VeriTas: Comunità ispirata alla spiritualità domenicana
San Domenico di Guzman
San Domenico nacque nel 1170 in un paesino montano chiamato Caleruega, nella Vecchia Castiglia, in Spagna. Fin da ragazzo visse nella povertà e si dedicò alla carità. Anche San Domenico, come San Francesco, vissuto praticamente nella stessa epoca, era convinto che il clero dovesse vivere una vita povera e austera. Fondò l’ordine dei Frati Predicatori, seguendo la Regola di Sant’Agostino, ma con una forte vocazione all’evangelizzazione itinerante. San Domenico era un uomo di sani principi, dotato di spirito di sacrificio e impegnato costantemente nell’apostolato. La beata Cecila Cesarini,consacrata proprio da San Domenico, lo descrive di bell’aspetto, esile e di statura media. I capelli e la barba folta tendevano al rosso. Racconta di lui che era sempre sereno e sorridente tranne quando vedeva soffrire qualcuno, allora era profondamente addolorato. I suoi genitori erano Felice di Guzman e Giovanna d’Aza. Quando era piccolo fu affidato allo zio sacerdote che lo spinse ad entrare nei Canonici di Osma dove imparò a studiare ed a meditare. Raccontano di lui che era innamorato di Cristo. Studiò per più di 10 anni teologia e fu sempre attento ai bisogni del prossimo. In particolare in una delle tragiche carestie (intorno al 1191) vendette tutto quanto in suo possesso (comprese preziose pergamene familiari) per dare da mangiare ai poveri. Nel 1194 fu ordinato sacerdote entrando tra i canonici regolari della cattedrale di Osma. Nel 1201 il suo priore Diego di Azevedo diventò Vescovo di Osama e volle che Domenico (nominato sottopriore) lo seguisse nel suo viaggio in Danimarca (richiesto dal re Alonso VIII di Castiglia per accompagnare la promessa sposa di un principe di Spagna). Nel viaggio Domenico potè vedere come si stava diffondendo l’eresia dei Càtari (Albigesi della Francia meridionale) caratterizzata da gravissimi errori come la negazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, il rifiuto di Gesù come vero Uomo e vero Dio. Domenico parlava con le persone che incontrava e, attraverso la predicazione, le convertiva. Comprese che c’era un grande bisogno di VERITA’!
E’ per questo che chiese al Vescovo di dedicarsi alla predicazione e alla conversione. Nel 1206 Domenico insieme al Vescovo Diego vennero a Roma dove incontrarono Papa Innocenzo III che orientò Domenico a dedicarsi, più che all’evangelizzazione dei pagani, alla conversione degli eretici albigesi. SI trattava di un’impresa difficile perché queste popolazioni erano implacabili e agguerrite. Domenico si mosse con l’osservanza della regola di preghiera e della contemplazione che lo aiutarono nella vita e nell’azione di conversione. La lotta all’eresia era difficile e la tradizione narra di un miracolo avvenuto durante uno degli incontri di Domenico con gli Albigesi. L’evento accadde intorno al 1216. L'autorità locale, non sapendo come dirimere la disputa tra Domenico e gli eretici Albigesi, chiese ai contendenti di gettare nel fuoco i propri libri, con la convinzione che il libro detentore della verità sarebbe stato risparmiato dalle fiamme. Un braciere era al centro della sala. Gli eretici assistettero increduli al miracolo del libro di San Domenico che veniva risparmiato dalle fiamme. Provarono a buttarlo nel fuoco una seconda e una terza volta, ma inutilmente, dimostrando così chiaramente la verità della fede in esso contenuta ma anche la santità del suo autore. Domenico visse per più di 10 anni a Fanjeaux (Prouille-Linguadoca nel sud della Francia) in una piccola casa, prestandosi a dibattiti pubblici e colloqui personali, trattative e predicazione, preghiera e penitenza, sempre autorevole e incessante nel sostenere Gesù, unico sconfinato amore della sua esistenza e con la forza della devozione a Maria Santissima. Domenico portò a compimento un’opera straordinaria e venne definito un “Incendiario di amore a Cristo”. Rispetto all’opulenza di una parte del clero vissuta in quel periodo, Domenico si convinse che bisognava dare l’esempio e vivere in umiltà e povertà (come gli albigesi). Secondo la tradizione, nel 1212 Domenico, durante una permanenza a Tolosa, ebbe la visione di Maria Santissima (come racconta il beato Alano della Ripe) che gli consegnava il rosario per combattere, con la preghiera, l’eresia albigese, senza violenza. E’ proprio da quel periodo che il rosario divenne la preghiera più diffusa per combattere le eresie. Un’altra grande forza del rosario è stata la diffusione popolare. Infatti a quel tempo era consuetidine nei monasteri recitare 150 salmi nella Liturgia delle Ore. Per chi non era sacerdote o monaco era molto più semplice recitare 150 “Ave Maria”. La pratica di meditare sui misteri di Gesù (nascita, passione e risurrezione) si sviluppò dopo la morte di Domenico. Nel 1215 Domenico, maturando l’idea di fondare un ordine religioso, si unì ad alcuni amici che condividevano l’ideale di “Gesù-Verità” caratterizzato da uno stile di vita forte. Vivere secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere: di giorno essere socievole e affabile con i fratelli, di notte vegliare e pregare; sempre e comunque parlare di Dio nella predicazione. Domenico parlava con Gesù e di Gesù, sviluppando con lui una vera relazione personale. La vita di Domenico era ispirata alla “sapienza della croce”. Con i fratelli Domenico fondò l’Ordine dei Predicatori, uno dei più grandi ordini della Chiesa. Questo avvenne quando, nel 1215 Domenico partecipò a Roma al Concilio Lateranense IV e sottopose il progetto a papa Innocenzo III che lo approvò. Nel 1216 Papa Onorio III approvò definitivamente l’ordine dei predicatori e inviò i fratelli domenicani ad andare nel mondo per portare Cristo-Verità, tramite lo studio, la contemplazione e la predicazione “Contamplari, Contemplata aliis tradere”. Questa indicazione papale spinse le principali univerità europee a offrire a Domenico i loro docenti per diffondere il messaggio di evangelizzazione. Vennero fondati 60 conventi popolati di persone selezionate e di giovani entusiasti. Amare Dio, Amarlo veramente, Amare il prossimo e diventare anime appassionate. Questo ha permesso ai “Figli” di Domenico di diffondersi nei principali centri universitari europei, da Bologna a Parigi. Domenico viaggiò molto, da Tolosa a Roma, da Parigi ad Asti dove venne fondato un Convento che prese il suo nome. Nel tempo, visto il loro saio bianco (col mantello e cappuccio nero) e la loro devozione alla Vegine Santissima, la gente li chiamava i “Frati di Maria”. Quando venne a Roma, San Domenico operò molti miracoli raccontati dalla Beata Cecilia, ci furono delle apparizioni (come Pietro e Paolo in Vaticano) e delle guarigioni miracolose (a Santa Anastasia e a San Sisto). Quando tornò al convento di Bologna avvenne un altro miracolo: mentre era a tavola in attesa del pasto, alzò le mani e invocò la benedizione del Signore. In quel momento due ragazzi comparsero dal nulla con due grandi ceste di pane, le distribuirono ai frati e salutarono San Domenico, scomparendo nella stessa maniera in cui erano apparsi. Nel 1220 e nel 1221 fu Domenico stesso a presiedere a Bologna i primi due Capitoli Generali della Magna Carta dell’Ordine nel quale si leggono gli elementi fondanti: predicazione, studio, povertà, vita comune e spedizioni missionarie. Nel 1221, sfinito dal lavoro apostolico e dalle grandi pestilenze, Domenico di Guzman muore e solo 13 anni dopo Papa Gregorio IX (che lo aveva conosciuto di persona), lo iscrisse tra i Santi. Domenico fu uomo coraggioso ma anche prudente, risoluto ma rispettoso riguardo alle opinioni degli altri, geniale nelle sue iniziative ma sempre obbediente alla Chiesa. Un apostolo che non ha mai conosciuto compromessi ne’ irrigidimenti. Lacordaire lo definì: “tenero come una mamma e forte come un diamante”. Santa Caterina da Siena disse di lui: “«San Domenico è l’immagine viva del mio Verbo Incarnato, Gesù... Dio ha generato questi due figli, uno, Gesù, per natura; l’altro, Domenico, per amore.». Il corpo di San Domenico è custodito presso omonima basilica a Bologna.