La mia pratica artistica scaturisce da un’urgenza esistenziale: la ricerca della mia identità e del mio posto nel mondo. Partendo dall'esplorazione della crisi interiore e dal confronto con la solitudine, il mio lavoro si è evoluto nell'analisi delle “molteplici piccole identità” che ci compongono, elevandole a protagoniste di una narrazione visiva frammentata.
Attraverso installazioni, pittura acrilica e video, indago la tensione tra la frammentazione sociale e l’unità scissa dell’individuo. La mia ricerca è un costante esercizio di equilibrio tra tradizione e futuro, una dualità che si riflette nella scelta dei media: dalla sperimentazione organica con il guscio d’uovo (rielaborato attraverso una personale interpretazione della tecnica giapponese kintsugi per nobilitare la fragilità) all'uso dell’Intelligenza Artificiale, intesa come specchio critico della contemporaneità. Nulla è lasciato al caso. Il mio processo è un percorso immersivo di pianificazione e rigore, sostenuto da una profonda ricerca e influenzato dal linguaggio degli albi illustrati e dalla loro capacità di sintetizzare temi complessi in immagini evocative. Fondamentali sono i richiami ad alcuni aspetti della cultura giapponese, come la concezione del Vuoto come armonia (Ma): uno spazio florido da cui nasce la vita.
Invitando il pubblico al dialogo e all'interazione, miro a trasformare l’opera in uno spazio di arteterapia collettiva. In un mondo che teme la rottura, scelgo di celebrare il frammento, rivendicando la forza della vulnerabilità come prova tangibile della nostra resilienza e come chiave per esprimere il nostro massimo potenziale.