BOX n.17
Contrasti rocciosi al Lago Retico:
Gran parte della bellezza del Lago Retico (gita alla Cima di Garina) è dovuta al contrasto tra le rocce bianche della sponda settentrionale e quelle nere della sponda meridionale.
Fig.1: Il Lago Retico con il contrasto tra le rocce nere scistose ed inerbate della sponda meridionale a sinistra e quelle chiare compatte e nude della sponda settentrionale a destra
Le rocce sulla sponda settentrionale sono gneiss chiari listati appartenenti al massiccio del Gottardo, costituenti il basamento della cosidetta Paleoeuropa (continente situato a N rispetto al mare della Tetide prima della collisione alpina); quelle sulla sponda meridionale sono scisti neri corrispondenti ad originari sedimenti dei fondali marini depositatisi sullo stesso basamento (copertura del Lias, periodo Giurese dell'Età Mesozoica).
Il contatto tra le due rocce è netto, oltre che per la composizione e il colore, anche perchè è tettonico cioè non originario ma provocato da movimenti successivi alla deposizione: in sostanza, durante le spinte orogenetiche di formazione della catena alpina, dirette verso Nord, il contrasto di rigidezza tra il basamento e la copertura ha fatto sì che i terreni originariamente interposti (calcari del periodo Triassico) venissero elisi e quindi eliminati, a livello dei depositi evaporitici più plastici (carniole), portando gli scisti direttamente a contatto con gli gneiss. Se osserviamo il versante W del Piz Scopì dai pressi del Passo di Lucomagno, possiamo infatti vedere come la copertura disegni in realtà un stretta piega a "U" (sinclinale) contro il basamento (posto alla sua sinistra), con i terreni calcarei in gran parte mancanti a favore dei soli scisti neri, terreni calcari che sono invece correttamente rappresentati sul fianco destro della piega stessa alla base degli scisti neri (fig.2). Questo fenomeno di stiramento ed elisione lo abbiamo già visto nella Falda Languard (vedi fig.3 in Box 07. Le falde di ricoprimento Austroalpine).
Fig.2: schizzo del versante occidentale del Piz Scopì: a sinistra il basamento, a destra la copertura con l''elisione di alcuni termini della successione stratigrafica sul fianco sinistro stirato e fagliato della piega sinclinale
Se dal Lago Retico saliamo poi ad un punto panoramico come la cima di Garina, possiamo ben osservare come gli scisti neri si estendano verso Est; in quest'area vengono a contatto con analoghi terreni scistosi (cosiddetti calcescisti) appartenenti alla copertura della Paleoafrica (continente situato a S rispetto al mare della Tetide prima della collisione alpina), complessivamente delimitando la "cicatrice" tra i due paleocontinenti collidenti. Infatti alla nostra sinistra abbiamo il Piz Mendel, di gneiss appartenenti al basamento paleoeuropeo (Unità del Gottardo del Dominio Elvetico), alla nostra destra abbiamo l'Adula, di gneiss appartenenti al basamento paleoafricano (Falda Adula del Dominio Pennidico), in mezzo il Piz Terri di scisti delle coperture nella zona di sutura (rispettivamente Copertura Parautoctona del Gottardo e Zona Vallesana del Pennidico) (Fig.3 e 4).
Fig.3: panorama salendo alla cima della Garina: netto si mantiene il contatto tra gneiss dell'Unità Gottardo (G) e scisti delle coperture (C) non solo in primo piano ma anche sulle montagne sullo sfondo. A destra nel panorama appare anche la falda Adula del Dominio Pennidico
Fig.4: estratto dalla Carta Tettonica della Svizzera lungo l'Alta Valle Blenio. GH: basamento del Gottardo, CL: copertura parautoctona del Gottardo, CS: calcescisti della Zona Vallesana, AD: falda Adula del Pennidico. La linea dentellata nera tra CL e CS è la linea di sutura tra i due paleocontinenti (cosidetto Thrust Pennidico Basale). Il retino rosso verticale indica la zona del Duomo Termico Lepontino (vedi testo). Si noti la posizione del Piz Scopì e il cerchietto del Lago Retico al limite tra GH e CL come raffigurato dalla sezione di fig.2
Questi consolidati concetti sono stati recentemente approfonditi e in parte rivisti alla luce della teoria delle Tettoniche a Placche applicata alle zone di collisione continentale.
Studi specialistici di questa regione chiave hanno così permesso di suddividere gli scisti neri interposti tra Gottardo e Adula in varie unità (semplificando da NW a SE, a meno cioè della complicata struttura deformativa successiva, fig.5): Unità dello Scopì (con le serie di Stgir, Inferno, Coroi), corrispondenti alla copertura del Gottardo, Peidener Schuppenzone ed Unità del Piz Terri, corrispondenti ad una zona di transizione con terreni caoticizzati, Unità di Grava e Tomul appartenti ai Calcescisti Vallesiani e corrispondenti alla copertura dell'Adula.
La stessa falda Adula, subdotta, viene considerata ancora facente parte del paleocontinente europeo (subpennidico), alla pari di quelle più inferiori (Leventina-Lucomagno e Simano) mentre solo le falde mediopennidiche (in zona quelle di Tambò e Suretta) vengono assimilate al paleocontinente africano (meglio detto Adria). In questo quadro il Thrust Pennidico Basale corrisponde comunque sempre alla sutura alpina, ma ora posto tra falda Adula e Tambò (vedi fig.5).
Questi terreni sono poi caratterizzati da metamorfismo differente. Nel Gottardo e la sua copertura è tipica la presenza di cloritoide (che da' agli scisti la tipica granulosità superficiale) corrispondente ad un regime di pressioni 0.5-0.8 GPa e temperature 500-550 °C (nel cosidetto regime Barrowiano di medio-bassa pressione e medio-alta temperatura, limitato a questa regione alpina e detto Duomo Termico Lepontino), nell'Adula e sua copertura la Fe-Mg Carpholite che individua pressioni di 1.2-1.7 GPa e temperature 350-400 °C (cosidetto regime scisti blu, di medio-alta pressione e bassa temperatura, corrispondente alla fase di subduzione) ma nelle quali sono presenti anche paragenesi più blande che indicano la riequilibratura successiva a temperature più alte e pressioni più basse analoghe a quelle del Gottardo. In definitiva solo l'Adula e la sua copertura sono state prima subdotte, mentre sia Gottardo che Adula e le rispettive coperture hanno subito la riequilibratura termica successiva (fig.4).
Nella fig.6 viene illustrata la ricostruzione degli eventi tettonici della regione: nella fase D1 inizia la subduzione della placca europea, con scagliamento e metamorfismo a scisti blu del subpennidico (grigio medio); nella fase D2 inizia la obduzione delle strutture che si isoclinizzano e si accavallano le une alle altre (falde di ricoprimento); si sovrappongono alle prime anche le strutture mediopennidiche (Adria, grigio più scuro) con interposta la copertura di calcescisti. Le strutture sono tutte N-vergenti; nella fase D3 si ha un primo serraggio della catena che raddrizza e rovescia le strutture a Sud (cosidetta Southern Step Belt o "zona delle radici" nell'area di Locarno-Bellinzona). Inizia il metamorfismo barrowiano; nella fase D4 prosegue il serraggio della catena anche a Nord, che porta al rovesciamento delle strutture anche in questa zona nella cosidetta Northern Step Belt (in figura è indicata solo l'inizio della fase di serraggio e le strutture del Gottardo sono ancora N-vergenti), si estende il metamorfismo barrowiano.
Al lago Retico vediamo infatti che gli scisti immergono a N, sono cioè S-vergenti.
Se si associano alle fasi deformative le paragenesi mineralogiche in equilibrio con esse si ottengono i percorsi PTd (pressione-temperatura-deformazione). Per la copertura Adula è indicata il diagramma in fig.6. Le fasi D1 e D2 di formazione delle falde si sono realizzate durante gli eventi di subduzione ed obduzione (scisti blu), quelle di serraggio e retroscorrimento (D3 e D4) durante la successiva riequilibratura a più alta temperatura del duomo termico lepontino.
Fig.5: carta geologica di dettaglio dell'Alta Val Blenio. In legenda in alto a sinistra le serie litologiche delle coperture comprese tra i basamenti Gottardo, Adula e Leventina-Lucomagno; in basso a destra la legenda con i minerali tipici del metamorfismo scisti blu (in alto) e di quello barrowiano (in basso). Sono anche indicate le strutture corrispondenti alle deformazioni D3 e D4 (vedi testo sotto). Da Wiederkehr M et al (2008) Swiss Journ Geosci n.101, suppl.1
Fig.6: rappresentazione delle quattro fasi fasi deformative della regione e diagramma PTd dei calcescisti Vallesani (copertura Falda Adula). Come in fig.5 La Fe-Mg Carpholite è rappresentata come un rombo, il Cloritoide come una clessidra. Per la spiegazione vedi testo. Da Wiederkehr M et al (2008) Swiss Journ Geosci n.101, suppl.1