Titolo: Hyperarchitettura: Spazi nell’età dell’elettronica
Autore:Luigi Prestinenza Pugliesi, Collana diretta da Bruno Zevi
Anno di Pubblicazione: 1998
Casa Editrice: Universale di Architettura
Recensione
Il libro "Hyperarchitettura: Spazi nell'età dell'elettronica" esplora un cambiamento epocale nel modo di concepire l'architettura, profondamente influenzato dall’avvento della tecnologia elettronica e digitale. Il testo, curato nella collana Universale di Architettura diretta da Bruno Zevi, affronta il tema della "hyperarchitettura", ossia un nuovo approccio progettuale e concettuale che si allontana dalle tradizioni statiche per abbracciare una visione più fluida, interattiva e sensoriale.
L'autore riflette su come edifici come il Centro Pompidou di Parigi, progettato da Renzo Piano, Richard Rogers e Gianfranco Franchini, incarnino l'inizio di questo cambiamento, con la loro struttura esposta e accessibile, pensata per adattarsi e mutare nel tempo. La "hyperarchitettura" viene descritta attraverso tre qualità principali: immaterialità, sensorialità e multimedialità. Queste caratteristiche rompono con i paradigmi del Movimento Moderno, avvicinando l'architettura a un'esperienza più dinamica e coinvolgente, dove la tecnologia è integrata nella vita quotidiana e nella percezione degli spazi.
La "hyperarchitettura" proposta nel libro va oltre l'estetica funzionalista, portando in primo piano il ruolo della narrazione, dell’esperienza e della comunicazione. L’architettura diventa un medium di trasmissione d'informazioni, in cui la facciata di un edificio si trasforma in un grande schermo per proiettare immagini e contenuti, o in un'interfaccia interattiva che risponde agli stimoli dei visitatori. In tal senso, progetti come il Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry o la Mediateca di Sendai di Toyo Ito diventano "cattedrali laiche" dove l'architettura celebra la cultura contemporanea e la connessione globale.
Il libro mette anche in luce il ruolo delle nuove tecnologie di progettazione, come il CAD e i software di modellazione avanzata, che permettono agli architetti di immaginare forme inusuali e complesse, impossibili da realizzare senza l’ausilio dell’informatica. La capacità di sperimentare con forme non lineari, geometrie variabili e spazi interattivi è alla base della "hyperarchitettura", in cui l’obiettivo è creare edifici in grado di adattarsi continuamente e di rispondere ai cambiamenti e alle esigenze dell'epoca informatica.
Nonostante l’entusiasmo per queste nuove possibilità, l’autore non manca di interrogarsi criticamente sugli effetti della tecnologia sull’architettura, suggerendo che la "hyperarchitettura" potrebbe allontanarsi dalla materialità e dall'autenticità dei materiali, rischiando di trasformare gli edifici in scenografie digitali o strutture prive di significato. L’adozione di un’estetica ipertecnologica potrebbe quindi comportare una perdita del valore tattile e simbolico che caratterizza l’architettura tradizionale.
In definitiva, "Hyperarchitettura: Spazi nell’età dell’elettronica" è una lettura stimolante e visionaria che affronta un tema cruciale per il futuro dell'architettura. Il libro invita i lettori a riflettere su come gli spazi possano evolversi per rispondere alla crescente digitalizzazione e interconnessione della società, offrendo nuovi paradigmi di progettazione che, pur celebrando la tecnologia, devono trovare un equilibrio con la dimensione umana e la sostenibilità.