Spirito di profezia e amore per Santa Maria degli Angeli
SANTA MARIA DELLA PORZIUNCOLA,
L'AMORE DEL SANTO E DELLA BEATA VERGINE PER QUESTO LUOGO.
COME I FRATI VI ABITAVANO
Il servo di Dio, Francesco, piccolo di statura, umile di spirito e minore di professione, mentre viveva qui sulla terra scelse per sé e per i suoi una piccola porzione di mondo: altrimenti, senza usare nulla di questo mondo, non avrebbe potuto servire Cristo. E furono di certo ispirati da Dio quelli che, anticamente, chiamarono Porziuncola il luogo che toccò in sorte a coloro che non volevano assolutamente possedere nulla su questa terra.
Sorgeva in questo luogo una chiesa dedicata alla Vergine Madre, che, per la sua particolare umiltà, meritò, dopo il Figlio, di essere Sovrana di tutti i Santi. Qui ebbe inizio l'Ordine dei minori, e s'innalzò ampia e armoniosa, come poggiata su fondamento solido, la loro nobile costruzione. Il Santo amò questo luogo più di ogni altro, e comandò ai frati di venerarlo con particolare devozione. Volle che fosse sempre custodito come specchio dell'Ordine in umiltà e altissima povertà, riservandone ad altri la proprietà e ritenendone per sé ed i suoi soltanto l'uso.
…
I frati che vi dimoravano, erano impegnati giorno e notte nelle lodi divine, e conducevano una vita angelica, fragrante di soave odore.
E giustamente. Perché il luogo, a detta degli antichi abitanti, era chiamato, con altro nome, Santa Maria degli Angeli. Il Padre diceva di sapere per divina rivelazione che la beata Vergine, fra tutte le chiese innalzate a suo onore, amava quella con particolare predilezione; e perciò il Santo la preferiva a tutte le altre.
UNA VISIONE
Un santo frate, prima della sua conversione, aveva avuto, a proposito di Santa Maria degli Angeli una visione degna di essere riferita. Stava osservando innumerevoli uomini, che con gli occhi dolorosamente spenti e la faccia rivolta al cielo, erano inginocchiati attorno alla detta chiesa. Tutti, con voce di pianto e le mani protese in alto, gridavano a Dio, chiedendo luce e misericordia. Ed ecco, scese dal cielo uno splendore, che irradiandosi su tutti, donò a ciascuno la luce e la salvezza desiderata.
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COME ACQUISTO' UMILMENTE LA CHIESA
DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI
DALL'ABATE DI SAN BENEDETTO IN ASSISI
E VOLLE CHE I FRATI VI ABITINO SEMPRE
E VIVANO IN UMILTÀ
Vedendo il beato Francesco che il Signore voleva moltiplicare il numero dei frati, disse loro: « Carissimi fratelli e figlioli miei, vedo che il Signore ci vuole moltiplicare! Mi sembra perciò saggio e religioso che acquistiamo una chiesa dal vescovo, o dai canonici di San Rufino o dall'abate di San Benedetto. Ivi i fratelli potranno recitare le ore liturgiche e lì presso avere una piccola casetta poverella, costruita di fango e vimini, dove riposare e lavorare. Il luogo dove stiamo ora non è conveniente né sufficiente ai frati, adesso che il Signore ci sta moltiplicando; tra l'altro, non abbiamo una chiesa dove poter dire l'ufficio. Se poi qualche frate venisse a morte, non sarebbe dignitoso sotterrarlo qui e nemmeno in una chiesa del clero secolare ». I frati approvarono tutte queste parole.
Andò Francesco dal vescovo di Assisi e gli riferì quanto sopra. Gli rispose: «Francesco, non ho nessuna chiesa che sia in mio potere cedervi ». La stessa cosa dissero i canonici.
Allora si recò dall'abate benedettino del monte Subasio, ed espose a lui la stessa richiesta. L'abate, mosso da compassione, dopo aver tenuto consiglio con i suoi monaci guidato dalla grazia e volontà divina, concesse al beato Francesco e ai suoi frati la chiesa della Beata Maria della Porziuncola, che era la più piccola e povera chiesa che avevano. E disse l'abate: « Ecco, fratello, abbiamo esaudito la tua richiesta. Se il Signore moltiplicherà il vostro gruppo, vogliamo che questo luogo sia a capo di tutte le vostre chiese ».
Francesco e i suoi frati furono d'accordo su questa condizione. Il Santo fu molto felice per il posto concesso ai frati, soprattutto perché la chiesa era dedicata alla Madre di Cristo, ed era così piccola e povera, e inoltre perché era denominata Porziuncola, quasi preconizzando che sarebbe capo e madre dei poveri frati minori. Si chiamava con quell'appellativo fin da tempi remoti, alludendo alla modesta estensione della proprietà.
Francesco era solito dire: « Per questo ha voluto il Signore che ai frati non fosse ceduta nessun'altra chiesa, e che i primi frati non erigessero una chiesa nuova e non avessero che quella. Con l'arrivo dei frati minori si è realizzata una profezia ».
E sebbene fosse piccola e diroccata, tuttavia per lungo tempo gli abitanti di Assisi e di tutta quella zona ebbero gran devozione a quella chiesa. Oggi le sono ancor più affezionati, e l'attaccamento cresce ogni giorno.
Da quando i frati si stabilirono colà, il Signore quasi quotidianamente moltiplicava il loro numero, e la loro buona fama si sparse mirabilmente per tutta la valle Spoletana e per molte parti del mondo. In antico era chiamata Santa Maria degli Angeli perché, come si dice, vi furono spesso uditi canti angelici.
L'abate e i monaci avevano concesso la chiesa a Francesco e ai suoi frati per pura generosità; ma il Santo da saggio ed esperto costruttore che vuole fondare la propria casa, cioè l'Ordine, sulla salda roccia della totale povertà, mandava ogni anno a quell'abate e ai monaci un canestro di piccoli pesci, chiamati lasche, in segno di grande umiltà e povertà, come ad attestare che i frati non avevano in proprietà nessun luogo e non intendevano dimorare in alcun posto che non fosse sotto il dominio altrui, e quindi non avessero facoltà di alienarlo. Quando dunque i frati portavano annualmente ai monaci quei pesciolini, i monaci, in omaggio all'umiltà di Francesco che compiva quel gesto di sua spontanea volontà, ricambiavano il dono con una giara di olio.
Noi, che siamo vissuti con il beato Francesco, attestiamo che egli affermò, parlando di quella chiesa, come gli era stato rivelato che, per le molte prerogative largite ivi dal Signore, la beata Vergine amava affettuosamente questa fra tutte le altre chiese del mondo. E per questo motivo, il Santo aveva massima riverenza e devozione verso la chiesetta e, affinché i frati sempre ne conservassero in cuore la memoria, alla sua morte fece scrivere nel Testamento che i frati condividessero il suo attaccamento. Infatti, vicino ormai a morire, davanti al ministro generale e ad altri fratelli dettò: « Ordino che il luogo di Santa Maria della Porziuncola sia lasciato per testamento ai frati, in modo che sia da loro tenuto nella massima devozione e riverenza ».
I nostri antichi frati eseguirono questa volontà. Sebbene questo luogo sia già santo e prediletto da Cristo e dalla Vergine gloriosa, tuttavia i frati incentivavano quel carattere di santità pregando ininterrottamente e conservando il silenzio giorno e notte. Se talvolta parlavano, nei limiti stabiliti dalla legge del silenzio, lo facevano invariabilmente con la più viva devozione, trattando solo di argomenti concernenti la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Se accadeva che qualcuno cominciasse a dire parole oziose e inutili, benché ciò succedesse di raro, veniva immediatamente corretto da un fratello.
Mortificavano la loro carne con molti digiuni, con veglie numerose, patendo il freddo a causa degli indumenti insufficienti, lavorando con le proprie mani. Molte volte, per non stare in ozio, aiutavano i poveri contadini nelle fatiche dei campi, e venivano retribuiti con del pane offerto per amore di Dio. Con queste e altre virtù santificavano quel luogo e mantenevano nella santità se stessi.
Ma più tardi, per il via vai di frati e di secolari che vi affluivano più numerosi del consueto, e perché i frati sono più freddi nell'orazione e nelle opere virtuose, e hanno minore ritegno nel proferire parole oziose e chiacchiere sulle novità di questo mondo, questo luogo non viene più tenuto in quella riverenza e devozione, come si era fatto fino
allora e come si vorrebbe.
Come Francesco ebbe detto quelle parole, acceso subitamente da grande fervore concluse: « Voglio pertanto che questo luogo sia sempre sotto il diretto potere del ministro generale e servo, affinché egli abbia la più gran cura e preoccupazione nel provvedere ivi una fraternità buona e santa. Che i chierici siano scelti fra i migliori, i più santi e virtuosi dei fratelli, coloro che sanno dire meglio l'ufficio liturgico, in maniera che non solo i secolari, ma anche gli altri frati vedano e ascoltino volentieri e con gran devozione.
Voglio ancora che i fratelli laici siano scelti, per loro servizio, fra gli uomini santi, discreti, umili e virtuosi. Voglio altresì che nessuna persona e nessun frate entri in questa fraternità, ad eccezione del ministro generale e dei suoi assistenti. Ed essi non parlino con nessuna persona, se non con i frati addetti al loro servizio e con il ministro generale quando venga a visitarli. E i fratelli laici siano obbligati a non dire loro parole oziose e a non riferire le novità di questo mondo e insomma nulla che non sia utile alle anime loro. E voglio fermamente che nessuno entri in questo luogo, così che i frati ivi dimoranti meglio conservino la loro purità e santità, e nulla si faccia o dica di inutile, ma tutto il luogo rifulga di purezza e santità, in inni e lodi al Signore. E quando qualcuno dei frati migrerà al Signore, voglio che al suo posto sia inviato dal ministro generale un altro fratello, dovunque dimori. Ché se le altre comunità si allontanano da purità e onestà, voglio che questo luogo benedetto rimanga sempre specchio e buon esempio dell'intero Ordine, come un candelabro sempre ardente e luminoso dinanzi al trono di Dio e alla beata Vergine. E a motivo di ciò, il Signore sia misericordioso verso le mancanze e colpe di tutti i frati, e protegga questo Ordine, sua piccola pianta ».
COME ESORTO' I FRATI
A NON ABBANDONARE MAI QUEL LUOGO
Francesco sapeva che il regno dei cieli si estende ad ogni località della terra ed era convinto che la grazia divina poteva esser largita agli eletti di Dio dovunque, pure aveva sperimentato che il luogo di Santa Maria della Porziuncola era colmo di una grazia più copiosa, ed era frequentato dalla visita degli spiriti celesti.
Per questo era solito dire ai frati: « Guardate, figli, di non abbandonare mai questo luogo! Se vi cacciano via da una parte, voi tornateci dall'altra, poiché questo luogo è santo, è l'abitazione di Cristo e della Vergine sua madre. Fu qui che, quando noi eravamo in pochi, l'Altissimo ci ha moltiplicati, qui ha fatto risplendere l'anima dei suoi poveri con la luce della sua sapienza; qui ha acceso le nostre volontà con il fuoco del suo amore. Qui, colui che pregherà con cuore devoto, otterrà quanto domanderà; ma le offese saranno punite più severamente. Per questo, figli, considerate con riverenza e onore questo luogo cosi degno, come si addice all'abitazione di Dio singolarmente prediletta da Lui e dalla Madre sua. E qui, con tutto il cuore e con voce di esultanza e di ringraziamento, glorificate Dio Padre e il Figlio suo, il Signore Gesù Cristo, nell'unità dello Spirito Santo ».
PREROGATIVE CONCESSE DAL SIGNORE
AL LUOGO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI
Questo luogo è veramente il santo dei santi,
meritatamente stimato degno di grandi onori.
Felice è il suo attributo, più felice il suo nome,
ed ora il suo cognome è presagio di beneficio.
Qui le presenze angeliche irradiano la loro luce,
qui sogliono passare le notti facendo risuonare degli inni.
Era tutta in rovina e Francesco la restaurò:
fu una delle tre chiese che egli stesso rinnovò.
Questa scelse il Padre, quando indossò il saio,
qui domò il suo corpo, soggiogandolo allo spirito.
In questo tempio fu generato l'Ordine dei Minori,
mentre una folla di uomini seguiva l'esempio del Padre.
Chiara, sposa di Dio, qui si lasciò recidere le chiome,
e seguì Cristo abbandonando gli splendori del mondo.
Sacra madre, essa diede alla luce Fratelli e Sorelle,
e per loro mezzo partorì Cristo rinnovando il mondo.
Qui la via larga del vecchio mondo venne ristretta,
e dilatata fu la virtù di quelli che furono chiamati.
Qui fu composta la Regola, qui rinacque la povertà,
la vanagloria umiliata, innalzata di nuovo la Croce.
Se talvolta Francesco è sconvolto ed abbattuto
qui ritrova pace e il suo spirito si ritempra.
Qui viene dimostrato il vero di cui si dubita,
e viene concesso tutto quello che il Padre domanda.
COME BENEDISSE LA CITTÀ Dl ASSISI
MENTRE LO TRASPORTAVANO A SANTA MARIA A MORIRE
Mentre ancora dimorava nel palazzo vescovile, il Padre santo era stato avvertito, sia dallo Spirito Santo sia dai medici, che la sua morte era imminente. Sentendosi sempre più aggravare e venir meno le forze del corpo, si fece portare in lettiga a Santa Maria della Porziuncola per finire la vita del corpo nel luogo dove aveva cominciato a sperimentare la luce e la vita dell'anima.
Quando arrivarono all'ospedale che sorge a mezza strada tra Assisi e Santa Maria, disse ai portatori di mettere a terra la lettiga. Ormai avendo perso quasi del tutto la vista a causa della lunga e grave malattia d'occhi, si fece voltare con la faccia verso Assisi. E, sollevandosi un poco, benedisse la città, dicendo: « Signore, credo che anticamente questa città fu soggiorno di uomini iniqui. Adesso vedo che, nella tua immensa misericordia, nel momento scelto da te, tu le hai mostrato la tua speciale sovrabbondante pietà, e unicamente per tua bontà l'hai scelta ad essere luogo e soggiorno di quelli che ti conoscono nella verità, rendono gloria al tuo santo nome e mandano a tutto il popolo cristiano un profumo di buona fama, di vita santa, di verissima dottrina, di perfezione evangelica. Ti prego dunque, o Signore Gesù Cristo, padre delle misericordie, di non voler guardare alla nostra ingratitudine, ma di ricordarti sempre della immensa compassione che le hai dimostrato, affinché sia sempre il luogo e il soggiorno di quelli che ti conoscono veramente e che glorificano il tuo nome benedetto e glorioso nei secoli dei secoli. Amen ».
Dette queste parole, fu portato a Santa Maria. Ed ivi, compiendosi i quarantacinque anni della sua vita, e i vent'anni della sua perfetta penitenza, l'anno del Signore 1226, ai 4 di ottobre, migrò verso il Signore Gesù Cristo, che aveva amato con ardente desiderio e
vivissimo affetto, con tutto il cuore, tutto lo spirito, tutta l'anima e tutte le sue forze, seguendolo in ogni perfezione, correndo con fervore sui passi di Lui e giungendo finalmente e gloriosamente a Lui, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
( Lo Specchio di Perfezione )