I. Prima parte - Urbs e Civitas: i quadri conoscitivi e analitici (e-book pdf in A3)
I.1 MODALITÀ DI CONSEGNA ESERCITAZIONI (Consegna bozza: 10 aprile; consegna lavoro completo: esame finale)
I materiali della seconda esercitazione prevista dal laboratorio dovranno essere salvati all'interno della sottocartella (già predisposta) dei vostri raggruppamenti includendo. Gli elaborati, in versione PDF, dovranno a loro volta riportare i numeri dei gruppi di lavoro in questo modo: GXX-GYY_progetto-analisi.pdf; GXX-GYY_e-book.pdf; GXX-GYY_sintesi.pdf.
Il file va caricato al seguente link dove trovate la cartella di consegna di Onedrive: link seconda consegna.
NOTA BENE: l'accesso alla cartella richiede l'accreditamento con il vostro account Polimi.
I.2 SCOPO E STRUTTURA DELLE ANALISI DEL CONTESTO
Le analisi di un sistema complesso come quello urbano e territoriale possono riguardare molteplici aspetti ed essere condotte in vari modi, a seconda degli interessi e degli scopi che le motivano.
Poiché la pianificazione e la progettazione hanno come loro finalità primaria il miglioramento sia degli assetti architettonici e paesaggistici che di quelli funzionali e sociali, possiamo articolarne le indagini secondo due fondamentali sfere di pertinenza strettamente interconnesse: la URBS (sfera fisica) e la CIVITAS (sfera sociale).
A loro volta queste indagini, rispetto alle discipline che le muovono e alle nostre esigenze didattiche, possono rispondere a due finalità principali:
1. una finalità principalmente conoscitiva, volta allo studio dei caratteri storici, formali e sociali specifici o tipici del contesto, utili a formare categorie interpretative, a riconoscere e a comprendere i processi e le dinamiche alla base della configurazione fisica e sociale dei luoghi.
2. una finalità progettuale e operativa, mirante a verificare le condizioni attuali del contesto rispetto a un quadro ottimale per disegnare le strategie di intervento più idonee a raggiungerlo.
Sfere e finalità delle analisi, in più casi, finiranno inevitabilmente con il sovrapporsi (è impossibile definire strategie di piano efficaci ignorando i meccanismi che sottostanno ai fenomeni urbani), ma, al fine di ottimizzare le attività di gruppo nel poco tempo a disposizione, propongo di organizzare il lavoro analitico secondo l'articolazione descritta qui di seguito. Tale articolazione ha lo scopo di rendervi più chiari la natura e il senso del lavoro di analisi, e di facilitarvi la suddivisione dei compiti internamente ai gruppi; non deve tuttavia essere intesa necessariamente anche come una scaletta temporale o di priorità: potete gestirla come ritenete più opportuno.
I.3 URBS: STRUTTURA E CARATTERI DELL’AMBIENTE FISICO
Scopo e natura del lavoro
L’urban design - come esprime bene il titolo di una nota pubblicazione di Jan Gehl sull’argomento - ha tra i suoi compiti primari quello di dare forma alla ‘vita tra gli edifici’ e cioè, progettualmente, di articolare l’insieme dei luoghi che costituiranno la nuova, o rinnovata, parte di città definendo le soglie tra i diversi spazi e i loro modi d’uso, creando centralità e stabilendo relazioni.
Le tavole hanno quindi lo scopo di analizzare l'architettura dell'ambiente costruito e il paesaggio. A questo fine verrà esaminata in particolare la struttura spaziale esistente mettendone in luce nodi e connessioni e leggendone le diverse densità e qualità delle relazioni spaziali e formali, con le quali intrecciare consapevolmente, in continuità o in dialettica, la trama del nuovo insediamento.
Questa parte del lavoro si compone pertanto di più indagini sovrapposte, di cui si propongono alcuni possibili temi che - con l'eccezione della prima tavola, che è obbligatoria e da redigere nel modo indicato - possono essere accorpati e sviluppati a piacere in tavole di nuova ideazione.
U0. Palinsesto territoriale: elementi descrittori del contesto (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
Questa analisi consiste in una scelta delle immagini dell'area di studio - da un minimo di 10 a un massimo di 20 - ritenute più significative nel presentarne la natura e rendere l'identità del paesaggio urbano, per la cui lettura si consiglia anche di fare riferimento ai caratteri di spazi aperti ed edifici proposti nell'analisi U1.
In questo più che in altri contesti è di particolare pregnanza la descrizione del paesaggio come palinsesto di tracce lasciate dalla storia e sovrapposte sincronicamente nel presente.
La tavola del palinsesto sarà quindi composta da due parti: una selezione di immagini di edifici o spazi aperti - corredate da un testo esplicativo e da una mappatura dei tessuti descritti dagli elementi selezionati - e una lettura cronologica del paesaggio urbano.
La stratigrafia temporale e la mappatura delle componenti omogenee ed eccezionali del contesto finiranno con tutta probabilità a identificare in molti casi gli stessi ambiti omogeni, poiché la diffusione di alcuni elementi tipici è connessa a specifici periodi dello sviluppo edilizio e urbanistico.
_01. Gli elementi ritratti nella foto, rintracciabili su entrambe le mappature tramite un codice identificativo, saranno spiegati tramite:
__0.1.1. una breve descrizione, che racconterà perché l'elemento è significativo per il palinsesto. Il brevissimo testo, nel dare poche e fondamentali informazioni sull'oggetto scelto (datazione*, funzione presente/passata, eventuali aspetti morfologici o modi d'uso), ne metterà in luce sia il grado di TIPICITÀ e di diffusione dell'elemento scelto (p. es. la tipologia condominiale a cortina) o di particolare ECCEZIONALITÀ ed episodicità (p. es. i gasometri), sia il tipo di paesaggio (o sistema di relazioni) a cui appartiene/apparteneva (p. es. le cascine e le ville storiche; insediamenti industriali a ridosso di scali ferroviari, ecc.) ed eventualmente il suo potenziale progettuale (sono anche ammessi primi appunti e spunti per interventi progettuali, visualizzati anche con l'ausilio di schizzi e fotomontaggi). Riconoscere il contributo e il rapporto tra elementi tipici ed elementi eccezionali nel definire l'ambiente costruito è importante sia per interpretare l'identità dei luoghi che per intervenire progettualmente.
__0.1.2. le misure più significative, ossia le 3 dimensioni nel caso di un edificio (altezza, larghezza e profondità), ma anche per una piazza o una strada (considerando, per l'altezza, la misura media degli edifici che la definiscono). È bene acquisire quanto prima dimestichezza con le misure tipiche dei principali materiali urbani (sebbene soggette a numerose variazioni): le tipologie residenziali, gli edifici terziari, gli edifici commerciali, i laboratori artigianali, i giardini, ecc.;
__0.1.3. una mappa che consenta di verificare l'estensione e la completezza dei descrittori tipici (soprattutto) ed eccezionali individuati. Se p. es. è stato selezionato come elemento tipico (con relativa foto) un condominio a spazialità aperta con verde privato e recinzione verso strada (probabilmente costruito nel dopoguerra), saranno campite in mappa con un colore associato a tale tipo tutte le parti del tessuto urbano che rispondono a questo modello (si vedano anche le indicazioni per l'analisi dei caratteri del costruito e degli spazi aperti descritti al paragrafo U1). Analogamente dovranno essere campiti (e/o evidenziati graficamente) tutti gli elementi eccezionali, anche quelli che per ragioni di spazio non sono stati selezionati tra i 10/20 descritti nel palinsesto. Se i descrittori del palinsesto saranno stati scelti accuratamente, la mappatura a colori dovrebbe essere in grado di coprire l'intera area di studio.
_0.2. Una seconda mappa riporterà, con una scala di colori di intensità digradante o ascendente, la stratigrafia temporale riconoscibile dei tessuti edilizi esistenti in base all'apparato delle mappe storiche e dei diversi rilievi ortofotografici a disposizione (per facilità di lettura si consiglia di sintetizzare la divisione in periodi distinguendo non più di 5 o 6 soglie tra il 1884 e il 2023); può essere utile consultare anche la Carta del Paesaggio del PGT e il relativo allegato pdf con i Contenuti paesaggistici.
Anche sulla mappa delle soglie temporali dovranno essere identificate, tramite un numero o codice di richiamo, le posizioni degli elementi selezionati per il palinsesto.
* Per la datazione degli elementi selezionati, in mancanza di indicazioni più precise reperibili per esempio via Internet, si può fare riferimento alle soglie risultanti dalla mappa cronologica; in questo caso la datazione sarà espressa come un intervallo di tempo: p. es. 'edificato tra il 1994 e il 2006'.
U1. I caratteri del costruito e degli spazi aperti (scala: 1:5.000)
Questa analisi prende in considerazione gli aspetti qualitativi dell'architettura della città e può essere condotta a partire dal binomio fondamentale dei pieni e dei vuoti urbani.
_1.1. Per quanto riguarda i tessuti edificati del contesto, questi possono essere classificati innanzitutto secondo le seguenti categorie morfo-tipologiche fondamentali:
__1.1.1. spazialità chiusa: edilizia a corte;
__1.1.2. spazialità chiusa: edilizia di cortina (detta anche in linea);
__1.1.3. spazialità aperta: edilizia aperta ordinata secondo schemi riconoscibili;
__1.1.4. spazialità aperta: edilizia aperta priva di un disegno riconoscibile.
__1.1.5. edifici particolari: edilizia - soprattutto quella cosiddetta specialistica (progettata per un'unica e determinata funzione, diversa da quella residenziale di base: chiese, ospedali, caserme, centri direzionali, palazzi nobiliari e sedi di rappresentanza, ecc.) - che si differenzia dal restante tessuto edilizio per la sua discontinuità spaziale (orizzontale o verticale), morfologica o di scala, rimarcandone in particolare il carattere monumentale e distintivo rispetto al contesto.
In modo opposto e complementare all'ultima categoria dell'elenco (1.1.5. edifici particolari) e in analogia con la categoria 1.1.3 (schemi riconoscibili) è utile evidenziare, annotandone le ragioni, anche gli insiemi edilizi dotati di caratteri architettonici omogenei (p.es. un quartiere di villette o di condomini borghesi del primo novecento; nuclei cascinali dei borghi storici; espansioni recenti con caratteri stilistici simili, ecc.) e/o di un disegno unitario riconoscibile (p.es. quartiere 'cascina Merezzate', q.re di via Cenni, quartiere INA-casa Baggio II, ecc.). Per un primo orientamento si può fare riferimento agli elementi rilevati nella Carta del Paesaggio del PGT e nel relativo allegato pdf con i Contenuti paesaggistici.
Inoltre, rilevando una qualità che nei tessuti a spazialità chiusa determina anche i caratteri degli spazi aperti (cfr. punto 1.2.2.), sarà opportuno segnare il grado di permeabilità (o meno: si veda anche l'analisi U3) degli edifici verso lo spazio aperto (esterno) riportando la presenza, nel loro attacco a terra, di fronti attivi ('active frontage') e/o di porticati.
Infine, è anche possibile segnare in mappa evidenti segni di degrado dovuti a incuria e mancata manutenzione di edifici e/o spazi aperti;
_1.2. Per gli spazi aperti - da distinguere primariamente tra strade, piazze, aree verdi (pubbliche e private), cortili e pertinenze degli edifici - la classificazione dei caratteri fisici e morfologici, in alcuni casi strettamente correlata a quella operata per i tessuti edificati, può mettere in luce le seguenti caratteristiche:
__1.2.1. invasi dotati (o meno) di una forma definita (cfr. il concetto di 'positive space' in Alexander) (p. es. strada-corridoio ottocentesca vs. bretella autostradale) e/o appartenenti a uno sistema di spazi aperti;
__1.2.2. presenza di barriere (transenne, recinzioni e varchi) e qualità dei margini edificati;
__1.2.3. presenza di pavimentazioni o materiali diversi dall'asfalto (per strade e piazze);
__1.2.4. presenza di alberi e altri elementi vegetali (siepi, parterre verdi. cfr. tav. S03 del PGT); presenza di fontane o giochi d'acqua;
__1.2.5. presenza di elementi per la permanenza di persone: sedute (formali e informali), tavoli e attrezzature per attività collettive (p.es. piste da pattinaggio, campi da basket, palchi, ecc.);
__1.2.6. aree specificamente destinate ad automobili, pedoni, ciclisti; invasività delle automobili (p. es. parcheggiate sui marciapiedi).
Le analisi di questo tema possono essere integrate dal rilievo delle permeabilità secondo le categorie indicate per la tavola U3.
U2. Struttura e tassonomia dell'ambiente costruito (scala: 1:10.000)
Proprio come in un organismo, nelle città è in genere riconoscibile una sorta di scheletro elementare fatto di giunture e connessioni forti a cui si aggrappano tessuti ‘molli’ e più indifferenziati. Nel saldare organicamente il progetto al contesto, tanto alla scala locale quanto a quella urbana, è importante quindi comprendere la gerarchia di polarità e connessioni (esistenti e potenziali) dell'ambito in cui sorge, per potervi connettere i nuovi interventi secondo una trama coerente e complementare.
La sintesi della struttura del contesto è esprimibile, gerarchicamente, secondo due categorie.
_2.1. I fulcri identificano quei luoghi - siano essi edifici, spazi aperti o l’insieme dei due (p.es il fulcro di Piazza del Duomo comprende l’invaso e gli importanti edifici che lo definiscono) - che per le loro caratteristiche architettoniche (come la densità, la monumentalità, l'estensione e la riconoscibilità) o per la loro posizione nella trama urbana (centralità o assialità rispetto a un contesto più o meno ampio) spiccano nel paesaggio urbano e rivestono un ruolo strutturale (fulcri primari) o comunque di un certo rilievo (fulcri secondari). I fulcri comprendono, rispetto alle 5 categorie introdotte da Kevin Lynch nel suo libro fondamentale e celeberrimo The Image of the City (1960), sia i landmark di maggior rilievo che i node.
__2.1.1. fulcri primari. La loro presenza connota un’area pari o superiore alla scala di quartiere (p. es. strade, piazze e aree verdi di grandi dimensioni o ad alta intensità relazionale, edifici monumentali e importanti, ecc.).
__2.1.2. fulcri secondari. Pur avendo il carattere locale di nodo, risultano comunque gregari o subordinati rispetto a dei fulcri primari. La loro presenza, spesso legata a funzioni specifiche, connota in genere una parte del quartiere (p. es. giardino di quartiere, piazzetta, mercato rionale, chiesa, ecc.).
_2.2. Gli assi identificano quegli spazi - in questo caso prevalentemente aperti - che fungono da connessioni tra diversi fulcri e il cui ruolo gerarchico è dato dall'intensità delle relazioni che supportano e da quello dei fulcri a cui si collegano.
__2.2.1. assi primari. Sono tali i percorsi che collegano tra loro parti diverse della città (p. es. i grandi viali urbani di penetrazione o circonvallazione), oppure ordinano significative viste prospettiche (p.es. via Dante a Milano), o collegano tra loro dei fulcri primari (p. es. Galleria Vittorio Emanuele II).
__2.2.2. assi secondari. Sono tali i percorsi di collegamento tra parti diverse di un quartiere e/o che si diramano da un asse primario, oppure che collegano un fulcro secondario a uno primario (oppure due secondari), ecc.
_2.3. Sviluppo storico. Lo studio della struttura dovrebbe completarsi con una tavola secondaria che sintetizzi schematicamente lo sviluppo nel tempo della trama urbana secondo i piani urbanistici che si sono succeduti, talora realizzati solo parzialmente o in modo differente rispetto alle previsioni iniziali (fatto che in diversi casi può spiegare incongruenze e deformazioni della struttura urbana).
Si faccia quindi riferimento alle cartografie disponibili nell'archivio di mappe del SIT comunale (le soglie storiche dal 1910 al 1956, oltre all'esistente, riportano anche i tracciati di piano).
Si vedano a questo proposito anche le tavole e le considerazioni nella documentazione del PGT milanese.
NB: l'analisi qui proposta si concentra esclusivamente sugli assetti fisici e spaziali del tessuto urbano e richiede di astrarsi dalle fondamentali considerazioni di carattere funzionale, rispetto alle quali la struttura del costruito potrebbe persino trovarsi in contrasto (p. es. nel caso di strade primarie con una sezione piuttosto ridotta oppure, viceversa, di strade eccessivamente larghe rispetto al livello di traffico che dovrebbero supportare).
Le analisi di questo tema saranno la base per considerazioni più ampie circa le centralità e le relazioni della trama urbana da sviluppare in C0.
U3. Permeabilità e punti di accesso (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
Per comprendere e, se si progetta, organizzare la topografia sociale di un luogo (ossia il modo in cui si distribuiscono spazialmente le persone in un contesto) è utile distinguere gli spazi - siano essi di natura pubblica o privata, interni o esterni agli edifici che compongono i tessuti urbani in esame - in base al loro grado di fruibilità (nei limiti consentiti da leggi e regolamenti).
Vengono proposti, sinteticamente, tre gradi di accessibilità (NB: in questa analisi non si differenzia tra accessibilità pedonale, ciclabile o automobilistica):
_3.1. Spazi aperti/edifici con accesso pubblico completo (7/24h). Questa categoria comprende tutti quegli spazi destinati alla fruizione pubblica che sono sempre (cioè in qualsiasi momento) e comunque (cioè non subordinato a qualche tipo di permesso o categoria) accessibili a chiunque, come normalmente lo sono una strada o una piazza o un qualsiasi terreno privo di recinzioni o divieti. Quasi sempre si tratta soltanto di spazi aperti.
_3.2. Spazi aperti/edifici con accesso pubblico parziale o condizionato (orari, filtri). Questa categoria comprende invece quegli spazi che, pur prevedendo una fruizione pubblica, ne limitano le possibilità di accesso in particolari orari (p. es. nei casi delle attività commerciali al dettaglio o altri servizi come uffici pubblici, biblioteche o giardini recintati, luoghi di culto, ecc.) e/o secondo particolari condizioni (p. es. previo pagamento del servizio offerto in quello spazio, come per teatri, musei, cinema, discoteche, centri sportivi, ecc.).
_3.3. Spazi aperti/edifici interdetti all'accesso pubblico. Questa categoria comprende tutti quegli spazi, di proprietà pubblica o privata, la cui fruizione, per la natura delle funzioni o per motivi di privacy o sicurezza, è altamente limitata e generalmente non destinata al pubblico dominio (p. es. spazi residenziali; scuole; uffici, fabbriche, ecc.).
_3.4. Nel caso di spazi recintati o di complessi edilizi articolati e/o di grandi dimensioni (p. es. un parco, un centro sportivo, una caserma, o un ospedale) sarà bene anche indicarne i punti di accesso (pedonali e carrabili).
Le analisi proposte per questo tema possono essere integrare quelle relative agli spazi aperti della tavola U1.
I.4 CIVITAS: LE ATTIVITÀ UMANE E LA TOPOGRAFIA SOCIALE
Sul fronte della Civitas le indagini si concentreranno principalmente sulle diverse attività umane di cui la città è teatro: sui loro luoghi, sui loro ritmi e sulle loro reciproche relazioni.
Anche in questo caso, le interpretazioni possibili di questi temi sono tante quante le finalità e le questioni implicate dal lavoro che si intende svolgere. Sarà quindi necessario che le indagini vengano impostate secondo obiettivi progettuali quanto più chiari e consapevoli, selezionando e orientando criticamente sulle tavole le informazioni che consentiranno di avanzare diagnosi e interpretazioni utili alla formulazione di linee di intervento.
Durante gli anni si è provato a condensare i diversi dati redigendo quattro aggregazioni tematiche, parzialmente ispirate alla quadripartizione della città funzionalista. Anche in questo caso, con l'eccezione delle tavola C0 e C1, discutendone con la docenza è possibile elaborare tavole originali che sintetizzino diverse aggregazioni tematiche, accorpando secondo altri criteri le categorie indicate nelle varie tavole descritte di seguito.
C0. Centralità, capisaldi e relazioni urbane (scala: 1:10.000)
Nella trama urbana è possibile individuare alcuni luoghi che, per le loro qualità e funzioni, sono dotati di una identità o attrattività particolari in virtù delle quali possono assumere talora un ruolo specifico o di spicco rispetto al contesto locale o cittadino. Tale rilevanza può essere dovuta tanto al valore architettonico e storico di edifici e spazi aperti, quanto alla importanza e al richiamo delle attività offerte. È bene sottolineare che anche le strade, sebbene svolgano il più delle volte un ruolo di connessione (cfr. analisi U2), possono talora comportarsi anche come centralità lineari: vengono cioè frequentati non solo per andare da un luogo a un altro ma anche per i servizi che vi sono offerti (p. es., a Milano, Corso Buenos Aires o Corso Como).
L’analisi per questo tema, integrandosi con le categorie analitiche relative all'URBS sviluppate in U0 e U2, propone quindi di distinguere tali emergenze in due tipi: una categoria funzionale-gerarchica (divisa in due livelli), e una categoria paesistica.
_0.1.1. Centralità funzionali (puntuali e lineari) a scala urbana e metropolitana. Identifica quegli spazi (aperti o edificati) il cui raggio di attrattività delle funzioni li pone in relazione con l’intera città - o anche solo una sua porzione significativa - o con l’area metropolitana (p. es. musei, addensamenti commerciali, comparti industriali, scuole secondarie di 2° livello, università, fermate ferroviarie o della linea metropolitana, grandi parchi, uffici della P.A. metropolitana o regionale, ecc.).
_0.1.2. Centralità funzionali (puntuali e lineari) a scala di quartiere. Identifica quegli spazi (aperti o edificati) il cui raggio di attrattività delle funzioni li pone in relazione con un contesto (il ‘vicinato’) più ampio rispetto all'intorno immediato, ma inferiore a quello del punto precedente (p. es. scuole, chiese/oratori, supermercati, aree verdi o pedonali, strade commerciali, ecc.).
_0.2. Capisaldi del paesaggio urbano (edifici o spazi aperti). Identifica quegli elementi che si contraddistinguono nel paesaggio urbano per le loro qualità architettoniche (cfr. analisi U0) o storiche e si pongono come riferimenti per l’identità (o riconoscibilità) del luogo in cui sorgono (p.es. pezzi di mura urbiche, monumenti, palazzi o giardini storici, chiese, stazioni, edifici pubblici o privati con un particolare significato storico, ecc.).
Per questa analisi si possono anche consultare, oltre che i dati di Google Maps (cfr. le 'aree di interesse' campite in beige), le tavole del PGT del Comune di Milano sui servizi pubblici (PS_Tavola S01) e sul verde pubblico (PS_Tavola S02) e l'analisi sui valori storico-morfologici (DP_Tavola D02).
NOTA BENE: un esempio efficace di rappresentazione di centralità, capisaldi e connessioni è quello delle mappe delle guide turistiche del Touring Club Italiano, dove i luoghi, le architetture e le strade di maggior rilievo sono rappresentati in maniera da spiccare (fino a usare una più realistica assonometria monometrica) nel tessuto urbano indistinto.
C1. Livelli di accessibilità e modi della mobilità (scala: 1:10.000 con eventuali approfondimenti al 1.5.000)
La mobilità è un aspetto comune e trasversale alle tre analisi funzionali successive (C2, C3 e C4) - sebbene alcune funzioni possano richiedere o indurre modalità più specifiche (p. es. le aziende di logistica) - e deve essere inquadrata nell'analisi più generale dei livelli di accessibilità richiesti dalle funzioni presenti o pianificate nel contesto in esame.
_1.1. Per questo motivo, la base delle mappe, o quantomeno di quelle principali, dovrebbe riportare sia una suddivisione funzionale del contesto (si può fare riferimento al Dusaf) sia una evidenziazione della scala di riferimento dei bacini d'utenza delle principali destinazioni degli spostamenti sistematici (pendolarismo per lavoro e studio) e asistematici (fruizione di servizi).
Per quanto riguarda le funzioni è sufficiente la seguente tripartizione di sintesi:
__1.1.1. aree residenziali;
__1.1.2. aree lavorative;
__1.1.3. servizi (comprensivi delle strade con funzioni commerciali).
Una seconda tripartizione (che potrà saldarsi a quella funzionale articolandola tramite voci più specifiche) andrà operata anche rispetto alle scale di riferimento delle funzioni:
__1.1.4. attrattori alla scala locale;
__1.1.5. attrattori alla scala urbana;
__1.1.6: attrattori alla scala metropolitana o superiore.
Se la relazione tra la residenza e i suoi servizi fondamentali (cfr. analisi C2) prevede spostamenti per lo più alla scala locale, i luoghi del lavoro e alcuni servizi diffusi nel tessuto urbano si aprono a un bacino di scala sovralocale (scuole superiori, strutture sanitarie, fermate del trasporto pubblico, ecc.) e in alcuni casi anche sovracomunale (università, sedi di enti, poli ospedalieri, ecc.).
Identificare tali bacini consentirà di valutare l'offerta di mobilità esistente rispetto ai modi più consoni per soddisfarne la portata.
_1.2. Occorre quindi analizzare la struttura del contesto e l'offerta esistente e in programma (consultando il PUMS) rispetto ai modi in cui è possibile muoversi, suddividendoli innanzitutto rispetto a tre categorie fondamentali:
__1.2.1. mobilità dolce (a piedi, bicicletta);
__1.2.2. trasporto pubblico;
__1.2.3. mezzo privato.
_1.3. Andranno anche posti in evidenza gli scambi tra i diversi modi (trasporto pubblico locale/metropolitano; pedone/trasporto pubblico; mezzo privato/trasporto pubblico) ed eventuali conflitti (p.es. pedone/bicicletta/automobile).
Un'indagine più accurata poi, secondo modalità accennate durante la lezione sull'uso del GIS, potrà mettere in rilievo anche le caratteristiche qualitative dei modi identificati (p. es. localizzazione delle fermate, tempi e frequenza del trasporto pubblico; presenza e tipo di parcheggi; sicurezza e qualità dei percorsi ciclabili e/o pedonali, ecc.).
Per alcuni aspetti sarà utile fare riferimento anche alle analisi U1 (un'area verde è spesso anche un'area non carrabile con percorsi pedonali) e C0.
C2. La residenza e i suoi servizi fondamentali (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
Questa sezione metterà a fuoco i diversi elementi che rendono possibile e agevole lo stanziamento delle persone in una comunità urbana: a partire dal luogo (e in alcuni casi dal tipo) della residenza fino ad esaminarne i suoi "prolungamenti" (Le Corbusier) nel quartiere o nella città, da quelli imprescindibili (p.es. approvvigionamento di cibo, accesso al trasporto pubblico, ecc.), a quelli di minor rilievo (p. es. presenza di giardini o esercizi i vicinato). Nel redigere l'analisi ci si dovrà chiedere: quali fattori influiscono, in maniera più o meno vincolante, sulla scelta del luogo dove abitare? Quali sono o dovrebbero essere le caratteristiche desiderabili del quartiere residenziale ideale?
Le analisi dovranno anche consentire di tracciare, sommariamente, un profilo sociale dei residenti dell'area di studio: quanti sono gli abitanti dei quartieri, e quali caratteristiche hanno (giovani famiglie, popolazione anziana, monoclasse, ecc.)?
C3. La struttura economica e i luoghi del lavoro (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
In questo caso le analisi faranno luce sulla distribuzione spaziale delle diverse attività economiche e dei lavoratori, mettendone in rilievo eventuali logiche insediative e di addensamento (cluster).
La tavola quindi dovrà permettere di comprendere eventuali vocazioni, o viceversa le difficoltà di tenuta, di attività specifiche e contribuire, sotto questo aspetto, a descrivere le identità (eventualmente in trasformazione) dei quartieri e di specifici luoghi della città. Si può immaginare che la tavola sia destinata a comprendere in quali ambiti, fisici ed economici, potrebbe essere opportuno concentrare politiche e investimenti per la creazione di imprese, servizi e posti di lavoro.
C4. I luoghi e le attività del tempo libero (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
L'oggetto di indagine di questo tema si interseca sia con C2 (la residenza è uno dei luoghi in cui spendiamo il nostro tempo libero) che con C3 (molte attività per il tempo libero sono anche attività economiche e implicano la presenza di lavoratori: p. es. teatri e altre attività artistiche, biblioteche, palestre, negozi e pubblici esercizi, ecc.). Oggetto di queste indagini sarà dunque l'offerta esistente di spazi e di modi per la fruizione del tempo libero. Oltre a una prima categorizzazione fondamentale di tipo funzionale (attività culturali, attività fisica, attività sociali, ecc.), si potrebbero analizzare anche i tempi e i modi di accesso (cfr. analisi U3) per capire i criteri di fruibilità (p. es. bisogna pagare (tanto/poco)? a/da/fino a che ora sono disponibili?) e il grado di compatibilità con le altre funzioni.
Scendendo poi nel dettaglio (non per pignoleria, bensì per cogliere alcuni aspetti sostanziali di questo tema) si potrebbe poi analizzare la gamma di modi d'uso (per le attività negli spazi aperti è utile incrociare i dati dell'analisi U1) e la varietà di offerta presente, anche all'interno della stessa tipologia funzionale (p. es. attività sportive: solo campetti da calcio?).
II. Seconda parte - Analisi swot (e-book pdf in A3) e sintesi strategica (tavola in A1)
II.1 MODALITÀ DI CONSEGNA ELABORATI FINALI (Consegna bozza: 10 aprile; consegna lavoro completo: esame finale)
L'e-book delle analisi, completo delle due SWOT di sintesi (Urbs e Civitas: completano l'ebook in A3 e vanno quindi composte nello stesso formato delle analisi) dovranno essere salvati in un unico file PDF (si raccomanda di contenere al massimo il peso in byte del file!!! RASTERIZZATE LA MAPPA!!!) includendo i cognomi in ordine alfabetico del gruppo di lavoro in questo modo: Caio_Sempronio_Tizio_SWOT.pdf.
Il file va caricato al seguente link dove trovate la cartella di consegna di Onedrive: VESCOVI_Consegna_Giugno (cartella non ancora condivisa)
NOTA BENE: l'accesso alla cartella richiede l'accreditamento con il vostro account Polimi.
II.2 SCOPO E STRUTTURA DELLE VALUTAZIONI DI SINTESI SWOT E PROGETTUALI
Il lavoro analitico descritto nella prima parte non deve essere inteso come una serie di esercizi propedeutici astratti, bensì, per la maggior parte, come indagini conoscitive finalizzate progettualmente secondo degli obiettivi di qualità.
In questo modo l'analisi funzionale non si limiterà soltanto a rilevare, tramite campiture diverse, le varie destinazioni d'uso presenti sul territorio, ma, componendo già il lavoro secondo una matrice SWOT, il gruppo sarà chiamato anche a redigere delle tavole in cui vengano evidenziati i punti di forza, i problemi e le possibili ricadute progettuali così come emergono sulla base di quei principi di qualità che si ritengono avere un particolare nesso con questo aspetto analitico (p. es. marcando come positive le aree a maggiore complessità funzionale, o le situazioni in cui modi d'uso e funzioni contribuiscono, o non contribuiscono, alla qualità del luogo, ecc.).
Assieme alle valutazioni SWOT e alla sintesi strategica, le tavole di analisi faranno parte di un unico e coerente processo conoscitivo e progettuale.
Rispetto alle modalità di organizzazione e illustrazione della sintesi strategica si invita a fare riferimento, tra gli altri, agli elaborati dei tre studi d'area prodotti dal Comune di Milano scaricabili a questo link (documento completo e sintesi): 1. MosaicoSanSiro tra i parchi dell'ovest e la città densa; 2. Sistema Nord-Est - Trame urbane e paesaggi tra quartieri e metropoli; 3. StAR - Studio d’Area Sud dello Scalo Romana e via Ripamonti.
II.3 ANALISI SWOT: PUNTI DI FORZA, PUNTI DEBOLI, OPPORTUNITÀ E MINACCE DEL CONTESTO
La SWOT, concepita nel nostro laboratorio come un'analisi critica, funge al tempo stesso quale strumento di conoscenza e di sintesi progettuale a larga scala. Mentre i punti di forza e i punti deboli costituiscono un giudizio circa la situazione presente e strutturale del contesto, le opportunità e le minacce inquadrano le occasioni progettuali e gli ostacoli potenziali prendendo in considerazione anche elementi esogeni che possono influenzare lo sviluppo dell'area (come per es. la previsione di una nuova linea di trasporto pubblico o la soppressione di una esistente).
Un'indagine mirata a definire gli aspetti positivi e negativi del contesto (presenti, futuri e potenziali) comporta necessariamente un giudizio di valore, il quale sottende a sua volta un'idea, seppure ancora in formazione, circa i principi costitutivi e progettuali su cui è fondata, o dovrebbe fondarsi, la qualità dei luoghi.
Per iniziare si possono prendere a riferimento i principi guida a diverse scale di intervento (da quella nazionale delle Nazioni Unite a quella locale di quartiere proposte da Arup per conto di C40) sintetizzati in questo documento (si vedano, per orientarsi, i testi elencati e in parte disponibili alla pagina Letture e approfondimenti).
Come già accennato più sopra, in qualche caso medesimi principi progettuali possono rispondere a più di un obiettivo: così per esempio la presenza di funzioni visibili o pubbliche al piano terra degli edifici contribuisce a rendere i percorsi più gradevoli e lo spazio pubblico più vitale, avvertito come più sicuro, con un rapporto simbiotico tra pubblico e privato, ecc.
Non sarà tuttavia sempre facile incasellare gli elementi del contesto nelle quattro categorie della SWOT. La positività o negatività di alcune condizioni possono in parte dipendere dalla prospettiva da cui vengono considerate: così per esempio se la presenza di isolati industriali da un lato rende il tessuto urbano meno permeabile allo sguardo e ai movimenti, dall'altro garantisce ancora, dove in funzione, una presenza importante di posti di lavoro e contribuisce, nell'insieme, alla complessità funzionale e sociale dell'area. Sarà quindi possibile (o inevitabile) che lo stesso elemento venga trattato e valutato in modi diversi in relazione ai principi e ai temi analitici di volta in volta affrontati; sarà poi compito del progetto strategico porre in evidenza eventuali contraddizioni e tentare di proporre soluzioni di equilibrio, anche suggerendo diverse opzioni alternative per gli ambiti che da questo punto di vista risultano più problematici.
Struttura delle due SWOT di sintesi e impostazione grafica degli elaborati
Le analisi condotte sulla sfera fisica e su quella sociale dovranno quindi trovare un primo momento di sintesi in due elaborati di chiusura del book in A3 - uno relativo all'URBS e uno relativo alla CIVITAS - che consisteranno, per ognuno, in una mappa e in un testo (suddivisibile a sua volta in due sezioni).
A. La mappa (scala: 1:5.000 fino eventualmente al 1:10.000)
Sulla cartografia saranno evidenziati quegli elementi e quelle zone di cui le analisi e le valutazioni hanno messo in luce i punti deboli o di forza, opportunità e minacce rispetto a un quadro di principi e obiettivi definito da ogni gruppo (vedi punto B.1).
Tramite simboli colorati e campiture - che distinguano a un primo sguardo gli aspetti positivi (Strenghts, Opportunities) da quelli negativi (Weaknesses, Threats) - e codici identificativi (eventualmente accompagnati con significativi pittogrammi), che rimandano ai principi/obiettivi e alle note più puntuali delineati nei testi (come spiegato nei successivi punti B.1 e B.2), la mappa consentirà di avere una prima panoramica sulle questioni progettuali e di piano emerse dalla lettura del contesto. Mentre il colore in mappa farà subito capire se siamo in presenza di S, W, O oppure T, il codice/pittogramma permetterà di identificare in maniera altrettanto immediata anche i temi progettuali rispetto ai quali gli elementi evidenziati sono stati valutati come tali.
Se lo stesso elemento (p. es. un'area verde), a seconda dei diversi obiettivi specifici, può essere considerato contemporaneamente sia un punto di forza (p. es. come area pedonale) che un punto debole (p. es. scarsa qualità dello spazio aperto) oppure una minaccia (p. es. possibile inasprimento del degrado sociale e fisico in assenza di piani di riqualificazione) allora è segnato con più di un simbolo e codice.
NOTA MOLTO BENE: La cartografia di base della mappa deve contenere anche indicazioni sommarie circa le funzioni. In questo caso quindi è sufficiente indicare solo verde pubblico, residenza, servizi (senza specificarne il tipo: comprendono anche supermercati e mercati alimentari) e luoghi del lavoro (comprende, non differenziati, insediamenti produttivi, terziari, commerciali).
Le stesse funzioni contenute nel masterplan dell'area di progetto e in generale tutte le nuove funzioni proposte nella strategia avranno colori simili, ma riconoscibili, rispetto a quelli della base (per esempio desaturando quelli esistenti nella base e lasciando più saturi quelli di progetto).
B.1 Testi: criteri di valutazione e obiettivi di piano. La swot sarà introdotta da una prima sezione scritta - forse strutturata ad albero, come nell'esempio qui sotto - in cui siano dichiarati i principi generali (p.es. "i servizi fondamentali del quartiere devono essere tutti ricompresi in un raggio massimo di 400 metri, secondo il principio della Neighborhood Unit di Clarence Perry") ed eventuali sotto-obiettivi alla base della valutazione operata sui quadri analitici precedenti, meglio se contraddistinti da codici (e/o colori/pittogrammi) che ne identifichino l'ambito tematico: lavoro, residenza, servizi per l'abitare e il tempo libero, qualità del costruito e degli spazi aperti, accessibilità/mobilità ed eventuali temi trasversali (complessità sociale/funzionale, inclusività, socialità, policentrismo, sostenibilità, ecc.).
Esempio di definizione di un ambito tematico (la profondità della ramificazione è a discrezione):
L. La struttura economica e i luoghi del lavoro (tavola C3)
_L1. commistione equilibrata tra luoghi del lavoro e altre attività (riferimenti: PGT Milano 2030; Pattern 9 e 42 di Christopher Alexander; Gewerbehöfe tedeschi);
__L1.1. scarto ridotto tra numero di residenti o occupati e numero di addetti (nei NIL o, meglio ancora, nelle sezioni di censimento Istat);
__L1.2. compatibilità delle attività lavorative con le altre funzioni del contesto (evitare rumori/odori molesti, creare luoghi per le pause pranzo e il dopolavoro integrate con i quartieri);
__L1.3. ecc.
_L2. Realizzazione o potenziamento di cluster/distretti di specifiche attività economiche per generare economie di scala.
NOTA BENE: Questo quadro di principi e obiettivi, in buona parte, costituirà ovviamente anche la base argomentativa che giustificherà l'impianto progettuale per il masterplan.
B.2 Testi: note descrittive. In una seconda sezione del testo si includerà la legenda di tutti i codici di rimando che sono stati apposti in mappa vicino a quei singoli elementi e a quelle zone che sono state oggetto di valutazione SWOT (vedi punto A).
I codici utilizzati nella prima sezione di testo per identificare i temi di piano e progetto serviranno dunque anche come codici di richiamo nella mappa, arricchiti di un ulteriore elemento alfanumerico che ne individui la specifica correlazione con il singolo luogo.
Esempio di strutturazione dei codici di rimando dalla mappa alla legenda:
Il codice L.1.2-Stadio, riportato in mappa in rosso accanto allo Stadio Meazza, potrebbe rimandare alla nota specifica che evidenzia, come punto debole (rosso) della presenza dello Stadio, il suo impatto acustico sull'intorno in alcuni momenti della settimana. Il codice M.1.1-Stadio invece, in caratteri verdi, potrebbe rimandare alla nota in legenda che dichiara, come punto di forza, l'adeguato livello di accessibilità con il trasporto pubblico allo Stadio. Il codice PolC1-Stadio, infine, sempre in caratteri verdi (nel nostro esempio) potrebbe rimandare alla nota che valuta lo Stadio come un punto di forza nel contesto a favore del policentrismo per uno sviluppo equo ed equilibrato della città.
Temi e questioni oggetto delle SWOT
Il lavoro di sintesi può procedere per aggregazioni tematiche (per es. "qualità degli spazi aperti" oppure "qualità architettonica" oppure "complessità sociale", ecc.), combinando secondo criteri di affinità o di efficienza i diversi modi, e i relativi obiettivi, con cui si giudica della qualità di un luogo. Gli esempi inglesi mostrati in classe (vedi il pdf della lezione, pagina 4 in particolare) suggeriscono alcuni temi di sintesi elaborati a partire dalle indicazioni progettuali del governo nazionale britannico.
Per articolare la lista di principi e obiettivi da cui far discendere SWOT e strategie d'intervento si può attingere (ovviamente citando la fonte) da quelli - in larga parte condivisi dalle maggiori città europee - alla base delle 9 strategie descritte nella Relazione del Documento di Piano del PGT milanese. Ulteriori indicazioni e riflessioni possono venire dai testi (anche solo i manuali) indicati nella nostra pagina di approfondimento e, per gli aspetti legati alla mobilità, da quanto contenuto nel PUMS.
Ci si può rifare inoltre a esempi e testi tratti dai saggi indicati (p. es. Gordon Cullen o Christopher Alexander, o i vari manuali indicati e scaricabili nella solita pagina) oppure dal proprio percorso di studi o ancora tratti dalle proprie esperienze personali.
L'analisi SWOT deve riportare, se esistenti, anche le aree di trasformazione o rigenerazione comprese nel quadrante oggetto di studio. Si può fare riferimento alle tavole del PGT vigente: tra queste segnaliamo in particolare il cosiddetto Atlante degli obiettivi di piano, la tavola D.01 del progetto di piano, la tavola R.02 delle indicazioni urbanistiche e la tavola R.10 con la carta del consumo di suolo.
1. SWOT delle analisi sulla URBS: poiché la maggior parte delle analisi indicate nella prima parte possiede un taglio meramente conoscitivo, sarà necessario capire come interpretarle secondo giudizi di valore utili a definire possibili linee di intervento. In altri termini bisogna chiedersi due cose:
_1.a. Quali analisi (per esempio tra quelle suggerite nelle tavole U0,1,2,3) possono servirmi per il progetto dell'area di studio e del suo contesto più allargato?
_1.b. Come giudico gli elementi rilevati da quelle analisi (spazialità, forme, misure, proporzioni, distanze, materiali, criteri compositivi, possibilità di modi d'uso, struttura e tassonomia dei tessuti) e quali di essi reputo alla base di una maggiore qualità dell'ambiente costruito e del paesaggio?
La SWOT dell'URBS, premettendo i principi e le scale di valutazione adottati (p.es. carattere dei luoghi nullo/debole/forte; misura/dismisura tra gli elementi; caos/ordine/armonia/disarmonia della composizione degli elementi; complessità/banalità (ricchezza/povertà) della scena urbana; equilibrio/sbilanciamento tra edificato e spazi aperti (densità), ecc.), potrà quindi mettere in rilievo, secondo la propria gamma di valori, i diversi livelli di qualità degli ambiti - o di specifici punti - del contesto.
2. SWOT delle analisi sulla CIVITAS: anche in questo caso, a partire dai contenuti delle tavole C4 e C0 e da quelli suggeriti nelle tavole C1, C2, C3, si potrà rendere un quadro complessivo della topografia sociale condensando le interpretazioni delle analisi della sfera sociale. Anche la tavola C4 è vivamente consigliata perché offre un buon quadro di sintesi nella descrizione del contesto e può contribuire alla SWOT in questione.
Oggetto di questa SWOT saranno p.es. valutazioni circa i livelli di complessità sociale del contesto, la povertà/ricchezza delle funzioni, la libertà di scelta di servizi e tempi, rapporto tra dimensione pubblica e privata, la qualità delle relazioni funzionali (complessità/banalizzazione), la qualità degli spostamenti e coerenza dei livelli di accessibilità.
II.4 PROGETTO STRATEGICO DEL CONTESTO (scala: 1,5.000 con eventuali considerazioni al 1:10.000)
Costituisce il complemento delle analisi SWOT di Urbs e Civitas ed è la prima delle tre tavole A1 da portare all'esame insieme al book A3 e al plastico. Contiene le principali indicazioni di progetto (potremmo definirla una sorta di imbastitura progettuale) per l'intero ambito di studio (quello ricompreso nelle tavole a scala 1:10.000 delle analisi) che ospita l'area che è stata oggetto dell'approfondimento progettuale (scale 1:2.000 e 1:500).
Le due analisi SWOT e il progetto strategico dell'area di studio condividono la stessa lista di principi/obiettivi di intervento, e sono tra loro speculari: per ogni questione evidenziata nella prima deve esserci una risposta/proposta progettuale coerente nella seconda (e viceversa). Per entrambe è bene dunque allestire in modo chiaro l'elenco degli interventi in relazione agli obiettivi.
NOTA BENE: Il masterplan progettato alla scala 1:2.000 è parte integrante del progetto strategico e come tale deve essere riportato in esso, anche alla scala 1:5.000 o analoga. Le indicazioni del progetto strategico devono comunque investire in modo equilibrato l'intera area di studio, e non solo l'ambito di approfondimento alla scala 1:2.000: attenzione dunque che non risultino troppo sbilanciate verso la descrizione del masterplan, per la quale è già a disposizione una tavola specificamente dedicata.
La tavola di sintesi quindi include:
1. La dichiarazione dei principi di qualità generali che strutturano le analisi critiche e le proposte progettuali (livelli di priorità e scelte sulla mobilità; sul rapporto pubblico/privato; sul ruolo del verde e dei servizi; ruolo della residenza, ecc.). Si tratta dello stesso testo contenuto nelle SWOT - o una selezione e sintesi di sue parti - di cui al punto B.1 descritto più sopra.
2. La mappatura delle occasioni di intervento risultanti dalle SWOT. Nella cartografia andranno riportate tutte le zone da riqualificare e le aree da trasformare presenti e individuate nell'ambito di studio.
3. La strategia d'intervento con gli obiettivi contestuali e le relative indicazioni progettuali di massima (di tipo funzionale, trasportistico, relative alla struttura spaziale, alla natura degli spazi aperti e dei nodi architettonici, ecc.) per innalzare o preservare la qualità e urbanità dei luoghi evidenziati dalle analisi SWOT (cfr. punto 2).
4. Eventualmente potrebbero essere approntati degli schemi di complemento che illustrino, isolandoli in mappa, il possibile assetto di piano dei diversi sistemi funzionali analizzati (mobilità, residenza e servizi, lavoro e tempo libero).