Il libro racconta una bella storia di dignità e coraggio, ispirata a fatti realmente accaduti. Si affrontano, in maniera semplice e comprensibile, temi difficili, come la vita in prigione. Parlando di certi argomenti molto complessi, si può correre il rischio di semplificare troppo e banalizzare. Il libro parla di dolore e di passione: il dolore dell'isolamento in carcere e la passione per la giustizia; parla anche di amicizia tra ragazzi e adulti, e di fiducia. E non mancano le avventure. C'è un mistero da svelare. La prigione, dove è ambientata la vicenda, si trova nell'isola di Santo Stefano, ma i detenuti non possono vedere il mare; molti sono ergastolani, che non usciranno mai più da quel posto. Da poco tempo si è trasferito sull'isola il quindicenne Antonio con i suoi fratelli e il padre, che è il nuovo direttore del carcere. Il dottor Perucatti ha idee nuove: pensa che i detenuti meritino una seconda occasione, un'altra opportunità; se incoraggiati e stimolati, possono imparare un mestiere, tornare in libertà e rifarsi una vita dignitosa, dopo aver capito gli errori commessi. Perucatti, con l'aiuto di un'avvocatessa, vuole anche rivedere alcune condanne, perché le sentenze, emesse frettolosamente, non gli sembrano giuste. Ho apprezzato del libro la capacità di tenere alto l'interesse del lettore; ti viene voglia di continuare a leggere per scoprire la fine.
Giovanni Barbieri