La sera del 10 agosto 2000, gli amici Paolo Castaldi e Luigi Sequino (Gigi) sedevano in auto sotto casa di Gigi, a Pianura, quartiere di Napoli. I due ragazzi passarono buona parte della serata organizzando la partenza, ormai prossima, per le vacanze in Grecia quando si videro avvicinare due ciclomotori. Questi, infilando le canne delle armi dal finestrino, senza che Luigi e Paolo potessero reagire, spararono mettendo fine alle loro giovani vite. I ragazzi, totalmente estranei agli ambienti criminali, vennero uccisi perché i loro killer furono insospettiti dalla lunga sosta. Difatti, l'auto era parcheggiata davanti la residenza del capoclan Rosario Marra. Scambiati per i guardaspalle del boss appostati sotto l'appartamento, le sentinelle del clan avversario, in cerca di vendetta per gli omicidi avvenuti nei giorni precedenti (in quel periodo a Pianura vi era una guerra tra clan che si contendeva il patrocinio dell'area Flegrea), eliminarono Gigi e Paolo senza esitazione. Storico giuridico Inizialmente le indagini percorsero la strada del regolamento di conti tra i clan rivali nonostante, fin da subito, la cittadinanza testimoniò sull' innocenza dei ragazzi. Solo con le rivelazioni di due pentiti, Raffaele Bavero ed Eduardo Criscuolo, ex affiliati al clan Marfella, fu fatta luce sulla morte di Paolo e Luigi chiarendone l'estraneità agli ambienti criminali. Novembre 2007 - Condannati all' ergastolo: Pasquale ed Eugenio Pesce, individuati come esecutori materiali del delitto; in un secondo processo, svolto con rito abbreviato, fu condannato a 18 anni di reclusione Luigi Pesce, ritenuto coinvolto nella vicenda. Nel medesimo periodo, venne arrestato Luigi Mele ritenuto il mandante dell'agguato. 2008 - La terza sezione della Corte di Assise d'Appello di Napoli ha confermato la condanna all'ergastolo per i cugini Pasquale ed Eugenio Pesce. Il ricordo di M.Rosaria, mamma di Luigi Sequino Quel giorno ero con mia cognata fuori Napoli per lavoro. Mi telefonò mio fratello che dal suo appartamento aveva sentito gli spari e affacciandosi vide quanto accaduto. Appena mi disse che mio figlio Gigi era rimasto ferito mi fu subito chiaro quanto avvenuto. In quel periodo era abituale sentire sparare sotto casa a causa dei nostri dirimpettai e non fu difficile trovare una giustificazione ai fatti. Ci mettemmo immediatamente in auto e quando arrivai sotto casa non riuscivo a capire il perché di quella folla, delle auto delle forze dell'ordine, per me fu difficilissimo avvicinarmi a casa. Il mio unico pensiero era arrivare quanto prima per poter soccorrere mio figlio ed ero ostacolata perché la via di casa era chiusa. Ci impedirono di avvicinarci e solo lì mi dissero cosa fosse accaduto. Non potevo assolutamente crederci, cercavo indizi che dimostrassero che non fosse lui. Nei giorni a seguire, il capo della Polizia volle conoscerci. Gli fu chiaro fin da subito che eravamo brave persone, infatti, non ricevemmo alcuna perquisizione. Nonostante Gigi e Paolo erano stati giustiziati come due criminali, tutti testimoniarono a loro favore per dimostrarne l'estraneità agli ambienti malavitosi. In me la rabbia per l'ingiustizia subita si tramutò nel forte desiderio di urlare e invocare giustizia. Continuai a denunciare tutto ciò che avveniva di illegale nei nostri quartieri. In poco tempo la storia di Gigi e Paolo risuonò ovunque. Fummo avvicinati da molte persone desiderose di sostenerci, in particolare, dal parroco del quartiere, don Vittorio Zeccone, all'associazione Libera e altre realtà associative locali. Siamo entrati in un mondo diverso che non ci apparteneva. Con loro il mio grido è uscito da Pianura arrivando nelle scuole e nelle carceri fino a far intitolare il bene confiscato proprio al mandante dell'uccisione dei nostri figli. In questo cammino si unirono anche chi frequentava e conosceva Paolo e Luigi, tra cui mio nipote. Motivati dall'affetto per gli amici perduti decisero di fondare l'Associazione Le voci di Gigi e Paolo" alla quale aderimmo anche noi familiari. Se anche solo una parola di ciò che diciamo può aiutare un solo giovane a risvegliare la propria coscienza, possiamo far rivivere chi non è più.