VeriTas: Comunità ispirata alla spiritualità domenicana
San Tommaso D'Aquino
San Tommaso d'Aquino è stato un grande filosofo e ricercatore che ha saputo incarnare l'essenza di ciò che ha studiato e approfondito: il messaggio di Cristo. San Tommaso è conosciuto soprattutto per la sua enorme opera filosofica e teologica che, ancora oggi, è riferimento chiave della tradizione cristiana cattolica. Tommaso nacque nel 1224 a Roccasecca vicino a Montecassino (Frosinone) e divenne frate domenicano nel 1244. Studiò in varie città italiane ed estere. A Parigi cominciò ad insegnare. I suoi genitori erano i Conti d’Aquino che spinsero Tommaso, già da bambino, a studiare per diventare, crescendo, non solo monaco di San Benedetto, ma abate, onorando la sua famiglia nobile e ricca. Ma Tommaso, diciottenne, uscì dal monastero e tornò in famiglia, per iscriversi all’università di Napoli e studiare Filosofia. Era già un innamorato di Gesù e questo lo spinse alla vocazione domenicana. Tommaso era nobile, mentre l’Ordine di san Domenico, come quello di san Francesco, era un Ordine dedito alla povertà. Per questa ragione i suoi parenti pensarono di impedirgli di seguire la sua strada vocazionale. A Montefiascone in una chiesa c’è una cappella dove è raffigurato Tommaso che sfugge dalle mani dei fratelli che volevano acciuffarlo nella sua fuga verso Parigi, per recarsi dai suoi amici e confratelli domenicani. Pensando a questa situazione difficile, Tommaso scriverà una pagina sulla nobiltà di tutti gli uomini, perché creati da Dio e redenti da Gesù suo Figlio fatto uomo. Tommaso quindi fuggì dai suoi parenti arrivando a Parigi. Sulla cattedra di Teologia a Parigi sedeva come maestro proprio il domenicano Alberto Magno, che intuì subito la capacità intellettuale dello studente Tommaso. Era un giovane con un pensiero sempre teso al divino, era solitario e taciturno per cui i compagni lo chiamavano il "bue muto". I maestro Alberto su questo tema disse: "Un giorno i muggiti della sua dottrina saranno uditi in tutto il mondo".
Tommaso fu ordinato sacerdote a venti anni. Era un grande studioso e nel 1259 divenne Maestro (magister) in Teologia e insegnò fisolofia all'università di Parigi. Fu il suo amore per Gesù-Ostia, per il grandissimo valore dell'eucaristica che lo portò a scrivere all’Ufficio divino del Corpus Domini, quando papa Urbano IV, nel 1264, con la bolla Transiturus estese la festa a tutta la Chiesa. Tommaso spese la sua vita nella preghiera, nella meditazione e nello studio, una vita tutta focalizzata su Gesù, Unico Redentore e Salvatore. Vivere lo spirito dell’Ordine "Contemplari, contemplata aliis tradere" (contemplare Dio, trasmettere, comunicare agli altri Dio e le realtà di Dio contemplate) non ha comunque permesso a Tommaso di vivere una vita tranquilla, perché ha dovuto sembre combattere contro gli errori umani, le tendenze pericolose, le dottrine accondiscendenti all’eresia (la coseddetta gnosi sempre latente e minacciosa). Per dimostrare il senso forte del motto "Veritas", Tommaso in aula usava con gli studenti questa metafora. Chiedeva: "Che cos’è questa?». Qualcuno era stupito, qualcuno sorrideva, altri rispondevano: «Una mela!». Il maestro diceva seriamente: «Va bene, ma chi non fosse d’accordo, esca dall’aula». Si trattava della dimostrazione dell’affermazione che la filosofia parte da ciò che è, dall’ente che, prima di tutto, esiste e che può essere conosciuto dalla mente umana. La definizione di Verità di Tommaso era:«Adaequatio intellectus et rei» (la verità è la corrispondenza dell’intelletto alla realtà). Si tratta di una filosofia dell’essere, la filosofia pertanto perenne e concreta. Si tratta di un grande passo avanti rispetto ai sofisti che prima di Tommaso (e anche dopo) negavano che si possa conoscere la realtà nella sua essenza, ma si poteva conoscere solo il pensiero "pensabile” In questo modo ognuno si crea una sua "verità", e finisce per pensare ciò che gli piace o gli convienee. Quando la conoscenza umana viene separata dall’essere si allontana dal reale e pertanto da Dio (che è realtà di fede) per diventare sofisma e gnosi. Proprio per questo, contro Tommaso e i suoi insegnamenti si abbatterono non le ondate di errori, le eresie che sono le cose più difficili da gestire e le più logoranti. Davanti a queste difficoltà Tommaso restò sempre serio, lucido, sereno, silenzioso. Tommaso affrontava gli errori confutandoli alla luce della ragione, illuminata dalla fede. Il suo maestro, Alberto Magno, lo definì «splendore e fiore del mondo». Attraverso lo studio, la conoscenza e la sua intelligenza, Tommaso rifletteva il suo pensiero come uno specchio limpidissimo che rifletteva la luce della verità e la traspetteva agli altri attraverso la contemplazione e la predicazione. Proprio attraverso i suoi insegnamenti la verità fornisce splendore al consenso della mente ("fulgor veritatis consensum mentis rapiens"). Con la sua purezza di cuore, Dio lo aveva liberato dalla superbia e gli aveva concesso di vedere Dio in piena beatitudine. Lo studio e l'insegnamento universitario di Tommaso era rivolto a Gesù, tutto doveva servire a conoscerlo di più per poi amarlo di più. Solo amandolo di più si poteva trasmettere questa gioia e farlo amare dai semplici e dai dotti, dai giovani e da tutti coloro con cui entrava in contatto. Il suo studio era una continua e insaziabile ricerca di amore e di conoscenza per poi arrivare all'essenza della Verità che, in fondo, è Gesù. Si racconta che un giorno i suoi allievi gli domandarono: "Maestro, visto quanto è bella Parigi, non vi piacerebbe essere il suo signore?" Tommaso rispose: "Preferisco le omelie di san Giovanni Crisostomo sul Vangelo di Matteo, Non basterebbe tutta Parigi per comprarle". Uno dei miracoli che vogliamo ricordare di San Tommaso D'Aquino avvenne nel 1273 quando, dopo aver terminato un trattato sull'Eucarestia, gli apparve un dipinto con Gesù crocefisso che gli disse "Hai scritto bene di me, Tommaso". La dottrina di Tommaso si regge sul primato dell’intelletto, che è la condizione stessa dell’amore. Solo un essere intelligente è capace di amore. Tommaso diceva nella sua Summa Theologiae: "Quello che vi è di più perfetto nell’uomo è l’operazione dell’intelligenza, per cui la beatitudine di un essere dotato di intelligenza consiste nell’intelligenza stessa, nel conoscere". Quando papa Giovanni XXII nel 1323 santificò Tommaso d’Aquino alcuni obiettarono che egli non aveva compiuto grandi prodigi, né in vita né dopo morto. Il papa rispose a queste osservazioni con la celebre frase: “Quante proposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece”. Si tratta del riconoscimento più grande che si potesse dare al grande teologo e Dottore della Chiesa. Nella sua “Summa teologica”, diede sistematicamente un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana.