Questo giallo narra dell’ispettore Lestrade che, a causa della perdita del lavoro dovuta alla morte di Sherlock Holmes, è depresso e va nella città italiana di Bologna. Alloggia presso una locanda in un quartiere malfamato e soffoca la disperazione attraverso alcool e gioco d’azzardo. Finché, venendo a conoscenza della sua presenza, la Contessa Flavia Tullia Testa Piccolomini non lo ingaggia per svelare il mistero che si cela dietro la scomparsa del marito. L’ispettore decide di accettare l’incarico, reprimendo i suoi demoni da depresso. Verrà aiutato da Emilio, un ragazzino orfano che vive, come molti altri, per strada. La strana coppia con il tempo prenderà confidenza e assomiglierà a quella ben più famosa formata da Holmes e Watson. Le indagini cominciano con gli interrogatori dei domestici di villa Piccolomini. Grazie ad essi, Lestrade si fa un‘idea delle dinamiche presenti nella vita quotidiana della coppia aristocratica e fa delle ipotesi che, in seguito al ritrovamento di un cadavere decapitato, diventano fragilissime, anzi si dissolvono come neve al sole. Contemporaneamente, scompare una cara amica di Emilio. L’ispettore passa giorni a pensare se per caso abbia tralasciato qualche particolare, andando a investigare nei pressi del luogo del ritrovamento del cadavere. Saranno le frequentazioni notturne del Conte che porteranno l’ispettore a esplorare tutte le osterie e a scoprire… Questo romanzo mi è piaciuto perché, pur avendo ripreso alcuni dei protagonisti del mitico Arthur Conan Doyle, propone una storia originale.

Andrea Dugheri