato di grazia, cioè senza coscienza di peccato mortale. Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave deve ricevere il Sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione. Importanti sono anche lo spirito di raccoglimento e di preghiera, l'osservanza del digiuno prescritto dalla Chiesa e l'atteggiamento del corpo (gesti, abiti), in segno di rispetto a Cristo.
292. Quali sono i frutti della santa Comunione?
La santa Comunione accresce la nostra unione con Cristo e con la sua Chiesa, conserva e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo e nella Cresima e ci fa crescere nell'amore verso il prossimo. Fortificandoci nella carità, cancella i peccati veniali e ci preserva in futuro dai peccati mortali.
293. Quando è possibile amministrare la santa Comunione agli altri cristiani?
I ministri cattolici amministrano lecitamente la santa Comunione ai membri delle Chiese Orientali che non hanno comunione piena con la Chiesa cattolica, qualora questi lo richiedano spontaneamente e siano ben disposti.
Per i membri delle altre Comunità ecclesiali, i ministri cattolici amministrano lecitamente la santa Comunione ai fedeli, che in presenza di una grave necessità lo chiedano spontaneamente, siano ben disposti e manifestino la fede cattolica circa il Sacramento.
294. Perché l'Eucaristia è «pegno della gloria futura»?
Perché l'Eucaristia ci ricolma di ogni grazia e benedizione del Cielo, ci fortifica per il pellegrinaggio di questa vita e ci fa desiderare la vita eterna, unendoci già a Cristo asceso alla destra del Padre, alla Chiesa del cielo, alla beatissima Vergine e a tutti i Santi.
Nell'Eucaristia noi spezziamo «l'unico pane, che è farmaco d'immortalità, antidoto per non morire, ma per vivere in Gesù Cristo per sempre» (sant'Ignazio d'Antiochia).
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Cari bambini, preparatevi a entrare in un mondo di meraviglie, dove la realtà supera la fantasia e l'amore di Gesù brilla più del sole! Oggi vi parlerò dell'Eucaristia, un dono così straordinario che ha riempito pagine e pagine di un libro speciale chiamato Catechismo della Chiesa Cattolica.
Immaginate questo Catechismo come un forziere antico, custodito nel cuore della Chiesa, traboccante di storie, insegnamenti e segreti preziosi sulla nostra fede. E proprio lì, tra le sue pagine ingiallite dal tempo, troviamo un tesoro scintillante: la spiegazione dell'Eucaristia.
Il Catechismo ci svela che l'Eucaristia è molto più di un semplice rito o di un simbolo: è il sacramento per eccellenza, il centro pulsante della vita della Chiesa. È come una sorgente magica da cui sgorgano tutte le grazie e le benedizioni del cielo.
Ma cosa significa esattamente "Eucaristia"? Il Catechismo ci spiega che questa parola deriva dal greco e significa "rendimento di grazie". È come quando, con un sorriso radioso, dite "grazie" alla mamma o al papà per un regalo speciale. Nell'Eucaristia, ringraziamo Gesù con tutto il cuore per il dono più grande che ci ha fatto: se stesso!
Ma l'Eucaristia non è solo un ringraziamento: è anche un sacrificio, un atto d'amore immenso. Come quando i vostri genitori rinunciano a qualcosa di importante per farvi felici, così Gesù ha offerto la sua vita sulla croce per la nostra salvezza. E nell'Eucaristia, quel sacrificio si rinnova, diventa presente in modo misterioso, come un'eco che risuona attraverso i secoli.
Ma non pensiate a un sacrificio triste e doloroso! L'Eucaristia è un sacrificio di gioia, di lode e di ringraziamento a Dio. È come quando cantate una canzone a squarciagola per esprimere la vostra felicità o quando ballate a ritmo di musica per ringraziare un amico speciale. Nell'Eucaristia, celebriamo la vittoria di Gesù sulla morte, la sua risurrezione gloriosa, e cantiamo la nostra gratitudine a Dio per avercelo donato.
E non è finita qui! Il Catechismo ci rivela che l'Eucaristia è anche un banchetto, una festa gioiosa a cui Gesù ci invita personalmente. Immaginate una tavola imbandita con ogni ben di Dio, dove siete circondati dai vostri amici più cari e dove regna un'atmosfera di allegria e condivisione. Ecco, l'Eucaristia è proprio questo: un banchetto celeste, dove Gesù ci offre il suo corpo e il suo sangue come cibo prelibato, per nutrire la nostra anima e farla crescere sana e forte.
Ma attenzione! Per partecipare a questo banchetto regale, dobbiamo prepararci con cura, proprio come ci vestiamo con i nostri abiti migliori per una festa importante. Dobbiamo avere il cuore puro e splendente, lavato da ogni macchia di peccato, per accogliere Gesù nel modo più degno. La preghiera e la Confessione sono come un bagno purificatore che ci prepara a ricevere il dono prezioso dell'Eucaristia.
E infine, il Catechismo ci ricorda che l'Eucaristia è un mistero di fede, un segreto profondo che va oltre la nostra comprensione umana. È come quando, in una notte stellata, alzate gli occhi al cielo e vi perdete nell'immensità del cosmo, cercando di immaginare cosa ci sia oltre. L'Eucaristia è un mistero che ci attrae, ci affascina e ci spinge a fidarci ciecamente di Gesù.
Cari bambini, il Catechismo della Chiesa Cattolica è un amico prezioso che ci accompagna nel cammino di fede, ci illumina la strada e ci svela la bellezza sconfinata dell'Eucaristia. Conservatelo come un tesoro, leggetelo con cuore aperto e lasciatevi guidare dalla sua luce verso l'abbraccio infinito di Gesù!
❤️
Fi n e