Il 25 novembre 2024 le alunne e gli alunni delle classi 2C, 2E, 3B, 3C e 3D hanno incontrato, presso la Biblioteca Scolastica, lo scrittore Maurizio Maggiani.
Durante l’incontro, l’autore riflette su un tema affascinante e senza tempo: la vastità dell’universo e la possibilità che esistano altre forme di vita. Con un tono sincero e affascinato, ammette di non poter immaginare come possano essere gli alieni, riconoscendo che, se da bambino li pensava con antenne e dall’aspetto buffo, ora immagina possibilità molto più ampie, magari esseri gassosi o creature completamente diverse da ciò che conosciamo. Questo mistero non lo spaventa, ma lo lascia stupefatto e incuriosito.
Dopo questa riflessione, il discorso si sposta su un argomento più concreto e vicino agli studenti: la difficoltà di scrivere un testo quando si hanno troppe idee. Condividendo un aneddoto personale, racconta di come, da ragazzo, avesse problemi in italiano non perché gli mancassero le idee, ma perché ne aveva troppe e tutte confuse. La sua maestra delle elementari lo premiava con ottimi voti, mentre alle medie i giudizi erano più severi, spesso segnati dalla nota: “Troppe idee e confuse.” Il punto di svolta arriva quando, dovendo affrontare l’esame di Stato per diplomarsi alle magistrali, si rende conto che deve trovare un metodo per organizzare il pensiero. Nasce così il suo approccio personale alla scrittura: creare una sorta di "albero delle idee". Il metodo è semplice, ma efficace: si sceglie un’idea principale e la si mette in cima, come un tronco, da cui si sviluppano due rami principali, che a loro volta si ramificano in altri dettagli fino a formare una struttura chiara e coerente. Questo metodo gli ha permesso di superare l’esame, e continua a usarlo tuttora. Per spiegare meglio il concetto, l’autore chiede agli studenti quale sia stato l’ultimo tema che hanno scritto. Viene menzionata una traccia su un disastro ambientale, e lui decide di svilupparla insieme a loro, mostrando come avrebbe impostato il testo. Parte dalla scelta del disastro: ce ne sono milioni nel mondo, ma sceglierne uno è fondamentale per non perdersi in una narrazione dispersiva. Decide di concentrarsi sull’alluvione di Faenza, avvenuta l’anno precedente, perché è qualcosa che ha vissuto da vicino. Un buon giornalista, spiega, non sta seduto in redazione a scrivere astrattamente: deve vedere con i propri occhi, parlare con le persone, osservare i dettagli più significativi. Immagina, allora, l’arrivo a Faenza dopo l’alluvione: le strade invase dal fango, gli oggetti distrutti e irriconoscibili sparsi ovunque, una città trasformata dalla catastrofe. Poi, un secondo livello di osservazione: in mezzo agli oggetti ci sono le persone, coperte di fango, con gli stivali e le pale in mano, intente a sistemare ciò che non potrà mai essere veramente sistemato. In un disastro del genere, non si perde solo ciò che è materiale, ma rimangono traumi e ferite emotive, soprattutto nei bambini, che anche a distanza di un anno fanno incubi e rivivono la paura. Un’altra studentessa ha scelto di scrivere del Delta del Niger, devastato dall’inquinamento causato dai giacimenti petroliferi. L’autore la elogia, perché ha usato un approccio giornalistico vero e proprio: ha studiato il caso, ha visto video, ha raccolto informazioni e testimonianze. Questo, sottolinea, è ciò che distingue un buon giornalista: la capacità di documentarsi e di portare al lettore una storia basata su fatti concreti. Non tutti i giornalisti lo fanno davvero, confessa, perché spesso molti scrivono restando chiusi nelle redazioni, senza andare sul campo.
Il discorso prende una piega più personale: qualcuno chiede a Maggiani quale sia il suo scrittore preferito. Lui ammette che i suoi gusti cambiano con il tempo, ma in questo periodo è affascinato da Mark Twain. Racconta di aver riletto "Le avventure di Tom Sawyer" dopo tanti anni e di averlo trovato ancora più straordinario rispetto a quando era bambino. Twain non scriveva solo per ragazzi: le sue storie sono ricche di livelli di lettura che gli adulti possono comprendere meglio alla luce dell’esperienza della vita. È questo che lo rende un autore eccezionale. La grandezza di Twain sta nel riuscire a raccontare storie che parlano a tutti: ai ragazzi, agli adulti, a chi cerca l'avventura e a chi cerca una riflessione più profonda. L’autore ammette che vorrebbe scrivere come lui, ma riconosce la difficoltà di raggiungere un talento simile. Oltre a Twain, ama anche Charles Dickens e altri grandi narratori di storie epiche e coinvolgenti.
Alla fine della conversazione, Maggiani riflette sul perché le grandi storie siano così importanti. Anche chi ha una vita felice, amici, amore e soddisfazioni, ha momenti di solitudine in cui sente il bisogno di evadere. E i libri sono il mezzo perfetto per farlo: permettono di viaggiare, di esplorare nuovi mondi, di vivere avventure straordinarie senza muoversi da casa. Non si tratta solo di avventure esterne, ma anche di avventure interiori, come l’innamoramento, che è una delle esperienze più intense e sconosciute per un adolescente. Il suono della campanella interrompe il dialogo proprio quando sembra che ci sia ancora tanto da dire. L’autore scherza sul fatto che il tempo sia volato e ringrazia gli studenti per la loro attenzione e partecipazione. Alcuni di loro si avvicinano per chiedere un autografo, e lui, tra battute e sorrisi, accetta con piacere. Si assicura perfino che il nome da scrivere sia giusto, temendo di fare errori, mentre qualcuno ironizza sulla possibilità di registrare il momento. L’incontro si conclude così, con un’atmosfera di entusiasmo, curiosità e voglia di continuare a esplorare il mondo della scrittura e della lettura.