Il lavoro per ripristinare le pagine e i link dopo il crash dell'altr'anno non era ancora completo, in compenso per un pasticcio non spiegato è "slittato" l'URL verso questo che vedete oggi. Misteri dei sistemi di rete! 13.5.2025
Attenzione anche questa pagina è importata tal quale dalla vecchia versione e va sistemataaaaaaaaa......
comunque qualche differenza c'è
agg. 05.08.19 con annotazioni 9.2020
qualche link controllato 4.2021
qualche sistemazione ad aprile-maggio 2022
idem a marzo 2024
un paio di controlli a maggio '25, tolto rlink morti e aggiornato altri
Qui dobbiamo raccogliere i moltissimi materiali che abbiamo via via esaminato per il grande tema delle fibre, inclusa la sostenibilità, le prospettive di sviluppo etc., perchè soprattutto in questo campo quel che era vero venti, dieci o magari cinque anni fa non è più vero oggi. E non sarà vero tra cinque, quindici o cinquanta anni (non dimentichiamoci che, chi studia adesso, tra cinquant'anni sarà un esperto del settore, ancora lontanuccio dall'età della pensione!).
A cambiare non sono, ovviamente, le fibre come "oggetti materiali", composti da ben precise sostanze: questo è il nucleo della programmazione del corso di Chimica del secondo biennio, e con ovvie ricadute su tutti gli altri corsi, e ne studiamo proprio gli elementi "solidi" e misurabili. Ma cambiano le tendenze del mercato (quello piccolissimo ma ad alto valore aggiunto dell'alta moda, quello enorme delle fibre usate da tutta la popolazione del pianeta), i volumi di produzione, le tecniche industriali.
Che, fra l'altro hanno pesanti influssi sulla sostenibilità: per esempio, quante volte abbiamo detto - anche nello spettacolo del Bicchier d'acqua- che il cotone è una fibra che ci piace molto, ma la cui coltivazione ha da sempre prodotto seri problemi, incluse devastazioni ambientali, e che per fortuna oggi la sua sostenibilità è migliorata grazie alla generalizzazione delle varietà OGM?
Per prima cosa, qualunque fibra - per poter avere delle proprietà tecniche - deve essere formata da polimeri lineari, che nella maggioranza dei casi (praticamente in tutti quelli che ci interessano) saranno polimeri organici.
Uno è la cellulosa, il più importante materiale biologico sulla Terra, che raccogliamo "già pronto" e poi eventualmente trasformiamo, sciogliamo, estrudiamo etc.
Poi ci sono le proteine, che sono di tantissimi tipi; nei peli c'è una famiglia di proteine a elica, nella seta un tipo di proteina lamellare (più una globulare e collosa, ovviamente).
E quindi ci sono i polimeri sintetici che prepariamo un po' come ci conviene (e come riusciamo, se troviamo un modo economico, efficiente e pulito, partendo da monomeri che possono venire da fonti fossili o rinnovabili, eccereta). Oltre alle mie vecchie slide molto riassuntive (le usavo con gli universitari che sapevano già la chimica) vi indico questa lettura, di un collega molto più bravo di me con le dispense di chimica organica... più semplice di così è difficile.
Sulle fibre, il riferimento ovvio è al regolamento europeo 1007/2011 su composizione e etichettatura. Da quando è uscito è stato - come capita - modificato ed integrato qua e là su qualche dettaglio, per cui ogni tanto cercate di controllare da soli. L'aggiornamento qui è alla versione febbraio 2018
Versione italiana e versione inglese... occhio che c'è l'inghippo. Un Regolamento, a differenza di una Direttiva, costituisce già una legge obbligatoria verso ogni cittadino dell'UE; il problema è che i traduttori tecnici a volte fanno quel che possono e il risultato è che in alcuni punti, se non hai il testo originale inglese di fianco, quello italiano fatichi a capirlo!
Per sapere sostanzialmente di cosa parliamo, in termini di numeri, oltre a siti come quello dnfi.org di cui diciamo sotto, una realtà sempre più importante e che dissemina una quantità terrificante di informazioni e dati è questo, che fa riferimento a a growing community of over 800 brands, manufacturers, farmers, retailers... come dicono nella loro presentazione. Ogni anno pubblicano (fra l'altro) un annuario delle fibre e di altri materiali per usi tessili, come piumino, pelle e gomma, che è praticamente la summa delle informazioni più aggiornate: da un po' ha cambiato nome in Material Market Report.
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Due parole in più sull'analisi e il riconoscimento delle fibre.
Per quanto riguarda gli aspetti quantitativi, quelli che hanno valore legale sono quelli nell'allegato VIII del Reg. 1007, di cui sopra, e che vale la pena di guardare con buona attenzione anche per chi non li debba applicare hic et nunc. È in corso il tentativo di modificare la normativa UE rimandandola ai metodi di analisi ISO (che qui non solo non possiamo riprodurre, ma che ci porterebbero ad un livello ulteriormente complesso).
Per le analisi qualitative, che devono comunque essere svolte preliminarmente, un punto di partenza molto terra terra sono quei semplicissimi metodi empirici che studiavamo da queste parti cinquant'anni fa (comportamento alla fiamma, prove sistematiche di solubilità, esame microscopico ...), e che danno un risultato soddisfacente solo se la scelta è ristretta a quella dozzina, al massimo, di fibre facilmente riconoscibili.
Senza ricorrere a manuali più specialistici che troviamo in biblioteca, nelle solite dispense che possiamo trovare pubblicate su vari siti troviamo degli schemi semplificati che hanno qualche senso. Un testo recente, sovrasemplificato, che spiega i meccanismi di base mettendo in guardia dalle fonti di errore, è in questo articolo che si occupa di come identificare un possibile tessuto archeologico.
Ma, per esempio, un riconoscimento microscopico dignitoso richiede apparecchi di alto livello, esperienza ed allenamento, e pure non può bastare, se pensiamo che per esempio solo negli ultimi anni cominciano ad esserci metodi analitici certi per distinguere tra pochissime fibre da pelo - e se si potesse risolvere la cosa affidandosi ad un ottimo microscopista, non ci sarebbero gruppi di ricerca di alto livello che sudano su questi metodi.
D'altronde, per l'analisi delle tecnofibre è chiaro che la prima procedura da usare è la spettrofotometria IR, magari seguita dalla pirolisi-gas-massa, che è una forma, per così dire, un po' più raffinata della combustione con l'accendino annusando l'odore :)
I metodi unificati ISO o ASTM per l'analisi qualitativa sono comunque anch'essi molto elaborati e complessi, prima o poi qualcuno riuscirà a scrivere un riassunto spiegato al popolo.
Come stimolo per far volare la fantasia, abbiamo consigliato di sbirciare alcuni materiali di qualche CSI americano (poi, magari, cercate le analisi forensi italiane!). Per esempio, qui si presentano i modi generici di lavoro che si useranno in analisi forense.
Per vedere il dettaglio di alcuni potremmo consultare quelli della N. Carolina, stato USA che ha tradizioni ed istituzioni di ricerca tessile di primo livello: questa è la procedura per l'esame dei tessuti e questa quella per l'analisi qualitativa delle fibre.
Vedete che sono del 2014, quindi forse più aggiornate rispetto alla nostre leggendarie tabelle murali degli anni '50 e dispense degli anni '70... Mentre è appena più vecchiotto questo articolo divulgativo dell'FBI sempre sullo stesso tema. Inoltre questo manualetto sviluppato dal NIST sempre con FBI è completo e approfondito (serve come preparazione all'esame).
Vogliamo metterci qualche filmatino per esercitarci con un po' di CLIL? Introduction to Fiber Analysis presenta il tema in modo generale, e Microscopic Comparison of Hair and Fiber Evidence ci mostra come distinguere i peli di vari animali dalle fibre di vario genere. Fate molta attenzione ai termini che usano per distinguere le diverse fibre e quali fibre si ritengono più comuni.
Fibre naturali
(o meglio: fibre di derivazione biologica. A meno che il contrario di naturali non sia innaturali o soprannaturali, anche tutte le altre fibre sono fatte degli stessi atomi, e spesso delle stesse molecole...)
Per le fibre naturali il riferimento ovvio è quello dell'anno internazionale delle fibre 2009, s un bellissimo portale gestito dalla FAO. Anche se alcuni dati commerciali ovviamente non sono più aggiornati, dopo una decina d'anni, per tutto il resto è veramente utile, comprese le schede delle 15 fibre più rappresentative. IL PROBLEMA È CHE IL SITO È STATO DISATTIVATO, COME DISCUSSO DURANTE I MESI DELLA CLAUSURA, ce ne sono dei salvataggi su archive.org che sono stati illustrati via classroom, ma solo in inglese e non in tutte le altre lingue. Nel frattempo molti materiali sono andati a riempire questo sito parallelo, sempre legato alla FAO, corposo ed interessante che però ha meno aspetti "didattici" per noi tecnici.
Avete notato che le nostre spiegazioni di chimica partono da oggi andando indietro, e quindi si parte dalle fibre sintetiche per poi risalire via via fino a quelle naturali usate dalla notte dei tempi. Se guardate questa famosa dispensa sulla struttura della lana, capite perchè alle fibre terribilmente complesse come quelle da bulbo pilifero arriviamo solo per ultimo!
Il lavoro di ricerca sul cotone, che abbiamo sviluppato soprattutto alla fine dell'a.s. 16/17 con la 1M2, al momento langue un po' perchè non sono stati messi in ordine i materiali già raccolti, nè sviluppati quegli aspetti così interessanti che ci permettono di guardare direttamente quel che succede nei paesi produttori, e non solo Nord e Sud America o India, ma anche l'Africa, con molte contraddizioni e moltissime opportunità di crescita. Quanto prima lo riprenderemo!
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Per intanto, a proposito di alcune incredibili leggende metropolitane sul cotone che circolano da alcuni anni, compresa quella secondo cui "i contadini indiani si suicidano per colpa degli OGM", possiamo leggere degli articoli che con grande facilità smentiscono queste leggende semplicemente elencando i veri fatti, e anche qui non è roba nuova (speravamo che dopo una decina d'anni anche queste bufale fossero già passate di moda!).
Neanche a farlo apposta, fra i molti scienziati e divulgatori che si sono occupati della cosa troviamo in particolare il prof. Dario Bressanini dell'Insubria, i cui materiali su diversi blog o su Youtube li abbiamo incontrati parecchie volte.
Nel 2011, sul Fatto Quotidiano, aveva per prima cosa introdotto il tema di cosa sia il cotone BT, poi nel 2012 aveva esaminato i filmati ed i materiali che vengono messi in giro da chi propone la storia, per poi approfondire l'aspetto tragico dei suicidi, a fronte dei dati reali. Che guarda caso dicono più o meno il contrario.
Lo stesso Bressanini ne aveva già scritto abbondantemente addirittura nel 2008, nientemeno che su Le Scienze, discutendolo insieme ad altre questioni legate al fanatismo antiOGM (non entriamo nei giudizi su questo o quel personaggio politico o dello spettacolo, ma solo sulle cose che in certi momenti hanno sostenuto).
Aggiungo un contributo recente (2017) di Anna Meldolesi, un'altra divulgatrice scientifica seria e competente, che ci mostra come in India la pensino ben diversamente da quel che ci dicono le leggende.
E in questa estate 2019 paradossalmente sono proprio i contadini che vogliono usare gli OGM, a ribellarsi coi metodi di Gandhi verso alcuni governi locali che per propaganda vietano gli OGM... poi vi metto i link.
Ovviamente in rete possiamo trovare di tutto ed il contrario di tutto, ma anche qui è importante che la scuola ci insegni a capire da soli cosa dicono le varie voci, che credibilità hanno, perchè sostengono una posizione oppure l'altra.
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Sulla canapa, alcun anni fa un gruppo di nostri studenti aveva fatto un bel lavoro con il sottotitolo La nostra canapa non va in fumo, che aveva vinto un premio sostanzioso. Se riusciamo a trovarlo lo ripubblichiamo. Ricordiamo che è una fibra molto bella e valida, e fino a metà del '900 la migliore era quella prodotta in Italia, ma - anche a parte considerazioni di altro genere - oggi è purtroppo economicamente poco vantaggiosa per avere una diffusione significativa.
Un punto che forse dimentichiamo è che la sua coltivazione da venne abbandonata mezzo secolo fa per ragioni ambientali: l'impatto dell'estrazione delle fibre e lo smaltimento dei residui, incluse quantità mostruose di acqua, risulta non sostenibile
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Tecnofibre
(Se facciamo lezione in italiano, ripeto, tecnofibre. When we're speaking English, for instance during our CLIL lesson, then we call them man-made fibres. Cerchiamo di usare le nostre lingue con proprietà, bloody hell!).
Abbiamo detto molte volte che, in campo tessile, può essere comodo usare la vecchia distinzione tra artificiali e sintetiche, che risale alla metà del '900 e si rifersisce ai modi di pensare e di produrre di allora, visto che ci aiuta a schematizzare i ragionamenti. Basta sapere che fuori dal nostro specifico settore magari si usano categorie molto differenti (lo vediamo anche su Wikipedia in inglese).
Un curioso sito veramente ricchissimo di informazioni è questo, messicano, lo abbiamo usato alcune volte in epoca subito-pre-covid. (ho corretto il link)
Come "istruzioni per l'uso" c'è il manuale internazionale BISFA sulla nomenclatura, da cui poi discendono le informazioni che troviamo nei libri di testo e anche molte definizioni del reg. UE 1007. é l'edizione 2017 quindoi molto aggiornato, a me piacciono le figure sui filati elasticizzati, oltre ad immagini al microscopio elettronico "una volta tànto leggibili".
......Una interessante rassegna sulle fibre nell'economia circolare la trovate qui.
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Su come produrre fibre artificiali in modo sostenibile, usando gli schemi antichissimi del non va buttato via niente o - con un termine tornato di moda di recente - dell'economia circolare, i nostri studenti di Chimica Tintoria - quelli di una volta, in attesa dei prossimi del Quadriennale! - nel 2012/13 avevano svolto una ricerca di ampio respiro che troviamo qui.
Ripartiva degli schemi di un secolo fa, quando l'economia iniziava a pensare all'utilizzo di risorse povere, marginali, per produrre materiali ad alto valore aggiunto. Nel caso specifico, considerando le piante (p. es. canne) che possono servire per la fitodepurazione delle acque di scarico delle nostre aziende, come materia prima per produrre fibra, che sarà poi biodegradabile... Il lavoro era anche in preparazione ai temi di Expo 2015.
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Postilla: in certi ambiti, l'espressione MAN-made oggi per political correctness suona veramente male, come un ingiustificato maschilismo (non sto scherzando!): dovremmo forse imparare a dire HUMAN - made!
Vedete come è importante essere di moda?
Il PET può essere trasformato in tanti modi per renderlo più affidato all'uso ("trasformato"?... sappiamo che sono allergico all'uso di "modificato", perchè di solito chi dice "una fibra è stata modificata" spesso dice così perchè non sa di cosa sta parlando. Vabbè!). Un articolo introduttivo interessante, non recentissimo ma abbastanza completo, l'avevo trovato qui (in India fanno moltissima ricerca scientifico-tecnica sulle fibre)
Sto cercando qualcosa di open-source, abbastanza completo e chiaro, sulle fibre flame retardant. A parte i miei interventi, che pure non sono in rete, materiali disponibili gratuitamente ne vedo un po' pochi: ma ci riuscirò! Nel dubbio, il quaderno ACIMIT n. 20 del 2012, su una conferenza a Milano dove c'eravamo anche noi, possiamo sempre trovarlo.
Per il tema delle fibre riciclate, oltre a molte cose che abbiamo visto all'inizio del 2022, aggiungo questo che mostra come sia possibile riciclare "persino" l'acrilico, fibra refrattaria al riutilizzo se non quello poveramente meccanico. Il sito è http://www.regel.world/ Poi mi informo e lo studio meglio.
Per uno stato dell'arte del riciclo chimico a livello europeo, c'è questo studio.