La chiesa di Santa Maria di Campogrosso o Chiesazza
Durante la dominazione araba erano stati popolati alcuni casali con l’avvio di attività agricole. Qui, sui resti di un casale arabo
detto Ayliel (dall’arabo Ayn, “la fonte”), nei primi anni del IX secolo fu edificata la chiesa di Santa Maria di Campogrosso o di San Michele ed annessa ad un monastero dell’ordine di San Basilio (R. Pirri, 1644). Ruggero II riconobbe al priore basiliano Michele il pieno controllo sull’amministrazione economica e sul diritto penale ordinario, non solo a carico dei monaci e dei servi del cenobio, ma anche sulla popolazione del casale, fu concessa anche la costruzione di una struttura con attivita produttiva agricola detta grancia e il diritto di praticare nella zona il pascolo e la raccolta della legna. Seppur ad oggi non vi siano tracce visibili superstiti, esso non poteva essere molto distante dalla chiesa e doveva comprendere fabbricati con stalle, magazzini e alloggi, forse anche una cappella. Abusivismo, mancanza di fondi stanziati per la ricerca e abbandono del monumento e del suo paesaggio non hanno ancora consentito una campagna di scavi completa.
Con l’arrivo dei Normanni il territorio di San Michele assunse un ruolo di grande importanza dal punto di vista religioso, economico e politico, grazie anche alla presenza della comunità basiliana intorno agli anni settanta del Mille. Il sistema urbano di questo territorio viene costellato da importanti presenze, oltre al complesso architettonico di Santa Maria di Campogrosso e interessante rilevare il ponte ad unico arco a sesto acuto in muratura di epoca normanna (denominato “ponte saraceno”), costruito per guadare il fiume san Michele sul torrente Cannemasche e per agevolare gli scambi dei monaci e degli abitanti di Aylyel con Palermo. Si tratta di un ponte verosimilmente coevo alla chiesa Santa Maria di Campogrosso ed oggi più che mai risulta essere una delle poche tracce monumentali di particolare pregio architettonico che continuano a resistere nonostante il totale abbandono e il pessimo stato di conservazione.
Cessata la presenza dei monaci basiliani a Campogrosso, intorno al 1284, i beni del cenobio vengono acquisiti dalla chiesa di Palermo e nel Quattrocento San Michele diviene un feudo isolato e poco abitato, si avvia, piuttosto, lo sviluppo più consistente del confinante feudo della Milicha. E così che ha inizio la progressiva trasformazione e l’abbandono.
La CHIESAZZA la trovi anche ne "La via dei tesori"
Una delle sepolture scoperte (foto di A. Kubicka)
Leggi l'interessante articolo pubblicato su Archeology