CUORE DI VETRO

di

Greta Mestriner


Stiamo per sbarcare, tra poco invaderemo il pianeta K027. Con le nostre armi siamo pronti ad annientare qualunque creatura nemica si opponga a noi. Non so se essere orgoglioso o vergognarmi, se essere eccitato o avere paura. Eccoli, li vedo.

Sono enormi, non me l'aspettavo. Dal ponte di comando sembravano solo dei piccoli esseri di uno strano colore grigio opaco, semitrasparenti, con gli occhi neri come pozzi pieni di buio e una strana macchia che si muoveva nel loro petto… mi eccita questa cosa, questa cosa di dover combattere con degli esseri grandissimi. Di che colore sarà il loro sangue? Che sapore avrà? Proveranno dolore quando gli spareremo? Soffriranno? Gli altri piangeranno alla perdita dei loro compagni? Possono piangere? Sono come noi? A questo pensiero mi blocco. Sono come noi. Sì, sono come noi. Lo vedo. Alcuni si tengono per mano, saranno famiglie, amici, hanno dei legami. Li sento. Li vedo: le macchie sono di colori diversi, sono cangianti, ipnotiche… sono simili anche a noi, in un modo loro, in un modo contorto, quasi perverso. Come posso spezzare dei legami simili a quelli umani? Come possiamo farlo? È giusto, sento che lo è, sono malefici, sono creature diverse, c'è qualcosa di profondamente sbagliato in loro. Ma come posso ucciderli? Provano emozioni, sono uniti, sono… sono creature viventi. Non posso. Noi non possiamo. Mi giro verso il comandante, devo fermarli, è una follia, non possiamo continuare, torniamo al Mars 3, basta, basta, basta! Ma il capitano non può rispondermi. Una macchia colorata si allarga nel suo petto, e lui inizia a diventare trasparente, quasi non lo vedo più… no! Ora lo vedo di nuovo! La macchia è diventata più piccola, simile a quella di quegli umanoidi là fuori, e lui… lui non è come prima, è sempre trasparente, ma in qualche modo so che è lì: sembra fatto di vetro opaco. Come quegli umanoidi là fuori, torno a pensare. Sì, è come quelli là fuori. Ecco perché nessuno ha mai conquistato questo posto. C'è qualcosa qui, qualcosa di sbagliato, che rende tutti opachi. La macchia deve essere un simbolo di ciò che sono stati. Mentre questo pensiero mi attraversa la testa, sento un dolore lancinante al petto, e vedo una macchia colorata allargarsi nel mio corpo. E all'improvviso lo so: non è ciò che erano stati, ma è la loro identità. E mentre quest'ultima consapevolezza mi invade, sento la testa svuotarsi e il mio pensiero farsi sempre più inconsistente…