Il quadro fino al 1990
Intervista al parroco Don Liborio Scordato
La leggenda narra che:
... in un giorno imprecisato, prima del seicento, i pochi abitatori della Mìlicia videro veleggiare verso Palermo una nave che stentava a superare Capo Zafferano; quindi girare la prua verso terra e chiamare gente. Accorsi alla spiaggia alcuni milicioti fu loro offerta la Sacra Immagine. Seppero dai corsari, si trattava infatti di nave corsara, che l'avevano tenuta come coperchio; credevano che, a causa di essa, non avevano potuto avanzare verso Palermo e invece di buttarla a mare, come prima avevano pensato, la cedevano, essi maomettani, in mani cristiane. Felici del prezioso acquisto, portarono in trionfo, su un carro trainato dai buoi, giusto l'uso di quei tempi, la sacra Immagine sulla collinetta da essi abitata".
La sacra immagine raccolta da cristiani, viene messa sopra un carro e lasciata a discrezione dei buoi che vi sono attaccati. I buoi si fermano in un dato luogo, né v'è modo né forza per aizzarli che si faccia, di rimuoverli più oltre. Lì vuol rimanere la sacra immagine e lì si costruisce una chiesa che deve accoglierla; lì verranno pellegrinando gli infermi, i bisognosi, gli afflitti devoti.
Il quadro di oggi
La storia e la simbologia
Il quadro in chiesa
Il quadro durante la processione
Il quadro della Madonna
Il quadro, di notevole valore artistico oltre che religioso, risale alla metà del Trecento. È stato dipinto probabilmente in Toscana, da una scuola che si ispirava a Giotto, con la tecnica della tempera all'uovo. Esso raffigura una Madonna incoronata, seduta in trono con Gesù Bambino in piedi sulle sue ginocchia, che tiene nella mano sinistra un plico.
S. Francesco, invece, con la mano destra indica una figura (committente), inginocchiata ai suoi piedi in atteggiamento di preghiera. La tavola misura cm. 76,5x101,5.
Il quadro ha assunto queste sembianze dopo il restauro del 1990, prima di tale data, infatti, il quadro della Madonna era ricoperto da una rizza d'argento che lo rendeva simile alla Madonna di Loreto.
Il restauro riconduce l'opera alla sua originaria compostezza; venne fatto nel 1990, su iniziativa del Rettore del Santuario, Don Liborio Scordato. Durante il restauro è stata condotta una accurata analisi e si è scoperto che il quadro aveva subito un intervento di ridipintura nel 1600. Nell’Ottocento furono eseguiti altri lavori che modificarono la struttura pittorica originaria trasformando strutturalmente il quadro. L’ultimo restauro ha portato alla luce un quadro profondamente diverso. La Madonna non è all’impiedi, ha i colori bordeau e blu propri della donna rivestita di particolari privilegi divini. Il rosso del Bambino è quello della regalità e tiene, nella sinistra, il rotolo del libro, mentre con la destra benedice S. Francesco.
Dal restauro è emerso un altro personaggio: la figura del committente, verso cui sono rivolti gli sguardi dei santi. Il fatto che il rosso del committente sia lo stesso rosso dell’abito del Bambino e che la Madonna sia incoronata, è una conferma che il quadro sia stato commissionato da un nobile.
Il Quadro è composto da due tavole di abete unite da tre traverse in legno inchiodate.
L’insieme pittorico presentava due grosse anomalie la più vistosa era che l’altezza si S. Francesco fosse uguale a quella della Madonna, ma sarebbe stato più logico raffigurare S. Francesco di altezza ridotta; la seconda anomalia era che gli sguardi delle tre figure non si incrociavano tra di loro.