Ci sono momenti passati alla storia per scelte difficili ed eroiche, prese per contrastare le ingiustizie, come quello dei Mondiali di Argentina 1978, raccontato nella favola “No alla Dittatura”, quando il capitano dell’ Albiceleste Jorge Omar Carrascosa, detto “El Lobo” decise di non partecipare alla Coppa del Mondo per protestare contro le crudeltà del terribile regime nazionalista del suo paese, rinunciando al più grande sogno di un calciatore: sollevare la coppa davanti ai propri tifosi.
Ci sono favole che raccontano momenti terribili, quei momenti che purtroppo ci sono stati, quei momenti dove neanche la magia del calcio ha potuto fare niente, in cui il calcio è stato contaminato e sfigurato dalla malvagità dell’ essere umano che purtroppo esiste, come “Così Muore un Calciatore”, la storia di Andres Escobar, difensore colombiano ucciso da un tifoso appartenente ad un giro di scommesse illecite, per la sola colpa di aver segnato un autogol che eliminò la sua nazionale dai Mondiali USA 1994, o “La Squadra Cancellata dalla Guerra”, la guerra in Jugoslavia, che distrusse vite, città, sogni e speranze di moltissimi e dilaniò una delle nazionali più forti del momento.
Ci sono poi favole buffe e divertenti, come “E Tutti i Palloni Finirono in Mare”, che racconta la traversata dell’Oceano Atlantico in nave della nostra nazionale per approdare in Brasile e giocare i Mondiali 1950: durante gli allenamenti, tutti i palloni finirono in acqua, senza che nessuno riuscisse a recuperarli. Oppure “Nudo Davanti al Dischetto”, il cui protagonista, Giuseppe Meazza, ai Mondiali di Francia 1938 dovette tirare un rigore tenendosi i pantaloni che gli stavano cadendo. Ma anche “L’Arbitro che Aveva Paura della Sua Ombra”, la storia di John Langenus, arbitro ai Mondiali di Uruguay 1930, terrorizzato da tutto, o ancora “Gioca Anche lo Sceicco”, dedicata allo sceicco del Kuwait che, ai Mondiali di Spagna del 1982, impose all’ arbitro di annullare un gol alla Francia, rete peraltro inutile all’esito della partita, passando alla storia come lo sceicco più prepotente, ma soprattutto ridicolo di sempre.
Ci sono poi favole che ancora fanno disperare noi italiani, come quella di Roberto Baggio che calciò un rigore altissimo e ci condannò alla sconfitta in finale contro il Brasile ai Mondiali USA 1994, ma soprattutto la storia di Byron Moreno, l’arbitro corrotto che ci eliminò dai Mondiali di Corea del Sud e Giappone 2002.
Ci sono, però, anche favole che ci fanno ancora gioire e festeggiare, come “La Notte che Non Finiva Mai”, dedicata a quella mitica notte dei Mondiali del Messico 1970, quando l’Italia batté la Germania Ovest 4-3, in quella che passerà alla storia come la “Partita del Secolo”; “La Risurrezione di Pablito”, quella fantastica partita dove Paolo Rossi ritornò il campione di sempre dopo un periodo difficile, segnando una tripletta al Brasile e consentendo agli azzurri di passare il turno ai Mondiali di Spagna 1982; e “L’Urlo Eterno”, la storia della finale dei Mondiali dell’ ‘82 e del celebre urlo di Marco Tardelli che, dopo aver segnato la rete che consegnò il Mondiale all’Italia, si lasciò andare gridando a squarciagola: “GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOL”.
Altro Mondiale dei 4 da noi vinti è quello di Germania 2006, e anche per quello Furio Zara ci regala una favola speciale: “La Rincorsa Più Lunga del Mondo”, la storia di quel secondo in cui Fabio Grosso, autore del rigore decisivo in finale contro i francesi, durante la sua rincorsa, ha ripercorso le emozioni di una vita.
Ci sono favole che raccontano veri e propri capolavori calcistici, storie di grandi campioni come Pelé, Maradona, Garrincha, Ronaldo, Messi, Cruijff e molti altri. Nonostante le loro vite e le loro imprese siano diventate famosissime, Furio Zara riesce sempre a farcele vedere con occhi diversi, rendendole non una ripetizione di storie già lette e conosciute, ma una scoperta emozionante di nuovi modi di vedere questi capolavori.