Fuochi d’artificio: questa è l’immagine che associo al libro di Adam Gidwitz, un’immagine viva, scintillante e travolgente. Una fotografia scattata col flash, che ci acceca improvvisamente e ci manda un messaggio di bisogno di fratellanza di incredibile urgenza e attualità, per impedirci di essere il mostro di noi stessi e dissanguarci a vicenda.

Il titolo, a mio avviso, è troppo lungo e poco efficace, ma non dobbiamo giudicare un libro dalla copertina.

L’autore ci fa conoscere un mondo passato, per molti di noi sconosciuto, che descrive come stesse dipingendo con un pennello minuzioso e preciso.

Attraverso una storia che, pur collocandosi in un lontano passato, risulta incredibilmente attuale, il racconto ci parla di diversità, ci insegna a scoprirle ed apprezzarle. Forse noi lettori siamo impersonati dal Re, che non sa vivere le differenze, ma che poi impara la lezione.

Si potrebbe dire che la protagonista è la piccola locanda dove la storia viene narrata da tutte le persone che hanno incontrato i ragazzi: ognuno riferisce la sua versione, racconta quello che ha visto, costruendo un enorme mosaico fatto di pietruzze tutte diverse e accurate, un mosaico pieno di luce e colori, ma avvolto da una leggera nebbia.

L’autore è impeccabile nel descrivere i suoi personaggi senza tralasciare i particolari: i tre ragazzi, Gwenforte, Michelangelo e, soprattutto, il narratore che pare un semplice e curioso cronista, ma si rivela un crudele inquisitore dalla personalità contorta.

In questa storia, caratterizzata dai colpi di scena, ci sono momenti che spiccano per il modo in cui Gidwitz li descrive, come il capitolo in cui il cronista crolla e subentra l’inquisitore. L’autore lo racconta come se l’inquisitore tenesse prigioniera la sua vera personalità e, ad un certo punto, fosse costretto a rigurgitarla, con un crescente senso di disagio, culminante nella confessione ai ragazzi. La perla di questa storia: la piccola monaca dagli occhi azzurri, un personaggio misterioso ed ambiguo, una figura che non si colloca facilmente, se dalla parte del bene o, al contrario, del male. Ciascuno di noi si porta appresso la propria “monaca”, il proprio mistero, affascinante come questa piccola donna ed attraente come solo i misteri sanno essere.

Giovanni Massarutto