Faccio arte perché mi costringe a rispondere a domande scomode. Faccio arte perché mi fa stare bene. Faccio arte, e questo è tutto. Il mio percorso artistico è iniziato nell'oscurità di una crisi d'identità che mi ha portato a scoprire le molteplici piccole identità di cui sono composta; queste sono ora le protagoniste della mia pratica.

Le mie opere mirano a sottolineare sia i frammenti che compongono la società, sia l'unità frammentata del sé attraverso installazioni fisiche, dipinti e, non da ultimo, videoinstallazioni. Credo che questo mezzo sia fondamentale per la mia pratica, dato il mio profondo interesse per la tecnologia e l'Intelligenza Artificiale, che ormai hanno radici profonde nella nostra società. Le fasi fondamentali della mia pratica sono "l'idea" e la ricerca che ne consegue, il pilastro chiave del mio lavoro, che richiede molto tempo in cambio di una vasta quantità di conoscenza. Adoro perdermi in questa fase.

Con il mio lavoro, spero di evidenziare la necessità di fermarsi a riflettere sull'importanza delle scelte che facciamo ogni giorno e che creano l’“Io(i)”. Desidero anche dichiarare la forza delle nostre fragilità, che sono spesso sottovalutate: essere sensibili o empatici è un'immensa forza. Detto questo, il mio vero interesse per il settore dell'arteterapia non è più nascosto, un settore che cerco anche di sviluppare creando un dialogo, che credo abbia un potere immenso, con il pubblico, invitandolo a interagire con le mie opere.