Il sole stava per tramontare, i contorni degli alberi cominciavano a sfumare
e io stavo giocando a nascondino con Virginio e una bambina. Amélie non parlava
più da quel giorno in cui suo padre non era tornato a casa. Una probabile posizione
psicotica, ma boh, avevo 19 anni, quasi niente sapevo dell’argomento e quel poco
mi veniva in gran parte da lui, Virginio Baio, colui che mi ha insegnato a lavorare
con i bambini autistici e non solo.
Cominciava a imbrunire, la temperatura lentamente scendeva, mentre
gi ocavamo a nascondino. Più che giocare, lo seguivo, lo imitavo, standogli accanto,
come mi aveva suggerito lui, con un cenno. Lui decideva le mosse, lui giocava con
la sua piccola avversaria. Così ci siamo nascosti, in due, dietro a un tronco
palesemente in sufficiente a coprirci, ma sebbene assurdo quel comportamento aveva
la fiducia e la grazia di Virginio. “Ma come hai fatto a trovarci??! Non riesco a
capire, eppure eravamo nascosti…” Così ovviamente toccava a noi fare la conta, ma
non avevamo mai alcuna p ossibilità di vincere, Virginio non trovava Amélie
nemmeno se ci andava a sbattere. “ Ti ho trovata!” Ma era un arbusto. A
fianco, la bambina, per un secondo, sembrò avere il dubbio di essersi smaterializzata,
ma subito ci guardò così interrogativa che sembrava quasi le stesse sfuggendo una
parolina dalla bocca!
Fare come si farebbe con un neonato. Bubu… settete! E che ci vuole? Ci
vuole la pazienza di un operatore che aspetta che il buio confonda gli alberi e che
l’umidità della sera salga, prima di lasciarsi sfuggire una sola parola al posto che non
gli spetta: quello del soggetto. Amélie quella volta non parlò, ma prese Virginio per
il giacchetto. Ehi sono qui! Sono questa qua, e non sono un arbusto!
Saper non sapere. Essere una guida che segue Tu tte formule magiche anche
perché rese concrete dal suo prestare il suo corpo a ciò che la clinica con questi
bambini richiede. Ci vuole la pazienza di un maestro che aspetta che il buio confonda
gli alberi e l’umidità della sera salga, prima di lasciarsi s fuggire una sola parola con
te che magari non resisti al tentare di dare senso, ma che devi imparare che la
psicologia c’entra poco con la psicoanalisi e ancora meno con la psicoanalisi
applicata.
Scrivere per Virginio non è stato facile. Più della metà della mia vita è
indissolubilmente legata a lui. Per di più anche la vita di mia madre è legata
fortemente a quella di Virginio. E viceversa.
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https://www.slp-cf.it/appunti-n-147-aprile-2021/
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