BOX n.8
Le serpentiniti dell'Alta Valmalenco:
Sopra Chiesa la strada per Chiareggio passa accanto a numerosissime cave di serpentiniti, ora massicce ora foliate, di notevole importanza economica per la valle (piode, pietra ollare, ecc.). Questa roccia, derivata dalla peridotite con provenienza dal cosidetto mantello terrestre, cioè dalle massime profondità raggiunte dalle rocce ora affioranti sulla superficie terrestre (almeno oltre 30 km di profondità), ha come componenti principali olivina, antigorite, diopside e magnetite con colorazione da verde a nero; la varietà fissile. molto abbondante in Valmalenco, prende anche il nome di scisto antigoritico. Noi però siamo interessati alle rocce serpentinitiche (ultramafiti) che si rinvengono presso il Lago Pirola (lungo la gita per il Monte Senevedo). Qui sul lato meridionale del lago troviamo le serpentiniti mentre su quello settentrionale gabbri e gneiss. Il contatto tra i litotipi è evidente nel vallone a monte del lago che porta alla Bocchetta del Ceresone.
Fig.1: contatto tra gneiss e serpentiniti verso la Bocchetta del Ceresone: lungo il contatto, per esempio al centro della foto, sono presenti bellissime mineralizzazioni ad attinoto.
Fig.2: dal punto della foto precedente vista verso il Lago Pirola, chiaramente impostato lungo una discontinuità tettonica; a sinistra le massicce serpentiniti a destra gabbri e gneiss scistosi.
Nella interpretazione classica questa discontinuità indica il limite tra la Falda Margna a Nord (gneiss, Fedoz gabbri), di pertinenza del continente paleoafricano, e la Falda Malenco a Sud (ultramafiti) di pertinenza europea. Lungo la linea tettonica, frizioni e presenza di fluidi hanno provocato rimineralizzazioni spinte, come è possibile riconoscere nel vallone stesso alla base del Senevedo con bellissimi cristalli di verde attinoto. La situazione sarebbe similare a quella riscontrata allo Juferjoch (Piz Turba e Piz Piot), dove la stessa falda Margna viene a contatto con le serpentiniti del Platta.
Fig.3: carta litologica classica degli anni '80 dei contatti tra le varie unità attorno al Lago Pirola: Falda Margna a Nord, Falda Malenco a Sud (da Montrasio e Trommsdorff '83 in [1]).
Fig.4: sezione geologica lungo la Val Ventina (trasversale al Lago Pirola): il Monte Senevedo è impostato in gneiss e gabbri della Falda Margna, la Cima del Duca nelle serpentiniti della Falda Malenco; alla Bocchetta del Ceresone e lungo il lago Pirola passa il contatto tettonico tra le due unità (Da Montrasio e Trommsdorff '83 in [1]).
Ma tale interpretazione è stata rivista recentemente (Muntener et al., 2000): il limite meridionale della Falda Margna sarebbe più a Nord, nel vallone di Chiareggio, e tutto il versante settentrionale del Lago Pirola sarebbe un'unica e rara sezione continua di crosta inferiore-mantello superiore con passaggio da gneiss, a gabbri (Braccia gabbri messi in posto a 275 m.a. e successivamente raffreddatisi a grande profondità - processo noto come "underplating magmatico" - che ha causato in entrambi i litotipi un metamorfismo di alto grado nella cosidetta facies granulitica) e a ultramafiti, tutti litotipi successivamente trasformati e metamorfosati dall'evento alpino. E proprio sul Monte Senevedo sarebbero ancora riconoscibili strutture e mineralogie magmatiche originarie preservate dal metamorfismo alpino.
Fig.5: reinterpretazione del contatto tra Falda Margna e Falda Malenco a S di Chiareggio (da Muntener et al, 2000)
Il vallone tra il Lago Pirola e la Bocchetta di Ceresone viene quindi ad essere una struttura di taglio interna (shear) al complesso, lungo la quale hanno operato comunque frizioni e fluidi del metamorfismo alpino.
Le ultramafiti (peridotiti del mantello trasformate ora in serpentiniti), apparentemente monotone, mostrano poi ad un esame più attento una grande varietà litologica. In effetti gli affioramenti della valle Ventina sono un classico esempio degli effetti di "cottura" ad opera del'intrusione magmatica del Bregaglia sulle serpentiniti in posto, con aumento della temperatura, e di conseguenza dei minerali stabili da E ad W, a mano a mano che si avvicina al contatto con il plutone. Nei dintorni del Lago Pirola è stabile la paragenesi a minore temperatura (antigorite, olivina, diopside), come del resto in buona parte delle cave della Valmalenco, mentre spostandoci verso il Monte Disgrazia appaiono in sequenza minerali via via stabili a temperatura più alta: tremolite, talco, enstatite.
Fig.6: le diverse paragenesi mineralogiche che si susseguono da W ad E allontanandosi dal batolite del Bregaglia (da Montrasio e Trommsdorff '83 in [1])
Per saperne di più:
[1] Montrasio A., Trommssdorff V. "Guida all'escursione del Massiccio di Val Masino-Bregaglia, Val Malenco Occidentale, Chiareggio 16-18 luglio 1983" Volume XXVI parte prima (1983) delle Memorie della Società Geologica Italiana, Atti del Convegno a tema "Il magmatismo tardo alpino nelle Alpi" Padova 13-14 luglio 1983. (Reperibile sul sito internet della Società www.socgeol.info).
[2] Muntener O., Hermann J., Trommsdorff V, (2000) "Cooling history and exhumation of lower-crustal granulite and upper mantle (Malenco, Eastern Central Alps)" in Journal of Petrology vol.41, n.2, pag 175-200 (scaricabile liberamente al sito del giornale http://petrology.oxfordjournals.org/content/vol41/issue2/index.dtl).