La Confessione Marmorea

La Confessione marmorea

Dopo il terremoto del 1349, che rase quasi al suolo la chiesa superiore, per desiderio del Vescovo Tartagni e per la liberalità di devoti nel 1742 e dopo circa quattro anni di lavori fu portata a compimento l’artistica Confessione in marmi pregiati, ad imitazione delle basiliche romane, per custodire il venerato corpo della Patrona della città nella chiesa a lei dedicata.

Dalla confessione, scendendo per una delle due brevi scalinate di 16 gradini ciascuna, si può visitare, ma solo dall’esterno, il piccolo sacello che custodisce i resti mortali della santa mirrofora, situato esattamente al di sotto dell’altare maggiore.

L’altare di marmo presenta nel mezzo una targa con le parole CORPUS S. MARIAE SALOME, e venne edificato in modo tale da poter contenere al suo interno la cassa delle sacre ossa da chiudersi superiormente con apposita pietra.

Sopra l’altare fu ricavata un’elegante nicchia, dove attualmente è posta in venerazione l’artistica urna di bronzo dorato che contiene le reliquie della Madre Salome.

Lateralmente furono aggiunte, appena qualche anno dopo, le due urne marmoree che contengono i corpi dei santi martiri, compagni di Santa Maria Salome, Biagio e Demetrio, qui riposti il 29 maggio 1746. Le iscrizioni su pietra erano le stesse che li identificavano nell’antica cripta della cattedrale, quando vennero ritrovati, per divina rivelazione, nel 1196.