Possiamo cominciare il nostro itinerario proprio dal luogo dove Francesco iniziò il suo cammino e da dove partì per farsi approvare dal " signor Papa " nel 1209 una regola orale. Quì la visione di un carro di fuoco che attraversava il luogo spaventò non poco i frati che sentirono la presenza del loro fondatore capace di conoscere i loro cuori.
Qui insomma si può gustare la semplicità e la serena povertà dell'inizio del francescanesimo.
RIVOTORTO
Il santuario di Rivotorto (XV secolo), ampliato nel XVII secolo e restaurato nel XIX secolo (in seguito al terremoto del 1854, che lo distrusse quasi completamente) conserva al suo interno il Sacro Tugurio, che indica la prima "dimora" di san Francesco e dei suoi primi frati. All'interno si trovano anche delle tele del pittore orvietano Cesare Sermei (XVII secolo). Accanto alla chiesa sorge un convento con un ampio chiostro e nei pressi del santuario c'è una statua in bronzo con Francesco che lava un lebbroso proprio vicino al torrentello da cui prende il nome la frazione, per ricordarci come il santo e i frati si prendessero cura degli ultimi e degli ammalati.
Qui sono avvenuti molti degli episodi salienti della vita di Francesco sia prima della conversione, Il padre Pietro di Bernardone aveva a Rivotorto diversi possedimenti e Francesco conosceva sicuramente molto bene il luogo, sia dopo la conversione, quando decise di abbandonare lusso e vita cittadina per ritirarsi nella piccola costruzione, un capanno abbandonato, con tetto di frasche, riparo per i contadini lambito dal Rivo, che oggi è custodito dal Santuario di Rivotorto e che prende il nome di Tugurio. Si tratta di un edificio di pietra di circa nove metri di larghezza e sei di lunghezza. Qui Francesco visse con i primi fratelli dal 1209 al 1211. A quel tempo il Tugurio era più piccolo, costituito da due sole stanze denominate "stanza della cucina o del fuoco" quella di sinistra e "letto di San Francesco" l'altra. La forma attuale della struttura risale al 1455, opera di Fra Francesco Saccardo che ottenne dal Vicario del Vescovo di Assisi che vi fosse costruita una Cappella e un altare per la celebrazione della Santa Messa. Nel 1926, settimo centenario della morte di San Francesco, il Tugurio, dopo un sapiente restauro, tornò all'antica semplicità.
il Santo di Assisi ottenne dal Papa nel 1209 , all'inizio della sua conversione e quanto aveva pochi frati, il consenso alla sua proposta di vita penitenziale che poi sarà definita “Protoregola”. Scrive Francesco nel suo “Testamento” del 1226: “E dopo che il Signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava che cosa io dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo. Ed io con poche parole e semplicemente lo feci scrivere e il signor Papa me lo confermò. E quelli che venivano per ricevere questa vita, davano ai poveri tutte le cose che potevano avere; ed erano contenti di una sola tonaca rappezzata dentro e fuori, quelli che volevano, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. E dicevamo l’ufficio, i chierici come gli altri chierici; i laici dicevano il Pater noster; e assai lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all’onestà. Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tenere lontano l’ozio. Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore chiedendo l’elemosina di porta in porta.
Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: il Signore ti dia pace”.
Nel “Dizionario Francescano” troviamo che “La predicazione di Francesco e dei frati non lasciò indifferenti nemmeno gli Assisani. Tutta Assisi fu scossa, trasportata, soggiogata. Per un’ondata di amore, che trascina tutti i cuori, si spensero in una volta i dissensi e le lotte fratricide e si venne al formarsi del Patto di concordia tra i Minori e i Maggiori, che nel novembre 1210 fu giurato solennemente sulla piazza di Assisi”. Peraltro “Il periodo di Rivotorto” può essere considerato il “primo noviziato dell’Ordine”.
Vicino al santuario esiste un Cimitero Militare Inglese, il più grande cimitero degli Alleati in Umbria, sorto alla fine della II guerra mondiale. Qui giacciono quasi mille salme di eroi di guerra.
LA CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA
A circa un chilometro dal Santuario di Rivotorto lungo la strada
che porta a S.Maria degli Angeli, dopo il cimitero di guerra,
si trova la chiesetta romanica di Santa Maria Maddalena.
Ancora ne XII secolo si hanno notizie di questa chiesina
all’epoca intitolata a San Lazzaro.
Assieme alla vicina chiesetta di San Rufino d’Arce,
poche centinaia di metri più a nord, la chiesa, (oggi intitolata a
S.Maria Maddalena) apparteneva al complesso dell’ Ospedale
di S.Lazzaro, il principale ospedale per lebbrosi della città di
Assisi al tempo di S.Francesco.
Molti elementi desunti da studi e dalle Fonti Francescane,
fanno ritenere che questo sia stato il luogo dove avvenne
l’abbraccio di Francesco con il lebbroso,
tappa iniziale della sua conversione.
E sempre molti sono gli elementi che indicano
questo luogo dove Francesco, con i suoi primi compagni,
si recava per mettersi al servizio dei lebbrosi.
Una statua posta accanto alla chiesa di Rivotorto dove
si trovano i resti del tugurio, rappresenta S. Francesco
che cura un lebbroso.
Quando nel giugno del 2007, Papa Benedetto XVI
viene pellegrino in Assisi nei luoghi francescani, dopo la
preghiera nel Sacro Tugurio di Rivotorto, effettua la seconda sosta
proprio alla Chiesetta della Maddalena,
l’accesso alla Chiesa non è tanto sicuro e facile perché addossata
ad una curva della strada che porta a S. Maria degli Angeli, le chiavi per accedere al suo interno sono tenute nella casa vicina alla chiesetta.
DA RIVOTORTO A S. DAMIANO
Alle spalle del santuario di Rivotorto un'antica strada, via delle Regola, ti porta fino a S. Damiano, la prima chiesa che Francesco riparò dopo aver sentito qui il Crocifisso parlargli e invitarlo a riparare la Chiesa che andava in rovina. Il crocifisso originale si trova ora nella cappella adiacente la Chiesa di S. Chiara e qui troviamo solo una copia. S. Damiano è il primo luogo dove Francesco trova rifugio quando ancora era solo e il padre lo perseguitava. Qui abiterà per tutta la vità S. Chiara con le sue sorelle povere e qui ella morirà dopo aver salvato per due volte con le sue preghiere la città d'Assisi dai barbari invasori. Ogni anno infatti nel giorno della festa di S. Chiara, 11 agosto, il sindaco della città porta fiori e ceri in omaggio della santa e in ricordo della protezione che ha avuto Assisi.
Alle pareti d’ingresso affiorano pietre di epoca romana e sporgenze naturali di roccia. La parte alta è attraversata da un’umile fascia pittorica (sec. XIII). L’attenzione dei fedeli è catturata anche dal tabernacolo in legno posto su un'antica colonna al centro del coro.
La chiesa – all’infuori delle due liturgie comunitarie del mattino e della sera – è riservata alla preghiera silenziosa.
In questo luogo, il giovane Francesco comprese la propria chiamata. Dopo aver rivolto al Crocifisso la sua preghiera “Alto e glorioso Dio, ilumina le tenebre del cuore mio…”, il Cristo gli risponde e gli affida la missione di "riparare la Chiesa", non quella fatta di pietre ma di uomini, attraverso la propria fede in Dio.
Dal 1211 la Chiesa diventa parte integrante del Monastero di santa Chiara e delle "Povere Dame" (oggi "clarisse"). Nella clausura di questo luogo, Chiara e le sue consorelle, vissero l'ideale evangelico ispirandosi alla vita di Maria, la Madre del Signore, considerata da Francesco e Chiara “Figlia e Ancella del Padre, Madre del Signore, Sposa dello Spirito Santo”.
A San Damiano si svolse anche l’ultimo atto di Francesco su questa terra: la sua salma stimmatizzata fu mostrata alle Povere Dame, al mattino del 4 ottobre 1226. Fu scardinata la grata e Chiara e le sorelle riuscirono ad avere il Serafico Padre in mezzo a loro per la venerazione.
Il Crocifisso di S. Damiano che parlò a S. Francesco: oratorio chiesa di S. Chiara
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EREMO DELLE CARCERI
la parola “Carceri” (dal latino “carceres”) significa luogo solitario, isolato, oppure, secondo l’utilizzo locale: una persona che si allontanava per stabilirsi in luoghi appartati veniva detto che "se carcerava".
Francesco si è recato varie volte in questo luogo aspro e solitario ed esiste anche un leccio che secondo la tradizione Francesco predicò agli uccelli su di esso posati.
Con l’arrivo dei primi compagni: Bernardo da Quintavalle (nobile e ricco), Pietro Cattani (canonico e giurista), Egidio (semplice contadino) ed altri, salivano insieme attratti dalla solitudine e trovarono sparse nel bosco selvaggio altre grotte dove rifugiarsi e darsi alla preghiera personale.
Per la preghiera comunitaria utilizzavano una piccola cappella dedicata a s. Maria delle Carceri.
La tradizione vuole che anche questo luogo solitario, come la Porziuncola, sia stato donato a S. Francesco dai benedettini del Monte Subasio nell'anno 1215.
Nel 1216, Francesco che dimorava alla Porziuncola, vedendo come il numero dei frati cresceva ogni giorno e non sapendo scegliere tra “vita contemplativa” e “vita attiva”, chiese consiglio a Chiara (vivente a S. Damiano) e a frate Silvestro (dimorante in quel tempo all’Eremo).
Mandò loro frate Masseo con un preciso incarico: chiedere a Dio quale delle due vie doveva seguire. Dopo un certo tempo, frate Masseo tornò da Francesco con la risposta sia di Chiara che di Silvestro, divinamente identiche:
“ha detto il Signore che tu non sei fatto per te stesso e non devi preoccuparti solo di te ma anche dei fratelli”…
Da qui nasce il Terz’Ordine dei fratelli laici ora Ordine Francescano Secolare.
Conventino di S. Bernardino
Aggrappato all’antico eremo, Frate Bernardino da Siena nel XV sec., fece edificare con semplicità francescana un piccolo conventino ad uso di quei frati che avessero voluto ritirarsi per un tempo di silenzio. All’interno del conventino si trovano il piccolo Coro del ‘400 (rifatto nel ‘600), e il Refettorio, costruito a ridosso della parete rocciosa, conserva ancora i rozzi tavoli del ‘400 e un affresco, “L’Ultima Cena”, del 1595. Questi due luoghi possono essere visitati solo se accompagnati da un religioso della comunità.
Monogramma di S. Bernardino
Segno caratteristico del Santo vicario dell’ordine francescano dal 1438 al 1442, facilmente riconoscibile dalle iniziali latine del Nome di Gesù (Jesus Hominum Salvator) iscritte nel cerchio solare, qui di terra cotta.
CHIESA E CONVENTO DI S. CHIARA
La chiesa di Santa Chiara è stata costruita tra il 1257 e il 1265, in stile gotico-romanico, per ospitare la sua tomba e sorge sopra la più antica chiesa di S. Giorgio. Osservando infatti la facciata si può leggere nella parte destra l'antica chiesa preesistente.
La Basilica di Santa Chiara sorge su una piazza terrazzata con magnifica vista sulla vallata. La chiesa è in stile primo gotico, ma ha ancora alcune caratteristiche romaniche, come archi a tutto sesto e una facciata austera.
La facciata, fatta di fasce orizzontali di pietra bianca e rosa di Assisi, è attraversata da un rosone a forma di ruota di carro e da un portale unico affiancato da leoni in rilievo.
Il campanile della chiesa di Santa Chiara è il più alto di Assisi.
Le pareti della navata centrale sono ora ampie volte bianche, ma erano una volta affrescate. La maggior parte dei dipinti sono stati persi nel 17° secolo, ma il transetto contiene ancora gli affreschi del 13° secolo e due dipinti, tutti di uno studente sconosciuto di Giotto (che dipinse anche la Basilica di San Francesco), noto come il “Maestro espressionista di Santa Chiara “.
Adiacente alla navata, a sud, c’è l’Oratorio del Crocifisso, una tranquilla cappella che conserva il crocifisso venerato del 12° secolo che parlò a San Francesco a San Damiano. Anche qui ci sono affreschi del 14° secolo di Puccio Capanna e Pace di Bartolo.
Sotto la chiesa si trova la spaziosa cripta neo-gotica contenente la tomba di Santa Chiara. Il corpo della Santa è esposto ad est della cripta, il suo volto protetto da uno strato di cera.
Di fronte alla cripta sono esposte alcune importanti reliquie francescane, tre umili tuniche indossate da Francesco e Chiara, una camicia ricamata da Chiara e alcune ciocche di capelli di Chiara tagliati da San Francesco.
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La chiesa di S. Francesco piccolino o chiesa nuova
La chiesa nuova fu costruita con il contributo di Filippo III, re di Spagna sulla nativa casa di S. Francesco.
«A seguito della morte del Ministro generale dell'Ordine avvenuta improvvisamente il 7 novembre 1613, la Congregazione Generale dei frati Minori, riunitasi a Madrid, elesse a reggere l'Ordine, fr. Antonio de Trejo, spagnolo.
Egli scese in Italia per raggiungere la sua sede a Roma e nell'occasione passò per Assisi.
Rimase colpito dello stato di abbandono in cui era la casa paterna di san Francesco.
P. Antonio de Trejo, forte dell'amicizia con il Re di Spagna Filippo III, attivò la Consulta dell'Ambasciata di Spagna a Roma.
L'Ambasciatore, il 27 novembre 1614, inviò direttamente al re, la richiesta del Ministro Generale, di una straordinaria elemosina di 6.000 ducati, per acquistare la “casa” e trasformarla in un santuario.
Il re di sua mano sottoscrisse: “como os parece”.
Il 25 aprile 1615 il Ministro Generale dà mandato a fr. Antonio Marser di portarsi da Roma ad Assisi per procedere all'acquisto della “casa” che venne stipulato nel refettorio di S. Damiano, il 2 maggio successivo.
Il papa Paolo V ne autenticò l'atto con breve (10 luglio 1615) e ne benedisse la prima pietra.
La Chiesa Nuova sorge, quindi, sul luogo dove era la casa paterna di S. Francesco.
Qui vissero il padre Pietro di Bernardone, la madre Pica, Francesco ed il fratello minore Angelo.
Sulla piccola piazza antistante, un monumento in bronzo di Roberto Joppolo raffigura i Genitori di Francesco (1984).
Sulla sommità del portale esterno della chiesa è scritto quello che storia e tradizione hanno tramandato: «La casa dei genitori di Francesco è diventata tempio di Dio; mentre il carcere dove fu rinchiuso dal padre è ancora visibile».
La chiesa (1615), come già riferito, è una è una piccola ma raffinata costruzione a croce greca.In essa è possibile vedere il "carcere" di S. Francesco, ossia un angusto spazio dove il Santo fu rinchiuso dal padre che non ne capiva il cambiamento.
L'interno è decorato da pregevoli affreschi di Cesare Sermei e Giacomo Giorgetti, entrambi del sec. XVII.
Francesco, nato nel 1182, trascorse qui i primi ventiquattro anni di vita.
Qui (probabilmente nella attuale zona del presbiterio) ebbe il sogno illustrato dal Sermei sulla pala d'altare: vide un castello con armi e vessilli ed udì una voce: «questo è preparato per te e per i tuoi se mi seguirai». Francesco pensò di essere chiamato a diventare cavaliere non comprendendo ancora che il suo "cavalierato" non era per la guerra, ma per la sequela di Cristo.
Da questo luogo iniziò l'avventura cristiana del Santo: l'incontro con il lebbroso; la voce del Cristo in S. Damiano che lo coinvolge per il restauro della chiesa; l'addio alla famiglia con la rinuncia dei beni davanti al vescovo.
Visitata la chiesa si procede verso la parte esterna del Santuario, passando per la porta che è alla sinistra di chi guarda l'altare principale.
Scesi alcuni gradini, è bene rivolgere l'attenzione indietro, per vedere i tre portali che erano gli ingressi della antica dimora.
In questo modo è desumere come la casa di S. Francesco sia stata trasformata in chiesa.
In fondo alle scale si può visitare quel che resta del vecchio piano terra: cioè una parte del fondaco dove Francesco lavorava e vendeva stoffe. Qui avvenne un altro episodio di generosità: si era presentato al giovane un povero a chiedere l'elemosina. Francesco lo aveva trascurato ed il mendico se ne era andato. Ma quando il giovane mercante si avvide della propria grettezza, lo rincorse lungo queste viuzze e gli riversò generosamente in mano quanto aveva in tasca.
Si noti anche la vecchia strada ora inglobata nel Santuario.
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CATTEDRALE S. RUFINO
E' la chiesa dove sono stati battezzati S. Francesco e S. Chiara; entrando a sinistra si vede il fonte battesimale mentre dalla parte destra si nota un'enorme cisterna romana sui cui muri è addossata la chiesa. Contrariamente a quanto pensi chi non è di Assisi, il patrono principale della diocesi non è S. Francesco ma S. Rufino, venerato come primo vescovo della città, la cattedrale è a lui dedicata fin dalla prima metà del secolo XI.
Una ‘passio’ scritta nel sec. IX dice che Rufino vescovo della città di Amasia nel Ponto, dopo aver convertito il proconsole, sarebbe arrivato con suo figlio Cesidio nella regione dei Marsi nell’Abruzzo.
In questa zona avrebbe consacrato una chiesa lasciata in custodia a suo figlio, mentre egli proseguì per predicare il Vangelo ad Assisi; ma qui dopo un po’ venne scoperto dal proconsole Aspasio che dopo averlo sottoposto a diversi supplizi, lo condannò a morte perché cristiano, Rufino morì gettato nelle acque di un fiume con una pietra legata al collo.
Un’antica tradizione indica come luogo del martirio, il paese Costano della diocesi di Assisi, ora facente parte del Comune di Bastia Umbra, situato sulla riva del fiume Chiascio. Una pergamena dell’archivio della cattedrale, ricorda che già nel 1038 a Costano vi era una chiesa dedicata a s. Rufino martire.
Il suo corpo venne trasportato da Costano ad Assisi, proprio nel luogo dove ora sorge la cattedrale eretta dalla fede del popolo di Assisi e dall’opera di Giovanni da Gubbio, ma essa è la terza costruita sulla tomba del vescovo martire, ed è del secolo XII; la prima era del 412 secondo una lapide conservata nella navata sinistra e secondo quanto scritto in un documento del 1007 conservato nell’archivio.
S. Pier Damiani in un suo celebre sermone in onore di s. Rufino, oltre le notizie già dette, cita una seconda cattedrale costruita nel sec. XI dal vescovo Ugo di Assisi, in occasione del trasporto del sarcofago che aveva contenuto le ossa del santo, dal luogo del martirio, in città; di questa seconda chiesa esiste ancora la cripta sotto l’attuale cattedrale, con il sarcofago dell’epoca.
La data di celebrazione sin dal sec. XI è posta all’11 agosto, anche se errori di copisti successivi posero la festa nel Martirologio Romano al 30 luglio. In Assisi e nella diocesi, la festa di S. Rufino è stata spostata al 12 agosto in quanto l'11 si sovrapponeva ai festeggiamenti per S. Chiara.
L’iconografia del santo vescovo e martire è molto vasta, specie nella città di Assisi; qualche sua raffigurazione la si trova in tutte le chiese della diocesi, anche in quelle francescane.
La più antica è la scultura posta nella lunetta sopra il portale della cattedrale, risalente al XII secolo.
Santa Maria Maggiore
Superata la basilica di S. Chiara e scendendo verso la pianura ci si imbatte nella minuscola piazzetta del Vescovado dove all’entrata dell’ Episcopio un bassorilievo ci ricorda la spoliazione di Francesco davanti al padre e al Vescovo Guido di Assisi, Da qui Francesco partì nudo per la sua straordinaria avventura cristiana, La chiesa accanto intitolata a Santa Maria Maggiore è testimone di questo avvenimento in quando essa ha origini paleocristiane ed esisteva all’epoca degli avvenimenti descritti. La chiesa fu fondata dal vescovo Savinio nel IV secolo dopo Cristo e costruita sopra i resti del tempio pagano Giano, sotto le navate infatti sono emersi resti di epoca romana risalenti al primo secolo avanti Cristo ed identificativi della casa del poeta latino Properzio originario di Assisi al tempo di Ottaviano Augusto.
Francesco fu spesso ospite del Vescovo Guido da lui stimato e dal quale ebbe protezione.
E poi ci sono le due basiche papali:
Santa Maria degli Angeli che accoglie la chiesetta della Porziuncola dove morì Francesco e
il Sacro convento e le due Basiliche di S. Francesco dove riposa il corpo del Poverello.