Gelsomina Verde è stata una vittima della camorra. Torturata e uccisa a soli ventuno anni nel pieno della cosiddetta prima faida di Scampia. Mina, perché così la chiamavano, li conosceva i suoi assassini. E li conosceva perché condivideva con loro lo spazio del quartiere, come accade normalmente a chi nasce e cresce in terra di camorra. Lei aveva fatto scelte diverse, totalmente opposte a quelle dei suoi assassini. Eppure li vedeva per strada, li aveva incontrati in carcere, dove aveva scelto di fare servizio volontario; aveva fatto anche da baby sitter per i figli di uno di loro. Ma non c’era niente in lei di quella cultura di violenza e di morte. Si era anche innamorata di uno di loro. Si chiamava Gennaro e lei, appena ventenne, si innamorò follemente di quest’uomo. Poi però aveva scelto di lasciarlo, perché pure lui aveva preso quella strada. E quella strada, a Gelsomina, proprio non piaceva. Ed è proprio quella relazione a essere stata la condanna a morte per questa ragazza. Gennaro Notturno, il ragazzo di cui si era innamorata, era uno di quelli finiti nel vortice del sistema criminale che, a partire dall’ottobre del 2004, ha inondato di sangue e violenza le strade di Scampia, per quella che è passata alla storia come la prima faida di Secondigliano. Una guerra quotidiana, scoppiata dal clan Di Lauro, fatta di morti ammazzati a ogni ora del giorno e della notte. Omicidi, torture, vendette trasversali. Da una parte gli eredi di Paolo Di Lauro, boss indiscusso di Secondigliano; dall’altro gli scissionisti, ex alleati dei Di Lauro, divenuti poi acerrimi nemici. La posta in gioco era il controllo degli affari criminali sul territorio, legati in particolare al traffico di droga. Gennaro aveva scelto la parte degli scissionisti. Per questo, secondo loro, andava trovato e punito. Tutto questo accadeva quando la storia con gelsomina era finita da un po’. Ma è proprio in lei che i killer della camorra vedono lo “strumento” migliore per arrivare a Gennaro. Il piano degli uomini dei Di Lauro si mette in moto. Sono convinti che prendersela con Gelsomina li aiuterà a trovare Gennaro. O forse spingerà lei a rivelare dove si trova. Il gancio è stato Pietro Esposito, perché aveva conosciuto Gelsomina quando era in carcere. La avvicina intorno alle 23;00 di quel maledetto 21 novembre del 2004 e la consegna ai suoi carnefici. Quello che accadde nei minuti successivi è puro orrore. Nel tentativo di estorcerle informazioni su Gennaro Notturno, Gelsomina venne torturata e violentata per ore. Ma lei non sapeva dove si trovasse il suo ex. Poi la ritrovarono più tardi, totalmente carbonizzata, a bordo della Fiat 600 acquistata da suo padre con tanti sacrifici. L’autopsia eseguita sul suo povero corpo avrebbe rivelato chiaramente i segni delle torture che aveva dovuto subire prima di essere assassinata con un colpo alla nuca. Infine, l’ultimo atto di questa terribile tortura fu che il cadavere delle ragazza fu rinchiuso in un sacco, caricato sulla sua auto e dato in fiamme, forse nel tentativo di cancellare col fuoco le tracce di quella violenza indescrivibile. L’omicidio di Gelsomina, anche a causa della sua particolare crudeltà , provocò un’ondata di indignazione, attirando l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica. Tutto questo mentre le indagini tentavano di dare un volto agli autori di questo orrore. Pochi giorni dopo il delitto Pietro Esposito viene arrestato. Afferma di non aver partecipato al massacro e di aver avvicinato Gelsomina inconsapevole delle reali intenzioni dei killer. Decide ben presto di collaborare con la giustizia e fa i nomi degli altri. Uno di loro è Ugo De Lucia, killer spietato al soldo dei Di Lauro, che viene arrestato in Slovacchia il 25 febbraio del 2005. Il 4 Aprile del 2006 il carnefice di Gelsomina viene condannato all’ergastolo con l’accusa di essere stato l’esecutore materiale del delitto. Esposito invece viene condannato a sette anni e quattro mesi. Nel processo finisce anche Cosimo Di Lauro, che nel dicembre del 2008 viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio, prima di essere assolto dall’accusa nel dicembre del 2010. Altre sette persone sono state indagate per la morte di Gelsomina, ma le condanne restano solo quelle di De Lucia ed Esposito. La storia tragica di Gelsomina è stata raccontata molte volte in questi anni, diventando quasi un racconto esemplare della crudeltà e della ferocia della camorra. È accaduto con una puntata della prima stagione di Gomorra e poi, negli anni, con il film di Massimiliano Pacifico “Gelsomina Verde”, in cui ha recitato anche suo fratello Francesco. {Mia sorella non aveva intenzione di cambiare il mondo - ha raccontato - voleva avere la possibilità di vederlo in modo diverso. Eravamo molto legati perché i nostri genitori lavorano e noi trascorrevamo tanto tempo insieme. La sua morte ha smosso le coscienze di tante persone e oggi Scampia non è più la più grande piazza della droga come vent’anni fa} Racconta Francesco verde, suo fratello.